ROBYN CARR.
...
.
...
Viaggio a Virgin River.
...
.
...
Titolo originale: Redwood Bend.
Traduzione di: Maria Claudia Rey.
...
.
...
2014. Harlequin Mondadori, MILANO.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista
...
.
...
Presentazione.
...
.
...
La vita a Virgin River scorre quasi in un'altra dimensione, avvolta nell'abbraccio protettivo dei boschi che la circondano. Il luogo ideale per trovare rifugio e rigenerarsi.
Per l'ex attore Dylan Childress decidere se tornare o meno a calcare le scene non  una scelta semplice come potrebbe sembrare. Si concede quindi un po' di tempo per pensarci ed  sicuro che il viaggio in moto a Virgin River insieme ai suoi amici lo aiuter a capire che cosa vuole. Quando lungo la strada si ferma a dare una mano a una donna con due gemelli e un'auto in panne ancora non sa che la sua vita sta per cambiare per sempre. Katie Malone  sull'orlo di una crisi di nervi, ma questo non le impedisce di notare quanto Dylan sia sexy. Entrambi pensano di non essere pronti a impegnarsi con nessuno, per motivi diversi. Ed entrambi verranno smentiti. Perch ovunque tu sia diretto, Virgin River ti rimane nel cuore.

...
.
...
L'AUTRICE.
...
.
...
Robyn Carr  un'autrice americana.  l'autrice numero 1 del New York Times bestseller di quasi cinquanta romanzi e autrice della serie di romanzi Virgin River.
...
.
...
Viaggio a Virgin River.
...
.
...
1.
...
.
...
Dopo essersi licenziata, Katie Malone fece i bagagli e lasci la sua casa nel Vermont. Gli ultimi anni erano stati difficili, e gli ultimi mesi, lontana dal fratello Conner che era il suo unico altro familiare, erano stati terribili. In quel periodo si era sentita cos sola che stava quasi per iscriversi a un sito di incontri – e si era fermata giusto in tempo.
Ma il momento peggiore era stato quando aveva cominciato a sperare in una relazione con il suo capo, il dentista pediatrico pi gentile del mondo... che per non l'aveva mai nemmeno baciata. E c'era un motivo logico: Keith era gay. Katie era l'ultima persona che avrebbe voluto baciare.
Quindi era tempo che dimenticasse gli uomini e si dedicasse invece a rafforzare la propria indipendenza, ritornando in California. Uno dei suoi gemelli di cinque anni, Andy, il giorno prima le aveva detto una frase che le aveva trafitto il cuore, facendole capire ancora di pi la necessit di ricominciare daccapo.
Stava chiudendo uno degli scatoloni da spedire in California, quando il piccolo le aveva domandato: "Dovremo di nuovo partire al buio?".
Katie era rimasta senza parole. Eccola l a pensare ai baci e alla solitudine, mentre i suoi figli si preoccupavano di dover di nuovo scappare nel mezzo della notte verso una meta sconosciuta...
Strinse al cuore il suo bambino e disse: "No, tesoro. Questa volta porto te e Mitch da zio Conner".
Mitch – identico al fratellino – sent le sue parole e si avvicin di corsa. "Da zio Conner?" esclam.
"S" rispose Katie, ormai sicura di ci che voleva. Doveva riunire la famiglia, fare in modo che i suoi figli si sentissero protetti e sicuri. "Ci andremo dopo una piccola vacanza... che ne dite di Disney World?"
I due cominciarono a saltare di gioia gridando: "Evvai! Che fico!". E poi finirono a far la lotta avvinghiati sul pavimento, come sempre.
Katie alz gli occhi al cielo e continu a preparare i bagagli.
L'inverno precedente Conner aveva avuto un'esperienza spaventosa che si era tramutata in una crisi per tutta la famiglia. Un uomo era stato assassinato nel vicolo dietro la loro ditta di forniture edilizie, Conner aveva assistito alla scena e aveva immediatamente chiamato la polizia, diventando cos l'unico testimone dell'omicidio. Poco dopo l'arresto del colpevole il loro magazzino era stato bruciato fino alle fondamenta, e qualcuno aveva lasciato un messaggio minatorio nella segreteria telefonica di Conner. A quel punto il procuratore distrettuale aveva deciso che per proteggere la famiglia era meglio separarla: Katie e i bambini erano stati spediti in una cittadina del Vermont, pi lontani possibile da Sacramento, mentre Conner si era nascosto in un paesino tra le montagne nel nord della California.
Adesso per fortuna era finita. Il sospetto colpevole era stato ucciso prima del processo, Conner non era pi l'unico testimone e nessuno correva pi alcun pericolo. Adesso potevano pensare a guarire le ferite, a riavvicinarsi. Inoltre, durante il soggiorno a Virgin River, Conner aveva conosciuto Leslie, una donna che amava e con cui voleva passare il resto della vita.
Katie avrebbe voluto fare una sorpresa al fratello, ma in quei mesi avevano preso l'abitudine di parlarsi al telefono quasi tutti i giorni, e Conner parlava anche con i gemelli, seppur brevemente. Non avrebbe mai potuto nascondergli il proprio progetto. Se lui non l'avesse indovinato, i gemelli gliene avrebbero parlato di sicuro.
"Ormai siamo a giugno, sta per arrivare l'estate" gli disse al telefono. "Possiamo muoverci e andare dove ci pare, visto che non ci sono pi pericoli, e io voglio ridare ai miei figli un minimo di stabilit. Loro hanno bisogno di te... e io vorrei trascorrere questi mesi a Virgin River, se per te va bene. Affitter una casa per noi, naturalmente, ma vorrei che i bambini fossero vicini a te."
"Vengo a prenderti" disse immediatamente lui.
"No" rispose Katie decisa. "Prima voglio portare i bambini in vacanza, solo noi tre. Ce lo siamo meritato. Andremo a Disney World per qualche giorno, da l spedir la macchina a Sacramento, poi prenderemo un aereo, io ritirer la macchina e guider fino a Virgin River. Sono solo poche ore, e mi piacciono le strade panoramiche."
"Allora vengo a prenderti a Sacramento."
Lei trasse un gran respiro. Conner era sempre stato presente per aiutarla e sostenerla, ma era diventato ancora pi protettivo dopo la morte dei loro genitori. Lei lo amava per questo, ma a volte la cosa si faceva esagerata e lei doveva mettere dei paletti. "Non  necessario" disse. "Non sono una bambina, ho trentadue anni e me la cavo benissimo da sola. E voglio passare un po' di tempo con i bambini, che sono stati sballottati qua e l e adesso hanno bisogno di divertirsi."
"Io volevo solo aiutarti!"
"Lo so, e te ne sono molto grata. Ma questo voglio farlo a modo mio."
Conner accett senza protestare. "E va bene. Hai ragione."
Katie rimase senza parole per un momento. "Diavolo" disse infine. "Chi  lei? E che fine ha fatto mio fratello?"
"Molto divertente" replic lui sarcastico.
"Con tutto il rispetto che ho per te, credo che Leslie sia la sola responsabile di questo cambiamento. Dille che sono in debito con lei."
Quando a marzo Katie si era rifugiata nel Vermont, aveva lasciato a Sacramento la sua monovolume per non rischiare di essere identificata attraverso la targa. In attesa che fosse venduta, Conner aveva fatto in modo che arrivando nel Vermont Katie trovasse ad aspettarla un SUV Lincoln di ultimo modello, una macchina enorme che lei faceva fatica a parcheggiare. Come tutte le mamme che a turno accompagnavano un gruppo di bambini, lei aveva rimpianto la sua macchina cos leggera, facile da manovrare, quasi un prolungamento del suo corpo. Ma in breve si era affezionata al grosso SUV, anche se consumava una quantit di carburante. A bordo si sentiva la regina della strada, vedeva tutto dall'alto e le pareva di essere invulnerabile, perci non vedeva l'ora di passare un po' di tempo alla guida, in modo da riflettere ed esaminare le varie possibilit. Il solo fatto di vedere i chilometri che svanivano nello specchietto retrovisore era un modo di lasciarsi il passato alle spalle per dare il benvenuto a un nuovo inizio.
Cos, un luned Katie fece ritirare i propri scatoloni da un corriere, telefon all'asilo dei gemelli e si accord per ricevere tutti i documenti via e-mail, chiam il padrone di casa perch andasse a controllare le condizioni dell'appartamento e invit la sua vicina a prendere dalla dispensa tutto il cibo deperibile che lei non avrebbe potuto portare con s. Infine prese accordi perch il SUV fosse ritirato a Orlando e spedito a Sacramento mentre lei e i bambini si godevano la loro breve vacanza. Mise in valigia gli abiti necessari e la sua cintura porta attrezzi rosa, un regalo di Charlie che lei non abbandonava mai, e la caric nel bagagliaio con una borsa termica e un cesto da picnic pieno di spuntini per il viaggio. Infine, con i gemelli armati di lettori DVD portatili, di iPad e delle relative batterie, si mise al volante e si diresse verso sud.
Dapprima and tutto bene; ma dopo alcune ore i gemelli cominciarono ad agitarsi, a frignare e a lamentarsi. Katie si ferm perch uno dei bambini doveva andare in bagno – l'altro no – e dopo un quarto d'ora dovette fermarsi di nuovo per il secondo. Fecero numerosi picnic nelle piazzole di sosta e lei li fece correre un po' per stancarli, anche se alla fine la pi stanca era sempre lei. A un certo punto le tocc riparare un lettore DVD che non funzionava, poi diede ai bambini l'ennesimo spuntino e si rimisero in marcia.
Guidando si domandava come avevano fatto i genitori di venti, trent'anni prima, senza lettori di film e senza giochi elettronici su iPad. Come avevano viaggiato senza grosse macchine come la sua, senza vassoi pieghevoli su cui appoggiare i giochi e le bibite, senza riscaldamento o aria condizionata? Come avevano fatto quelle mamme pioniere, che magari non avevano a disposizione nemmeno il nastro adesivo?
In momenti come quello, molte donne si sarebbero commiserate per la fatica di avere a che fare con una coppia di bambini scatenati: ma Katie non era quel tipo di donna. Odiava compiangersi, e le dispiaceva soltanto che Charlie non potesse godersi i suoi figli.
Lo aveva conosciuto e sposato quando aveva ventisei anni, e il loro era stato un matrimonio romantico e pieno di passione, ma troppo breve. Charlie faceva parte delle Forze Speciali dell'Esercito, i famosi Berretti Verdi, e quando lei era incinta dei gemelli era stato mandato in missione in Afghanistan. Era stato ucciso l, prima che i bambini venissero alla luce.
Come avrebbe voluto che li vedesse adesso... quando non si cacciavano in qualche guaio erano cos divertenti! Forse erano come il loro padre da bambino, e fisicamente gli somigliavano moltissimo. Erano grandi per la loro et, vivacissimi, competitivi, intelligenti, un po' iracondi e possessivi ma in fondo sentimentali. Cercavano ancora le coccole della mamma, e adoravano tutti gli animali, perfino quelli minuscoli. Si sforzavano di non piangere durante film commoventi come Bambi, e se uno di loro era spaventato l'altro lo rassicurava e lo consolava, e viceversa. Quando dovevano stare insieme per forza, come sul sedile posteriore di una macchina, anelavano a un po' di spazio. Ma quando venivano separati volevano a tutti i costi stare insieme. A volte Katie si domandava se avrebbero mai imparato a fare una doccia individuale.
Aveva sempre protestato con Charlie perch non chiudeva mai la porta del bagno, e adesso avrebbe tanto voluto un po' di privacy, specialmente in bagno. I bambini si infilavano nella vasca con lei fin da quando avevano imparato a reggersi in piedi. Da anni Katie non poteva farsi un bagno in santa pace.
S, la sua vita non era sempre facile. Ma la loro, lo era? Non sembrava si rendessero conto di non avere una famiglia tradizionale – una mamma, niente pap, solo lo zio Conner...
Katie mostrava loro le foto del padre e ripeteva spesso quanto fosse stato felice del loro arrivo. Ma poi era andato con gli angeli... era un eroe, ed era volato in cielo con gli angeli.
Perci Disney World era un'ottima idea. Se lo meritavano tutti e tre.
Topolino non fu sufficiente a stancare i gemelli, anzi i tre giorni passati a Disney World parvero aumentare la loro energia. Si agitarono per tutta la durata del volo fino a Sacramento, e dopo essere stati confinati nello spazio angusto dell'aereo corsero su e gi nella stanza d'albergo come pazzi.
La mattina dopo si misero in viaggio per Virgin River subito dopo colazione, ma il tempo era cupo e piovoso, perci non c'era alcun panorama da godere. Katie era molto delusa: avrebbe tanto voluto vedere le bellezze che Conner le aveva descritto, le montagne, le sequoie, i dirupi scoscesi, le vallate verdi. Ma essendo ottimista si augur che il cielo grigio contribuisse a far dormire i bambini.
Per non subito, a quanto pareva.
"Andy sta guardando Avatar! Adesso  il mio turno di guardarlo!"
"Cristo santo, perch non ne ho comprati due?" borbott Katie fra s.
"Qualcuno dovrebbe lavarsi la bocca col sapone" disse Mitch il censore dal sedile posteriore.
Katie non osava immaginare i problemi che avrebbe avuto se Charlie fosse stato ancora con loro. Non aveva un briciolo di pazienza, e usava un linguaggio cos sboccato che perfino i pi rudi Marine arrossivano quando lui apriva bocca. D'altronde anche lei in quel momento avrebbe voluto gridare, Vi ho portati a Disney World, porca miseria! Dividetevi quel maledetto film! "Se devo fermarmi tutti i momenti per farvi smettere di litigare" disse invece, "ci vorr molto pi tempo per arrivare da zio Conner. E a quel punto per voi si sar fatta ora di andare a letto!"
I due bambini fecero uno sforzo eroico per calmarsi, ma non senza parecchi grugniti, spintoni e proteste.
Non appena Katie lasci l'autostrada e imbocc la strada stretta e piena di curve che costeggiava Clear Lake, guidare divenne pi impegnativo, a tratti addirittura preoccupante. A un certo punto oltrepass quella che sembrava una capanna di legno caduta nel lago, ma rallentando vide che si trattava invece di una roulotte che era uscita di strada ed era scivolata in acqua. Katie avrebbe voluto fermarsi, ma non c'era spazio, e dietro di lei si udivano gi le sirene dei soccorritori.
Una volta arrivata nella contea di Humboldt, Katie si lasci alle spalle la citt di Fortuna e svolt sulla statale 36 che saliva sulle montagne. Era una bella strada larga a due corsie, e la vista era mozzafiato: alberi altissimi che sembravano toccare le nuvole, ampie vallate ricche di fattorie, ranch e vigneti. Ma non si poteva ammirare il panorama, perch non c'erano guardrail n piazzole di sosta. E a mano a mano che si inoltrava su per le montagne gli alberi si infittivano oscurando la poca luce, e la strada diventava sempre pi tortuosa, con curve a destra, poi a sinistra, un tratto in salita, un altro in discesa. Nella cortina di pioggia i fari accesi servivano a ben poco.
E poi accadde. Katie sent un urto, poi uno scoppio. La macchina sband, si inclin sulla sinistra e si sent un tump tump tump. Lei cerc di accostarsi il pi possibile al fianco della montagna, ma si trovava su un breve rettilineo tra due curve e il SUV sporgeva ancora sulla carreggiata. In casi come questo avere una macchina cos grande era un problema.
"Restate seduti dove siete" intim ai gemelli. Poi usc con cautela, attenta ai veicoli che potevano arrivare da entrambi i lati. La pioggia cadeva fitta, filtrata un poco dalle fronde degli alberi, che per non erano abbastanza folte da tenerla all'asciutto.
Katie rabbrivid. E saremmo a giugno?, pens. A Sacramento faceva cos caldo che lei non aveva pensato di tirar fuori dalle valigie giacche o felpe, dimenticando che in montagna la temperatura sarebbe scesa notevolmente.
Si accucci e guard disgustata lo pneumatico traditore. Era del tutto a terra, e il battistrada era lacerato. Cos non sarebbe andata da nessuna parte, poco ma sicuro.
Katie sapeva cambiare una gomma, ma con una macchina di quelle dimensioni poteva essere un'impresa difficile. Risal in macchina e prese il cellulare dalla borsa; forse era abbastanza vicina a Virgin River perch Conner potesse andare a darle una mano.
Guard il display. Niente barre di campo. Niente telefono. Niente aiuto.
Be', questo diminuiva le sue possibilit. Guard i bambini seduti dietro. "Abbiamo una gomma a terra e adesso io la cambier, ma ho bisogno che restiate in macchina, seduti e fermi. Senza muovervi, intesi?"
"Perch?"
"Perch devo sollevare la macchina dalla parte dove c' la gomma a terra, e se voi vi muovete potrebbe cadermi addosso e farmi male. Siete capaci di restare seduti fermi? Immobili?" Non poteva farli scendere dalla macchina con il rischio che si mettessero a correre nei boschi o lungo quella strada cos stretta.
I due annuirono gravemente. Katie chiuse la portiera e and ad aprire il bagagliaio. Per raggiungere il pozzetto dove c'era la ruota di scorta doveva spostare due valigie e la borsa termica, ma cominci col prendere il cric e la chiave inglese.
La prima cosa da fare era anche la pi difficile per una donna della sua taglia, e cio allentare i bulloni della ruota prima di sollevare la macchina sul cric. Ci si appoggi con tutto il proprio peso, ma non riusc a smuoverne nemmeno uno. Nemmeno di un millimetro. Ecco lo svantaggio di essere un donnino di un metro e cinquanta e un peso piuma. Riprov con le due mani e un piede. Niente. Allora si raddrizz, prese un elastico dalla tasca e raccolse i lunghi capelli in una coda, poi si asciug le mani sui jeans e prov di nuovo, grugnendo per lo sforzo. Niente da fare. Doveva aspettare che arrivasse qualcuno per...
Sent un rombo che si avvicinava. E poich quello non era uno dei suoi giorni pi fortunati, non poteva trattarsi di un vecchio rancher. Oh, no. Doveva essere una banda di motociclisti. "Merda" borbott. "Be', non ho scelta." E fece loro segno di fermarsi.
Quattro di loro si fermarono subito dietro il SUV. Il primo scese dalla moto e si tolse il casco, poi si avvicin a lei mentre gli altri tre restavano in sella con il motore acceso.
E naturalmente il tizio era grande e grosso da far spavento. Tutto vestito di cuoio, con un sacco di peli in faccia e una lunga coda di cavallo, camminava tintinnando perch aveva catene dappertutto, attorno ai tacchi degli stivali, appese alla cintura, come decorazione sul giubbotto. Tenendo il casco sottobraccio, l'omone guard gi verso di lei. "Che le succede?"
"Gomma a terra" spieg Katie con un brivido di freddo. "Posso cambiarla da sola se lei mi d una mano con i bulloni. Sono forte, ma non posso competere con la pistola ad aria compressa che li ha stretti."
L'uomo la guard inarcando un sopracciglio, probabilmente stupito che una donna sapesse dell'esistenza delle pistole ad aria compressa. "Diavolo" disse poi osservando la gomma lacerata. "Pi a terra di cos si muore. Spero che abbia la ruota di scorta."
"È nel bagagliaio. Ma davvero, posso farlo io..."
L'altro si raddrizz senza lasciarla continuare. "Lo facciamo noi. Cos i bulloni saranno stretti bene come prima."
"Grazie, ma non voglio farvi perdere tempo. Basta che lei..."
L'omone la ignor e torn alla sua moto. Mise il casco nel portabagagli, poi estrasse dalle tasca laterale due triangoli pieghevoli e li porse ai compagni. "Stu, metti uno di questi dopo la curva pi avanti. Tu, Lang, torna indietro e mettine uno prima dell'altra curva. Dylan, tu aiutami a cambiare la ruota."
Poi torn verso il punto in cui Katie stava in piedi, con la chiave inglese in mano. Conner era alto e robusto, ma quest'uomo era ancora pi grosso, e lei, in piedi sotto la pioggia, si sentiva sempre pi piccola. I due motociclisti si avviarono lungo la strada con i loro triangoli, mentre il quarto, Dylan, spense il motore, poggi la moto sul cavalletto e si incammin verso di loro togliendosi il casco. E Katie sgran gli occhi. Allarme!, pens. Fustacchione in arrivo!
L'uomo aveva i capelli neri un po' troppo lunghi, la barba di due giorni, un corpo alto e snello stretto in un paio di jeans con degli strappi su ogni ginocchio. Camminava sicuro di s, sfilandosi i guanti color cuoio uguali al giubbotto e cacciandoli nella tasca posteriore dei jeans. Katie alz gli occhi sulla faccia di lui. Una bellezza da cartellone pubblicitario.
"Diamoci da fare" gli disse il capo. "Che ne dici di alleggerire un po' il peso?" Poi accost la chiave inglese al primo bullone e con una lieve pressione lo allent. Fece altrettanto con il secondo, e poi col terzo. Facile come bere un bicchier d'acqua... per lui.
Dylan si avvicin a Katie, e lei not di sfuggita degli stupefacenti occhi azzurri. Ma lui la ignor, apr il bagagliaio e ne estrasse la prima valigia grande, poi la pi piccola e la borsa termica. Nel frattempo il SUV si sollevava lentamente. Evidentemente l'omone aveva gi messo in funzione il cric.
Dylan si ferm prima di posare a terra la borsa termica, e abbass gli occhi su di lei. Katie segu il suo sguardo. Ah, grandioso! La sua maglietta era fradicia di pioggia, il reggiseno di pizzo si vedeva nettamente in trasparenza, e i capezzoli eretti per il freddo erano puntati verso di lui come due proiettili. Dylan rialz lo sguardo aggrottando appena la fronte, poi depose a terra il frigo portatile, si tolse il giubbotto di cuoio e glielo appoggi sulle spalle chiudendone i lembi.
Perfetto, pens lei. Uno show da Miss maglietta bagnata su una strada deserta di montagna, a favore di una banda di motociclisti! "Grazie" mormor imbarazzata, e si fece da parte in modo che l'altro potesse sollevare il coperchio del pozzetto per prendere la ruota di scorta.
"Deve aver urtato una buca" disse il capo della banda. "La gomma  completamente andata."
Katie si strinse nel giubbotto e inal l'odore del proprietario, una piacevole mistura di agrumi, pioggia e foglie bagnate. Stava al caldo l dentro, anche se fuori era completamente fradicia.
E forse quei quattro non erano teppisti o Hell's Angels, dopotutto. Solo degli svitati a spasso in moto sotto la pioggia.
Mentre Dylan portava la ruota di scorta al compagno, Katie apr la valigia e prese una felpa nera con il cappuccio. Si tolse il giubbotto di cuoio, lo depose sul portellone aperto del bagagliaio e infil la felpa, poi si guard. Cos andava meglio.
Poco dopo che si era sistemata, Dylan torn verso il bagagliaio portando la gomma danneggiata. La sua camicia con le maniche lunghe era incollata al petto dalla pioggia, i muscoli delle spalle e delle braccia erano gonfi per lo sforzo di portare quel peso. Buon Dio, pens lei, che corpo. Uno cos non poteva andarsene in giro sotto la pioggia. Doveva fare il modello, o lavorare in un gruppo di spogliarello maschile come i Chippendale.
Piantala, si disse. Bello da guardare, ma io ho chiuso con gli uomini. Devo concentrarmi sul futuro della mia famiglia.
Quando Dylan ebbe riposto la gomma sgonfia lei prese il giubbotto e glielo porse. "Ecco qua" disse. "E grazie."
"Ma si immagini. Incredibile che siamo a giugno, eh?"
"È quello che stavo pensando anch'io."
E poi lui fece un gesto inaspettato: poggi il giubbotto nel bagagliaio, si tolse la camicia bagnata e infil il giubbotto sulla pelle nuda. Katie rimase a bocca aperta, con gli occhi fissi sul torace di lui, finch Dylan non tir su la lampo. Poi la guard, sorrise facendole l'occhiolino e si avvicin alla propria moto per cacciare la camicia fradicia in una tasca laterale. Poi torn verso il SUV proprio mentre il veicolo si abbassava lentamente sulla gomma appena cambiata.
Dylan cominci a caricare le valigie nel bagagliaio, e per un attimo lei lo fiss di nuovo, ipnotizzata, poi si riscosse e lo aiut, incontrando di tanto in tanto il suo sguardo. Aveva gli stessi occhi blu di Conner, ombreggiati da folte ciglia nere. Anche lei aveva gli occhi azzurri, ma erano normalissimi occhi chiari, mentre quelli di Conner (e di Dylan!) erano blu pervinca, profondi e intensi. Occhi alla Paul Newman, diceva sempre la loro madre. E questo tale li aveva anche lui! Forse i loro genitori avevano avuto un figlio dell'amore che poi avevano abbandonato sui gradini di una chiesa?
No, un momento... lei conosceva quest'uomo. Riconosceva il nome, gli occhi. Era passato tanto tempo, ma lo aveva gi visto – non di persona, ma in televisione e sulle copertine delle riviste. Non poteva essere... eppure s, era lui, il cattivo ragazzo di Hollywood. Era questa la fine che aveva fatto?
"Adesso pu risalire in macchina" disse Dylan. "E accenda il riscaldamento. Spero che non debba andare lontano."
"No, sono quasi arrivata" rispose lei.
Lui mise il frigo portatile nel bagagliaio, poi l'ultima valigia. Prese un fazzoletto dalla tasca, si asciug la faccia e cerc di ripulirsi le mani sporche di fango. "Vedo che ha due clandestini" osserv accennando all'interno della macchina.
Lei guard dentro e vide due paia di identici occhi scuri che sbirciavano da sopra lo schienale del sedile posteriore. "Sono i miei bambini" spieg.
"Non  abbastanza vecchia da avere dei figli."
"Al momento ho almeno cinquant'anni. Ha mai fatto un viaggio in macchina con due gemelli di cinque?"
"Direi proprio di no."
Chiaro che no, perch era una specie di dio greco libero come l'aria che se ne andava in giro a terrorizzare – o salvare – le fanciulle sperdute nella foresta... accidenti a lui.
"Tutto a posto, signorina" disse l'omone girando attorno al SUV mentre si rimetteva i guanti di pelle. Decorati da catene anche quelli, Dio santo.
"Grazie per il suo aiuto. Con i bulloni ho sempre qualche problema."
"Non potrei mai abbandonare per strada una signora in difficolt. Mia madre mi ucciderebbe, per non parlare di quel che mi farebbe mia moglie!"
"Lei ha una moglie?" esclam Katie d'impulso. "E... una madre?"
Dylan scoppi a ridere e diede una pacca sulla spalla dell'altro. "In Walt c' molto pi di ci che si vede, signorina... non ho capito bene il suo nome."
Lei tese una mano gelata. "Sono Katie Malone."
"Io sono Dylan" fece lui stringendogliela. Come fosse riuscito a mantenere le mani calde dopo aver cambiato una ruota in quella pioggia gelida era un mistero. "E ovviamente lui  Walt, il buon samaritano delle strade di montagna." Poi si rivolse a Walt. "Io vado indietro a prendere Lang. Possiamo raggiungere Stu pi avanti."
"Allora buon viaggio, Katie" disse Walt. "Salga in macchina, dica ai piccoli di mettersi la cintura, alzi il riscaldamento al massimo e per strada faccia attenzione."
"Certo. Senta, potrei pagarla per il disturbo? Far cambiare la ruota da un meccanico mi sarebbe costato almeno cento dollari..."
"Non dica assurdit" replic Walt meravigliandola con la scelta di quel termine. Non sembrava il vocabolario adatto a un truce, gigantesco motociclista. "Lei avrebbe fatto altrettanto per me. Si ricordi solo di sostituire la ruota in modo da averne sempre una di scorta."
"Andate sempre in giro sotto la pioggia?" domand ancora lei.
"Eravamo gi per strada, ma ci sono momenti migliori per una gita, poco ma sicuro. Se il tempo fosse peggiorato ci saremmo dovuti riparare sotto un albero. Non bisogna rischiare di uscire fuori strada. Stia attenta anche lei!"
E con un ultimo cenno di saluto sal sull'enorme Harley dai manubri alti e se ne and.

2.
Quando Katie si ferm davanti alla casa di Conner a Virgin River, vide il fratello che passeggiava nervosamente sulla veranda. Le aveva detto che avrebbe lasciato la porta aperta, nel caso fosse arrivata prima delle cinque, quando lui sarebbe stato ancora al lavoro, eppure era l. Katie fece appena in tempo a spegnere il motore che i bambini saltarono fuori dal SUV per precipitarsi dallo zio. Lui li sollev in alto, tenendoli uno per braccio, e la sola vista di quella scena bast a sciogliere tutta la tensione che le si era accumulata in corpo nelle ultime ore. Conner, fedele e solido come una quercia, sempre forte e sereno. Che sollievo.
Si avvicin alla veranda. "Come mai sei qui?" gli domand.
"Sul lavoro non riuscivo a concentrarmi, cos sono venuto ad aspettarti a casa."
"Oh, Conner..." mormor lei. La sua voce tremava un poco.
Lui aggrott la fronte. "Che  successo?"
Katie apr la bocca per rispondere, ma riusc solo a rabbrividire. "Sono stata sorpresa dalla pioggia" disse finalmente.
"Vieni, entriamo in casa. Prendo io le valigie. Parleremo appena i ragazzi avranno trovato qualcosa da fare."
Un'ora dopo, con Katie appena uscita da una bella doccia bollente e i bambini seduti sul divano del soggiorno davanti a un film, Conner arriv con una tazza di caff. "Va meglio?" domand.
"Oh, molto meglio. Mi sono ritrovata con una gomma a terra, ecco perch ho preso tutta quella pioggia. Per fortuna passava una banda di motociclisti, che si sono fermati e mi hanno cambiato la gomma."
"Una banda?"
"Be', un gruppo... Non dei teppisti, solo tre o quattro motociclisti che se ne andavano in giro sotto l'acqua, e uno si domanda perch... ma lasciamo perdere. Avrei potuto cambiarla da sola, ma non riesco mai ad allentare i bulloni. Sono stati gentili, solo che a quanto pare non avevano controllato le previsioni meteo."
Conner si sedette di fronte a lei al tavolo della cucina. "Che cosa  successo, Katie? Parlavi di rimanere nel Vermont... l'idea non mi piaceva e sono molto pi felice cos, ma come mai hai cambiato idea all'improvviso?"
"Perch sono instabile, ecco perch. Mi ero convinta di voler trovare un tipo come Keith, il mio ex capo, anche se la cosa pi appassionata che mi abbia mai detto  stata “Ottimo questo branzino, Katie. Dovresti aprire un ristorante”." Scroll la testa. "Trasferirmi nel Vermont non  stato cos male. Mi sono fatta degli amici, i bambini a scuola si divertivano, i vicini erano simpatici. Ma non volevo pi restare sola e cos mi sono detta “Devo trovare un brav'uomo che sia anche un buon padre”... e guarda che cos'ho rischiato di fare!"
"Che cosa, esattamente?"
Katie bevve un sorso di caff. "Keith  un uomo eccezionale e scommetto che al mondo non ci potrebbe essere un padre migliore di lui. Con i bambini  fantastico. Ma quando il mio livello di frustrazione stava arrivando al massimo perch lui non aveva ancora fatto una mossa, sua sorella Liz mi ha rivelato la verit. Keith  gay. Lo preoccupa molto l'idea di come la loro comunit conservatrice tratterebbe un dentista pediatrico gay, perci non l'ha mai detto in giro. E il mio desiderio di un compagno era tale che stavo per buttarmi in una relazione con un uomo che non provava la minima attrazione fisica per me. Niente. Zero. Nada!"
Conner si appoggi allo schienale della sedia. "Mi sembrava un po' troppo affabile, tuttavia non ho mai pensato che fosse gay. Non che io sia un esperto in materia..."
"Be', neanch'io. Ma giusto per dimostrarti quanto sono fuori di testa, adesso sento pi la mancanza di Liz che la sua. E poi..." Si interruppe e rimase a fissare la tazza.
"E poi?" la sollecit lui.
"Mentre stavo cominciando a scegliere gli oggetti da imballare, Andy mi ha domandato se dovevamo di nuovo scappar via nel mezzo della notte, e allora ho capito che avevo parecchio lavoro da fare. Su me stessa, sulla mia famiglia. I bambini si adattano cos facilmente che tendo a dimenticare quello che hanno passato, ma adesso hanno bisogno di stabilit."
Conner emise un lungo sospiro. "Tutta colpa mia" borbott. "Quel maledetto processo..."
"Finger di non aver sentito. Non avevi scelta, e nemmeno io, e ce la siamo cavata benissimo con quello che avevamo a disposizione. Ma vedi, Conner, adesso devo operare dei cambiamenti. Charlie era cos solido e affidabile, era l'uomo pi responsabile della terra... era devoto a me, all'esercito, ai suoi ragazzi delle Forze Speciali. Mi voleva, in ogni senso della parola, e me lo faceva capire senza ombra di dubbio. Questo mi manca ancora moltissimo, sai. Mi mancava talmente che ho quasi commesso un errore che non avrebbe danneggiato solo me, ma soprattutto i miei figli. Devo trovare un modo migliore di vivere!"
"Ma tu sei gi bravissima" disse lui dando una stretta affettuosa alla sua mano.
"Grazie... ma voglio esserlo per conto mio. Va benissimo che i gemelli contino su di te, ma io devo rendermi indipendente. Voglio che tu sia mio fratello, ma non l'unico uomo a cui chiedere sostegno. Devo chiedere sostegno a me stessa. Fino al momento in cui non avr capito come fare, sar pericolosa come tutte le donne single che si mettono in caccia. Capisci quello che intendo?"
"Non proprio" fece lui perplesso.
"Io capisco benissimo quello che intendi" disse una voce femminile.
Katie sobbalz e rovesci un po' di caff sul tavolo. Sulla soglia della cucina c'era una giovane donna, con una borsa a tracolla e in mano alcuni sacchetti marrone che contenevano del cibo da asporto.
"Ciao. Io sono Leslie" sorrise deponendo i sacchetti sul tavolo.
Conner si alz per darle un bacio. "Tesoro, non ti ho sentita arrivare" disse.
"Ho visto un SUV parcheggiato qui fuori, un film nel lettore DVD e due bambini addormentati sul divano, perci ho cercato di non fare rumore." La donna diede una stretta alla spalla di Katie. "So quello che vuoi dire, perch l'anno scorso ero nella stessa situazione."
La strada o una radura di montagna, con qualsiasi tempo, erano i luoghi in cui Dylan Childress amava riflettere. Ed era cos che aveva conosciuto Walt qualche anno prima. Walt era capitato per caso nel Montana, a Payne, la cittadina in cui Dylan e Lang possedevano un piccolo aeroporto con servizio di voli charter. Avevano girato in moto per tutta la giornata, e Dylan aveva mostrato al nuovo amico le sue strade di montagna preferite e i percorsi da cui si godeva la vista migliore. Poi l'aveva portato in volo sul Bonanza, un aereo a sei posti da cui il panorama era del tutto diverso – e a Walt era piaciuto moltissimo. Walt era tornato a Sacramento per aprire una catena di negozi Harley Davidson in franchising, ma si era mantenuto in contatto con Dylan con l'intenzione di ricambiare il favore alla prima occasione.
E dopo po', quel momento era arrivato. Vivendo nel Montana, Dylan, Lang e il capo officina, Stu, potevano godersi le loro moto solo pochi mesi l'anno. Si prendevano raramente un giorno libero, perci una volta l'anno, in estate, si regalavano un viaggio in moto. Le Harley non consumavano molto e di solito loro dormivano in tenda, ma Dylan cominciava a temere che quella fosse l'ultima volta in cui loro tre avrebbero potuto concedersi il viaggio annuale, perch gli affari andavano piuttosto male. Perci aveva chiamato Walt e gli aveva chiesto di indicargli quali fossero le strade migliori in California. Walt aveva deciso di stilare una mappa dettagliata e si era unito a loro.
Dopo essere arrivati agli chalet che Walt aveva prenotato per il loro gruppo, i motociclisti desideravano soltanto riscaldarsi, asciugarsi dalla pioggia e mangiare un buon pasto. La prima cosa da fare per era presentarsi al padrone di casa, vedere gli chalet e decidere chi avrebbe diviso la camera con chi. Ci furono un po' di discussioni su chi avrebbe dormito sul divano letto perch, Dio ne scampi, due uomini non potevano condividere lo stesso letto!
Quanto a Dylan, gli chalet di Luke Riordan gli andavano benissimo e non aveva problemi a dormire sul divano. Era un enorme sollievo non doversi accampare sul terreno bagnato.
Quando lui e uno degli altri piloti portavano in giro i clienti dei voli charter, partendo da Payne o andando a prelevarli nelle citt vicine come Butte o Helena, di solito venivano ospitati in begli alberghi. Un minimo di lusso era sottinteso, visto che i clienti che potevano affittare un jet potevano anche permettersi di pagare una stanza d'albergo in pi. Ma Dylan era un uomo dai gusti semplici, che preferiva gli ambienti rustici. E gli chalet erano perfetti.
I quattro avevano prenotato due chalet. Dylan divideva il suo con Walt, cos a Lang era toccato Stu, che si lamentava di continuo di non riuscire a trovare una ragazza che gli piacesse. Walt, essendo grosso come il gigante Golia, ovviamente si era preso il letto.
Era stato proprio lui a trovare gli chalet appartenenti a Luke, un ex pilota di Black Hawk che possedeva anche lui una Harley e conosceva a meraviglia le strade della zona, panoramiche o scoscese che fossero. C'erano parecchie altre cose che Dylan si riprometteva di provare – come la pesca nel piccolo fiume che costeggiava gli chalet, per confrontarlo con i fiumi del Montana, o il bar locale che Walt decantava spesso per la sua atmosfera e il suo cibo eccezionale. Poi c'erano la sfida delle strade di montagna della zona, i bei panorami e, cos sperava, un po' di tempo con Luke a parlare di aerei e di volo. A Dylan sarebbe piaciuto moltissimo pilotare un Black Hawk per qualche ora...
Quando i quattro dissero a Luke che intendevano asciugarsi e ripulirsi per poi andare a cena a Virgin River, lui protest. "Volete andare in moto con questo tempo? Usa il mio pick-up, Walt. Stasera noi non ci muoviamo da casa."
"È molto generoso da parte tua" rispose Walt. "Lo tratter con grande attenzione."
"Ne sono sicuro. L'ultima volta che sei stato qui mi hai messo a punto il motore, che da allora fa le fusa come un gattino. Ti dovevo un favore."
I quattro amici impiegarono una mezz'ora per scaricare i bagagli nelle rispettive camere, fare una doccia e salire sul pick-up diretti in paese. Basta con le moto, per quel giorno. Walt si mise al volante e per tutto il tragitto parl del cuoco che non compilava un menu, cucinava quel che gli andava, serviva per lo pi la gente del posto e qualche visitatore regolare ed era molto fiero della propria cucina. "Credo che in una serata piovosa come questa ci sar una minestra o uno stufato, e sar di sicuro qualcosa di eccezionale."
Dylan e Lang avevano accompagnato ricchi cacciatori in lodge di lusso, in Canada e nel nord degli Stati Uniti, ma nessuno dei due si aspettava un locale come quello di Jack. Era semplice ma di classe, solidamente costruito e tenuto alla perfezione. L'interno era tutto in legno scuro e lucente, i trofei impagliati alle pareti ricordavano gli animali selvatici presenti nella zona e l'atmosfera era accogliente, senza alcuna pretesa di lusso.
C'erano una decina di tavoli liberi, ma Walt e i suoi si sedettero al bancone e il barista gli tese immediatamente la mano.
"Ehi, Walt! Mi domandavo quando saresti tornato... questa  la tua squadra?"
"S, sono i miei amici" disse lui indicandoli uno a uno. "Dylan, Lang, Stu. Siamo arrivati da un'oretta, forse meno. Ma adesso dimmi che cosa bolle in pentola!"
"Io sono Jack" disse lui con una risata, stringendo la mano degli altri. "Quanto al vostro amico affamato, non rimarr deluso. Pu sembrare una giornata come tutte le altre a Virgin River, ma vi assicuro che alla fine sarete soddisfatti. Sta piovendo, quindi abbiamo una minestra calda... ma fidatevi di Preacher,  una minestra di fagioli densa e cremosa, con pezzetti del miglior prosciutto, cipolle e qualche altro ingrediente segreto. A lui piace dare un tocco finale con delle scaglie di formaggio cheddar, cos diventa filante e ancora pi ricca. E oggi ha fatto anche il pane, che tiene in caldo nella stufa. Lo fa sempre quando piove – prevedibile come mia nonna. Ah, il dolce del giorno  la torta di mele, fatta con delle mele in composta che teneva in serbo, ma per quelli che hanno un palato pi robusto c' anche una torta al cioccolato che vi stender. Qualcuno vuole una birra o qualcos'altro da bere?"
"Minestra di fagioli?" brontol Stu a mezza voce.
"Non hai sentito cos'ha detto il barista?" ribatt Dylan. "Dobbiamo fidarci di Preacher." Poi ridacchi. "Mia nonna praticamente mi ha cresciuto a minestra di fagioli. Ma non del tipo che mangeremo qui, perch sapeva a malapena aprire un barattolo. Era solo capace di cucinare le uova strapazzate, arrostire i toast, scaldare la minestra pronta e friggere gli hot dog. E comprava sempre quelli di manzo, in modo che io assumessi le proteine necessarie."
"Hai avuto un'infanzia piuttosto strana" osserv Jack.
"Non ne hai idea" rise lui.
Ma dicendo che sua nonna lo aveva cresciuto a minestra di fagioli non si riferiva alla prima infanzia, bens a un periodo successivo, quando lei lo aveva portato nel Montana per fargli da genitore. Aveva dovuto avere nervi d'acciaio per farlo, perch lui era un quindicenne fuori di testa, viziato, arrogante e ribelle. E non un qualsiasi adolescente difficile, ma una star di Hollywood! Come lei fosse riuscita a riportarlo alla normalit era uno dei pi grandi misteri dell'universo.
A volte Dylan si sentiva come il protagonista di Una storia tra due citt di Dickens: Erano i tempi migliori, erano i tempi peggiori... Era stato strappato dalla sua vita di attore e dal ruolo pubblico di ragazzaccio e sbattuto in un paesino sperduto nel Montana, e gli era parso di essere precipitato all'inferno. D'altro canto, c'era finalmente qualcuno che teneva a lui, che si dedicava a lui, che si preoccupava per lui. La prima volta che Adele gli aveva servito la minestra di fagioli, lui l'aveva sputata, indignatissimo. Era abituato al meglio: la gente si era sempre fatta in quattro per renderlo felice, perch se lui era felice loro facevano un mucchio di soldi.
Ci aveva messo degli anni per capire che nemmeno Adele aveva una gran passione per la minestra di fagioli o gli hot dog. Era stata una superstar tutta la vita, lei, e sapeva tutto delle star in erba stronze e viziate. E Dylan aveva capito anche qualcos'altro: sua nonna gli aveva dato minestra di fagioli tutti i giorni, finch alla fine lui l'aveva ringraziata.
"Questa  la miglior minestra che io abbia mai mangiato" disse a Jack.
"Lo so. Quando qualcuno della zona macella un maiale o un altro capo di bestiame, buona parte della carne finisce in ambulatorio dove lavora mia moglie, l'ostetrica del paese. Abbiamo anche un dottore, ma Mel, mia moglie, porta la sua parte a Preacher perch non sa cucinare per niente e la mia famiglia mangia sempre qui. Di solito la carne rappresenta la parcella di un paziente, o un acconto, o un pagamento anticipato. Abbiamo un interessante sistema assicurativo da queste parti: la gente che ha bisogno delle cure di Mel o del dottore divide con loro quello che ha. E non appena Preacher vede arrivare qualche cosa di commestibile comincia a pensare a come pu cucinarlo. Ha parecchie persone da accontentare, e non ci dorme la notte finch non ottiene il risultato migliore. Mel  indubbiamente la cosa pi bella che mi sia capitata, ma Preacher viene subito dopo. È lui che fa funzionare questo posto."
"Virgin River  il tuo paese natale?" si inform Dylan.
"No, sono un cittadino – in un certo senso. Ma avevo bisogno di un posto tranquillo dopo vent'anni di servizio nei Marine."
"E sei andato in guerra?"
"Quasi sempre" rispose Jack. "Anche alcuni dei compagni con cui ho combattuto hanno deciso di sistemarsi qui. Tu sei di Sacramento?"
Dylan scroll la testa con decisione. "No, no. Vengo da un piccolo paese su al nord, Payne, nel Montana."
"E come hai conosciuto Walt?" domand Jack.
"Walt era di passaggio nel Montana, e ci siamo conosciuti l. Stava facendo una specie di viaggio in solitaria attraverso gli Stati Uniti, e il Montana  una delle parti pi belle, cos l'ho portato un po' in giro per le montagne. Una volta abbiamo battuto in velocit un alce."
"Non credere che l'alce sia un animale simpatico" intervenne Walt. "Quella bestiaccia mi aveva preso in antipatia! Dylan mi ha anche portato per aria sul suo aereo da turismo, e io mi sono sempre ripromesso di mostrare le bellezze del mio stato a tutti loro."
"Cercavamo qualcuno che ci organizzasse un viaggio per vedere posti interessanti – e per interessanti intendo un po' fuori mano... con un bel panorama."
"Be' qui troverete posti interessanti, fuori mano e con vista" conferm Jack. "Allora, che cosa fa uno a Payne, nel Montana?"
Dylan sorrise tra s ricordando la voce di Adele che parlava al telefono con un agente immobiliare, dopo aver deciso di trascinare a Payne il suo disastrato nipote quindicenne. Mi trovi un posto in cui ci sia da lavorare sodo, aveva detto.
"Manda avanti un piccolo aeroporto un po' malandato che offre voli charter" rispose.
Jack inarc un sopracciglio. "E c' molta richiesta per voli charter a Payne?"
"Ce n'era abbastanza fino a qualche tempo fa, ma gli affari stanno andando male, come in tutto il resto del mondo. Di solito non trasportiamo soltanto i clienti fino agli aeroporti pi grandi, ma andiamo a prenderli dove vogliono e li portiamo dappertutto. Ci occupiamo di riunioni di dirigenti di industria, di viaggi di gruppo, a volte fungiamo da aeroporto locale. Abbiamo trasportato gruppi di cacciatori, complessi rock, squadre di pallacanestro. Siamo disponibili per qualsiasi richiesta."
"E tu sei il pilota?"
"Quello e altre cose. Stu si occupa della manutenzione, Lang  anche lui pilota e istruttore. Diamo lezioni di volo, istruzioni sulla strumentistica eccetera. La compagnia ha altri dipendenti, ma lavoriamo tutti parecchio e per questo non sempre abbiamo tempo di girare in moto."
"Sembra divertente" osserv Jack. "Se ti d di che vivere."
"Viviamo a Payne, amico" gli ricord Dylan. "Millecinquecento anime. Se possiamo comprare il carburante per gli aerei, la biada per i cavalli e il combustibile per la caldaia di casa, non ci serve molto altro."
"E le vostre mogli come la pensano?"
"Lang  l'unico sposato, e sua moglie non solo lavora nella nostra compagnia, ma cerca di raddoppiargli le ore di lavoro e di mandarlo spesso fuori. Hanno cinque figli, e lei non ha nessuna intenzione di arrivare a sei."
Lang si chin sul bancone con un sorrisetto. "Che posso dire? Non ci vuol molto per farmi contento."
Dylan ridacchi. Pochi sapevano quanto invidiasse Lang per il fatto di avere una vita felice e bambini normali e beneducati con una donna in gamba al suo fianco. Ma venendo da una famiglia hollywoodiana stramba e scombinata, si era rassegnato da tempo all'idea che i suoi geni probabilmente gli impedivano di fare altrettanto. Adele era l'unica sana e affidabile tra loro. "Per far contento me ci vuole ancora meno" disse.
"Pensavo che uno scapolo come te preferisse una citt pi grande, che offre maggiori possibilit" osserv Jack.
"S, ogni tanto vado in giro. Ma vivr sempre a Payne. E da solo."
Jack pass lo straccio sul bancone. "Gi, questo lo dicevo anch'io. Stai attento... uomini pi tosti di te si sono dovuti rimangiare queste parole."
"Come te, magari? Anche tu le hai dovute rimangiare?"
"Ragazzi, se l'ho fatto... come direbbe mia moglie."
Katie cap molto presto che venire a Virgin River era stata una delle sue decisioni migliori – in effetti non le ci volle pi di un giorno. Pensava che correre a casa da Conner fosse una resa, ma dopo aver conosciuto la sua futura cognata, Leslie, sapeva di aver trovato una vera famiglia. Conner e Leslie non erano fidanzati ufficialmente, tuttavia il loro amore era evidente, ed entrambi ammettevano di pensare al matrimonio. Solo che volevano prendere le cose con calma perch tutti e due erano reduci da un divorzio.
Quella sera, mentre fuori continuava a piovere, Katie e Leslie rimasero sedute in soggiorno fino a tardi, avvolte nelle loro vestaglie, a parlare di tutti gli argomenti possibili. I bambini erano andati a dormire nella seconda camera da letto, e Katie avrebbe occupato il divano.
"Conner rimpiange spesso di aver perso tante occasioni di stare con i tuoi figli perch lavorava troppo, ma adesso vuole cambiare le cose" disse Leslie. "E tutti e due speriamo che tu non abbia troppa fretta di andar via. È stato un periodo stressante per tutti, e vi meritate una pausa."
"È quello che penso anch'io" annu Katie. "Per trovare un lavoro e una buona scuola per i bambini probabilmente dovr trasferirmi in un posto diverso da questo piccolo paese, ma non penso di andare troppo lontano. I bambini hanno bisogno di Conner e di te, perci rester in zona. Ma non intendo pesare su di voi."
"Lo capisco, ma per un poco prendila con calma. Conner vuole insegnare ai tuoi figli a pescare, vuole portarli in campeggio, stare con loro, godersi finalmente la loro compagnia."
"E che cosa pensa che far io, mentre lui fa tutto questo?" domand Katie.
"Quello che vuoi. In paese c' una nuova scuola, che  gi aperta per un programma estivo prima che comincino le lezioni regolari quest'autunno. È una specie di campeggio estivo, molto flessibile, e non devi impegnarti a portarci i bambini ogni giorno. Per se ci vanno troveranno degli amici con cui giocare e tu avrai un po' di libert – cosa che non credo tu abbia pi avuto da quando sono nati."
"È vero, ma non saprei che cosa fare di me stessa..."
"Aspetta di vedere il delizioso chalet che Conner ha affittato per te. Ti sembrer di essere in vacanza. Fai finta che sia cos!"
La mattina dopo il cielo era limpido e l'aria pulita e frizzante, Katie e Conner ricaricarono in macchina i bagagli portati in casa la sera prima, e poi lei lo segu fuori dal paese, lungo una strada fiancheggiata da alberi, fino a una cassetta per le lettere dove svoltarono su un sentiero. E l, nel mezzo di una radura illuminata dal sole che filtrava tra i rami, stava un adorabile chalet dal tetto a punta, con un'ampia veranda. Dal tetto della veranda pendevano dei vasi colmi di gerani rossi, e c'erano due sedie di legno dipinte di bianco.
Katie scese lentamente dal SUV e si avvicin, quasi ipnotizzata da tanta bellezza. Attorno alla radura c'erano cespugli in fiore, felci verdissime, una variet di pini e alcune sequoie. I bambini saltarono gi dalla macchina e presero a correre qua e l mentre Katie restava immobile, ammaliata. Lo chalet sembrava circonfuso dai raggi del sole, come una casetta incantata.
"Bambini, non andate nel bosco!" grid Conner. "Restate vicino alla casa! Dici che mi daranno retta?" domand poi scuotendo la testa verso Katie.
"Conner, come hai trovato questa meraviglia?" domand lei.
"Appartiene a Jack – il proprietario del bar in paese. Adesso ascolta, vedi quei cespugli attorno alla casa? Sono lill e ortensie e altre piante che non mi ricordo, ma pare che ci siano anche dei mirtilli che potrai raccogliere e mangiare quando sono maturi. Ma ricordati che piacciono molto anche agli orsi..."
Lei sgran gli occhi. "Bambini! Tornate qui immediatamente!"
"Stabiliremo delle regole riguardo agli orsi" disse Conner. "Ci sono anche dei cervi di tanto in tanto, e dovrai imparare a gestire anche loro perch  meglio non disturbare i maschi nella stagione degli amori. Le cerve e i cerbiatti non sono un problema, probabilmente scapperanno via appena ti vedono, ma un maschio in amore potrebbe prender male la tua interferenza – non so se mi spiego."
"Come tutti gli uomini" borbott lei. "Quanto tempo dai ai bambini prima che si perdano nel bosco?"
"In questo dovrai essere molto severa. Ma se non te la senti di star qui..."
"No, anzi, adoro gi questo posto. Possiamo dare un'occhiata all'interno?"
"Entra pure, la porta non  chiusa a chiave. Secondo Jack questo chalet ha una storia speciale – sua moglie ha vissuto qui prima che si sposassero e si spostassero in una casa pi grande. Il loro primo figlio  nato qui. Poi ci hanno vissuto anche altri, l'ultimo  stato il dottore. Abbiamo finito da poco la sua nuova casa e lo abbiamo aiutato a traslocare. La vernice qui dentro  ancora fresca..."
Katie si volt a guardare il fratello prima di salire i gradini della veranda. "Conner, lo adoro. E adoro Leslie. Credo che anche il paese mi piacer molto, ma tu cerca di capire. Devo trovare qualcosa di permanente per i bambini, un posto con le scuole giuste, la possibilit di fare sport e tutto il resto..."
"Lo so, lo so. Per non puoi prendere fiato per un po'? Restare qui qualche settimana, in modo da conoscere la zona?"
Certo, pens lei, questo poteva farlo. Dopo Disney World e un lungo viaggio da una costa del paese all'altra, era pi che disposta a riposarsi. Intanto avrebbe rimesso ordine nella propria vita, avrebbe sistemato i bambini, si sarebbe cercata un lavoro che durasse nel tempo. I gemelli sarebbero andati in prima elementare in autunno, e per quell'epoca lei sperava di essersi sistemata. Se l o nelle vicinanze era ancora da decidere.
L'interno dello chalet era perfetto come l'esterno. Al piano terreno c'erano due camere da letto separate da un bagno e un ampio spazio adibito a soggiorno/cucina, che era della dimensione adatta per una madre single con due bambini. Sopra c'era un soppalco.
"Per pare che manchi qualcosa" disse Katie. "Dov' la TV?"
"Credo che il dottore se la sia portata nella nuova casa. Ma Jack ha detto che c' un'antenna satellitare, perci possiamo rimediare facilmente. Nel weekend faremo un salto nella citt pi vicina e compreremo un bel televisore."
"O facciamo cos o li priviamo di colpo di Xbox e Wii. E non so se sono in grado di farcela."
"Che cos'avevamo noi da bambini?" osserv Conner. "Mica tutti questi gadget elettronici!"
"Avevamo i giochi Atari e Nintendo. E appena siamo cresciuti un po' siamo andati a lavorare nel nostro magazzino. A proposito, c' un negozio del genere da queste parti?"
"Solo sulla costa, a Fortuna e a Eureka. E questo mi ha fatto venire un'idea."
"Ah, s?"
"Pensavo che in questa zona ce ne vorrebbe uno, magari tra Virgin River e le cittadine pi vicine come Grace Valley o Clear River. A Paul servirebbe di sicuro, dato che al momento si fa spedire quasi tutto il materiale dai venditori all'ingrosso. Non sarebbe grande come quello che avevamo. Da queste parti non ci sono abbastanza cantieri perch renda, ma la gente del posto deve fare parecchia strada per comprarsi un barattolo di vernice o dei chiodi."
Lei si port le mani alle tempie. "D'accordo, ma non darmi troppi pensieri tutti in una volta. Aiutami solo a portare tutto in casa, cos comincer a disfare le valigie. Mi sistemo e ci vediamo in paese per cena."
Mentre Conner portava in casa gli scatoloni che lei gli aveva spedito, Katie si occup delle valigie. E in cucina scopr che qualcuno aveva messo delle scorte in frigorifero e negli armadietti, come latte, uova, affettati, pane in cassetta e cereali. "È stata Les" sorrise Conner. "Pensa sempre a tutto."
Poi le fece qualche raccomandazione. Niente cibo o spazzatura lasciata fuori, per non attirare gli orsi. Nel pensile sopra il microonde c'era del repellente per gli orsi, e sotto l'acquaio c'era un estintore. Niente torte a raffreddare sul davanzale, perch non si poteva essere sicuri di ritrovarle. E niente passeggiate nei boschi: perdersi era molto facile se non si conosceva la strada.
"Questa faccenda degli orsi sembra piuttosto seria" osserv lei.
"Il dottor Michaels ha detto a Jack di aver visto solo un orso in due anni, ma Jack ne ha visti parecchi di pi vicino a casa sua. Ce ne sono dappertutto e di solito scappano alla vista di un essere umano, ma  meglio non rischiare. Dovrai parlarne seriamente ai bambini, sorvegliarli quando giocano all'aperto e farli subito rientrare se ne vedi uno."
"Quante persone sono state aggredite?" domand Katie.
"Negli otto anni da che Jack vive qui, nessuna. Ma tu tieni sempre gli occhi aperti."
Chi viaggia portandosi appresso le cose essenziali non ci mette molto a sistemarsi. I ricordi di Charlie, le sue medaglie e le foto andarono nel baule che fungeva da tavolino, perch ai bambini piaceva guardarli ogni tanto. Gli abiti vennero appesi nell'armadio o piegati nei cassetti. I giocattoli furono portati nello spazio al piano di sopra. I bambini le chiesero di connettere subito il loro Xbox, ma non avevano notato l'assenza di un televisore finch lei non la sottoline. Cos dopo pranzo giocarono per un po' a palla nella radura davanti a casa, poi si sistemarono davanti al lettore portatile con un DVD e Katie si sedette sulla veranda.
Essere circondati da quella natura incontaminata era quasi miracoloso. I suoni della foresta – una variet di uccelli, qualche fruscio, squittii o grida occasionali – erano rilassanti e lei si lasci cullare. Niente grugniti, pens prima di chiudere gli occhi.
Burlington era molto pi tranquilla di Sacramento, ma questo posto era quasi selvaggio. Katie era cresciuta in citt, e non sapeva spiegarsi perch questa parte del paese, cos pura e solitaria, le piacesse tanto. Sperava di poter portare i bambini a visitare le grandi meraviglie della natura quando fossero stati un po' pi grandi: i parchi di Yellowstone e Yosemite, il Grand Canyon, il Big Sur. I genitori avevano portato lei e Conner a Yosemite quand'erano bambini, e lei non avrebbe pi voluto andare via. Ricordava ancora Conner, che aveva guardato l'alta parete di granito chiamata El Capitan, con i rocciatori appesi in cordata, ed era quasi svenuto. Conner stentava a salire su una scala a pioli, l'altezza gli dava le vertigini, mentre Katie avrebbe amato scalare le montagne. L'idea di arrampicarsi su El Capitan l'aveva elettrizzata anche allora, e guardando i rocciatori che passavano la notte nei sacchi a pelo sospesi ai chiodi d'acciaio, li aveva sinceramente invidiati.
Bench piccola di statura, era lei l'atleta della famiglia, e aveva progettato di guadagnarsi da vivere dirigendo una palestra femminile. Aveva studiato a quello scopo, e aveva un diploma in educazione fisica. Niente l'avrebbe resa pi felice che andare al lavoro ogni giorno in short e scarpe da ginnastica, con un fischietto appeso al collo.
Ma non l'aveva potuto fare. Dopo aver seppellito entrambi i genitori aveva finito il college e si era messa subito a lavorare nel magazzino, poi aveva sposato un Berretto Verde, era rimasta vedova e aveva avuto due gemelli. Non una vita delle pi tranquille.
Alle quattro del pomeriggio non solo il piccolo chalet era in perfetto ordine, ma i bambini erano di ottimo umore perch si erano finalmente riposati, e lei stessa si era rilassata e stava seriamente pensando di non comprare un televisore.
Cos, dopo aver fatto una doccia ed essersi vestita, fece salire in macchina i bambini e and a casa del fratello. Leslie non era ancora rientrata dal lavoro. Conner sal a sua volta nel SUV di Katie e insieme percorsero i due isolati che li separavano dal bar di Jack.
E quando Katie parcheggi accanto a un gruppetto di moto esclam: "Conner, guarda... potrai conoscere anche tu i motociclisti che mi hanno soccorsa!".

3.
Nel bar le cose erano cambiate, adesso che Preacher sapeva della presenza in paese di Walt e dei suoi amici. Walt aveva intenzione di cenare ogni sera nel locale, e Preacher aveva chiaramente deciso di esibirsi. Era dietro il bancone del bar – altro atteggiamento insolito – e spiegava quello che aveva cucinato. "Stasera assaggerete uno dei miei piatti migliori, la trota ripiena. La trota  fresca, questo ve lo posso garantire. Jack e io siamo andati a pesca stamattina e ne abbiamo prese un bel po'. Il ripieno  di riso e pane al mais, e come contorno ci sono zucca, cipolle e peperoni che vengono da Jilly Farms... probabilmente il nome non vi dice niente, ma Jill produce frutta e verdura biologiche e sua sorella, che  chef, confeziona conserve e salse e bisque che io sono ben felice di usare. Il sapore di questi prodotti  eccezionale."
"Che aspetti? Porta in tavola!" esclam Walt provocando le risate degli amici. "Non vedo l'ora di cominciare... E dimmi, posso sperare di assaggiare di nuovo la tua bouillabaisse mentre sono in paese?"
"Mi dispiace, amico mio, non potr cucinarla finch le aragoste e le capesante non saranno in offerta speciale nel mio solito supermercato. Altrimenti diventa troppo cara per la mia clientela."
"Le compro io" dichiar Walt battendo il pugno sul bancone. "Quante te ne servono?"
Preacher lo guard stupito. "Se dici sul serio, ce ne vogliono un bel po'. Una cassetta di ogni tipo, ma fresche, non scongelate. Chiedi per quanto tempo sono rimaste in frigorifero e annusale. Devi sentire il profumo del pesce fresco, non l'odore di benzina della barca o il legno delle cassette da imballaggio. Sei in grado di farlo?"
"Certo che sono in grado, il mio odorato  eccezionale! Traccer una mappa per i miei amici, cos loro domani se ne andranno in giro e io andr al supermercato. E se l non hanno quel che voglio..."
"Se non trovi qualcosa di fresco vai al mercato del pesce a Eureka. Pi vai vicino al porto, meglio ."
"Affare fatto" disse Walt raggiante. "A voi ragazzi non dispiace andare da soli, vero? Avrete la ricompensa a cena."
"Per noi va benissimo" disse Dylan con una risata.
"E com' andata oggi?" intervenne Jack. "Avete avuto un bel sole."
"È stato fantastico. Abbiamo trovato stradine secondarie da cui si vede l'oceano, una meraviglia. Per abbiamo anche incontrato milioni di camion che trasportavano tronchi, occupavano tutta la strada e poi ci assordavano con i loro clacson."
"È solo un saluto amichevole... non avete boscaioli nel Montana?"
"Be', s, i nostri amici sono quasi tutti boscaioli o proprietari di ranch" spieg Lang. "Ma di questi tempi tagliare legna rende un po' meno. Nella nostra zona parecchi avevano anche aperto degli agriturismi per le vacanze, ma quando il denaro comincia a mancare questo passatempo da cittadini va in declino. Per qualcuno  rimasto."
"Vacci piano" intervenne Dylan. "Anch'io sono una specie di cittadino..."
"E possiedi un ranch?" si inform Jack.
"Dipende da come lo vedi. Allevo galline e capre, ho sei mucche, un toro, due cavalli e un fattore che lavora l da anni. Era gi vecchio vent'anni fa, perci adesso  decrepito. Non  che io..." Era sul punto di dire guadagni granch, ma fu interrotto dal suono della porta che si apriva per lasciar passare un uomo, una donna e due gemelli di cinque anni. Dylan osserv la donna che guardava il loro gruppo con un gran sorriso, poi la vide prendere la mano dell'uomo con cui era entrata e condurlo verso Walt.
"Conner, lui  Walt. È quello che mi ha cambiato la gomma ieri."
Diavolo, pens Dylan. La ragazzina si era ripulita per bene... Il giorno prima sembrava un chihuahua mezzo affogato, ma eccola l tutta sistemata e rivestita... e sexy da morire. Fece un sorriso stupido.
Walt si gir sullo sgabello e afferr la mano dell'uomo stringendola. "Ehi,  un piacere rivederti. Ci siamo conosciuti l'ultima volta che sono passato di qua, ricordi? Gi, la signora aveva una gomma che pi a terra non si pu, e voleva cambiarla da sola se riusciva a superare l'ostacolo dei bulloni!"
Conner rise e ricambi la stretta. "Katie sa come cambiare una gomma, ma con i bulloni ha sempre delle difficolt. A dire la verit le ho anch'io."
"E questo  Dylan" continu la donna avvicinandosi a lui. "Anche lui mi ha aiutata. Non ho conosciuto gli altri..."
Conner gli strinse la mano e lo ringrazi, poi Dylan present Lang e Stu. E mentre Conner tornava da Walt e chiacchierava di moto con lui e gli altri, lei rimase dov'era. Era pur vero che Dylan si trovava a un'estremit del loro gruppetto mentre Walt era dall'altra, ma comunque la ragazza era rimasta accanto a lui...
"È suo marito?" le domand sottovoce.
"No" fece lei in tono cospiratorio – prendendolo un po' in giro. "Mio fratello. Zio Conner."
"Ah." Dylan bevve un sorso di birra. "Divorziata?"
"Vedova" fece lei nello stesso tono.
Questo lo sorprese non poco. "Gi, immagino che abbia bisogno di star vicina a suo fratello" azzard.
"I bambini sicuramente, ma, nonostante Conner sostenga il contrario, io sono pi che autosufficiente. Per sa come sono i fratelli maggiori..."
"Mmh" fece lui come se lo sapesse. Suo fratello maggiore era in prigione. Sua sorella seguiva le orme della madre e passava da uno scandalo a un divorzio.
Poi apparve Jack – che pareva essere sempre presente dappertutto. "Come ti trovi nello chalet, Katie?" domand come se si conoscessero da tempo.
Lei si illumin e i suoi occhi diventarono immensi e scintillanti. "Jack,  una meraviglia! Conner mi ha detto che ha una storia, che ci ha vissuto tua moglie e che il vostro primo bambino  nato l."
"È stato dato come alloggio a Mel per il primo anno di lavoro come ostetrica in paese. Poi abbiamo vissuto l mentre io costruivo la nostra casa ed  arrivato David – in modo un po' affrettato, durante una bufera. In seguito abbiamo comprato lo chalet per avere un posto in pi... per occasioni come questa" fin con un sorriso.
"E la faccenda degli orsi  davvero grave?" si inform lei.
"Non direi, per ci sono."
"Pare che abbiano pi paura di me di quanta io ne abbia di loro..."
Jack ridacchi. "Se non ti metti tra una mamma e il suo cucciolo,  verissimo."
"Sicch gli orsi di Virgin River sono delle femminucce?" rise lei.
"Femminucce, ma anche spazzini. Tieni in casa i sacchetti dei rifiuti e poi portali nel bidone grande in citt. Ma se hai paura..."
Lei sbuff. "Non ho affatto paura e adoro quello chalet. È perfetto. Per dovr andare in una citt pi grande per comprarmi un televisore... i miei bambini hanno un Xbox e vogliono usarlo a tutti i costi. Quel soppalco  il posto ideale per loro. Sar magnifico metterli lass a far rumore."
"Non possono resistere senza TV?" domand Dylan. Ricordava quando Adele si era rifiutata di avere un televisore in casa, ma naturalmente le sue ragioni erano diverse. Dylan era dipendente dalla TV, dai notiziari, dai pettegolezzi, dalle sitcom e dalle serie in cui recitavano i suoi rivali. Adele stava cercando di guarirlo da tutte le sue droghe.
"Potrebbero" disse Katie con una risata, "ma io ce la farei? Con quei due mi ci vogliono una sedia e una frusta."
Lui diede un'occhiata ai gemelli, che si erano impadroniti di un tavolo, si erano seduti uno di fronte all'altro e si bersagliavano a vicenda con le bustine di zucchero. "Ma come, sembrano cos educati..."
Lei ridacchi. "È stato un piacere, Dylan" disse facendo per allontanarsi.
"No, aspetti un momento" disse lui prendendola per la manica della blusa. "Quindi...  sepolta in mezzo ai boschi?"
"Praticamente s" rispose lei. "Ma sono a dieci minuti dal paese, in una radura bella come un quadro, circondata da fiori e cespugli di mirtillo, e in uno chalet delizioso. Molto pi di quanto sperassi di trovare. Adesso mi scusi, ma devo recuperare le bustine di zucchero."
E attravers rapidamente la sala.
Diavolo, pens di nuovo lui. Con quei capelli lunghi sciolti sulla schiena era un vero schianto... Rimase seduto a osservare mentre il fratello la presentava in giro. Poi entr una donna e and a sedersi con Katie e i bambini, e Jack port un bicchiere di vino alla nuova arrivata senza aspettare che lo ordinasse. Probabilmente funzionava cos, pens Dylan: Jack conosceva i gusti di tutti. Lo vide parlare con Katie, e un minuto dopo port un bicchiere di vino anche a lei.
Con la loro madre seduta al tavolo i gemelli avevano dovuto smettere di fare i buffoni, perch sembrava che lei avesse otto braccia. Gli toglieva di mano le bustine di zucchero, confiscava la bottiglia di ketchup, allontanava le cannucce, rimetteva un gemello a sedere mentre afferrava l'altro per un braccio per impedirgli di rovesciare l'acqua. E nel frattempo chiacchierava e rideva tranquillamente con l'altra donna. Che fosse la cognata?
Mentre Conner al bancone parlava con quelli che arrivavano e man mano li presentava alla sorella, le due donne continuavano a chiacchierare e a ridere, tenendo a bada i due bambini.
"Dov' Preacher?" esclam Walt a gran voce. "Fatelo venire subito qui! Questa trota  stupefacente, e quell'uomo  un genio!"
Dylan abbass gli occhi sul suo piatto e vide che era quasi vuoto. Aveva mangiato senza rendersene conto. "Eccellente" disse mettendo in bocca un altro boccone. "Davvero eccellente."
I bambini stavano mangiando hamburger di misura ridotta, ma Katie e la sua amica avevano scelto anche loro la trota e commentavano il piatto con lodi sperticate, sospirando e alzando gli occhi al cielo, poi facendosi vento con le mani e mugolando di piacere. Katie aveva anche cercato di far assaggiare la trota a uno dei figli, ma quello scrollava la testa resistendo, e le due donne scoppiarono a ridere e rinunciarono.
Katie era decisamente radiosa, pens Dylan. Sembrava che emanasse scintille... ma al momento lui non era interessato alle scintille, aveva troppi pensieri per la testa. La sua compagnia era nei guai, e per ora l'unica cosa di cui gli importava era trovare una soluzione ai loro problemi finanziari. E poi, anche se adorava flirtare, non provava la minima attrazione per le giovani madri. Non aveva mai avuto la tentazione di frequentare una donna con bambini – era cresciuto in mezzo a storie di quel genere, i tuoi figli, i miei, i nostri. E se nei film poteva funzionare, nella vita reale non era mai cos.
Tuttavia, quando Jack gli port il caff che aveva ordinato, domand: "Per quanto tempo hai affittato lo chalet nei boschi?".
Jack fece un sorrisetto. "Per almeno due settimane, ma probabilmente sar occupato tutta l'estate. Perch? Lo vorresti tu?"
"Pu darsi. Magari in futuro, se passo di nuovo da queste parti."
"Davvero?" replic Jack. Poi diede un'occhiata a Katie e aggiunse: "Pensavo che ti interessasse adesso".
Dato l'entusiasmo con cui Walt commentava le cene di Preacher, Dylan si era domandato se non fosse attratto pi dal cibo che dalle loro gite. Ma bisognava ammettere che il panorama era eccezionale – e la loro scelta non era nemmeno troppo originale, perch mentre percorrevano gli stretti sentieri di montagna in mezzo alle sequoie, correvano lungo le strade panoramiche sulle scogliere, scendevano sulle spiagge, risalivano sulle colline assolate o costeggiavano ranch e vigneti, continuavano a incontrare o sorpassare altri gruppi di motociclisti.
E capitava che si fermassero lungo il percorso per aiutare motociclisti in difficolt. Walt distribuiva in giro i suoi biglietti da visita, che per non recavano la scritta Presidente o Amministratore delegato, ma solo Harley Davidson, Vendita e manutenzione. Walt non amava attirare l'attenzione su di s, ma in lui c'era davvero molto pi di ci che appariva a prima vista. Walt era un uomo d'affari di grande successo, ma a causa del suo aspetto – quello di un derelitto che faticava a mettere insieme pranzo e cena – era difficile immaginare la misura dell'acume finanziario che stava sepolto sotto la lunga barba ispida. Quell'acume lo aveva portato a possedere cinque concessionarie della Harley, e a costruirsi una fortuna. Difficile da credere, ma vero.
"Considerate che l'economia in ribasso e i prezzi alti del carburante hanno lavorato contro di voi, ma in mio favore" disse ai dipendenti della Childress Aviation. "Le moto consumano poco, e io le vendo in una zona dal clima temperato, dove in un anno i giorni di brutto tempo in cui non si possano usare sono pochissimi."
"Gi" replic Dylan. "A Payne non potremmo cavarcela."
I quattro amici si trovavano lungo un costone di roccia affacciato sui vigneti di Mendocino e sull'oceano. Le moto erano appoggiate sui cavalletti e loro erano seduti in varie posizioni, con in mano enormi sandwich e lattine di bibite.
"Questo  chiaro" riprese Walt. "Ma che ti succede, Dylan? Problemi con la compagnia? L'ultima volta che abbiamo fatto un viaggio insieme non parlavi d'altro. Stavolta invece stai sempre zitto,  perfino troppo evidente."
Dylan bevve un gran sorso dalla lattina. "Gli affari vanno malissimo" ammise. "Con l'economia in queste condizioni, non solo il carburante  troppo caro per ammortizzare i costi delle missioni, ma la gente non usa pi i voli charter. Le ditte fanno volare i dipendenti in classe economica, perch noi siamo troppo cari. Insomma, siamo a un passo dal fallimento."
Tutti tacquero per un momento.
"Accidenti" disse Walt.
"Dovremo ridimensionarci. E dovremo ridare indietro il JBB."
"Oh, no..." gemette Stu. "Il JBB no!"
Dylan sorrise suo malgrado. Da buon meccanico, Stu adorava quel velivolo.
"Che cos' un JBB?" domand Walt.
"Un Jet Boeing Business, cio un 737 configurato per voli di lusso. Invece di 120 passeggeri ne porta 60, ed  perfetto per una squadra sportiva, un gruppo di dirigenti o un complesso rock. Lo abbiamo preso in leasing."
"Ed  bellissimo" borbott Stu cupamente.
"Ce la siamo cavata senza quel velivolo per tanto tempo" replic Dylan. "E ne abbiamo gi parlato, adesso  troppo costoso per una compagnia piccola come la nostra."
"Non so se questo pu esserti d'aiuto" disse Walt. "Mio padre ha avuto successo in tutti i suoi affari, e mi ha insegnato una cosa importante: preparati sempre una strategia alternativa. Se un tuo progetto non funziona, sappi fin dove puoi arrivare, e che cosa fare quando lo lasci perdere."
"E qual  la tua strategia alternativa?" si inform Dylan.
"Avere un piano B. Forse questo non funziona per tutti, ma io non metto mai tutte le uova nello stesso paniere. Ho investito nei miei franchising ma anche altrove, in modo da avere le spalle scoperte se fosse accaduto il peggio. L'idea di essere presidente o amministratore delegato per me non significa niente: mi  sempre importato soltanto delle persone e delle moto. Cos, con la sicurezza di un gruzzolo da parte, sono felicissimo di fare il meccanico. Che  quel che mi riesce meglio, tra l'altro." Bevve un sorso di Coca-Cola. "Devi solo sapere con chiarezza quello che ti interessa."
"A me piace volare, e mi piace vivere a Payne. Non mi interessa nient'altro."
"Io sono un po' diverso da te, Dylan. Finch ho la mia casa, la mia moto, i miei genitori in buona salute, i miei fratelli fuori dai piedi e Cassie nel mio letto, ho tutto quello che mi occorre. Un lavoro posso sempre trovarlo. Magari non un lavoro strapagato, ma onesto." In quel momento il suo cellulare squill e lui lo prese dalla tasca del giubbotto. "E parlando del diavolo..." disse sorridendo come un ragazzino. "Ehi, piccola!" Poi si allontan dal gruppo per parlare in privato.
Dopo che i due uomini avevano messo a nudo le proprie anime, tutto quello che Stu seppe dire fu: "Dio, non sopporto di perdere quel jet. È una tale bellezza!".
Il percorso di quel pomeriggio fu magnifico, ma silenzioso – il che non era insolito, perch i motociclisti non potevano fare conversazione mentre correvano rombando lungo le strade tutte curve, o si mettevano in fila indiana dietro un camion carico di tronchi. La loro giornata fin come le tre precedenti, da Jack.
"Preacher sta cucinando la bouillabaisse?" si inform subito Walt, che quella mattina era andato a far spese e gli aveva consegnato gli ingredienti per la zuppa di pesce.
"S, e credo che sarai soddisfatto del risultato" rise Jack. "Io gli ho dato una mano, e sono soddisfattissimo."
"E in che modo gli hai dato una mano?" domand Dylan.
"Ogni tanto vado in cucina, ne prendo un assaggio e gli dico come sta andando."
Tutti scoppiarono a ridere. Jack serv due birre, una tazza di caff a Walt e una Coca-Cola a Lang. Ormai, visto che il gruppo era in paese da quattro giorni, tutti quelli che entravano nel locale volevano sapere che cos'avevano visto quel giorno. E gli uomini erano ben felici di descrivere la loro gita, i panorami, i paesi in cui erano passati, i colleghi motociclisti che avevano visto o con cui avevano percorso un tratto di strada.
Gustarono la zuppa di pesce elogiandola come sempre, presero un caff e una fetta di torta, e infine salutarono tutti perch la mattina dopo sarebbero ripartiti. Ci furono saluti e strette di mano. Preacher venne fuori dalla cucina, e lui e Walt si abbracciarono con grandi pacche sulle spalle, come fratelli.
"Vedi di tornare presto" intim Preacher.
"Sicuro. E tu sai dove trovarmi se ti va di fare un giro a Sacramento. Ci sono un paio di posti dove mi piacerebbe portarti a cena."
E infine si diressero verso gli chalet.
Quando arrivarono videro che Luke stava attizzando un fuoco acceso in una buca nel terreno davanti a casa sua, e fu naturale dirigersi da quella parte. La moglie di Luke, Shelby, stava seduta in veranda su una sdraio, e il loro aiutante, Art, era seduto accanto a lei. Luke li invit a fermarsi con loro, e dopo un po' Walt si port una sedia davanti al fuoco mentre Lang, Stu e Dylan restavano in piedi e chiacchieravano con Luke.
Parlarono di molti argomenti – il tempo, la pesca, il loro ritorno nel Montana. A poco a poco il gruppetto si sciolse: Shelby rientr, Art si ritir nel proprio chalet, Walt decise di andare a dormire. E finalmente Luke indic loro un secchio pieno di sabbia.
"Ragazzi, io me ne vado a letto. Quando avete finito spegnete il fuoco con quello. Ci stiamo avvicinando alla stagione degli incendi, meglio fare attenzione."
"Stai tranquillo" lo rassicur Dylan. "E se non ci vediamo domani mattina..."
"Oh, io mi alzo presto, bussate alla porta prima di partire. È stato un piacere conoscervi."
E cos rimasero solo loro tre, i direttori della Childress Aviation, seduti sui gradini della veranda di fronte al fuoco che andava spegnendosi. Pass qualche minuto di silenzio, poi Lang domand: "Allora, per la compagnia  proprio la fine?".
"Non  detto. Dovremo sicuramente disfarci del Boeing, ma questo ci conceder sei mesi per decidere la prossima mossa. O troviamo dei voli charter per il Bonanza e il Lear, in modo da tirare avanti, o bisogner pensare a misure alternative. Abbiamo uno spazzaneve, quest'inverno potremmo metterci a spalare la neve a pagamento."
Lang rise. "Io lo usavo gi per il viale di casa mia."
"Se voi due riuscite a trovare la strada per il Montana, io ho deciso di restare qui ancora un po'" annunci Dylan. "Voglio controllare gli aeroporti privati della zona per vedere se c' lavoro per noi, o magari valutare la possibilit di metterci in societ con qualcuno. Abbiamo delle caratteristiche in comune, possiamo portare la gente in montagna o in localit isolate adatte a caccia e pesca. E sto anche pensando a qualcos'altro..." Fece una pausa. "In questi anni un vecchio amico, un produttore, mi ha ripetuto pi volte che vorrebbe fare un film con me, se sono ancora interessato. Si chiama Jay Romney,  uno serio e bravo. Potrei sentire quel che mi propone. Sarebbe un altro modo per tenerci a galla."
"Un film?" domand Stu con interesse.
Dylan gli dedic un mezzo sorriso. "Be', ne ho gi fatti un paio. E ho recitato per anni in quella sitcom, quand'ero un ragazzino."
"S, ma un film adesso?" insist l'altro.
"Potrei accettare, se le condizioni fossero buone."
"E ci sarebbero anche delle attrici?"
Dylan scoppi a ridere e Lang diede a Stu uno scappellotto sulla testa.
"Ehi! Chiedevo soltanto..."
"Ci sarebbero sicuramente delle attrici, ma non so che cos'abbia in mente Jay. Potrebbe trattarsi di un ridicolo show con la riunione dei protagonisti della sitcom, o qualcosa di completamente diverso. Ma se ci fosse un bel po' di denaro potrei farlo. Questo darebbe alla Childress Aviation un paio d'anni di respiro, e nel frattempo l'economia avrebbe modo di riprendersi."
"Non mi va l'idea che tu debba fare qualcosa che detesti" protest Lang. "La vita  troppo breve per questo."
"E che c' di tanto difficile?" intervenne Stu. "Guadagnare un sacco di soldi, uscire con le attrici, divertirsi... Di' al tuo produttore che lo faccio io!"
Lang e Dylan erano amici fin dai tempi del college, perci Lang sapeva tutto dell'adolescenza tormentata di Dylan. Stu, no.
"Ho cominciato a recitare da bambino, e l'esperienza non  stata delle pi felici" spieg Dylan. "All'epoca pensavo di s, perch ero viziatissimo e potevo avere tutto quello che volevo. Bastava che facessi il lavoro per cui ero pagato, perch molti altri posti di lavoro dipendevano dal mio. Ma ero uno stronzetto. Tutti i ragazzini di quel set lo erano, ci mettevamo continuamente nei guai, e sono sicuro che la gente non sopportava di avere a che fare con noi. A tredici anni il mio migliore amico Roman e io facevamo gli idioti con l'alcool, la marijuana e le ragazze ogni volta che ci capitava l'occasione – il che accadeva spesso. Facevamo gli sbruffoni, entravamo nelle case altrui, guidavamo macchine veloci, ovviamente senza avere la patente. Pensavamo solo a portare a letto le ragazze e a divertirci, eravamo arroganti e presuntuosi e ci credevamo invincibili. Non mi ero reso conto che Roman era irrecuperabile. Mor di overdose all'et di sedici anni, dopo aver preso una manciata di pillole di sua madre mescolate al rum, per sballarsi. Era il mio migliore amico, ma non eravamo insieme la notte in cui mor. Io avevo quindici anni, e la sua morte mi distrusse."
Stu, che era un po' pi giovane degli altri due, non aveva mai seguito i pettegolezzi di Hollywood riguardo a Dylan e alla sua carriera. Ai ragazzi non interessavano le gesta di altri ragazzi, attori o no. Emise un fischio di stupore, ma non fece commenti.
"Mia nonna arriv in volo da Londra, mi accompagn al funerale di Roman e poi mi port via da Hollywood. Smise di recitare e mi crebbe a Payne, lontano da tutto, fino a quando non andai al college. Probabilmente mi ha salvato. Perci, tornare a quello stile di vita non mi attira cos tanto..."
"S, ma adesso non sei pi cos stupido" puntualizz Stu. "Sei pi maturo."
Dylan apr la bocca per rispondere, per spiegare che le cose erano complicate, che a Hollywood aveva un'intera famiglia a vari livelli di fama e di infamia: dai cronici problemi di droga della sorellastra all'abitudine del fratellastro di distruggere camere d'albergo in cui si trovavano sempre anche pornostar o prostitute. Un'altra sorellastra era in un centro di disintossicazione, un fratellastro era in prigione per spaccio. Senza parlare di sua madre, che Dylan considerava la peggiore di tutti. Ma prima che attaccasse a parlare Lang gli mise una mano sulla spalla, e nel buio scroll impercettibilmente la testa.
Lascia perdere, diceva quel cenno. Stu vuole solo una ragazza da portarsi a letto. Non capirebbe niente della tua storia.
"Gi" disse Dylan. "Allora mi metter in contatto con Jay e scoprir se le sue sono solo belle parole o se c' un interesse autentico, con un contratto e un'offerta di denaro. E se questo ci manterr a galla per un altro paio d'anni, accetter."
Stu sorrise raggiante. "Chiamami se hai bisogno di aiuto per il film – o per qualche festa a Hollywood!"
"Sarai il primo che chiamer" replic Dylan seccamente.
L'altro si avvi verso il proprio chalet ridacchiando.
Dopo un altro minuto di silenzio Lang osserv: "Forse avresti dovuto dirgli che non terrai il Boeing, anche se vincerai l'Oscar".
Dylan scoppi in una risata.
"Non farlo, a meno che non te la senta davvero" insistette Lang. "E non farlo per me. Io me la cavo sempre, lo sai."
"Davvero? Con una moglie e cinque figli?"
"Cinque figli molto in gamba. Posso affittarli a qualcuno, o venderli a un circo."
Dylan rise di nuovo scrollando la testa. Lang e Sue Ann erano i genitori pi amorevoli e coscienziosi che lui avesse mai visto.
"Dico sul serio."
"Fidati" sorrise Dylan. "Come dice Stu, non sono pi cos stupido. Sono maturo, e prendo la cosa molto seriamente. Jay Romney  una persona perbene, altrimenti non gli parlerei di sicuro."
Lang si alz in piedi. "Fai come vuoi, io ti sosterr in ogni caso. Ma sono d'accordo con Walt, non ci vuole molto per farmi contento, e sarei felicissimo di guidare lo spazzaneve in giro per le montagne finch la Childress Aviation non si rimette in piedi. In ogni caso sono pi bravo a guidare uno spazzaneve che non a dirigere una compagnia."
Dylan si alz a sua volta e gli tese la mano. "Grazie, amico mio. Te la caverai senza di me, mentre io resto qui?"
"C' bisogno di domandarlo?"
"Avresti un'occasione unica per inoltrare un reclamo alla direzione!"
Lang ridacchi. "Te ne vai a dormire?" gli domand.
"No, resto qui ancora un po'."
"Ricordati di spegnere il fuoco" si raccomand Lang. "Ci vediamo domani mattina... e mi aspetto un addio come si deve."

4.
Katie era molto soddisfatta del modo in cui si stava sistemando. La sera prima aveva cenato con suo fratello e Leslie – magnifici hamburger sulla griglia. La mattina aveva portato i gemelli alla nuova scuola di Virgin River, li aveva presentati alla maestra, Miss Timm, e li aveva iscritti al programma estivo. Quei due avevano bisogno di qualcosa che li tenesse occupati – e impedisse loro di diventare cibo per gli orsi. Lei non poteva sorvegliarli ogni minuto. Poi torn al suo delizioso chalet in mezzo ai boschi e install il nuovo televisore, collegandolo all'antenna satellitare. E infine cambi l'olio alla macchina.
Attivit molto sexy, pens ridendo fra s. Ma dopo un lungo viaggio era una cosa da farsi, ed era sempre difficile trovare il tempo. Perci, quale momento migliore? Dopo aver trasferito l'olio usato in un contenitore del latte vuoto per gettarlo poi nei rifiuti, si sedette sulla veranda con una Coca-Cola, che bevve direttamente dalla lattina tenendo i piedi appoggiati sulla ringhiera. Un raggio di sole le riscaldava le gambe nude: era bello potersi rimettere gli short. L'estate in montagna sarebbe stata sicuramente pi fresca e piacevole delle lunghe estati afose a Sacramento.
Il cofano del SUV era ancora aperto, la latta vuota di olio era a terra vicino all'imbuto unto. Lei li osserv e pens: Devo essere proprio pazza se questa mi pare una vita perfetta. Tempo per fare tutto, nessuna fretta, qualcuno che sorvegliava i gemelli per qualche ora, e lei isolata nei boschi, in mezzo alle bellezze della natura.
Se la pace di quel momento non fosse stata rovinata dal rombo sordo di un motore, sarebbe stato un vero paradiso.
Proprio allora qualcuno sbuc nella radura a cavallo di una moto.
Lei non mosse un muscolo e bevve un sorso di bibita, mentre l'uomo, con il volto nascosto dalla visiera del casco, dava gas un paio di volte prima di spegnere il motore.
Poi scese dalla moto e si sfil il casco. Katie si congratul con se stessa per non aver trattenuto il fiato a quella vista, e Dylan si avvicin a lei sfilandosi i guanti. Aveva davvero perfezionato quell'andatura impettita, pens lei. A meno che non fosse dovuta ai jeans cos stretti sui fianchi.
Bevve lentamente un altro sorso. "Si  perso?" domand infine.
"No, stavo solo esplorando le strade meno battute" replic lui. "Problemi con la macchina?"
"No, va tutto bene."
"E la parcheggia sempre cos, con il cofano aperto?"
"Ho appena cambiato l'olio" lo inform Katie. "La macchina ha divorato un bel po' di chilometri negli ultimi mesi. Sono arrivata qui dal Vermont."
Lui fece un sorrisetto e si tocc la guancia per indicare la macchia su quella di lei. "Ha un po' di olio anche in faccia."
"Ah, davvero?" disse lei ricambiando il sorriso. "Mi ripulir pi tardi. Credevo che fosse partito... ho sentito dire che il gruppo se n' andato stamattina."
"S, gli altri sono partiti" fece lui picchiettandosi il palmo della mano con i guanti. "Io resto ancora un paio di giorni, cos do un'occhiata qui intorno. È una zona interessante."
"E non ha un lavoro?" domand lei, incapace di nascondere un certo sarcasmo.
"Al momento il mio lavoro  questo. E lei, non ha un lavoro?"
Uno a zero, pens Katie con una risata. "Oltre a fare la mamma di due gemelli di cinque anni? No, non ancora." Poi tolse i piedi dalla ringhiera e si alz, tirando gi gli short che erano risaliti un po' troppo sulle gambe. "Le andrebbe una Coca-Cola?"
"Perch no?" accett lui con una scrollata di spalle.
"Le va bene in lattina?"
"Non la berrei in nessun altro modo."
Katie spar all'interno dello chalet e ricomparve subito dopo con una lattina ghiacciata, che gli porse. Dylan esamin brevemente l'etichetta. "È dietetica" osserv.
"Be', se stessi tutto il giorno a cavallo di una moto in movimento probabilmente non dovrei sorvegliare la linea. A proposito, chi la paga per farlo? Un lavoro cos potrebbe interessare anche a me..."
Lui sal i gradini e si lasci cadere con noncuranza sull'altra poltroncina, appoggiando i piedi sulla ringhiera come Katie poco prima. Portava degli stivali da cowboy, mentre lei aveva ai piedi delle vecchie scarpe da tennis macchiate d'olio.
"Temo di non essermi spiegato. La moto era un divertimento mentre viaggiavo con i miei amici, ma adesso  il mio mezzo di trasporto. Sono qui per affari." Sollev la linguetta della lattina, bevve un sorso e fece una smorfia.
Katie torn a sedersi e rimise i piedi sulla ringhiera. "Che genere di affari?"
"Ecco, i miei amici e io abbiamo una piccola compagnia di voli charter nel Montana. Una compagnia minuscola, con sede in un piccolo aeroporto in mezzo a parchi nazionali, terreni di caccia e ranch per turisti che in questo momento non fanno grandi affari. La gente  troppo in crisi per concedersi vacanze costose. Cos sto controllando gli aeroporti privati della zona per vedere se da queste parti c' qualche possibilit."
Katie si raddrizz sulla sedia. "Davvero? Lei vola?"
Lui annu. "Eh s. Il nostro aeroporto  parecchio lontano da quelli pi importanti, perci a volte la gente ha bisogno di aiuto per arrivarci. O magari per raggiungere un lodge o un parco un po' fuori mano."
Katie si volt a guardarlo, sinceramente interessata. "Dev'essere divertente" disse con un sorriso. "Mi piacerebbe molto pilotare un aereo, o buttarmi col paracadute. Divertente."
"Allora perch non lo fa?" domand lui. Non aveva mai pensato che non si potesse fare tutto quello che veniva in mente.
La risatina di Katie era indulgente. "Oh, be', immagino di essere un po' troppo occupata. E con il mio lavoro non ho mai guadagnato tanto da concedermi degli extra, come le lezioni di volo o di paracadutismo o... o altre cose."
"Che genere di lavoro ?" domand lui incuriosito.
Katie prese tempo e bevve un po' di cola. "Be', vede, mio padre possedeva un grosso magazzino di ferramenta e forniture edilizie, e io ho cominciato a lavorarci al sabato fin dall'et di undici anni. Poi entrambi i miei genitori morirono, e quando avevo vent'anni e andavo al college Conner e io stavamo gi lottando per mandare avanti il negozio da soli. Lui ha insistito perch io finissi gli studi, ma ho lavorato sodo in quel negozio come faceva lui, finch non mi sono sposata e ho lasciato Sacramento."
"Un magazzino di ferramenta, eh?" domand lui. Poi scroll la testa con una risatina. "Ecco perch sa cambiare le gomme alla macchina e sostituire l'olio..."
"So fare molte altre cose. Quando sono arrivati i gemelli, Conner mi ha affidato la contabilit, ma io ero molto pi felice in negozio, dove potevo insegnare ai clienti come riparare un motore o costruire un tavolino. Per si sa, una persona non pu far tutto." Scroll la testa con una smorfia divertita. "E dovevo proprio avere dei gemelli... almeno non potevano essere due bambine? D'altra parte forse  meglio che siano dei maschietti, dato che gli sport mi divertono molto pi che non il balletto o l'origami."
Dylan la guard serio. "Dev'essere stata parecchio occupata."
"Ho perso Charlie poco prima che nascessero" sospir Katie. "Se non fosse stato per Conner non so come avrei fatto, perci quando si cala nel ruolo del fratellone protettivo lo lascio fare. Ma dai ventuno ai ventisei anni ho lavorato in quel magazzino facendo tutto quello che faceva lui. Non ero una fragile fanciullina che sapeva solo tenere i conti. Avevo studiato per diventare insegnante di educazione fisica, ma non lo potevo fare perch ci eravamo impegnati a continuare l'attivit di famiglia."
Udendo della perdita di Charlie, Dylan si raddrizz. Tolse i piedi dalla ringhiera, appoggi i gomiti sulle ginocchia e si volt verso di lei. "Non le dispiace se le chiedo di suo marito?"
"Era nell'esercito. Fu mandato in Afghanistan quando io ero gi incinta, venne ucciso in una missione i cui dettagli non sapr mai, e i miei figli non lo hanno mai conosciuto. Ma ho le sue medaglie e le sue fotografie, e faccio in modo che loro sappiano tutto il possibile del loro pap. Gli racconto che era un uomo in gamba, un vero eroe. Cos quando saranno grandi saranno orgogliosi di lui."
Dylan quasi sbianc. L'unico modo in cui avrebbe potuto avvicinarsi al ruolo di eroe sarebbe stato interpretarne uno in un film. "Una vedova dell'esercito, dunque" disse, non trovando un commento pi intelligente.
"Una vedova dell'esercito" conferm lei.
Lui si schiar la voce. "E sa fare tutti i lavori da uomo perch..."
Katie lo guad serissima. "Mio padre insegn a Conner e a me tutto quello che riguardava la meccanica e la manutenzione, ed era fiero del fatto di non avermi trascurata perch ero una ragazza. Il magazzino doveva restare in famiglia per le generazioni a venire, e sarebbe appartenuto a me quanto a Conner. Mio fratello non avrebbe avuto una parte pi grande solo perch era un uomo." Ridacchi e aggiunse: "Mia madre non sapeva fare niente di quel genere, tra l'altro. Era una donna all'antica, semplice e alla buona. Cucinava, puliva la casa e badava ai figli. Non avrebbe mai potuto diventare un'allenatrice di calcio o di baseball, e probabilmente io ero una grossa delusione per lei, perch giocavo a baseball in una squadra femminile anzich ricamare o infornare torte. Ma quando avevo quattordici anni mi disse: “Katie, non sottovalutare mai il potere di un bel rossetto rosso”. Da allora in poi capii quando volevano festeggiare il loro anniversario o qualche ricorrenza, perch andavano a cena fuori da soli, e lei metteva il rossetto rosso". Rise di nuovo. "I miei erano abbastanza noiosi, ma a modo loro si amavano molto. Per, dai... un rossetto rosso!" disse corrugando le sopracciglia. "Impagabile, no?"
Dylan la guardava, ipnotizzato dal suo sorriso e dalla sua risata. Come ci riusciva? Parlava di gente che era morta, che alla fine l'aveva abbandonata, anche se non volontariamente, e sorrideva con tanto calore? Quanto avrebbe voluto baciare quella bocca ridente...
"Che c'?" domand lei vedendo la sua espressione.
"Pensavo che dev'essere stata dura, perdere i genitori cos giovane."
L'espressione di Katie divenne molto seria. "Tutti quelli che ho perso, li ho persi da giovane."
Lui tacque per un minuto. "Ecco qualcosa che abbiamo in comune."
Lei si appoggi alla sedia, in attesa.
"Mio padre  morto in un incidente d'auto quando avevo dodici anni. Il mio migliore amico, quando ne avevo quindici."
"Oh Dio, mi dispiace. In effetti ho avvertito una sorta di legame... ci siamo capiti la prima volta che ci siamo visti."
Il sorriso di lui si allarg e gli occhi scintillarono – e Katie ricord la maglietta bagnata e lo sguardo di lui sui suoi seni, che non erano niente di speciale.
"Sei una canaglia!" esclam passando a dargli del tu.
"S, sono una canaglia" ammise lui ridacchiando. "Sicch hai perso tuo marito cinque anni fa e non ti sei risposata? Mia madre non ci avrebbe pensato cos a lungo."
Katie si strinse nelle spalle e guard la sua Coca-Cola, in silenzio.
"Oh" disse lui. "Sento odore di cuore infranto."
Katie alz gli occhi. "Io? Santo cielo, infranto no. Un po' deluso, magari. Non ho avuto molti appuntamenti dopo la morte di Charlie, e qualche mese fa stavo giusto ricominciando a provare un certo interesse quando... be', immagino di aver perso la capacit di sapere che cosa cercare in un uomo. E poi sono felice cos, con la mia vita e la mia famiglia."
Dylan tacque di nuovo per un minuto. "Mia nonna diceva che dopo la morte di mio padre io lo rendevo pi perfetto ogni giorno che passava. Lo fai anche tu?"
"Oh, no. Ricordo tutti i suoi difetti, anche se lo amavo da impazzire. Ma l'ultimo tizio che cominciavo a considerare con ottimismo parlava sempre di matrimonio e figli... ma non mi ha mai baciata neanche una volta." Katie consider brevemente i dettagli di quell'esperienza e decise di non divulgarli. "Questo avrebbe dovuto farmi pensare, no? Dovevo almeno domandarmi se se l'era semplicemente dimenticato, oppure... È stato a questo punto che ho deciso di contare le mie fortune e di accontentarmi degli uomini che ho. Punto e basta." Vedendolo un po' confuso spieg: "Voglio dire, i bambini e Conner".
Dylan la guard perplesso. "Dici davvero? Usciva con te e non ti ha mai baciata? Ma allora perch mai ti frequentava?"
"Be', sono un'ottima cuoca, anche se da ragazzina la cucina non mi interessava per niente. E so riparare i piccoli guasti..."
"Caspita" scherz lui. "Il sogno di tutti gli uomini."
Lei ridacchi "E tu sei sposato?"
"No" rise lui. "Noooo. Non sono il tipo da matrimonio, credimi."
"Ah, s? E come mai?"
"Semplice, provengo da una famiglia con pessimi precedenti matrimoniali."
"Ma mi dicevi che tuo padre  morto molto presto..."
"Gi, ma entrambi i miei genitori avevano gi divorziato e si erano risposati."
"Ah. Be',  un peccato. Mio fratello Conner e io abbiamo entrambi un matrimonio alle spalle – lui  divorziato – ma non abbiamo problemi a impegnarci, al contrario. E Charlie... be', lui era un soldato, il suo impegno lo aveva preso per la vita. E il suo impegno con me era ancora pi..." Si interruppe e gli lanci un'occhiata. "È pazzesco, me ne sto qui a parlare di amore e matrimonio e impegni con un perfetto estraneo. Non mi hai nemmeno detto il tuo cognome."
"Childress" disse lui, osservando la reazione di lei. Non ce ne furono. Fin la sua bibita e diede un colpetto alla lattina vuota. "Dove la butto?"
"Lasciala pure qui, la porto dentro io."
Dylan appoggi la lattina a terra accanto alla sedia e si alz. "Grazie per la bibita, Katie Malone. Adesso sar meglio che mi rimetta al lavoro."
"Non voglio trattenerti" rise lei. "E se per caso in quel tuo lavoro c' posto per qualcun altro..." Rimase seduta con i piedi appoggiati alla ringhiera e lo guard infilarsi i guanti e il casco, sollevare la moto dal cavalletto, avviare il motore e svoltare nella radura. Poi sorrise tra s, ascoltando il rombo che si affievoliva. Come diavolo era capitato per caso nel suo nascondiglio?
E poi sent un'altra motocicletta avvicinarsi.
Dylan comparve di nuovo nella radura e arriv con la moto fin sotto la veranda. Spense il motore, us le lunghe gambe per spostare la moto sul cavalletto, poi smont, si tolse casco e guanti e li appoggi sul sellino.
"Sei tornato perch vuoi un'altra Coca-Cola?" domand Katie. "O un altro po' di conversazione?"
Lui si avvicin con una strana espressione sulla faccia, e sal i due gradini. E fu quell'espressione, quel mezzo sorriso, che la convinse ad alzarsi in piedi.
Lui la cinse alla vita cos d'improvviso che Katie dapprima non se ne rese conto, e poi l'attir a s, anzi la strinse di scatto contro il proprio petto. Le loro facce erano cos vicine da sentire ognuno il respiro tiepido dell'altro. Quello di lui, not Katie, era affrettato. E il cuore gli batteva cos forte che lei lo sentiva contro di s.
Dylan la guardava con gli occhi socchiusi, e l'azzurro stupefacente delle iridi era appena visibile tra le folte ciglia nere. Gli occhi di Katie invece erano spalancati per la sorpresa, come la bocca.
"Volevo solo che lo sapessi" mormor lui rauco. "Io non me ne sarei dimenticato."
E le copr la bocca con la propria.
Katie prov una sensazione a mezzo tra il dolore e un piacere cos intenso da non sapere come reagire. In lui c'era qualcosa di quasi disperato, ma immensamente pi piacevole di un bacio carino ma blando. Una vocina dentro di lei ammon: Questo sar l'unico bacio che avrai mai da lui. E proprio per questo le mani di lei salirono sulle sue braccia fino alle spalle, ampie e invitanti. Ma era la bocca che le faceva girare la testa, le labbra morbide, la lingua dapprima esitante e poi sempre pi audace. Lei cedette e danz con quella lingua, cercando di ricordare quando aveva risposto a un bacio in quel modo – senza riuscirci.
E per fortuna non fu un bacio rapido. Quell'uomo non scherzava, era maledettamente serio. Aveva intrecciato le dita nei capelli di lei fino a prendere la sua testa nel palmo della mano, e la inclinava a destra, poi a sinistra, aumentando la profondit del bacio. E le mani di lei salirono da sole fino alla sua nuca, tra i capelli un po' troppo lunghi, per attirarlo ancora di pi a s.
Come se quella bocca non fosse abbastanza inebriante, il lungo corpo muscoloso stretto contro il suo le toglieva ogni volont. I suoi sensi si erano acuiti mentre la mente era vuota – e l'unico pensiero coerente era che avrebbe voluto continuare cos per sempre. Lo assaporava, sentiva il suo respiro ansimante, inalava il suo odore sconosciuto... Olio di motore? Erba? Feromoni? Lussuria?
Infine lui scost la testa, continuando a tenerla stretta. "Be', Katie Malone, questo ti ha fatto aprire gli occhi..."
"Di solito  quello che mi succede" fece lei debolmente.
"Mi sembrava che ti fossi lamentata di essere stata trascurata nel settore baci" continu lui. "Mi sentivo dispiaciuto per te, e volevo porvi rimedio."
"Ah, capisco. Sicch adesso dovrei ringraziarti."
Lui ridacchi senza rispondere, poi salt gi dalla veranda e inforc la moto, che era l a due passi.
"Sei uno stronzo arrogante, lo sai?" domand lei.
"Dipende dai punti di vista" ribatt Dylan con un sorrisetto malizioso. Poi mise in moto e si allontan in tutta fretta, con un'impennata.
Arrogante ed esibizionista.
Mentre la moto si allontanava Katie croll sulla sedia. "Be', dal mio punto di vista s..." borbott. E poi pens: Diavolo, ho appena baciato una star del cinema!.
Dylan si allontan a gran velocit, pensando che aveva fatto una grossa sciocchezza. Aveva agito seguendo uno stupido impulso, e adesso l'unica cosa da fare era allontanarsi da lei pi in fretta possibile. Non avrebbe mai dovuto baciarla. Che idiota.
Chiaro che aveva provato attrazione per altre donne, e spesso. Ma aveva sempre calcolato attentamente le proprie mosse, e non si era mai lasciato coinvolgere dalle giovani madri. Quando provava una scintilla di interesse per una donna ci pensava su con molta attenzione prima di avvicinarsi, sfiorarla, tentare e lasciarsi tentare. E una delle prime cose che prendeva in considerazione era l'eventuale via d'uscita, perch non gli interessavano le relazioni a lungo termine. Quello doveva essere messo subito in chiaro, e con l'accordo di entrambi. Si era sempre astenuto dal frequentare le ragazze di Payne – con grande delusione di alcune di loro. Non usciva con una ragazza del posto dal ballo del liceo, perch sapeva bene che le piccole citt potevano essere molto severe con gli uomini che prendevano in giro le loro donne. Quanto alle attrici di Hollywood, gli interessavano meno ancora. Il momento in cui si era avvicinato di pi a quell'ambiente era stato quando aveva portato in tourne con il Boeing un complesso rock.
Tutta colpa dei seni di Katie, pens, dei suoi grandi occhi luminosi e della sua risata. Non che i seni fossero straordinari, anzi, erano un po' piccoli – ma molto eloquenti. Indimenticabili, a dirla tutta. La cosa strana era che Dylan vedeva belle tette di continuo, dappertutto, ma non gli veniva mai l'urgenza di toccarle. E quella risata, cos naturale e piena di allegria... C'era anche il fatto che lui non sembrava averla impressionata pi di tanto, che lo eccitava parecchio. Senza parlare di quella figura minuta, con quel grazioso sederino che...
Dylan scroll la testa e si costrinse a smettere di pensare a lei e al suo corpo.
Non riusciva a capire come diavolo gli fosse venuto in mente di tornare indietro e di precipitarsi come un razzo sulla veranda per baciarla. E non capiva nemmeno perch lei avesse ricambiato il suo bacio. Non aveva praticamente detto che con gli uomini aveva chiuso? Che voleva concentrarsi sulla propria famiglia? E anche questo lo eccitava da morire! Proprio non capiva. Gli era successo centinaia di volte, ma non cos. Sentiva che avrebbe dovuto mettere miglia e miglia tra se stesso e Katie, se non voleva rischiare conseguenze terribili. Purtroppo non aveva a portata di mano nessuno con cui parlare di tutta la faccenda; perci and in giro per il resto della giornata, fermandosi in due o tre piccoli aeroporti lungo la strada.
Hollywood aveva almeno un vantaggio, pens mentre divorava i chilometri: le ragazze. Ce n'erano dozzine che mettevano la loro carriera davanti a tutto il resto, ma che amavano l'idea di avere accanto un uomo, di tanto in tanto. Relazioni brevi, impersonali, prive di rischi. Adesso per quel pensiero lo faceva sentire ancora pi vuoto dentro.
Pens anche a Lang, e al momento in cui aveva conosciuto Sue Ann a Prescott, in Arizona. A Prescott lui e Lang frequentavano il college, e dato che Lang era un bel ragazzo e attirava nugoli di ragazze, era il compagno ideale per le scorribande. Poi per aveva conosciuto questa ragazza, carina ma non eccezionale: un tipetto sicuro di s, che non accettava di essere presa in giro. E il povero Lang si era preso una cotta fenomenale. Non aveva pi visto nient'altro che lei, e i giorni di follia erano finiti di colpo.
Dylan tutto sommato era contento che non fosse successo a lui, perch era convinto di non essere adatto alle relazioni a lungo termine. Non che gli piacesse esser fatto in quel modo. Ma era cos e basta.
Dylan si ferm in una piccola citt sulla costa, dove c'era un aeroporto privato. Entr nell'ufficio, si present al direttore e domand se avessero un servizio di voli charter o se impartissero lezioni di volo. La risposta fu la stessa che aveva gi ricevuto altrove: la gente usava i voli charter sempre meno, e questo aeroporto in particolare mandava altrove anche le persone interessate alle lezioni di volo perch non aveva pi istruttori. Ce n'erano stati due fino a poco tempo prima, oltre a un pilota che volava su un velivolo a sei posti, e gli affari erano andati abbastanza bene fino a quando i prezzi del carburante non erano saliti alle stelle e il pilota aveva dovuto cercarsi un altro lavoro. Adesso l'aeroporto offriva soltanto parcheggio e manutenzione per un numero ridotto di aerei privati, e qualche volta un volo occasionale su rotte molto brevi.
C'erano ancora parecchi altri posti da controllare, ma per quel giorno Dylan ne aveva avuto abbastanza. E dal momento che si trovava in una zona con una buona ricezione, decise di telefonare a Jay Romney. La segretaria disse che Romney era in riunione, ma lui prese subito la telefonata.
"Dylan!" tuon. "Se mi chiami  un buon segno! Che posso fare per te?"
"Puoi dirmi se hai per le mani un ruolo per me."
"Dici sul serio? Allora torni a recitare?"
"Non proprio, ma sto pensando di prendermi una pausa dal mio lavoro nel Montana, se trovo una proposta interessante. Per farti risparmiare tempo ti dir che non ho intenzione di partecipare a stupide riunioni in TV, n a programmi di quiz o spot pubblicitari."
"Dimmi esattamene che cosa cerchi, perch ho parecchi progetti in discussione."
"Non posso essere preciso" disse lui scrollando mentalmente le spalle. "Un film, di questo sono sicuro. Qualcosa che somigli a quello che facevo un tempo, anche se ormai sono passati vent'anni. Ma soprattutto, un film serio."
Intanto pensava a tutti i membri della propria famiglia che erano ancora a Hollywood, e si diceva che Jay non avrebbe interrotto una riunione per nessuno di loro. "Magari hai qualcosa in cantiere per cui valga la pena di lasciare il volo per un po'" continu ad alta voce.
"E perch vuoi lasciarlo?"
"Con l'economia in ribasso, gli affari vanno male" disse lui con sincerit. "Guadagnare un po' di denaro con un film mi aiuterebbe a tirare avanti e a non annoiarmi troppo mentre aspetto che le cose migliorino. Sempre che tu abbia un progetto buono, naturalmente. Non ti chiedo un favore, ti chiedo solo un lavoro."
Jay Romney scoppi a ridere. "Sarei ben felice di farti un favore, Dylan, ma non sar necessario. Tu hai ancora un nome da queste parti. Credo che ti richiamer presto."
"Sto passando qualche giorno in montagna, Jay, e in questa zona la ricezione  difettosa. Tu lasciami un messaggio e ti richiamer io."
"D'accordo. È stato un vero piacere sentirti. E abbraccia Adele da parte mia!"
"Grazie" disse lui. "Lo far."
Dagli otto ai quindici anni Dylan aveva recitato in una sitcom di grande successo e aveva anche preso parte a due film in stile Disney. La sua era una famiglia di attori: suo padre era stato molto famoso prima della sua morte prematura, e sua nonna, Adele Childress, lavorava ancora parecchio all'et di settantasei anni. Dylan era il solo nipote biologico di Adele.
Dopo il trasferimento forzato a Payne, e dopo aver capito che non c'era modo di sopravvivere se non facendo quel che voleva Adele, Dylan si era finalmente rassegnato. Per prima cosa aveva imparato ad andare a cavallo. Poi era andato un paio di volte in campeggio con l'uomo che mandava avanti il ranch – e che ancora adesso continuava a lavorare per lui. Col tempo aveva imparato a guidare, e andava in macchina fino a Helena per gironzolare attorno a un piccolo aeroporto, guardando per ore i velivoli e gli alianti che decollavano e atterravano. Infine aveva convinto uno dei piloti a fargli fare un giro su un piccolo Cherokee, e si era innamorato: aveva trovato in cielo la libert che cercava da anni. Cos, chiacchierando nella torre di controllo e nell'ufficio dell'aeroporto, aveva scoperto il modo in cui i piloti avevano cominciato, e finalmente aveva trovato il coraggio di dire a sua nonna che voleva imparare a volare e prendere il brevetto di pilota.
"Torna da me quando avrai tutti dieci a scuola, e ne riparleremo" disse Adele.
Dylan non aveva mai lavorato cos tanto – e quello era stato l'inizio della sua nuova vita. Dopo il liceo and all'universit aeronautica Embry-Riddle, a Prescott, e accumulando ore di volo come pilota e come istruttore si guadagn il brevetto. E fu allora che conobbe Lang.
Imparare a volare aveva cambiato radicalmente la sua vita. Eppure adesso stava pensando di tornare nell'ambiente folle di Hollywood... Se non altro, questa volta aveva degli ottimi motivi.
In zona c'erano altri aeroporti da visitare, e a Jay sarebbero occorsi alcuni giorni per trovare un'idea giusta da sottoporgli. In quei pochi giorni, pens Dylan, forse poteva vedere che cosa sarebbe successo se si fosse di nuovo imbattuto in Katie Malone.

5.
Dylan non aveva programmato quell'incontro, ma non fu troppo stupito dalla coincidenza. Sembrava che ci fosse una forza misteriosa e invisibile che lo attirava verso Katie, e infatti quando torn a Virgin River lei stava uscendo dal prefabbricato che ospitava la scuola, in fondo alla strada principale. Teneva un bambino per ogni mano e si stava avvicinando al SUV.
Dylan ferm la moto accanto a lei e spense il motore, senza smontare. "Continuiamo a incontrarci per caso" disse.
"Non sono tanto sicura che sia per caso" replic lei. Poi spinse i bambini verso la macchina dicendo loro di salire e allacciarsi le cinture.
"È assolutamente per caso" protest lui, "ma sono contento di averti trovata perch volevo domandarti, dovrei scusarmi per... sai... quello che  successo stamattina?"
"Oh, santo cielo, no!" fece lei scrollando la testa. "Se lo facessi sembrerebbe che tu lo rimpianga. Parliamo della stessa cosa, vero? Il bacio sulla mia veranda?"
Dylan annu. "Dio santo, mi sa che sono nei guai..."
"Perch?" domand Katie facendo un passo verso di lui. "Mi hai detto che non eri sposato... Hai una ragazza, allora? Una fidanzata?"
"No, ma..."
Lei lo afferr per la manica e abbass la voce. "Sei gay?"
"No! Ges, ti sono sembrato gay?"
"Non sono un buon giudice in materia."
"Non c' nessuno" afferm lui. "È solo che..." Si raddrizz e strinse le mani sul manubrio della moto. Comportarsi come se niente fosse lo innervosiva parecchio. "Senti, ti andrebbe di andare a mangiare un gelato?"
"Non posso. Ci sono i bambini."
"Portiamo anche loro."
"E come? Vuoi che salga sul sellino posteriore con un gemello sotto ogni braccio?"
"Potrebbe essere divertente, ma forse dovremmo andarci in macchina."
"E dove andiamo?" domand Katie.
"Non saprei... che ne dici di Fortuna? Non hai da mettere a punto un motore o roba del genere, spero."
Katie fece una smorfia truce. Spesso la prendevano in giro per le sue capacit meccaniche – specialmente gli uomini.
"Potremmo trovarci da qualche parte, se hai idea di dove andare."
"E se facessimo una follia e andassimo tutti con una sola macchina?"
Katie diede un'occhiata all'orologio. "Non lo so, Dylan. L'ora di cena  un po' troppo vicina per dare il gelato ai miei figli. Cerco sempre di far mangiare loro qualcosa di nutriente prima di concedere degli zuccheri."
Lui pens al da farsi per un minuto. "Magari una pizza o degli hamburger e poi il gelato?"
Lei aggrott la fronte. "Sei proprio sicuro di volerlo fare?"
"Insomma, Katie, smettila di fare la difficile!"
Finalmente lei rise. "E va bene. Parcheggia la moto e vieni con me."
"Guido io" disse lui dopo aver parcheggiato la moto di fianco al marciapiede. Lei si diresse dalla parte del guidatore, e lui le tenne aperta la portiera del passeggero ripetendo: "Sali su, guido io".
"No, grazie" rispose lei soave. Poi aggiunse in un sussurro: "La macchina  mia".
Lui digrign i denti, mascherando il gesto con un sorriso. "Sono un pilota. Lascia guidare me!"
"No. Bambini, lui  Dylan, ve lo ricordate? Forse non gli avete parlato, ma ci ha aiutati a cambiare la gomma a terra. Dylan, sali in macchina" disse con un sorriso. "Coraggio."
Con un ringhio soffocato lui obbed e sal accanto a lei.
Katie si volse a guardare verso il sedile posteriore. "Questo  Andy" disse indicandolo, "e quello dietro di te  Mitch. Dylan ci ha proposto di andare a mangiare un hamburger o qualcos'altro, e se mangiate come si deve avrete anche il dessert."
Lui guard da un bambino all'altro, poi guard lei. "Imparerai a distinguerli" disse Katie leggendogli nel pensiero.
"Ma non hanno di diverso neanche una lentiggine" protest lui. "Dico sul serio!"
"Le differenze sono molto sottili" rise Katie avviando il motore. Poi gett un'occhiata a Dylan. "La cintura, per favore."
E lui obbed di nuovo.
Bench avesse passato molto tempo con Lang e la sua famiglia, spesso con bambini dai due ai dieci anni che gli si arrampicavano addosso, Dylan era stupefatto dall'abilit di Katie nel fare tante cose contemporaneamente, come guidare il grosso SUV gi per i tornanti tenendo d'occhio i gemelli e cercando allo stesso tempo di mantenere viva la conversazione con lui.
Qualcosa di questo genere: "Andy, non slacciarti la cintura o mi fermo qui. Allora, Dylan,  cos che passi il tempo? In una cittadina di millecinquecento abitanti, andando in giro in moto o in aereo? Mitch, tira su il finestrino. E che altro fai?".
Era un po' difficile capire quand'era il momento di rispondere. "In questo periodo non c' molta richiesta di voli charter, cos ho pensato di visitare gli aeroporti di questa zona."
"Un po' incerto per il portafoglio" osserv lei. Poi diede un'altra occhiata al sedile posteriore. "Andy, se non la smetti di saltellare non avrai nessun gelato. No, Mitch, non ho portato il lettore DVD. Mi dicevi, Dylan?"
"Diavolo" borbott lui passandosi una mano tra i capelli. "Avremmo dovuto mettergli i finimenti e farli correre dietro la macchina." Poi si volt a guardare i gemelli. "Che avete fatto a scuola tutto il giorno? Disegni con i pastelli? Un sonnellino?"
"Non  una scuola" lo inform Mitch.
"È un programma estivo" spieg Andy, "perci non dobbiamo stare zitti o sillabare le parole o altro."
"È come stare con una babysitter" disse Mitch.
"E ci sono dei bambini piccoli di neanche tre anni!" aggiunse Andy in tono disgustato. "Oggi uno ne ha morso un altro e tutti hanno perso la testa!"
"In quel programma ci vorrebbero un po' pi di corse e salti" borbott lei a mezza voce. "Allora, Dylan, non mi hai risposto..."
Lui la guard con una smorfia comica. "Non mi ricordo la domanda."
E Katie gli scocc un sorrisetto mentre allungava una mano oltre lo schienale e toglieva dalle mani di Andy una pistola di plastica che emetteva un irritante crepitio. Abbord elegantemente una curva mettendosi il giocattolo in grembo. "Questa non si usa in macchina."
Dylan chiuse gli occhi.
Quando arrivarono a Fortuna lei guid per un po' china sul volante per guardarsi intorno, finch trov quello che cercava. "Ah, ecco un McDonald's! Mi ringrazierai pi tardi."
Dylan non aveva idea di che cosa volesse dire. Entrarono come una famiglia, a parte il fatto che Katie prese il comando della situazione e ordin per loro tre tenendo il portafoglio pronto in mano. Poi lo guard da sopra la spalla e domand: "Dylan, tu che cosa prendi?".
Ah, questo no. Lui la spinse da parte con un colpetto d'anca, mise la mano sul portafoglio aperto per impedirle di tirar fuori il denaro, ordin e pag il conto. "Grazie" disse Katie, "ma non era necessario."
"Sono io che vi ho invitati" le ricord lui.
"S, ma ho avuto l'impressione che non sapessi a che cosa stavi andando incontro."
Non fu troppo lontano da quello che Dylan si aspettava, ma questo a lei non lo disse. Aveva gi sperimentato una cena di famiglia da McDonald's, parecchie volte, ma si trattava dei bambini del suo migliore amico: non dei gemelli di una donna che gli faceva fare le cose pi inaspettate.
Quando i loro hamburger furono pronti, Katie si sedette da una parte del tavolo, con un bambino per lato, mentre Dylan si sedette da solo davanti a loro. E attaccando il Big Mac con patate fritte osserv ammirato il modo in cui Katie gestiva i suoi figli. Quando Andy si sporse per bombardare il fratello con una bustina di ketchup, alzando il braccio per colpire la vittima con maggior forza, lei gli intercett il braccio a mezz'asta senza smettere di dire a Mitch che doveva mangiare almeno la met delle crocchette di pollo se voleva il dolce. Quando Mitch prese dalla tasca una manciata di cannucce e cominci a soffiare per aria gli involucri di carta, Katie confisc i proiettili togliendo allo stesso tempo altre bustine di ketchup dalle tasche di Andy. E intanto impediva a tutti e due di soffiare bolle nei loro bicchieri di Coca-Cola, si assicurava che mangiassero e spiegava a Dylan come gli abitanti di Virgin River si fossero messi insieme per erigere la scuola, prendendosi qualche ora libera dai rispettivi impegni e lavorando gratis.
"Devo fare pip" annunci un gemello.
"Anch'io!"
"Va bene, andiamo" fece Katie alzandosi.
"Ma io non voglio andare nel bagno delle ragazze!"
"Neanch'io voglio andare in quel bagno l!"
"Non potete usare un bagno pubblico senza essere accompagnati da un adulto che conoscete" disse Katie con calma. "È una regola di sicurezza, e lo sapete bene."
"S, perch cos nessuno ci porta via!" strill Andy a voce altissima.
"Be', nessuno vi vorrebbe se avesse appena cenato con voi, ma meglio stare attenti."
"Li accompagno io" si offr Dylan. "Devo comunque andare in bagno, e da bambino anch'io detestavo andare in quello delle ragazze."
"Fa schifo, no?" domand Mitch.
"C' qualcosa di speciale che dovrei sapere?" domand Dylan sottovoce, scivolando fuori dal spar. "Tipo evitare che gettino petardi nella toilette?"
"Fai solo attenzione agli sport acquatici. Di tutti i tipi."
"Chiaro" annu lui. "Su, andiamo."
Ma i bambini erano gi schizzati avanti a lui e stavano correndo in direzione delle toilette. Entrarono in quella degli uomini sbattendo la porta, sicch lui dovette accelerare per raggiungerli. E quando entr li trov l in piedi ad aspettarlo. "Credevo che dovessimo fare pip" osserv Dylan. "Coraggio, allora." E apr la porta di un gabinetto, perch i gemelli erano alti per la loro et ma non abbastanza da usare un orinatoio. "Alzate l'asse, per favore."
Essendo gemelli, i due si avvicinarono allo stesso vaso anzich usarne uno per ciascuno. Lui scroll la testa con una risata, ma Andy gli gett un'occhiata da sopra la spalla. "Stai l a guardarci?"
"Oh, scusa" mormor Dylan. Si avvicin a un orinatoio e si prepar, ma due secondi dopo ud lo sciacquone della toilette e i due comparvero accanto a lui, uno per lato – il che era piuttosto imbarazzante. Lui inarc un sopracciglio e li apostrof: "E voi state l a guardarmi?".
I gemelli annuirono.
Dylan trattenne un grugnito e appoggi una mano alla parete, cercando di ignorarli. Poi rivolse uno sguardo a quello che credeva fosse Andy. "Potrei avere un po' di spazio, per favore?"
Aveva parlato con uno solo, ma tutti e due fecero un passo indietro. Poi, girandosi all'unisono, si precipitarono fuori dal bagno. "Ehi!" grid Dylan. Abbass lo sguardo e si rese conto di essere l, con la patta aperta, senza aver fatto niente. "Oh, merda" brontol tirando su la lampo.
Quando torn al spar dopo essersi lavato le mani, c'era solo Katie. "Tutto bene?" gli domand lei.
"Un po' curiosi i tuoi figli, eh?"
"Oh, no..." fece lei arrossendo. Poi scoppi a ridere.
"Non  grave" la rassicur Dylan. Indic il suo piatto con l'hamburger lasciato a mezzo. "Non hai pi fame?"
Lei lo prese e diede un piccolo morso, mastic e inghiott. "Di solito per mangiare aspetto che loro abbiano finito. E stasera sono stata un po' pi occupata del solito."
"Dove sono? Li hanno arrestati?"
"Sono andati nell'area giochi." Si chin per guardare al di l della spalla di lui. "È la mia arma segreta... e da qui posso tenerli d'occhio. Cerco sempre di scegliere dei ristoranti che abbiano un angolo per i bambini. I miei sono come i gattini di una stessa cucciolata, spesso danno pi retta l'uno all'altro che a me. E trovargli un posto in cui possano bruciare un po' di energia va a mio vantaggio." Si cacci in bocca una patatina. "Tu sei un po' a disagio con i bambini, vero?"
"Io? Niente affatto. I bambini mi piacciono."
"Eppure non ti sei mai sposato."
Lui chin la testa di lato, la osserv per un momento e prese una decisione. Non c'era motivo di non mettere le carte in tavola. Dopotutto l'aveva baciata... anche se era stato un gesto impetuoso e forse molto sciocco. Il fatto di non aver mai, assolutamente mai fatto niente del genere con una donna non gli pass nemmeno per la mente. Segu un altro di quegli istinti che di recente avevano preso il sopravvento e disse: "Be', vengo da una situazione disastrata. Molto problematica. Con parecchi matrimoni falliti nella famiglia vera e propria e in quella allargata".
Lei corrug la fronte e prese un altro morso di hamburger.
"Mia madre si  sposata quattro volte, mio padre tre prima di morire prematuramente. Questo mi ha dato una quantit di mezzi fratelli e sorelle, e di fratellastri e sorellastre – molti dei quali si sono gi sposati anche loro un paio di volte se non di pi. Probabilmente tutto questo ci ha danneggiati in modo serio anche se ormai siamo adulti, ma quello che mi sconvolge di pi  pensare all'effetto che fa sui bambini. Capisco bene che a volte non si pu fare altrimenti, e molti genitori separati si sforzano parecchio per far s che i figli superino i momenti difficili di un divorzio, ma ai miei genitori non importava granch dei figli. Li preoccupava molto di pi individuare la persona con cui si sarebbero messi dopo. E ce ne preoccupavamo molto anche noi... Non c' nessuna giustificazione per sottoporre i propri figli a un tormento simile."
Katie si spost di lato per dare un'occhiata ai bambini, poi torn a raddrizzarsi e lo guard, in silenzio. Dylan lo prese come un incoraggiamento a continuare.
"Io ero il terzo figlio avuto da mia madre con il terzo marito, ma l'unico figlio di mio padre dalla seconda moglie. Se fai il conto, quando sono arrivato io i miei avevano gi sommato cinque matrimoni tra tutti e due. Non si capisce perch continuassero a fare figli se non riuscivano a tenere in piedi un matrimonio, ma  quello che facevano. Prima di passare al compagno successivo non avrebbero dovuto concentrarsi sui figli che avevano gi, in modo da non traumatizzarli del tutto? A me sembra pi logico... e invece no, e non c'erano solo patrigni e matrigne, ma anche potenziali nuovi patrigni o matrigne che vivevano con noi nella stessa casa per un certo periodo, e che poi sparivano." Si strinse nelle spalle. "Ora prendi il mio migliore amico, Lang. È sposato da undici anni e ha cinque figli, e quando guardi quei bambini capisci subito che lui e Sue Ann li hanno avuti perch li volevano, che il loro matrimonio  solido e che i bambini si sentono protetti e al sicuro. E sono bambini normali, intelligenti, divertenti e felici."
Katie prese un altro morso, poi bevve un po' di Coca-Cola.
"Secondo me, dietro a tutto questo c' il fatto che loro conoscono bene le proprie forze e debolezze. Ma visto che io provengo da una famiglia che ha dei problemi nelle relazioni e negli impegni a lungo termine, e visto che so quanto questo possa danneggiare i figli, so che non devo prendere quella strada. Vado pazzo per i bambini, ma temo che ci sia una specie di tara nel DNA della nostra famiglia... forse non possiamo evitare di comportarci cos. O forse c' una maledizione su di noi, forse secoli fa un antenato Childress ha contrariato una strega. Chi lo sa? Il mio amico Lang mi ricorda spesso quello che gli ho detto anni fa, quando eravamo insieme al college: e cio che quasi tutti i membri della mia famiglia sono talmente egocentrici che quando hanno fame si comprano un ristorante."
Con un sorrisetto, Katie bevve un altro sorso di cola.
Dylan ridacchi. "Per credo che la maledizione riguardi soltanto l'ambito del matrimonio e della famiglia. I miei rapporti di lavoro e di amicizia sono ottimi, per esempio Lang  mio amico da pi di quindici anni. Ma con la storia che ho alle spalle non mi sembra giusto tentare la strada del matrimonio. Perci capisci, Katie,  per questo non do mai appuntamenti a una donna che abbia gi dei bambini."
Lei alz il mento e corrug la fronte, come se fosse stupita di sentire quelle parole. Prese un ultimo morso e poi mise da parte il resto dell'hamburger, forse per riflettere su tutto quello che lui aveva detto mentre lei mangiava. Poi si chin sul tavolo, lo guard fisso negli occhi e domand: "E questo lo chiami un appuntamento?".
Dylan rise talmente di gusto che a momenti si strozz con la Coca-Cola.
Quando Katie si ferm accanto alla scuola, dove Dylan aveva lasciato la moto, vide il pick-up di suo fratello. Conner era con Paul, il loro capo, e scaricavano quello che pareva un cumulo di assi e pali. "Chiss che stanno facendo..." osserv.
"Non vai a chiederglielo?" domand Dylan.
"No, gli telefoner pi tardi. Adesso salta gi, in modo che io possa portare a casa questi due barbari e cacciarli sotto la doccia."
"D'accordo" fece lui aprendo la portiera.
"Bambini, dite grazie a Dylan!"
"Possiamo farlo di nuovo, uno di questi giorni" disse lui saltando gi dal SUV. Katie non lo aveva lasciato guidare nemmeno al ritorno. Ridacchi tra s. Doveva avere qualche mania di controllo... gli ricordava Sue Ann.
Segu con gli occhi il SUV che si allontanava, poi si volt e scopr che i due uomini lo stavano fissando. "Ehi" disse a mo' di saluto. "Che state facendo?"
"Un'area giochi" spieg Paul lasciando cadere un palo sul mucchio degli altri. "Parallele, un'altalena, uno scivolo, una parete per arrampicarsi. Siamo andati fino a Eureka per comprare il materiale, ma ormai si sta facendo buio, perci monteremo tutto domani mattina presto, prima di andare al lavoro."
"Quanto presto?" si inform Dylan.
"Verso le cinque. Vorremmo finire prima delle sette, se possibile."
"Posso darvi una mano anch'io" propose lui.
"Gentile da parte tua, ma non sei obbligato" rispose Paul. "Non hai un interesse diretto, no?"
"Non ho niente di importante da fare, e al momento non ho orari" spieg Dylan. "E poi  cos che funziona anche dove vivo. Sapete com' nei piccoli centri."
Paul si tolse il berretto e uno dei guanti da lavoro, poi si pass una mano sulla testa. "E che genere di lavoro fai?" Dopo che Dylan glielo ebbe spiegato esclam: "È un vero peccato! Avrei un posto part-time nella mia impresa, ma ci vuole un po' di esperienza".
"La mia unica esperienza  il tavolino da caff che costruii per mia nonna al liceo" disse lui con una risata. "Era orrendo. Ma con i motori sono bravissimo. Ci vediamo qui domani mattina, cos puoi controllare la mia abilit di costruttore. Probabilmente rimpiangerai di aver accettato la mia offerta..."
Conner non aveva detto una parola e continuava a squadrarlo con aria truce. Finalmente sbott: "Esci con mia sorella?".
Dylan non pot trattenersi e scoppi a ridere. "Secondo lei, no." Poi and a prendere la moto. Che Conner lo domandasse a lei, quando gli avrebbe telefonato pi tardi. Avrebbe dato chiss che per ascoltare la risposta di Katie, anche se temeva che non sarebbe stata troppo lusinghiera. Di solito le donne erano tutte elettrizzate all'idea di uscire con lui, ma questa apparentemente no...
Avviandosi verso gli chalet di Luke, riflett su quell'esperienza del tutto nuova per lui, e cio che Katie Malone potesse prenderlo o lasciarlo a suo piacimento.
Dylan non aveva mai giocato la carta della star di Hollywood, eppure era abituato a trattare con donne un tantino pi... motivate, ecco.
Arrivato agli chalet, scopr che Luke stava di nuovo accendendo un fuoco nella buca poco profonda scavata davanti a casa sua. Dopo aver parcheggiato la moto, Dylan si avvicin e domand: "È una tradizione locale?".
"Lo accendiamo solo quando fa ancora un po' freddo, nelle sere in cui Shelby non lavora. Adesso sta mettendo a letto il bambino. Ti va una birra?"
"S, credo che mi lascer tentare. Ma mi piacerebbe molto sentirti raccontare del Black Hawk, di come hai cominciato e delle missioni che hai fatto."
Luke sorrise appena. "Ho fatto la guerra, amico mio. In molti posti, compresa Mogadiscio." E and a prendergli la birra.
Luke sapeva quello che Dylan e i suoi amici facevano per vivere, ma non conosceva i dettagli – e non sapeva che la compagnia apparteneva a Dylan e che stava lottando per restare a galla. Era pi che disponibile a scambiare storie ed esperienze bevendo birra, e mentre Dylan era ansioso di sapere com'era stata la sua carriera di pilota di un elicottero da guerra, Luke era interessato ai voli charter e molto colpito dal fatto che Dylan avesse accumulato ore di volo su parecchi velivoli diversi. Parlarono a lungo, finch non venne il momento di spegnere il fuoco e darsi la buonanotte.
Dylan punt la sveglia del cellulare alle quattro e mezza, cos avrebbe avuto tempo di farsi un caff prima di andare in paese; ma si svegli alle quattro, e cos arriv a Virgin River poco dopo le quattro e mezza. Diede un'occhiata alle assi e ai pali. Naturalmente non c'erano le istruzioni. Probabilmente Paul le avrebbe portate con s pi tardi, ma il montaggio non sembrava complicato. Quattro cavalletti ad A da unire fra loro con delle sbarre, a cui andavano aggiunti delle scale a pioli, uno scivolo, anelli sospesi e altre cose del genere. Dylan si mise al lavoro.
Solo quando Conner arriv mezz'ora dopo con il suo pick-up, Dylan si rese conto di essere arrivato presto di proposito. Forse inconsciamente, si era svegliato senza che la sveglia avesse ancora suonato, cos da essere sul posto prima degli altri.
Si alz dalla posizione accovacciata in cui si era messo per unire i pezzi e salut Conner, che aveva la stessa faccia truce del giorno prima. "Buongiorno" disse cordialmente. L'altro fece un cenno secco. "Non avevo le istruzioni per il montaggio, ma mettere insieme le parti non mi sembrava difficile" continu lui, "cos ho cominciato."
In silenzio Conner si avvicin al pianale del suo pick-up e prese una cassetta per gli attrezzi, poi la port nel punto in cui Dylan stava lavorando. "Ti ho detto buongiorno" ripet quest'ultimo.
"E io ti ho risposto" grugn Conner con lo stesso cenno di prima.
Un ricordo d'infanzia si affacci alla mente di Dylan. "Attento che quella faccia non ti si congeli cos per sempre" sbott. L'espressione di Conner si distese appena, e Dylan scoppi a ridere. "Dai, amico, rilassati! Non ho fatto che accompagnarli da McDonald's, e comunque rester da queste parti solo per altri due giorni."
"Ma perch sei da queste parti?"
"Mi sto guardando intorno, e aspetto una telefonata da Los Angeles per un eventuale lavoro" spieg Dylan. "Dopo di che me ne torner a casa. Devo dire che fra tutte le persone che ho conosciuto qui, tu sei l'unico poco amichevole."
"Sono anche l'unico che ha una sorella" ribatt Conner. Poi prese dalla cassetta un cacciavite a batteria – versione in miniatura della pistola elettrica da meccanico. "Stringi le viti con questo" disse porgendolo a Dylan.
"Vuoi dire che ho fatto tutto bene?" domand lui prendendo il cacciavite.
"Non  mica neurochirurgia" ribatt Conner.
"Sai, io con te sarei molto pi gentile se dovessi insegnarti a volare."
"Insegni alla gente a volare?" domand Conner.
"S, sono pilota e istruttore di volo. È il mio lavoro. È quello che faccio."
"Nel Montana" disse Conner come se volesse una conferma.
"Puoi cominciare a contare le ore" continu lui. "Tra un paio di giorni sar solo un ricordo, perch ho molte altre cose da fare."
"E va bene, ti chiedo scusa" cedette Conner – bench non sembrasse affatto dispiaciuto. "Katie non ha altri che me, e io mi preoccupo per lei."
"Be', da quello ho visto mi sembra perfettamente in grado di badare a se stessa" osserv Dylan. Poi si volt e cominci a stringere le viti.
Nel giro di pochi minuti comparvero anche gli altri. Jack aveva portato un grosso thermos di caff e una scatola di ciambelle, e si avvicin tutto sorrisi per stringere la mano a Dylan. Dietro di lui arriv Paul, e con sorpresa di Dylan anche Luke. Si radunarono accanto al pick-up di Jack a bere caff e mangiare ciambelle, chiacchierarono per una decina di minuti, e l'impressione di Dylan ebbe un'altra conferma: l'unico imbronciato era Conner, che continuava a gettargli occhiate sospettose come se lui progettasse di rapire Katie.
Dylan cerc di immaginare perch fosse tanto preoccupato. Temeva che lui facesse soffrire Katie? Be', sperava proprio di no! Se fosse restato ancora un paio di giorni non sarebbe successo niente – a meno che lei non fosse una di quelle ragazze lacrimevoli e appiccicose che si montavano la testa dopo un hamburger da McDonald's. Ma la Katie che conosceva lui non era certo cos. Anche se avesse ottenuto da lei un altro po' di baci prima di partire non sarebbe stato niente di serio. Si sarebbero divertiti, e lui non si sarebbe certo lamentato. Tutto l.
Gli uomini finirono di assemblare i montanti e il castello verso le sette e mezza, ma ormai Paul e Conner dovevano andare al lavoro e Jack doveva aprire il locale per servire la colazione.
Dylan si offr di appendere gli anelli e i sedili delle altalene, e di recintare l'area in modo che non venisse usata quel primo giorno. I pali erano stati infitti nel terreno e assicurati con del cemento a presa rapida. Se un gruppo di piccoletti avesse cominciato a dondolarsi sulle altalene probabilmente non sarebbe successo niente, ma era pi sicuro aspettare ventiquattr'ore.
La sua buona azione venne ricompensata, perch verso le nove comparve Katie con i gemelli. Lei sembrava stupefatta di vederlo l, e dopo aver salutato i gemelli che erano corsi dentro la scuola, gli si avvicin.
"Che ci fai qui?"
Lui indic i giochi. "Mi sono offerto di dare una mano a montarli, e mi hanno preso in parola."
"Molto gentile da parte tua" comment lei, "per un tale che  solo di passaggio."
"Io sono sempre gentile" conferm lui. "Che programmi hai per oggi?"
"Non so ancora. Pensavo di andare a Fortuna e guardarmi un po' in giro mentre i bambini sono in ostaggio. Potrei spingermi fino a Eureka" aggiunse con una risatina.
"Sei mai stata su una moto?" domand lui.
"Ma certo che sono stata su una moto! Al liceo uscivo di nascosto con un ragazzo che ce l'aveva."
"Di nascosto?"
"Non avevo il permesso di salire su una motocicletta o sul retro di un pick-up. Ma ho corso il rischio." E rise di nuovo.
Quel suo sorriso era irresistibile. Gli faceva venir voglia di prenderla fra le braccia proprio l, davanti alla scuola. "Se fossi ancora da queste parti per i sedici anni dei gemelli, glielo direi."
"Oh, non mi preoccupo" fece lei tranquillamente, pensando che sarebbe sparito prima che i gemelli ne compissero cinque e mezzo. "Tanto non ci sarai."
A Dylan non piacque il modo in cui lei lo aveva detto, ma lo ignor. In fondo l'aveva gi avvertita che sarebbe rimasto ancora un paio di giorni e poi sarebbe ripartito, perci quella di Katie non era una previsione da veggente. "Ho un'idea" disse. "Ho un altro casco nello chalet dove sto. Se mi segui fin l puoi lasciare la macchina e venire con me. Ti porto a fare colazione e poi andiamo un po' in giro."
"Non saprei... credi che sia il caso?"
"Hai paura?" ribatt lui con un sorrisetto allusivo.
"Queste strade sono un po' difficili" spieg lei. "Ma non ho paura di te. Anzi, credo di essere io quella che ti spaventa."
Dylan fece un passo indietro. "Cos', una sfida?" sogghign. "Coraggio, seguimi."
"E va bene" accett Katie. "Tanto non ho niente di meglio da fare."

6.
Va tutto bene, si disse Katie. È una cosa cos, giusto per divertirsi. S, forse lei era un tantino vulnerabile in fatto di uomini, ma era una donna intelligente e in gamba, almeno quanto bastava per non lasciarsi coinvolgere da uno come Dylan Childress. Ricordava anche troppo bene com'era da adolescente: lei guardava la sua sitcom tutte le settimane, lo adorava, e si beveva avidamente tutte le storie pubblicate sui tabloid e sulle riviste per ragazzine. Dylan aveva una reputazione orribile – cosa che a dodici anni la elettrizzava. Sembrava cos eccitante, cos pericoloso! Ma adesso lei era una donna adulta, una madre, una vedova, Dio santo. Le fantasie su Dylan Childress erano divertenti come un bel cono gelato, ma non facevano per lei.
Per poteva benissimo dare una leccata a quel gelato, senza per questo vendersi l'anima.
Partirono dalla propriet Riordan a bordo della moto di lui, si diressero verso Fortuna, e una volta in citt lui parcheggi la moto davanti a un piccolo caff dalle pareti turchesi, stretto tra uno studio di tatuaggi e un negozio di liquori.
Mentre mangiavano un'omelette, Dylan le fece una quantit di domande su di lei, suo fratello, la sua vita prima di arrivare a Virgin River. Abile, pens lei, il modo in cui deviava la conversazione da se stesso.
E lei gli raccont tutto, seppure in versione abbreviata. La sua vita nell'ultimo anno era stata alquanto movimentata, spieg. Raccont dei problemi di Conner in quanto testimone di un omicidio, aggiunse che erano entrati nel programma di protezione testimoni ed erano stati separati. Ecco perch Conner era finito a Virgin River e lei all'altro capo del paese, nel Vermont. Adesso per il pericolo era svanito e loro erano pronti a ricominciare daccapo, come una vera famiglia.
"A Virgin River?" domand lui.
"Be', il fatto che siamo qui  dovuto al caso. Conner doveva solo nascondersi per un po', ma poi ha conosciuto Leslie e si sono innamorati. Lui e io avevamo gi deciso che non volevamo pi vivere a Sacramento dopo quello che era successo. Sacramento  una citt molto piacevole, ma la nostra esperienza ci ha segnato troppo per rimanerci. È arrivato il momento di una svolta. E adesso che ho provato a vivere in due centri abbastanza piccoli come Burlington e Virgin River, credo che sia una buona idea far crescere i miei figli lontani da una grande citt. E vicini a zio Conner, che per loro  stato come un padre fin dal momento della nascita. Hanno bisogno di continuit. È il minimo che io possa fare per loro."
"Ma non mi sembra che tu sia del tutto convinta di vivere a Virgin River" osserv Dylan.
"Be', non del tutto" ammise lei con una scrollata di spalle, "forse perch non ho ancora avuto modo di conoscere a fondo la zona qui attorno. In ogni caso far s che i bambini siano vicini a Conner, e che possano passare del tempo con lui. Devo farlo, non credi? Loro hanno bisogno di stabilit, della sicurezza di una famiglia. E soprattutto di una figura maschile."
"Bene, allora perch non diamo un'occhiata in giro?" propose lui pulendosi la bocca e deponendo il tovagliolo sul tavolo. "Cos vedrai se c' un posto che ti piace."
Risalirono in moto e si diressero verso sud. Katie si reggeva cingendo la vita di lui e pensava, Buffo che si creda una persona qualsiasi. Forse lo era per suo fratello o per Jack Sheridan, ma per una ragazzina che era stata innamorata di lui fino ai dodici anni? Per favore! Davvero ignorava la quantit di ragazzine che lo avevano amato con tutto il cuore per anni? E che lo avevano rimpianto amaramente quando lui era sparito chiss dove? Questo, a dire la verit, finch non erano comparsi Jason Priestley e i Backstreet Boys...
Ovviamente, quando Katie aveva otto, nove o dieci anni, credeva che Dylan vivesse con la famiglia che vedeva ogni settimana in TV. Se non proprio quella famiglia, almeno una molto simile. La serie si chiamava Una casa alla buona, e raccontava di un padre che andava al lavoro ogni mattina con il portapranzo sottobraccio, di una mamma che cucinava e puliva la casa e si strappava i capelli perch i tre figli si trovavano sempre in qualche guaio – guaio che veniva brillantemente risolto nella mezz'ora della puntata. Erano la classica famiglia americana di ceto medio, in cui tutti si volevano bene ed erano saggi e positivi nonostante le battaglie con le bollette da pagare, la pressione del lavoro e le difficolt della vita quotidiana. Dylan recitava la parte dell'attraente figlio di mezzo, ed era il pi popolare di tutti. I film che poi aveva fatto, bench non avessero niente a che fare con la serie televisiva, avevano avuto un grande successo e la sua popolarit era salita alle stelle. Gli altri due ragazzini della serie non avevano avuto la stessa fortuna.
Crescendo, Katie aveva capito che Dylan Childress non era affatto il bravo ragazzino dipinto dalla TV, e che tutti i pettegolezzi su di lui erano veri. Veniva da un mondo che lei non poteva capire, quello di Hollywood, e da una famiglia che non somigliava affatto alla sua. Cos alla fine lo aveva messo da parte per altre star.
Naturalmente non aveva intenzione di dirgli che sapeva chi era. O forse glielo avrebbe detto tra qualche giorno, quando lui le avesse detto addio – sempre che avesse deciso di salutarla prima di partire – giusto per vedere la sua reazione. Chiss se era abituato alla sua fama? A vedere le donne che avevano avuto una cotta per lui da bambine e adesso trattenevano il fiato per la meraviglia e l'ammirazione non appena lo riconoscevano? Katie era stata come loro all'et di dodici anni, ma adesso era cambiata. S, a quell'epoca avrebbe gettato le mutandine al suo passaggio con urletti isterici, mentre ora aveva un po' pi di classe. O forse era testardaggine. O pura e semplice esperienza.
Per non si poteva negare che l'ex star avesse sex-appeal da vendere. E correre in moto con lui era esilarante! Dopo dieci miglia di strade tutte curve, lei inclinava il corpo per seguire il movimento della motocicletta e si divertiva da matti a ogni tornante affrontato a velocit sostenuta.
Percorsero una strada che attraversava una piccola citt vittoriana, poi saliva sulle colline e sbucava su un altopiano affacciato sull'oceano. La vista le strapp un'esclamazione deliziata. Poi scesero di nuovo sulla costa, attraversando due cittadine che erano pi che altro dei grandi paesi. Dylan fren per lasciar passare un paio di cervi, rallent costeggiando un allevamento di tori, attravers un fitto bosco di altissime sequoie, pass attraverso i filari di un vigneto. Katie era convinta che avessero sconfinato nel terreno del vigneto, ma in fondo non le importava affatto. Anzi, rendeva l'avventura ancora pi elettrizzante.
Non avrebbe saputo dire da quanto viaggiavano quando Dylan imbocc una strada che saliva su per il bosco, in mezzo agli alberi. Le curve si susseguivano una dopo l'altra a spirale, tanto che sembrava di salire ai piani pi alti di un parcheggio. Le orecchie di Katie si tapparono. Quando finalmente sbucarono in una radura, potevano di nuovo ammirare l'oceano, da molto pi in alto di prima.
Dylan spense il motore e puntell la moto sul cavalletto usando le lunghe gambe muscolose, poi smont e Katie fece altrettanto, togliendosi il casco.
Lui si lasci cadere supino sull'erba con un sospiro soddisfatto. "La gita  gi finita?" domand lei.
"No, ma ci prendiamo una pausa."
"Perch?"
"Perch siamo in sella da due ore, e io ho bisogno di riposarmi!"
Lei si sedette a terra accanto a lui, cingendo con le braccia le ginocchia sollevate. "Ti stanchi cos facilmente?" osserv.
"Io stavo guidando" puntualizz lui. "Tu eri solo il passeggero."
"Non posso guidare io?"
"No." Dylan si raddrizz a mezzo sostenendosi sui gomiti. "Hai parlato con tuo fratello ieri sera?"
"S."
"E lui ti ha domandato se uscivamo insieme?"
"Oh, s."
"E tu che gli hai risposto?"
Lei si gir su un fianco, appoggiandosi a un braccio. "Avrei potuto rispondergli semplicemente di no, invece gli ho detto di badare ai fatti suoi. Devo stare attenta con lui. Quando interviene per aiutarmi o per stare con i bambini va benissimo, lo adoro per questo. Ma non sopporto quando si intrufola nella mia vita privata."
"Lo fa da tanto?" domand lui.
Lei gli rispose con una smorfia. "Quando avevo sei anni era lui che mi accompagnava a scuola. Avrei voluto che lo facesse mia madre, e che Conner se ne andasse con i suoi compagni, ma lui mi aveva praticamente adottata. Il che  molto tenero, non fraintendermi, e gliene sono grata... ma vorrei scegliermi da sola i fidanzati!"
Dylan sogghign. "E io sono un tuo fidanzato?"
"Ma fammi il piacere!" rise lei. "Un bacio, giusto per esibirti, un hamburger da McDonald's e la promessa di andartene fra due giorni? Ti assicuro che posso trovare di meglio!"
Lui si mise a sedere. "No, aspetta un momento. Ti ho portata fuori a colazione, e poi abbiamo fatto una fantastica gita in moto!"
"S, ci siamo andati vicino" fece lei. "Ma non ci siamo ancora."
"Ges" protest lui passandosi una mano fra i capelli, "quanto la fai difficile! Cos' per te un appuntamento? Non  che qui ci siano tanti posti eleganti in cui andare a ballare!"
Katie scroll la testa con un risolino. "Non mi ricordo nemmeno l'ultima volta che sono andata a ballare."
"Ma insomma, cos' che cerchi? Vuoi mettermi a parte del segreto?"
"Lo sapr quando lo vedr" disse lei alzando le spalle.
Dylan la fiss per un momento. Era una streghetta snob e sicura di s, e questo gli piaceva da morire... Sorrise a mezzo, fece scivolare la mano dietro la nuca di lei e la fece abilmente sdraiare a terra. E poi si mise sopra di lei, contempl per un attimo quegli occhi enormi, e infine si abbass sulla sua morbida bocca. Le diede un bacetto, un piccolo morso, una leccatina, poi aspett che lei mostrasse un po' di interesse. Non dovette attendere a lungo: Katie gli cinse il collo e lo attir a s, abbassando le palpebre e dischiudendo le labbra.
Al primo tocco della sua bocca emise un piccolo gemito, e questo lo accese ancora di pi. Le loro lingue danzarono insieme, le dita di lui si intrecciarono nei suoi capelli arruffati. Dylan si sentiva affogare in lei, ed era una sensazione inebriante. Scese con le labbra sul suo collo e sussurr: "Dio, che buon sapore hai...". Poi le baci la spalla, la mascella, l'orecchio, per tornare alla bocca e divorarla ancora. Non aveva progettato di baciarla, ma era quello che voleva in quel momento ed era felice di aver cominciato. Aveva baciato centinaia di donne, ma lei era diversa da tutte. E mentre assaporava le sue labbra pens che questa donna gli apparteneva. Per sempre. Quel pensiero non lo aveva mai sfiorato prima, si era sempre concentrato sul qui e adesso. Ma lei, non voleva pi lasciarla andare.
E nemmeno lei lo voleva, era evidente. Dylan si era rigirato sul fianco portandola con s, e Katie lo teneva stretto e gli carezzava la schiena, il collo, le braccia. Si baciarono per un minuto, poi due, poi tre. Finalmente lui si scost dalle sue labbra, ma non la lasci. "Diavolo" sospir senza fiato. E poi ricominci.
E com'era logico, accadde. Dylan si scopr eccitato e cap che voleva molto di pi, ma cerc di resistere alla tentazione. Sapeva bene che sarebbe stato meraviglioso, sull'erba morbida, sotto il sole... se la sua bocca era cos magnifica, non osava immaginare come sarebbe stato essere dentro di lei.
Katie premette i fianchi contro di lui. Cos adesso lo sapeva... ma non sembrava che le dispiacesse. Lui le fece scivolare una mano lungo la schiena, arriv alle natiche sode, allarg le dita e la strinse ancora di pi contro di s, facendole sentire la propria erezione. Ecco. Una meraviglia. Poteva cominciare a slacciarle i bottoni della camicetta, e in meno di dieci minuti, il che era una valutazione molto prudenziale, la meraviglia sarebbe di certo diventata estasi.
Alz appena la testa e le domand: "E cos,  un appuntamento?".
Katie fece segno di no. "È pomiciare. In modo molto soddisfacente, devo dire."
"Quante volte ti devo ancora invitare fuori per aver diritto a un appuntamento?" brontol lui. Ma lei si limit a ridere e lo attir di nuovo a s.
Dopo qualche altro minuto di baci sconvolgenti, lui tolse la mano dal sederino di lei e si scost dalla sua bocca. "Togliamoci i vestiti. Qualche vestito, almeno. Quanto basta per..."
"Per che cosa?" domand lei avvicinandosi di nuovo alle sue labbra.
"Katie, io ti desidero. Ti desidero da morire. E ti assicuro che ne varr la pena..."
"Mmh. Questo mi lusinga molto, ma non sono pronta."
"Io s. Ho anche la protezione necessaria."
"Non intendevo questo, Dylan. Non sono pronta a farmi coinvolgere cos tanto."
"Perch?"
"A parte il fatto che te ne vai tra due giorni?" ribatt lei.
"E va bene, mi fermer per tutta la settimana."
Lei ridacchi. "Se vuoi saperlo, mi costa molto dirti di no. Hai delle labbra fantastiche... e anche il resto."
Dylan gemette in tono lamentoso. "Ma guardami... sono eccitato da morire!"
"Lo so" disse lei, "ed  una cosa molto bella. Se fossi pronta questo mi convincerebbe."
Lui si sdrai sulla schiena, intrecci le dita dietro la testa e chiuse gli occhi. Non disse niente, ma aveva le labbra strette in una smorfia di disappunto.
"Forse dovremmo andare" sugger lei.
"Adesso non posso" brontol lui senza aprire gli occhi.
"E perch?"
"Perch ho una maledetta erezione!"
Katie scroll la testa schioccando la lingua. "Caspita, mi ricordi sempre di pi Charlie. Ma non fraintendermi, non  per questo che mi piaci." Si sdrai di nuovo accanto a Dylan. "Aspetteremo finch non sei pronto."
"Mi sarebbe piaciuto di pi che fossi stata pronta tu" grugn lui.
"Ricordami di non pomiciare con te la prossima volta. Mi sa che ti rende irritabile."
"Senza scherzi" disse lui. "Mi serve solo un po' di tempo e sar a posto."
Cos Katie rimase in silenzio accanto a lui.
In fondo non era spiacevole rilassarsi, pens, anche se era frustrata quanto lui. Ma era una cos bella giornata! Il sole era caldo, l'erba folta e morbida sotto di lei, la brezza fresca era perfetta. Era il momento ideale per pensare a un po' di cose – tipo, era la prima ad aver detto di no al famoso Dylan Childress? Il fatto era che aveva un s sulla punta della lingua. Lo voleva anche lei, eccome. Non provava tanto desiderio, n era stata cos pronta, da cinque anni e pi. Ma ne aveva passate tante, e non se la sentiva di aggiungere al resto anche il rimorso. E poi non le piaceva l'idea di essere la ragazza che lui avrebbe piantato in asso senza pensarci su due volte.
Non che avesse delle aspettative poco realistiche: tutti i guai che aveva passato le avevano insegnato anche questo. Poteva benissimo far l'amore con un bell'uomo eccitante senza che ci fosse nell'aria la prospettiva di un matrimonio. Poteva avere un'avventura, eccome se poteva. Ma in effetti l'idea che lui potesse divertirsi e poi andarsene senza voltarsi indietro, senza rimpianti, senza pensare un po' a lei, senza sentire la sua mancanza, era troppo dura da mandar gi. Lei sapeva chi era questo tizio: era un playboy nato. Se ne sarebbe andato, e non avrebbe perso una sola ora di sonno per causa sua.
E invece lei voleva essere importante per qualcuno, voleva essere pi di una semplice distrazione. Il problema era questo. Non si aspettava di diventare l'amore della sua vita – o almeno uno di quelli memorabili. Ma voleva essere qualcosa di pi di una giornata di sole sulla collina.
"Pronta ad andare?" domand lui.
Katie apr gli occhi e vide che lui si era seduto e la stava guardando. "Ma tu lo sei?" replic.
"Certo, quando vuoi."
"Stai bene?" domand Katie.
"Molto meglio. Mi occorreva un po' di meditazione... per cos dire." Si chin verso di lei e le diede un rapido bacio in fronte. "Adesso andiamo verso nord. Ci sono un sacco di bei posti da vedere."
Lei si rizz a sedere. "E continuerai a essere irritabile?"
"Certo che no. Senti, lo capisci anche tu... un uomo ha bisogno di un po' di tempo per rilassare certe parti. Non volevo farti pressione, e non ti tender pi una trappola del genere."
"Ma certo" concord lei, senza credergli troppo. Dylan sembrava pi il tipo da riprovarci alla prima occasione, proprio perch poi se ne sarebbe andato. E se era cos, be', lo aspettavano un paio di sorprese...
Risalirono in moto e si rimisero in viaggio. Si fermarono a Ferndale per mangiare un eccellente hamburger nel ristorante di un vecchio albergo, risero sulla differenza tra mangiare qualcosa con i bambini o da soli, continuarono a girare lungo la costa per altre tre ore e poi tornarono verso Virgin River perch Katie doveva andare a prendere i bambini.
Quando arrivarono agli chalet dove lei aveva lasciato il SUV, Dylan la prese tra le braccia e le regal un delizioso bacio. Non un bacio da dieci minuti, ma comunque ricco di tentazioni. "Grazie per essere venuta con me" le disse. "È stata una bellissima giornata. Ci vediamo."
"Ehm, senti..." fece lei esitando. Si morse un labbro. "Prima di andartene... insomma, se hai tempo, potresti passare da me a dirmi addio."
"Ci puoi scommettere" disse lui. "Ma invece di dirti addio e basta, potrei venire a prenderti dopodomani intorno alle undici, portarti a fare un giro e magari offrirti il pranzo. Se non hai niente di meglio da fare."
"Credo che sar libera" disse lei.
"Bene. Allora ci vediamo dopodomani."
Dylan e Katie uscirono tre volte in una settimana: due ore in moto, una mezz'oretta di baci e carezze, qualcosa da mangiare.
"Questi sono o non sono appuntamenti?" domand lui un pomeriggio.
"Ti stai avvicinando parecchio."
"Domani e dopodomani lavoro" continu lui. "Ho due o tre visite in aeroporti privati. Ma mi far vivo presto."
E poi cominci a pensare che era davvero ora di ripartire, che ormai era a Virgin River da pi di due settimane... ma quattro giorni pi tardi, dopo essere stato lontano da Katie e aver visitato un bel po' di aeroporti nelle contee di Humboldt, Trinity e Mendocino, Dylan si ritrov su quel memorabile altipiano affacciato sull'oceano. Quello dove aveva quasi sedotto Katie: un ricordo cos delizioso che non riusciva a cacciarlo dalla mente. Mise la moto sul cavalletto e si allung all'indietro, con i piedi sul manubrio.
E dato che lass c'era una buona ricezione, chiam Lang.
"Allora, che succede l da te?"
"Sempre lo stesso" rispose Lang. "È pi o meno quello che ci aspettavamo, ma ci sono stati ulteriori sviluppi. Abbiamo perso due dipendenti, uno dell'equipaggio del Boeing e un pilota. Entrambi hanno trovato un altro lavoro, il che  una bella fortuna. Devono aver capito che le cose andavano male, non  un segreto per nessuno, e francamente sono molto sollevato di non aver dovuto aspettare il momento in cui restituiremo il Boeing. Ah, abbiamo un contratto per un volo charter, ma ho dovuto accettare un prezzo cos basso che non ci render granch."
Dylan emise un fischio sommesso. "E che altro?"
"Sto preparando i documenti per la cessione del Boeing. Sono certo che non appena dir alla compagnia di leasing che non possiamo pi pagare, si precipiteranno qui a portarlo via. Spero soltanto che non cerchino di farci pagare fino al termine del contratto e che non vogliano una penale per i mesi che mancano alla fine. Se questo succeder, forse dovremo chiedere una tutela fallimentare. E prima che tu ti lasci prendere dal panico, sappi che non  la fine del mondo."
"Possiamo resistere fino alla fine dell'estate?" domand Dylan.
"Credo di s, ma poi dovremo ridurre un altro po' il personale. E se continuano ad andarsene spontaneamente non dovremo neanche licenziarli."
Licenziarli... Quella prospettiva era come un pugno nello stomaco. Dylan era un datore di lavoro molto coscienzioso, e conosceva bene ognuno dei collaboratori. "Ho parlato con il mio amico produttore" disse con un sospiro. "Ha qualche idea, ma per ora niente di concreto. Per  molto ottimista, e credo che qualcosa verr fuori."
"E tu sei ancora a Virgin River?" domand Lang.
"S, nello stesso chalet. Ho visitato una decina di aeroporti privati nella zona, e non sarai sorpreso di sapere che hanno tutti il nostro stesso problema. Se non altro io ho un'altra opzione – almeno spero."
"Be', senti, io non so che farei se qualcuno mi offrisse un mucchio di soldi solo per stare davanti a una cinepresa a fare il fico, ma non devi sacrificarti per noi. Fallo solo se piace a te. Pu darsi che dovremo ridimensionarci parecchio, ma possiamo tirare avanti un bel po' anche con un equipaggio ridotto all'osso. Dico davvero, Dylan. Con i nostri corsi di strumentazione, il magazzinaggio e la manutenzione di qualche velivolo, le lezioni di volo occasionali e qualche charter."
Dylan digrign i denti. "Recitare pu essere un po' pi complesso che fare il fico davanti alla cinepresa" precis.
"S, s, d'accordo. A parte le visite agli aeroporti, che hai fatto da quando Stu e io ce ne siamo andati?"
"Non molto..."
"Non molto, ma...?"
Dylan non rispose.
"Ti sei portato in giro qualche ragazza sul sellino posteriore, eh?" domand l'altro con una risata.
Dylan sospir. "Credo che me ne andr domani. Ti far sapere se torno a Payne o vado direttamente a Los Angeles."
"Resta l ancora un po', Dylan" ripose Lang. "Almeno finch non ti sei chiarito i dubbi che ti sento nella voce."
"Ha due bambini, capisci."
"Tu sei fantastico con i bambini" replic l'altro. "E anche se ripeti da anni che sei un disastro in fatto di relazioni, io non ne ho mai avuto le prove. Forse non hai ancora trovato la ragazza giusta con cui stare, ma le tue relazioni sono solidissime. Anzi, se muoio ti do il permesso di sposare Sue Ann."
Lui rise suo malgrado. "Ma lei non mi vorrebbe."
"Non c' bisogno che tu torni qui cos in fretta" insistette Lang. "Hai retto la compagnia sulle spalle per tanto tempo, ma adesso le cose stanno per cambiare ed  giusto che ti prenda una pausa e che pensi al futuro."
"Mi far vivo quando sar per strada" promise lui. "E grazie per essere rimasto a guardia del forte."
"Ma figurati, amico mio. Il mio forte e tutti i miei piccoli indiani sono qui."
Il suo forte e tutti i suoi piccoli indiani, pens Dylan dopo aver chiuso. Lang sapeva benissimo di essere un uomo fortunato, ma non lo faceva pesare. E Dylan continuava a provare un po' di invidia nei suoi confronti. Fin da bambino, quando aveva la finta famiglia televisiva, aveva sognato di avere quel genere di legame. Poi, da adolescente, aveva capito che a lui non sarebbe mai accaduto e si era dovuto rassegnare.
Adesso per c'era un solo posto in cui voleva essere. Con Katie, tra le sue braccia. E proprio perch l'intensit di quel sentimento lo spaventava, l'aveva evitata per qualche giorno. La cosa pi difficile a quel punto sarebbe stata dirle addio, come aveva promesso. Non era sicuro di farcela. Molto meglio scappare senza dirle pi niente.
Controll le e-mail mentre era ancora in una zona in cui c'era campo. Molte erano di Jay, e tutte dicevano pressappoco le stesse cose. Sto ancora parlando con un po' di gente... Metto insieme i dettagli per un possibile contratto... Non scoraggiarti, ci sono quasi... Sto facendo di tutto perch la cosa funzioni. Questo non lo stupiva, perch Jay Romney era un amico sincero ed stato regolarmente in contatto con lui negli ultimi dieci anni. Dylan gli rispose con una breve e-mail, Aspetto fiducioso, D.
E poi vide un'e-mail di sua nonna, che di solito evitava di servirsene perch non le amava. Il testo era breve e conciso. Sono stufa di essere dirottata alla casella vocale. Lang ha finalmente risposto al telefono dell'ufficio, ha finto di non sapere dove fossi, ma ha accennato che potrebbe trattarsi di una ragazza. Se non vuoi che ti dia la caccia, chiamami. A.
Bene, ecco un altro problema da affrontare. Di solito telefonava a sua nonna ogni due o tre giorni, ma questa volta l'aveva trascurata e non si era reso conto che lei gli aveva lasciato una quantit di messaggi vocali. Non le aveva parlato di un possibile film per una ragione molto semplice: Adele avrebbe insistito per dargli il denaro che gli occorreva. Forse, se avesse pensato che lui voleva davvero riprendere la carriera di attore, lo avrebbe addirittura incoraggiato... ma aveva troppo intuito. Avrebbe capito che lui era troppo orgoglioso per accettare il suo aiuto, che un film era l'unica soluzione che gli era venuta in mente, e avrebbe insistito ancora di pi.
Per a questo punto non aveva scelta. Cos la chiam.
"Nonna, sono io..."
"Alla buon'ora! Lang mi ha detto che mentre passavi per caso per un paesino di montagna hai conosciuto una ragazza, cos ti sei fermato l per un po'. È vero?"
Dylan aveva voglia di ammazzare il suo amico. "Sono rimasto per controllare i piccoli aeroporti della zona. Volevo sapere come tirano avanti con l'economia in ribasso e i prezzi del carburante sempre pi alti, e ho buttato un po' di esche per degli eventuali contratti di voli charter. Si tratta di lavoro, capisci."
"Ed  carina?"
Lui gemette. "Ho conosciuto una donna,  vero. Ho portato lei e i suoi bambini a cena da McDonald's, abbiamo fatto qualche giro in moto e abbiamo mangiato fuori un paio di volte. Tutto qui. Per c' qualcos'altro di cui volevo parlarti. Non che ci sia niente di sicuro, ma..."
"Di che si tratta?"
"Ho parlato di lavoro con Jay Romney. Se il progetto  interessante e l'offerta  buona..."
"Questo mi stupisce davvero" disse Adele. Poi tacque a lungo, il che per lei era insolito. "Immagino che tu ci abbia pensato bene..."
"Jay mi ha cercato spesso in questi anni, e mi ha sempre rinnovato l'invito a tornare a Hollywood. E adesso, visto che gli affari vanno a rilento e Lang pu mandare avanti la baracca da solo, ho pensato che non era un sistema troppo malvagio per guadagnare un po' di denaro."
"Credo che di Jay tu possa fidarti, e questa  una buona cosa" disse Adele. "Ma da quando hai cominciato a volare non hai pi mostrato alcun interesse per il cinema."
"Be', adesso sono pi motivato. Con gli affari che vanno come vanno, e tutto quanto."
"Be', ricorda quello che abbiamo sempre detto: i cambiamenti possono essere positivi, e quello che ci pare un disastro pu trasformarsi in una nuova opportunit. È cos che hai cominciato a volare, no? Eri in crisi, e questa  stata la molla di tutto quanto. Pensa positivo, Dylan. C' sicuramente una luce in fondo al tunnel."
"Sar il treno in arrivo" borbott lui.
Adele rise. "A volte sembri pi vecchio di me! Chiamami domani. Voglio parlare con te, e se non mi telefoni mander una squadra di soccorso a cercarti. Oppure prender un aereo, andr nel Montana e mi accamper davanti a casa tua finch non torni."
"Ti telefoner" promise lui, un po' stupito che l'offerta di denaro non fosse arrivata.
"Tra l'altro sto bene, grazie" aggiunse lei secca.
Dylan gemette. A volte era un tale stronzo egoista! "Scusa, nonna. Ho avuto tanti di quei pensieri per la testa... Davvero stai bene?"
"Mai stata meglio, Dylan. Ci sentiamo domani." E chiuse la comunicazione.
Lui rimase a lungo seduto dov'era, a fissare l'oceano, e gli ci volle un po' perch giungesse all'unica conclusione possibile. Non avrebbe mai pi potuto dormire se non l'avesse vista un'ultima volta. Doveva mantenere la promessa e dire addio a Katie.
E gi che c'era, avrebbe fatto in modo che fosse un addio memorabile.

7.
Quella domenica Conner port i bambini a pesca sul fiume, lasciando Katie e Leslie sulla veranda a bere t freddo.
"Possiamo parlarne, se vuoi" propose Leslie.
"Oh,  stata solo una cottarella" minimizz lei. "Mi passer."
"Per sei molto silenziosa... dev'essere stato qualcosa di pi di una cottarella. Una cotta di misura media, direi."
Katie scroll le spalle. "L'ho visto per la prima volta due settimane fa, quindi non  stato niente di serio" disse. Ma lei stessa non sembrava convinta. "È solo una fantasia, Leslie. Niente di reale. Ma vuoi sapere che cosa mi disturba? Lo so che  stupido... Gli ho chiesto di venire a salutarmi prima di andarsene. Lui ha detto di s, e invece non si  fatto vivo."
"Accidenti" protest Leslie, "avrei dovuto fare pi attenzione quando eravamo tutti insieme da Jack. Non mi ricordo qual era!"
Katie fece un sorrisetto. "Quello bello, bruno, con un gran bel sedere."
"Sono un po' in difficolt" ammise Leslie. "Da quando Conner  entrato nella mia vita non noto pi i bei sederi. Piuttosto, dimmi come hai capito che ti stavi prendendo una cotta."
"Be', non appena l'ho visto il respiro mi si  fermato per un minuto. Un intero minuto. Poi l'ho rivisto da Jack e mi sono sentita tutta strana... ma sai,  stata solo una cosa cos, vedere un bel tipo sexy e pensare: caspita. Non credevo di rivederlo pi, ma quando i suoi amici sono partiti lui  rimasto, ha trovato lo chalet in cui abito e abbiamo chiacchierato. E poi siamo andati in giro in moto un po' di volte, abbiamo parlato un altro po', ci siano baciati. E..."
"Allora  rimasto? Ha scoperto dove abiti? Ti ha baciata?"
"Eh, gi. È cominciata per cos dire quando lui si  trovato in paese un giorno che io ero andata a prendere i bambini alla scuola estiva, e siamo andati tutti insieme a cena da McDonald's, a Fortuna. Non  successo niente, a parte che i bambini erano un po' pi scatenati del solito. E... be', poi..."
"E poi? È stato allora che ti ha baciata?"
"No, non di fronte ai bambini. Un giorno stavo lasciandoli a scuola, e Dylan era l, e mi ha portata a fare un giro in moto. Tutto il giorno. Mi ha offerto la colazione e il pranzo, e siamo andati in giro per certe strade strette di montagna... Dio, se  stato divertente! E poi l'abbiamo fatto altre volte. Non salivo su una moto da secoli, erano anni che non mi aggrappavo alla schiena di uomo cos attraente e pericoloso. Mi sa che il mio ultimo uomo attraente e pericoloso  stato Charlie."
"Dici davvero?" esclam Leslie. "In cinque anni e pi?"
"Gi. Patetico, vero? Sono uscita con qualche uomo, ma con nessuno di loro ho mai sentito suonare le campane!"
"Non  detto che sia tutto finito" osserv Leslie. "Pu darsi che spunti di nuovo davanti al tuo chalet."
"E probabilmente se lo facesse non sarebbe una buona idea" ribatt lei. "Vedi, ha trentacinque anni, non si  mai sposato, gli piace flirtare, non ha alcuna intenzione di sistemarsi, i bambini gli piacciono ma non ne vuole, e... be', il fatto  che  subito pronto, capisci, si eccita subito, e io non sono l'avventura di una notte. Perci spero che se ne sia andato. Davvero. Perch non so se sarei in grado di dirgli ancora una volta di no."
Leslie si raddrizz sulla sedia. "Ancora una volta? Di' un po', hai omesso qualche dettaglio? Perch le gite in moto, gli hamburger e le chiacchiere vanno bene, ma..."
"Abbiamo pomiciato come due liceali al ballo della scuola, e ho rischiato di esser sedotta in pieno giorno, su una collina. È stato straordinario. E non so bene se sono contenta di aver resistito, o se lo rimpianger per tutta la vita."
"Accidenti!" esclam Leslie facendosi vento con una mano. "Ecco che cosa avevi omesso! Ed  finita cos? Se n' andato da dov'era venuto e tu non lo vedrai mai pi?"
"Pare di s. Ma sai che ti dico? Mi sono divertita, devo ricordarmi di questo. Lui  un tipo divertente. Com' che i cattivi soggetti lo sono sempre pi degli altri? E dev'essersi divertito anche lui, perch l'ho fatto ridere anche quando cercava di essere serio. Devo ricordarmi soltanto che  stata un'esperienza piacevole, che non ci  sfuggita di mano. Ed era ora che succedesse qualcosa tra me e un uomo! La parte pi difficile da mandar gi  che non c' stata una conclusione. Niente saluti, niente addii. E invece non volevo essere una che si dimentica cos facilmente."
Leslie ci pens su. "Magari  ancora da queste parti..." osserv.
"Gi. Magari con un'altra ragazza pi disponibile, su quella collina. Ha detto che si sarebbe fatto vivo e sono passati quattro giorni!"
"Ti  sembrato quel tipo d'uomo? Quello che sbaglia il tiro con te e si trova subito una pi facile?"
"Non lo so, Les. Non posso dire di conoscerlo. Mi sembrava che ci fosse del feeling tra noi, ma questo non significa conoscere qualcuno. L'unica cosa di cui pareva sicuro  che non si sposer mai, e non avr mai dei figli." Alz le spalle e concluse: "E invece chiunque io mi trovi a frequentare deve accettare tutti e tre".
"Ops. Immagino che questo lo abbia eliminato subito..."
"Gli ho anche detto che non aveva fatto ancora niente che gli desse diritto a un appuntamento."
Leslie scoppi a ridere rovesciando il suo t, e Katie non pot evitare di unirsi a lei. "Be', se non altro avr qualcosa a cui pensare durante il viaggio di ritorno."
"Poco ma sicuro" concord Katie.
E poi si ud il rombo lontano di una motocicletta. Le due donne si scambiarono un'occhiata e si immobilizzarono, mentre il rombo sembrava attraversare il paese senza diminuire di intensit. Nessuna delle due si mosse. Infine il rombo si avvicin, scese lungo la strada di Leslie, si ferm dietro il SUV di Katie.
Il pilota fren, mise la moto sul cavalletto e smont, poi si avvicin lentamente alla veranda tenendo il casco sotto il braccio e sorridendo. "Mi pareva che quella fosse la tua macchina" disse a Katie. "Sono andato a casa tua, ma tu non c'eri. Probabilmente perch eri qui..." E poi si avvicin ancora e mise sul primo gradino un piede calzato dallo stivale. Katie adorava quegli stivali a punta.
"Ti sei perso?" domand.
"Be', ti cercavo" spieg lui. Poi diede un'occhiata a Leslie, che lo guardava a bocca aperta. "Ciao. Sono Dylan."
"Salve" sussurr lei. Poi si schiar la voce. "Ciao."
"Lei  Leslie" disse Katie, "la mia futura cognata. Leslie, questo  Dylan."
"Ciao" ripet lei.
Dylan ridacchi. "Non vedo i gemelli. Ci sono speranze che siano in prigione?"
"Sono a pesca con zio Conner." Katie guard l'orologio. "Saranno di ritorno pi o meno tra un'ora."
"Speravo che avessi un po' pi di un'ora. Volevo portarti in un posto, ed  una cosa da adulti."
"Dove?" si inform lei.
"È una sorpresa, ma sono sicuro che ti piacer."
"Oh, lei  libera" intervenne Leslie. "I bambini vogliono... i bambini stanno da noi. Vogliono dormire in tenda nel nostro cortile. Con zio Conner."
Dylan inarc un sopracciglio, incuriosito. Forse insospettito.
"A proposito, posso parlarti un momento prima che tu vada via?" disse Leslie a Katie. "In casa?"
"Ma certo. Torno subito" disse lei a Dylan. E segu Leslie in casa.
Erano appena entrate che Leslie afferr Katie per la manica e la incoll alla parete. Aveva uno sguardo selvaggio negli occhi spalancati – il che era un tantino preoccupante. "Ma lo sai chi ?" sussurr.
"Certo. È Dylan."
"Dylan Childress!" sibil Leslie lasciandola andare.
Lei ridacchi. "Dimenticavo che abbiamo la stessa et. La gente di qui non se n' accorta."
"Tu lo sapevi, per!"
Katie fece un cenno. "S, ma non ne ho parlato e lui nemmeno. Sono stata innamorata di lui per cinque anni, quand'ero una ragazzina, ma questo non c'entra niente con l'uomo che  adesso. Giuro."
"E lui crede che tu non sappia chi ?"
Katie alz le spalle. "Non lo so. Certo non squittisco o strillo quando lo vedo, e non gli getto la mia biancheria. Anzi l'ho sempre fatto penare un po', come un uomo qualunque." Poi afferr il braccio di Leslie. "Non  che voglia fare la difficile, capisci. Ma non mi butto ai suoi piedi solo perch vent'anni fa era un adolescente rubacuori."
"Per sei raggiante" insistette l'altra. "Dio santo, sei proprio... raggiante!"
"Pfui" ribatt lei. "Non vedo perch dovrei. Fra tutti i giovani attori di Hollywood di quand'eravamo ragazzine, lui aveva la reputazione peggiore. Adesso si comporta come un agnellino, ma come si pu sapere se ha superato i suoi istinti pi bassi?"
"Oh, io spero proprio di no... cio, volevo dire, s. Spero di s. Tu per sembri molto felice."
"Be', mi fa piacere che sia venuto a cercarmi, ma non mi lascer incantare da un po' di scena. Per ho caldo... non trovi che faccia caldo?" domand Katie facendosi vento con la mano. "E comunque  solo venuto a salutarmi... il che  notevole, se ci pensi. Avrebbe potuto andarsene e basta, e non  che io avrei potuto corrergli dietro per sgridarlo..." Deglut e aggiunse: "Forse dovrei bere un sorso d'acqua".
"Stasera terr qui i bambini, mangeremo degli hot dog alla griglia e poi guarderemo un film. Te li riporter domani prima di andare al lavoro, cos potrai mettergli dei vestiti puliti per la scuola. E dopo il lavoro vorr sapere ogni dettaglio. Ogni minimo dettaglio!"
"Io ti chiedo mai qualcosa del genere?"
"Ma  ben diverso!" esclam Leslie. "Conner  tuo fratello... Dylan invece  stato il mio fidanzato segreto per anni."
Katie rise. Probabilmente met delle donne della loro et la pensava allo stesso modo. "Adesso possiamo tornare fuori, cos scopriamo che cos'ha in mente?"
Leslie pass le mani sui fianchi per asciugare i palmi sudati. "Sicuro. E tu cerca di apparire calma."
"Secondo me sei tu quella che dovrebbe respirare a fondo per calmarsi."
Dylan le aspettava, sempre con un piede sul gradino.
"Allora dove andiamo?" disse Katie inarcando un sopracciglio.
"Voglio farti vedere qualcosa di molto interessante."
"E vuoi che ti segua con la macchina?"
"No, prendiamo la moto. A te piace andare in moto, ed  molto pi semplice. Per devi metterti un paio di jeans – sai, per la moto." Squadr con un sorriso il grazioso abito estivo che Katie indossava e continu: "Quello  molto sexy, ma potrebbe sollevarsi durante la corsa e causeremmo una catena di incidenti. Ci vogliono dei jeans. Vuoi andare a casa a cambiarti? Io ti seguo".
"D'accordo" fece lei con una risata. Poi si rivolse a Leslie. "Sei sicura che vuoi tenere i bambini?"
"Ma certo. Conner sar felicissimo."
Su questo ho i miei dubbi, pens Katie.
Quando arrivarono davanti allo chalet nei boschi, lei parcheggi e gli fece un cenno di saluto prima di entrare. Ma con sua sorpresa lui la segu, e non appena furono dietro la porta l'afferr per una mano, la fece girare e le stamp un bacio sulla bocca. Quando si stacc da lei, la sua voce era bassa e roca. "Avrei dovuto organizzare meglio la giornata" osserv. "Non pensavo che tu indossassi un vestito... Scommetto che potrei entrare sotto quella gonna senza troppa resistenza da parte tua."
Lei rise, ma era cos felice di vederlo che non pot impedirsi di carezzargli la guancia. "Ti diverti cos tanto a fare il cattivo soggetto?"
"A dire il vero avevo intenzione di essere molto buono" replic lui baciandole la gola. Poi sospir e la lasci. "Su, vai a cambiarti. Abbiamo una prenotazione."
"Una prenotazione? Andiamo fuori a cena?"
"Tu cambiati."
"Perch se  cos voglio vestirmi come si deve..."
Lui indic quello che indossava: stivali, jeans strappati nei punti strategici, camicia sbiadita con le maniche lunghe rimboccate. "Starai comunque meglio di me, qualsiasi cosa ti metta. E prendi una giacca."
"Sicuro che non vuoi prendere la macchina?"
"Diavolo, no" rise Dylan sfiorandole il naso con un dito. "La moto ti eccita, lo so."
"Quella tua moto  solo un grosso vibratore molto costoso che solletica le nostre parti nascoste e ci rende vulnerabili" ribatt lei. "Dovremmo prendere la macchina."
"Jeans" disse lui. "E una giacca."
Katie sospir. "Se proprio vuoi..." Ma una volta in camera sorrise, ben felice che lui avesse insistito per usare la moto. E bench non volesse fargli notare che si era data troppa pena, mise un po' di trucco: lucidalabbra, blush sulle guance, un po' di rimmel. E si spazzol i capelli. Poi ricord gli effetti disastrosi di una corsa in moto e mise nella borsa la spazzola, il pettine, delle mollette e il lucidalabbra.
"Sono pronta" disse tornando in soggiorno.
Dylan le apr la porta. "Allora andiamo."
Katie mont in sella dietro di lui e partirono, scendendo gi dalla montagna per imboccare la statale che portava ad Arcata. Ogni volta che sorpassavano una deviazione che conduceva alla spiaggia o su per i boschi, Katie si domandava se era quella la loro destinazione. Ma tutto divenne chiaro quando finalmente lui entr nello spiazzo davanti a un piccolo aeroporto privato e si ferm.
Lei lo guard con gli occhi spalancati, senza smontare.
"Ecco, siamo arrivati" annunci Dylan. "Coraggio, scendi."
"Hai qui un tuo aereo?" domand lei.
Lui scroll il capo. "No, per ho noleggiato un piccolo Cherokee a due posti. Ti porto in volo. Mai stata su un aereo da turismo?"
Katie fece segno di no. "Mai" sussurr.
"Hai detto che ti piacerebbe imparare a volare, e cos ho pensato che dovresti cominciare con un giro in aria."
"Oh, Dylan..." disse lei a bassa voce. I suoi occhi si inumidirono. "Non ci posso credere... allora mi stavi ascoltando!" Dio, pens. Le si sarebbe spezzato il cuore.
"Cos' che non puoi credere?" fece lui con la fronte aggrottata.
"Dimmi la verit, Dylan. Stai solo cercando di portarmi a letto, o lo fai per pura gentilezza?"
Lui le carezz la guancia. "Credevo che fosse chiaro, mi piaci molto. Ma questo lo faccio per esibirmi un po', e perch ho pensato che ti divertir. Allora, ti va?"
"Mi va eccome! Posso portarmi la borsa?"
"Certo, e anche la giacca. Vieni, devo ancora compilare alcuni moduli."
Mentre Dylan chiacchierava con l'uomo dietro la scrivania e riempiva i moduli, lei rimase seduta a osservare tutto quanto. "L'aereo  pronto" disse infine l'uomo. "Guarda che sul mare aperto c' un po' di turbolenza."
Dylan rise. "È la parte pi divertente!" Poi si volt verso di lei. "Katie? Andiamo."
Il Cherokee era una meraviglia color giallo limone. Dylan la fece salire a bordo, poi fece un giro all'esterno per verificare che fosse tutto a posto. Infine sal a sua volta, controll gli strumenti, avvi il motore e rull sulla pista. Katie emise uno strillo deliziato mentre si sollevavano da terra, e lui rise.
Lei non era la prima ragazza che portava su un aereo da turismo, ma questo volo sembrava il primo di tutti. Gli occhi di Katie brillavano come stelle, il suo sorriso era raggiante. Quando lui vir verso il mare lei si incoll all'obl per guardare la spiaggia, i pescherecci, la costa rocciosa. Poi Dylan vir verso l'interno e le disse di guardare attentamente per distinguere i campi di marijuana e magari qualche cervo.
"E come faccio a riconoscere i campi di marijuana?"
"Sono di un verde vivo, il pi brillante che tu abbia mai visto" spieg lui. "I cervi, quelli li riconosci. Vuoi un po' di movimento?"
"Che genere di movimento?" fece lei sospettosa.
"Vuoi vedere la terra che gira?"
Ah, quel sorriso... "S!" esclam Katie. Era come quando correvano in moto. Adorava le curve strette, la velocit, l'eccitazione.
Dylan sal di quota, poi cal di colpo con una virata e la terra si inclin sotto di loro. Katie ridacchi. Con un'altra brusca virata Dylan tir a s la cloche e l'aereo risal. La pressione li incoll ai sedili e lei rise di nuovo, come se lui le facesse il solletico.
Fu in quel momento che Dylan ebbe come una rivelazione. Tutte le donne con cui era uscito, sia pure per un breve periodo, erano state facili da accontentare. Pensavano che lui fosse il partito del secolo: sceglieva i migliori ristoranti, era galante e premuroso, si vestiva in modo elegante – anche se a volte era sporco dell'olio di un qualche motore – e loro si dimostravano pi che disponibili. Ma adesso capiva che tutto questo era irreale. Quelle donne lo vedevano come il proprietario di un aeroporto, o un attore. Una celebrit, insomma.
Katie era molto pi difficile, eppure completamente autentica. La moto la divertiva; il volo la elettrizzava. Ma non era una conquista facile. Aveva le sue regole, e vi si atteneva.
"Posso provare?" domand lei.
"Con molta delicatezza. Se tiri la cloche l'aereo sale. Se spingi, scende. Per oggi evitiamo le virate."
"Oh, grazie!" esclam Katie. E prese la cloche. Dapprima fu molto prudente e la mosse appena, ma poi si fece pi audace e manovr l'aereo verso l'alto e verso il basso, ridendo di gioia.
"Bene, bene, ma non esagerare. Non vorrai che entriamo in stallo."
"In stallo?"
"Quando il motore si blocca."
Lei abbandon immediatamente la cloche con gli occhi sbarrati. "Fai tu. Io mi limiter a fare il passeggero."
"Buona idea" fece Dylan ridendo. "Andiamo a vedere un po' di barche e speriamo di avvistare dei delfini." E vir di nuovo verso il mare. Videro degli uccelli volare sotto le loro ali, un gruppo di delfini balzare fuori dalle onde, alcuni pescherecci e un grosso yacht. E poi il velivolo cominci a sobbalzare.
"Che succede?"
"Un po' di movimento, niente di grave" la rassicur lui.
Katie tacque per un po' ma lui non ci fece caso. Era abituato alle turbolenze, che sopra le montagne del Montana erano particolarmente forti. Ma poi ud un suono strozzato e cap. "Accidenti" fece lei. E poi: "Euh...".
Dylan le gett un'occhiata. Era bianca come uno straccio. "Katie, il sacchetto!" esclam lui indicando la tasca laterale. "Il sacchetto, l!"
Lei si volt a guardarlo con occhi vacui, confusa, e Dylan allung il braccio e tocc la tasca. "L dentro c' un sacchetto, se non ti senti bene."
Lei infil la mano nella tasca e prese il sacchetto, tenendolo in mano come se fosse l'ultima cosa a cui voleva pensare. Dylan vir rapidamente verso l'aeroporto.
Due minuti dopo Katie reggeva il sacchetto aperto davanti alla faccia e vomitava.
"Ecco, brava" approv lui. "Appena atterriamo ti passer. Dieci minuti al massimo."
Katie vomit di nuovo.
Povera ragazza, pens lui. Le piacevano da pazzi la velocit e le virate, ma evidentemente il suo orecchio interno non apprezzava le turbolenze. A pensarci bene l'aveva sottoposta a qualcosa di pi forte di quanto avrebbe dovuto. Non era certo la prima ad aver bisogno della dramamina.
"Euh" disse di nuovo Katie. "Oh, Dio." Poi prese un kleenex dalla borsa e si pul la bocca, con un mano tremante. Intanto lui era gi sopra la pista.
Atterr dolcemente, rull piano controllando spesso la sua passeggera, e not che stava riprendendo colore a poco a poco. Infine ferm il velivolo, salt gi e gir attorno alla carlinga per aiutarla a scendere.
Katie teneva stretto il sacchetto, piena di vergogna. La sua testa era abbassata, i capelli le nascondevano il viso.
"Tra un po' starai bene, piccola" disse lui gentilmente. "Sono cose che capitano, anche a dei tizi grandi e grossi."
Finalmente lei alz lo sguardo. Aveva gli occhi umidi, le guance ancora pallide. "Questo s che  stato un appuntamento" mormor.
Dopo una sosta in bagno, dove si lav la faccia, raccolse i capelli in una treccia e cerc di rendersi presentabile, Katie guar miracolosamente. E quando usc dal bagno Dylan la aspettava appoggiato alla moto.
"Stai molto meglio" sorrise.
"Gi,  passato tutto quasi subito. Ma  stato orribile... Mi dispiace tanto, Dylan. Non era quello che ti aspettavi, vero?"
"Te l'ho detto, capita" fece lui. "Salta su."
E partirono. Dylan pass da Arcata e si ferm davanti a un piccolo supermercato, lasciandola fuori con la promessa di tornare subito. Quando usc teneva in mano un sacchetto che le porse. Dentro c'erano uno spazzolino da denti, un dentifricio, una boccetta di collutorio, salviette detergenti e un tubo di gel disinfettante per le mani. "Non mi  venuto in mente nient'altro che potesse servirti" spieg. "Adesso andiamo a mangiare qualcosa di leggero, come una tazza di t con un toast al formaggio."
"Si direbbe che hai parecchia esperienza in materia" osserv lei.
"Tu sei la prima. Non il primo passeggero o allievo che si sente male, ma la prima ragazza su cui cercavo di far colpo che... E io che volevo farne un'esperienza memorabile."
"Oh, lo  stata" rispose Katie. "Molto simile alle nausee mattutine... prima ti sembra di essere in punto di morte, e il minuto dopo avresti voglia di mangiare un quarto di bue."
"T e tagliolini in brodo" decise lui. "E se sono nausee mattutine io di sicuro non c'entro niente."
"Oh, smetti di lamentarti."
Dylan le gett un'occhiata da sopra la spalla. "Se non altro lo hai definito un appuntamento."
La port in un grazioso bar ristorante al secondo piano di un vecchio edificio, e siccome era ancora presto c'erano pochi clienti. Le finestre si aprivano su una lingua di terra paludosa, i gabbiani volavano sulle canne alte, e il mare scintillava sullo sfondo. La scena era bellissima e serena. "Sembra tutto cos innocuo visto da qui, vero?" osserv Katie. "Eppure alcuni di noi sanno che quella calma pu giocarti brutti scherzi. Com' che ti sei appassionato al volo?"
"Quand'ero ragazzino mia nonna mi port a vivere nel Montana, dove non avevo conoscenti n amici... per farla breve, siccome mi annoiavo cominciai a ciondolare nei pressi di un piccolo aeroporto della zona. Guidavo la mia macchinetta fin l e facevo i compiti guardando gli aerei che decollavano e atterravano. Dopo un po' trovai il coraggio di entrare nell'edificio e domandai quanto costava un giro in aereo, e loro mi domandarono, Su quale? Avrei voluto uscire con un Lear, ma potevo permettermi solo mezz'ora su un piccolo Cherokee." Scroll le spalle. "E appena fui per aria mi innamorai."
"Immagino che non ti sia sentito male..."
"Non mi  mai successo. Adoro fare i loop, entrare in vite, insomma tutte le manovre pi azzardate. Credo che potrei essere un ottimo pilota collaudatore. Avevo circa sedici anni quando dissi a mia nonna che volevo prendere lezioni di volo e ottenere il brevetto, e lei mi rispose che sarebbe stata d'accordo quando avessi portato a casa tutti dieci. Cos mi misi al lavoro, a scuola e in casa. Adele aveva comprato un terreno con una fattoria e un fienile, due cavalli, un pollaio, due o tre mucche. Quasi tutti i lavori che mi erano affidati nella fattoria comportavano l'uso di una pala per il letame. Ma a diciassette anni presi il brevetto di volo e di strumentazione, e poi andai al college a Embry-Riddle dove mi specializzai in aviazione."
"E apristi subito la tua compagnia?" domand Katie.
"Sembra una mossa ambiziosa, ma in realt non fu cos. Non potevamo essere assunti dalle linee aeree commerciali perch non avevamo ore di volo sufficienti, soprattutto non sui grossi jet. E non potevamo nemmeno sperare nelle linee minori, per la stessa ragione. In aviazione devi avere molto addestramento, ma senza ore di volo non vai da nessuna parte."
"Parli al plurale..."
"Eravamo io e il mio amico Lang – quello che era con me quando siamo venuti a Virgin River. Ci siamo conosciuti al college e poi lui  tornato nel Montana con me. Abbiamo cominciato molto in piccolo e ci siamo ingranditi a poco a poco, ma adesso..." Scroll la testa senza finire la frase.
"Adesso?"
"La crisi ci sta mettendo a terra."
"Oh, no! E che farai?"
"Be', dei cambiamenti, probabilmente drastici. Una delle cose che devo fare mentre mi prendo questa pausa  parlare con alcuni direttori di piccoli aeroporti, chiedere loro se conoscono dei trucchi per sopravvivere e se possibile strappare qualche contratto per voli charter. Nel frattempo Lang manda avanti la baracca, comincia a ridimensionare un po' le operazioni, e accetta le poche proposte di lavoro che arrivano. Adesso bisogna che cominciamo a pensare ad altre possibilit, ma non so ancora quali. Abbiamo altri modi di guadagnarci da vivere, ma..."
"Quali altri modi?"
"Abbiamo uno spazzaneve che ci serve per tener pulita la pista" spieg lui con un sorrisetto. "Possiamo cominciare a usarlo anche per spazzare le strade di Payne e i vialetti d'accesso delle case. E poi in giro per il mondo c' parecchio lavoro per un pilota. Non sono sempre incarichi facili, ma ci sono. Certo, sarebbe pi difficile per Lang, che  sposato e ha cinque figli, perch di solito gli incarichi all'estero ti tengono lontano da casa ogni volta per almeno due mesi. E lui  molto affezionato al Montana, lo considera il luogo ideale per crescere i figli. L'anno scorso uno dei nostri piloti  andato a lavorare in Nigeria per un anno. Era un buon contratto e lui ha guadagnato parecchio, ma  rimasto lontano da casa. E noi amiamo il nostro piccolo aeroporto. Lo abbiamo costruito con le nostre mani, sai?"
Katie appoggi il mento sulla mano. "Dev'essere difficile per te."
"È una sfida, poco ma sicuro. Presto saremo costretti a licenziare un po' di persone, e io detesto la sola idea. Sono tutte brave persone, leali, che conosco bene... sar dura, per loro e per me."
Lei gli sorrise. "In te c' molto pi di quanto appare a prima vista."
Dylan la imit e poggi anche lui il mento sulla mano. "E che cosa appare a prima vista, sentiamo?"
"Una specie di teppista" rise lei. "Un motociclista fannullone e vagabondo. Uno di cui diffidare, noto dongiovanni, opportunista..."
"Ehi, un momento! Sono un opportunista del tipo migliore, uno che mette su una compagnia per dare lavoro ad altre persone!"
L'espressione di lei si addolc, poi divenne seria. "So bene che cosa significa avere la propria impresa, che per te rappresenta tutto. Conner e io avevamo un magazzino di forniture edili, ricordi? E andava piuttosto bene, finch un mascalzone non l'ha incendiato e ci ha costretti a nasconderci. Conner parla di aprirne un altro, magari nella zona di Virgin River. Ma..."
"Ma?" la sollecit Dylan.
"Ma c' voluto l'incendio del magazzino per fargli capire che gli occorreva un maggior equilibrio, che stava lavorando troppo e che invece gli serviva pi tempo per rilassarsi, per stare con i bambini e con la sua donna." Scroll il capo. "Non ho mai visto Conner cos. Si  ammorbidito parecchio,  migliorato."
"Con me non si nota" osserv Dylan. "Praticamente ringhia appena mi vede – il che per fortuna non capita spesso."
Lei ridacchi. "Te l'ho detto, vorrebbe essere lui a scegliermi i fidanzati."
"Allora sono il tuo fidanzato, adesso? Dopo il giro in aereo, anche considerando che...?"
Katie ignor la domanda e disse invece: "Raccontami qualcosa di pi della tua compagnia. Dei tuoi velivoli, del tuo migliore amico, del paese in cui vivi, della tua fattoria, di tua nonna...".
Dylan cerc di ricordare quante volte una bella ragazza gli aveva rivolto domande come quelle – e la risposta fu: mai. S, gli avevano chiesto di sua nonna l'attrice famosa, del tempo passato a Hollywood, di quanto grande fosse la sua compagnia e quanti aerei avesse. Poco ci mancava che gli chiedessero l'ammontare del suo conto in banca. Ma domande sul suo migliore amico, la sua fattoria, il suo paese? Forse Katie faceva cos solo perch non sapeva niente di lui?
Cos si sorprese a parlare e parlare. Raccont di quando sua nonna aveva preso le redini della sua educazione e aveva trovato un posto lontano da tutto, per dargli una vita tranquilla mentre lui lottava per diventare un adulto responsabile. Parl di Lang e Sue Ann. Descrisse il liceo a Payne e il college tra le montagne vicino a Prescott. Le disse della ragazza che aveva portato al ballo del liceo, e la fece ridere quando le raccont la storia di Lang che si era innamorato perdutamente di Sue Ann, e di Sue Ann che si era messa sulla difensiva e non aveva accettato nessuna delle sue arie di playboy sbruffone che veniva dalla grande citt.
Poi per dichiar che era il suo turno. Le chiese come fosse stato crescere in un magazzino di ferramenta, quale liceo avesse frequentato e che genere di formazione aveva. "Vorrei insegnare, non appena i bambini andranno a scuola. Sarebbe il lavoro perfetto per me. Rimpianger sempre la perdita del nostro magazzino, naturalmente, ma insegnare atletica o fare l'allenatrice  pi il mio genere. Sono un tipo sportivo." Poi ridacchi e aggiunse: "Finch rimango sulla terraferma, voglio dire".
Rimasero a lungo seduti a chiacchierare dopo cena, ma quando infine tornarono verso casa era ancora presto. Fecero una breve deviazione per ammirare il tramonto da una radura a met del percorso, ma poi proseguirono, attraversarono Virgin River e Dylan la accompagn al suo chalet in mezzo ai boschi.
Rimasero in piedi uno davanti all'altro, sulla veranda con i vasi di gerani. Attorno a loro, nel buio, c'erano i rumori della foresta, gli squittii e i richiami e ogni tanto un frusciare tra i rami. Katie era salita sul primo gradino della veranda, e lo guardava fisso negli occhi blu. Lui non si era mai sentito cos vicino a una donna in tutta la sua vita.
Le sfior delicatamente la guancia, poi la mascella. La baci dolcemente su un angolo della bocca, poi sull'altro.
"Bene, adesso immagino che ci diremo addio" sussurr lei.
"È la cosa migliore" rispose Dylan. "Non  il caso che tu ti metta con uno come me. Non devi turbare i tuoi figli..."
"C' una cosa che devi capire, Dylan: io penser sempre per prima cosa ai miei figli. Sempre. Se starti vicino fosse un male per i miei bambini non avrei dubbi... Io potrei amarti pi della mia vita, ma loro sarebbero sempre al primo posto. È un impegno che ogni madre prende quando ha dei figli. Per non credo che tu potresti mai essere un male per loro. Sei una brava persona."
"Ma devo andarmene da qui, adesso" sussurr lui. E le sfior di nuovo le labbra, dapprima lievemente, poi in un bacio intenso ed esigente che la lasci senza fiato. "A meno che..."
"A meno che?" domand lei debolmente.
"A meno che tu non mi permetta di restare ancora un paio d'ore – cos da esser sicura che non mi dimenticherai."
"Mmh..." sussurr Katie chinandosi in avanti per baciarlo di nuovo. "È una tentazione... ma non  necessario. Non ti dimenticher mai, Dylan. Ho passato due settimane meravigliose. Grazie."
"Katie... non sopporto l'idea di lasciarti."
"Ma devi andare, e io ti capisco. Hai tante cose a cui pensare, tanti problemi da risolvere. E poi non voglio che il miglior sesso della mia vita sia con un tale che sta per andarsene. Baciami ancora una volta, e stanotte mi immaginer il resto."
"Quando lo immagini, moltiplicalo per dieci" disse lui. E la baci di nuovo, stringendola contro di s e facendo risalire una mano fino a coprirle un seno, brevemente. La baci sul collo, la mascella, l'orecchio, la tempia, e poi di nuovo sulla bocca, ancora e ancora. Infine la tenne stretta, in silenzio.
"Lo moltiplicher per cento" mormor lei. E poi fu la prima a staccarsi. "Potrei restare cos per sempre, ma non voglio rendermi ridicola mettendomi a piangere o qualcosa del genere. Visto che devi andare, fallo mentre io ho ancora un briciolo di dignit."
La dignit era qualcosa che Dylan capiva bene. Indietreggi e le fece un cenno di assenso. "Penser a te come alla parte pi bella della mia estate."
"Spero che tu riesca a salvare la tua compagnia" disse lei con un sorriso tremulo. "E grazie per avermi fatta sentire cos speciale."
"Tu sei speciale." Dylan la strinse di nuovo brevemente, si volt, sal in sella alla moto e se ne and.

8.
Katie si precipit in casa, perch sentiva che le mancava il respiro e sapeva che entro pochi secondi sarebbe crollata. Una volta chiusa la porta si mise a camminare avanti e indietro, con le mani nei capelli, emettendo piccoli gemiti disperati. Perch, perch, perch le cose non potevano essere diverse?, continuava a domandarsi.
Avrebbe pianto tutta la notte, questo era sicuro. Era innamorata persa di lui, e non era affatto convinta che fosse meglio dirsi addio. Ma forse Dylan aveva ragione, se tra loro era comunque destinata a finire all'improvviso, lasciandola a sperare in qualcosa che non c'era, meglio cos... Meglio che se ne fosse andato.
Meglio?, si domand subito dopo. Non sarebbe stato pi facile rassegnarsi alla sua partenza dopo due o tre orgasmi memorabili, anzich non sapere come poteva essere? Perch tutta quella prudenza? In fondo che cos'aveva da perdere?
Al diavolo, pens ancora. S, lo aveva mandato via, ma sapeva dov'era la propriet di Luke Riordan e poteva ancora regalarsi due ore indimenticabili. I bambini erano al sicuro da zio Conner, e Leslie, ottimista com'era, non li avrebbe mai lasciati tornare a casa prima della mattina seguente.
Afferr la borsa e si precipit fuori.
E Dylan era l, a cavallo della moto, immobile.
Katie si ferm di botto sul portico. "Ehm... prima che tu parta..." quasi balbett.
"S?" fece lui raddrizzandosi.
"Pensavo che... magari un paio d'ore..."
"S?" ripet lui.
Lei si arrese. "Non andartene, Dylan. Non ancora."
Lui volteggi gi dalla moto con una falcata, si avvicin a lei, salt sulla veranda e la prese tra le braccia, coprendo la sua bocca in un bacio che risvegli in lei un turbine di emozioni. Le mani di lui la accarezzarono dappertutto, correndo lungo la schiena, risalendo sui fianchi fino a coprirle i seni, intrecciandosi tra i capelli, attirando il viso di lei contro il proprio. Intanto ripeteva il suo nome, ancora e ancora, e lei lo teneva stretto in modo che non scappasse di nuovo.
Dylan la spinse in casa e chiuse la porta con un calcio, ma non andarono lontano. L in piedi, contro la porta chiusa, lui le sfil la camicia dalla testa, fece altrettanto con la propria e cominci a baciare la sua pelle attraverso il pizzo leggero del reggiseno. Poi, in un lampo, l'indumento spar e lui riprese a baciare, leccare, succhiare i suoi capezzoli eretti. Katie afferr la testa di lui, stringendola, e gemette piano.
Mentre le slacciava abilmente la cintura, Dylan si chin a baciarla sul ventre, scendendo mentre i jeans scivolavano sempre pi gi. Con i jeans sparirono anche gli slip. Poi lui si inginocchi ai suoi piedi e le sfil la scarpa destra e la gamba destra dei jeans, e continu a baciarla mentre le sue dita si insinuavano in lei. La prese per i fianchi e l'attir a s, sollev la sua gamba nuda e se la appoggi sulla spalla, e chin la bocca dove prima erano le dita. La divor come un affamato, leccando e succhiando le sue parti pi nascoste, mentre lei gridava di piacere. Appena entrata in casa stava gi esplodendo...
"Buon dio" gemette lui.
Il piacere era cos devastante che le ginocchia di Katie cedettero, ma lui la sorresse e la depose delicatamente a terra. La sua bocca trov quella di lei. "Tu sei la cosa pi bella che mi sia mai capitata" sussurr. "Non credo che ne avr mai abbastanza di te..." E mentre sussurrava sulle sue labbra tra un bacio e l'altro la liber dell'altra scarpa e dei jeans. Poi si slacci la cintura, la mano di lei gli apr la lampo e lo trov. Dylan gemette di nuovo e si mosse istintivamente verso di lei, sfiorandola, incapace di trattenersi. La voleva, stava per prenderla, non sarebbe durato a lungo... ma il calore di lei gli toglieva ogni altra volont, era come ipnotizzato.
"Ti prego" sussurr lei, "ti prego... trova un profilattico e poi..."
"Oh, s. Certo." Dylan si scost quanto bastava per liberarsi del resto dei vestiti e per pescare il profilattico dalla tasca. E poi si abbass su di lei delicatamente, sfiorandole di nuovo le labbra. "Lo so, sto andando troppo in fretta, ma ci rifaremo dopo. Adesso ho bisogno di essere dentro di te."
Katie annu, guardandolo con gli occhi resi enormi dal desiderio. "Anch'io ne ho bisogno."
"Cercher di essere delicato..."
"No. Non esserlo!"
Lui la penetr cautamente, cercando di trattenersi, ma lei lo afferr per i fianchi e lo attir verso di s, e lui perse la testa. Cominci a muoversi mentre lei lo assecondava, e in breve presero un ritmo frenetico che dur per poche spinte, finch lei non grid e strinse il suo sesso con tutti i muscoli interni.
"Dio santo" sussurr lui. Poi emise un gemito roco e la raggiunse.
Quando entrambi ripresero fiato Dylan la baci dappertutto, sugli occhi, le labbra, le guance, il collo, i seni. E la tenne stretta a s, accarezzandole i capelli e la faccia. "Stai bene, tesoro?" mormor.
"Mmh" rispose lei senza aprire gli occhi. "Forse un po' di irritazione da tappeto."
"Dio mio, Katie... ti volevo talmente che non sono nemmeno arrivato al letto. Mi hai fatto impazzire."
Lei ridacchi. "Quando una ragazza ti dice di s meglio che stia attenta, eh?"
"Vieni, andiamo a letto."
"Dammi un minuto. Sto cercando di richiamare al lavoro le ossa delle gambe... possiamo aspettare solo un minuto, per favore?"
"Certamente" rise lui dandole piccoli baci ovunque. "Dio santo, ho delle scosse di assestamento!"
"Io non sento niente" rise lei. "Per sono incapace di muovermi."
Dopo un minuto Dylan la sollev delicatamente e lei gli cinse il collo con le braccia. "Non preoccuparti delle ossa, tanto non dovrai camminare per un bel po'" le sussurr all'orecchio. La port fino al letto tenendo le labbra incollate alle sue, ve la depose gentilmente e si sdrai accanto a lei. "S, cos va molto meglio" disse. L'attir a s, con la testa nell'incavo del collo. "E adesso possiamo ricominciare. Con molta, molta calma."
Dylan sent che Katie si muoveva e d'istinto la strinse a s. La desiderava di nuovo ed era pronto a ricominciare.
"Allora,  stato il miglior sesso della tua vita"? domand.
"Per ora non saprei dire."
Lui ridacchi. "Per me lo  stato. E anche per te."
"Adesso non montarti la testa solo perch ho avuto un paio di orgasmi..."
"Quattro" disse lui. "Ne hai avuti quattro, e io due."
"Tieni il conto?" esclam lei sollevandosi a guardarlo.
"S, e ho intenzione di continuare a tenerlo. Credo tu possa superare il tuo record." E le rivolse un sorrisetto.
"Ma non sei stanco?"
"Be', stavo dormendo, ma poi tu hai cominciato ad agitarti!" Le mordicchi il collo. "E posso fare di meglio, credimi."
"Be' abbiamo fatto l'amore sul pavimento, a pochi metri dal letto!"
"Gi. Forse ho perso un po' la testa. E la tua irritazione da tappeto?" domand facendola girare. Trov due chiazze rosse sulle natiche e le baci teneramente, poi la fece girare di nuovo e con le mani e le labbra ricominci ad accarezzarla.
"Ragazzi, come sono contenta che le voci non fossero vere..." osserv lei.
"Quali voci?"
"Be', in giro ce n'erano parecchie, ma credo che la peggiore fosse quella che ti dava per ricoverato in un istituto in Nuova Zelanda, in coma indotto dai farmaci."
Dylan sollev la testa dal seno che stava mordicchiando. Quella notizia era apparsa sullo Star vent'anni prima, poco dopo che Adele lo aveva portato via da Los Angeles. "Allora lo sai" disse. Katie fece segno di s. "E da quanto?"
"Be', ho avuto il primo sospetto quando mi hai cambiato la gomma a terra, ti ho rivisto da Jack e sono stata quasi sicura, e poi, quando mi hai detto il tuo cognome e qualcosa di te, subito prima di baciarmi, allora non ho pi avuto dubbi."
"E non mi hai detto niente!"
Lei fece spallucce. "Mi sembrava che non volessi parlare di quel Dylan Childress. Se tu avessi accennato a Hollywood forse avrei detto qualcosa... Per lo ammetto, sarei curiosa di sapere quali voci erano vere e quali no. I pettegolezzi e gli articoli sui tabloid erano spaventosi. Alcool, droga, un numero sterminato di ragazze, comportamenti scriteriati, vandalismo, delinquenza..."
"Ero uno stupido ragazzino."
"Mi sono sempre domandata se c'era qualche verit."
"Probabilmente una buona parte di quello che si diceva allora era vera. Purtroppo."
"E poi lessi del terribile incidente che segn la fine di tutto, l'overdose che uccise il tuo amico Roman."
"S, fu davvero un incidente. Sono certo che Roman aveva solo fatto una stupidaggine. Cercava di sballarsi, non certo di uccidersi."
"E fu allora che tu sparisti" osserv lei.
"Mia nonna mi port via, lontano da quella vita malata. Credo che non sapesse che altro fare. Per parlar chiaro, voleva solo che mi disintossicassi. Quanta gente di qui lo sa?"
"Les lo sa, ma non aprir bocca. E credo che le donne di Virgin River che da ragazzine erano innamorate di te siano in numero limitato. Forse puoi stare tranquillo."
Dylan le sorrise. "E tu, eri innamorata di me?"
"Dio mio, s. Pazzamente. Ero convinta che prima o poi ci saremmo incontrati e ci saremmo sposati. Poi tu sparisti e io ti rimpiazzai con Jason Priestley – e pi tardi sostituii Jason con i Backstreet Boys. Poi cominciai a interessarmi dei ragazzi della mia et, in carne e ossa – e cos mi resi finalmente conto che Jason Priestley non mi avrebbe mai portata al ballo del liceo."
"I Backstreet Boys" borbott lui. "Priestley posso ancora capirlo, ma i Backstreet Boys? Dio santo, Katie!"
"Be', era un periodo difficile..."
"Perci adesso racconterai a tutti quanti che hai fatto sesso con Dylan Childress, la ex star?"
"È a questo che sei abituato?" replic lei.
"È successo, s. Ed  per questo che non ho avuto molte donne."
"Di che genere?" insistette lei. "Che tipo di donna sceglie uno come te?"
Dylan alz appena le spalle. "Donne che non vogliono una relazione stabile. Mai ragazze di Payne, quelle vogliono sposarsi. Sconosciute, o quasi sconosciute. A volte le incontravo durante un volo charter, ed erano tutte storie con una data di scadenza. Ero un tipo alla mordi-e-fuggi, sceglievo donne che sicuramente non avrei mai rivisto."
"Molto originale, per un playboy" fece lei. "Forse questo per te sar uno shock, ma io prima d'ora non mi ero mai lasciata coinvolgere da uno come te, uno che giura di non volere niente di stabile. E anzi non credo che farei una gran bella figura se mi vantassi di essermi portata a letto un attore – specialmente uno che promette di mollarmi appena possibile. Questo minerebbe di molto la mia immagine, che io invece cerco di rafforzare." Tacque per un momento. "Certo, potrebbero scrivere articoli interessanti sul fatto che ho vomitato su un aereo pilotato da te... ma credo che adesso andr a farmi una doccia, visto che ormai sono sveglia. Cos, se sarai ancora qui quando avr finito, sar fresca e profumata e tu potrai ricominciare a tenere i conti."
Lo guard beffarda, si alz e attravers la stanza camminando a testa alta. Nuda come mamma l'aveva fatta.
Diavolo, pens lui. Ma guardala. La segu con gli occhi mentre lei si raccoglieva i capelli sulla sommit del capo prima di entrare in bagno, e si rese conto di essere di nuovo eccitato. Quella donna lo aveva stregato.
Si sdrai sul dorso e fiss il soffitto, riflettendo. In fondo c'era un lato buono. Adesso che tra loro non c'erano pi segreti, Katie avrebbe capito da che mondo proveniva lui, perch era un tipo poco raccomandabile, e perch le faceva un favore a non voler coinvolgere lei o i bambini. Sicuramente lei conosceva i nomi di tutti i suoi parenti, tutti quei perdenti in stile Hollywood che non riuscivano a star lontani dai guai e non erano in grado di far funzionare una famiglia. E naturalmente aveva sentito parlare di tutti i guai in cui lui si era cacciato, sapeva quant'era inaffidabile, insomma lo conosceva!
Se sarai ancora qui quando avr finito, aveva detto. Be', invece poteva passare un altro po' di tempo con lei, purch le cose non diventassero troppo serie. Purch lui riuscisse a farle capire – senza ferirla, certo – per quale ragione doveva andarsene. E lei avrebbe di sicuro capito e sarebbe sopravvissuta, perch non era pi un'ammiratrice dodicenne.
Ma s, al diavolo, pens. Balz fuori dal letto e corse in bagno. L'acqua della doccia scrosciava ancora. Lui entr.
"Non credere di cavartela cos" disse.
"Cos come?"
"A fare la doccia da sola mentre io sto di l a contare!" La baci e le tolse il sapone dalle mani.
Katie stava preparando il caff quando la porta dello chalet si apr e i bambini entrarono. "Ssh" disse lei. "Fate silenzio... potete andare in camera vostra a cambiarvi, ma fate piano."
Subito dietro di loro entr Conner.
"Be', aspettavo Leslie, ma a quanto pare non  venuta lei" osserv Katie.
"C' una moto parcheggiata qui fuori."
"S, Conner, lo so" bisbigli lei. "Per favore, non svegliarlo."
"Perch? Ha passato una nottataccia?"
"Non domandarlo a meno che tu non voglia davvero saperlo. Guarda che se i dettagli scabrosi servono a mandarti via, te li racconto subito."
"No, grazie" ringhi lui chiudendo un attimo gli occhi. "Non voglio che mi sanguinino le orecchie. Almeno sai in che cosa ti stai cacciando?"
Non proprio, pens lei. Ma ad alta voce disse: "Sono una donna adulta".
In camera da letto, Dylan avvert il sole sulle palpebre chiuse e pens che, diavolo, l'ultima sessione lo aveva letteralmente distrutto. Katie lo avrebbe ucciso, talmente era fantastica. E poi lui aveva dormito come un masso... In lontananza avvert delle voci sommesse e sorrise tra s. Che lei stesse telefonando a un'amica? Gli uomini venivano sempre criticati per le loro vanterie da spogliatoio, ma le ragazze erano molto peggio. Non vedevano l'ora di chiamare l'amica del cuore per descrivere ogni dettaglio...
Poi avvert uno sguardo su di s. Apr un occhio azzurro e ne incontr quattro, scuri e curiosi.
"Anche tu ti sei fermato a dormire?" domand un gemello.
"E hai dimenticato il pigiama? Perch noi li avevamo dimenticati e abbiamo dovuto dormire con solo le mutande."
"Hai dormito anche tu in mutande?"
"Katie!" url lui alzando la testa dal cuscino.
Lei si precipit in camera, e quando vide i bambini si mise le mani sui fianchi e li guard severa. "È qui che tenete i vestiti per la scuola?" domand. "Andate a cambiarvi, di corsa!"
"Mamma, Dylan ha dovuto dormire in mutande?"
"Perch aveva dimenticato il pigiama?"
Lei strinse le labbra cercando di non ridere. "Santo cielo, guarda un po'... deve averlo proprio dimenticato! Io non lo avrei notato, perch sono pi educata di voi e gli ho dato un po' di privacy. E visto che Dylan era un ospite ho dormito nell'altra camera."
Li spinse fuori. "Adesso andate a cambiarvi, se no faremo tardi." Poi guard Dylan coprendosi la bocca con la mano.
"Non c' niente da ridere" grugn lui.
"Oh, invece s! Senti, hai lo chalet a disposizione. Alzati, torna a dormire, quello che ti pare. Il caff  pronto, io torner tra mezz'ora. Comprer la colazione da Jack e la porter qui."
"Poi per io dovr andarmene" disse lui.
Katie sorrise. "Ma certo. Capisco benissimo."
Dio santo, ma non prendeva niente sul serio? Avevano passato la notte a rotolarsi nel letto, immersi nei pi squisiti piaceri della carne, e alle prime luci dell'alba lui era stato scoperto nudo nel suo letto dai suoi bambini! Che per questo sarebbero stati in cura da uno psichiatra fino ai vent'anni!
Be', per non avevano visto niente. Lui era coperto dalle lenzuola, Katie aveva detto di aver dormito nell'altra camera, e i vestiti che lui aveva lasciato sul pavimento del soggiorno erano ordinatamente piegati sul cassettone, con gli stivali appoggiati sul pavimento. Il cassetto del tavolino da notte dove lei aveva messo i profilattici di scorta era chiuso, e sul ripiano non c'erano incarti sospetti. Katie aveva messo tutto in ordine, ed era chiaro che aveva fatto un'altra doccia perch i suoi capelli erano ancora umidi. E si era messa un paio di jeans e una felpa.
Tuttavia i gemelli sapevano che lui aveva dormito l. Era una cosa grave?
Si infil nella doccia e mentre l'acqua calda gli scorreva addosso chiuse gli occhi e ripens all'altra doccia con Katie, nel mezzo della notte. Proprio l, con l'aiuto di un po' di sapone in schiuma, l'aveva portata a sette mentre lui si era fermato intorno ai quattro, perch Katie non riusciva a tenere le mani a posto e lui non si era portato dietro un profilattico...
Accidenti, pens di nuovo, quella donna lo avrebbe ucciso davvero. Ma sarebbe morto con il sorriso sulle labbra...
Come diavolo faceva?, si domand. Era una dea del sesso finch erano soli, poi alla luce del giorno si trasformava in una giovane madre compassata e blandamente divertita? Era due donne nella pelle di una sola... e lui doveva andarsene da l prima che il suo problema diventasse troppo ovvio. E cio che non poteva pi vivere senza di lei.
Avrebbero parlato facendo colazione, decise. Lui l'avrebbe ringraziata per avergli dato il miglior sesso della sua vita, le avrebbe promesso di non dimenticare i loro appuntamenti, e poi sarebbe tornato nel Montana. O a Los Angeles.
Quando Katie rientr con un sacchetto di carta in mano, sorrideva tranquilla. "Le omelette di Preacher sono cos grandi che ho pensato di prenderne una sola da dividere con te."
"Va bene" disse lui debolmente.
"Che cos'hai?"
"Niente." Tutto!
"Hai una strana faccia..."
"Al diavolo!" esclam lui. Le prese il sacchetto di mano, lo appoggi sulla credenza, poi afferr Katie e se la gett sulla spalla, riportandola in camera da letto mentre la risata di lei echeggiava nel piccolo chalet. Una volta sul letto la spogli, la accarezz e baci dovunque e la port a otto. E poi a nove.
"Dio santo" ansim lei madida di sudore. "Questa storia deve finire... Almeno fermiamoci per mangiare!"
Dylan rise. "L'omelette  gi fredda, pu aspettare un altro po', e io devo chiederti una cosa."
"Sentiamo."
"Quanto saranno turbati i tuoi figli dopo avermi trovato nel tuo letto?"
"Non ne hanno neanche parlato. Credo che non gli abbia fatto nessuna impressione."
"Ma non siamo sposati n niente..."
"Non lo sono neanche Conner e Leslie, anche se sono una coppia che vive insieme, e i bambini hanno passato la notte a casa loro. Ma stai tranquillo: sono molto curiosi, e se la cosa li avesse turbati mi avrebbero fatto un sacco di domande. Anche se per loro  la prima esperienza."
"Come, la prima?"
"Sei il primo uomo che dorme a casa mia da quando sono nati. Non hanno mai nemmeno visto il loro padre nel mio letto..."
"Oh" comment lui. "Hai sempre messo alla porta i tuoi fidanzati prima che i bambini si svegliassero?"
Katie rise appena. "Tu sei il mio primo uomo dopo Charlie. Ero aperta alla possibilit, ma non ho mai conosciuto nessuno che fosse all'altezza. Con questo spero di non farti pressione..."
Dylan si chin verso di lei fino ad appoggiare la fronte sulla sua. "E sei arrivata a nove" disse.
"Il sette e l'otto erano per finta."
Lui sorrise. "Ottima recita... tutto il tuo corpo sussultava. Allora, vuoi parlarmi di lui? E del tuo matrimonio? Anche se abbiamo appena..." E accarezz brevemente il corpo nudo di lei.
"Ma certo. Non lo sto tradendo. Che vuoi sapere?"
"Com' stato il vostro matrimonio? Romantico?"
Katie rise. "A volte, ma non sempre. Capisci, Charlie era un soldato, e non uno qualsiasi, ma un membro delle Forze Speciali. Estremamente disciplinato, addestrato alla perfezione, abile e pericoloso. Dire che era un po' rozzo sarebbe un eufemismo. Era un uomo che aveva preso un impegno in cui credeva, e che per fare il suo lavoro doveva esserne fermamente convinto. Ma ci voleva un impegno fortissimo anche per essere sposata con lui. Ti faccio un esempio: una sera, in un bar, un giovane soldato vide il mio pancione di sette mesi e fece un commento un po' indecente, qualcosa tipo “Bella scopata, eh, mammina?”. Charlie si avvent su di lui e quasi lo ammazz. Senza lasciargli segni, perch era un Berretto Verde. Vedi, faceva cose tremende come quella, ma con me era gentile e delicato. Gli aveva dato fastidio il fatto che quell'uomo avesse usato un linguaggio del genere in mia presenza, per mezz'ora dopo era capace di gridare, Katie, dov' il mio fottuto accappatoio?." Scroll la testa con una risatina. "Parlava come uno scaricatore. Se fosse ancora vivo temo che i bambini direbbero tranquillamente cose come, Non riesco ad allacciarmi questa scarpa del c... Ma non ho mai avuto dubbi sul suo amore per me."
"Se fosse vivo credi che sareste ancora sposati?"
Katie riflett per un poco. "Alcuni membri di gruppi speciali come i Berretti Verdi, i Ranger o i SEAL hanno effettivamente dei problemi matrimoniali. Spesso lontani, con tanti problemi psicologici dovuti alla guerra, e a volte una certa difficolt a individuare il limite tra rozzo e delicato con le loro famiglie. Charlie per non aveva quei problemi. Non ho mai dubitato che mi amasse e che mi rispettasse quanto meritavo. Quanto a me, rispettavo lui pi di ogni altra persona della mia vita, e con lui mi sentivo sempre al sicuro. S, mi piace pensare che il nostro matrimonio sarebbe durato per sempre."
"Dalla tua descrizione sembra l'uomo perfetto..."
Katie rise di nuovo. "Conoscevo benissimo i suoi difetti, credimi. Era uno sciattone – tranne quando doveva subire un'ispezione, e allora era meticoloso fino all'inverosimile, camicia stirata e inamidata, tutti i bottoni a posto, scarpe lucidissime. Ma in casa io dovevo corrergli dietro a raccogliere l'asciugamano, le calze e la biancheria che dimenticava a terra. A volte cadeva in un profondo silenzio, si chiudeva in se stesso, e io non sapevo mai se pensasse a qualche brutta esperienza in combattimento o a quali cereali mangiare a colazione. Se mi mettevo a piangere non aveva idea di che cosa fare, perch non sapeva affrontare le emozioni. A volte rideva nei momenti meno adatti, ed era uno di quegli idioti patentati che chiedono a una donna se ha le sue cose quando lei  di cattivo umore per qualche ragione. Era pazzamente geloso e possessivo, e poi dimenticava il giorno del mio compleanno. Ma nessuno mi faceva sentire amata e protetta quanto Charlie. Era pieno di difetti, ma lo sposerei di nuovo senza pensarci un attimo. Gli avrei affidato la mia vita, e un uomo cos non  facile da trovare."
Dylan tacque per un po'. Non aveva mai sentito una testimonianza come quella – nemmeno da Lang che pure adorava Sue Ann. "E senti ancora la sua mancanza?" domand infine.
Katie decise di essere sincera – in realt lo aveva gi deciso cinque anni prima perch sapeva che non avrebbe mai potuto mentire su un argomento cos importante. "S, ogni volta che guardo i suoi figli, ma sentire la sua mancanza non significa anelare a un suo impossibile ritorno. Cerco di essere la madre migliore per i nostri bambini, adesso  questo il mio dovere." Gli accarezz un braccio. "E tu non preoccuparti di turbarli con la tua presenza. Penser io a proteggerli. Lo far sempre."
"Perdere tuo marito dev'essere stato orribile."
Un'altra triste risatina. "Incinta di otto mesi, sola e spaventata, con un contributo dell'esercito che ci permetteva a malapena di vivere nella nostra macchina? Orribile non si avvicina neanche a quello che  stato."
"E non hai rimpianti?"
Lei sorrise con una tale saggezza che quasi gli spezz il cuore. "Sono grata al destino per ogni minuto che ho vissuto."
Dylan la guard negli occhi, poi le accarezz i capelli e si alz. "Andiamo a scaldare l'omelette."
Durante la colazione le raccont di Jay e della possibilit di fare un film.
"Questo significherebbe lavorare e vivere di nuovo a Hollywood, no?" osserv lei.
"Per sei mesi almeno."
"Ed  quello che vuoi fare davvero?"
"Sono fortunato ad avere questa possibilit. Ho visitato almeno una dozzina di piccoli aeroporti in questa zona, e non ho trovato un solo proprietario che possa cavarsi fuori dai guai grazie a un film."
"Caspita. È un tipo di vita che riesco appena a immaginare... ma dev'essere pazzesca."
"Si lavora anche parecchio, non credere. Preferirei non averne bisogno, tuttavia le cose stanno cos."
"Per tutte le ragazzine che adesso sono madri saranno felici di rivedere la tua faccia" osserv lei.
Quand'ebbero finito la colazione uscirono sulla veranda, e lei disse: "È stato meraviglioso, Dylan. Grazie di tutto. E fai attenzione, mi raccomando".
Lui le scocc un sorrisetto malizioso. "Oh, resto ancora un paio di giorni" annunci. "Mi dispiace, ma dovrai sopportarmi un altro po'."
E lei rise di gioia.

9.
"C' un piccolo problema" disse Luke Riordan a Dylan qualche giorno dopo. "Ho delle prenotazioni per tutti gli chalet, di persone che vengono qui in vacanza per l'estate. Ma c' una soluzione, se non la trovi troppo spartana. Ho il mio camper parcheggiato qui dietro, nella piazzola riservata ai campeggiatori. È collegato all'elettricit, alle tubature dell'acqua e dello scarico, ed  tuo per tutto il tempo che ti servir."
"Be', pensavo di fermarmi un altro paio di giorni" spieg Dylan.
"Certo" fece l'altro con un risolino malizioso. Non lo diceva apertamente, ma entrambi sapevano che i pochi giorni iniziali di Dylan si erano gi estesi a pi di tre settimane. "Come ti ho detto, puoi restarci quanto vuoi. Lo teniamo pronto per i casi come questo, quando ci capita di avere un cliente in pi del previsto. Te lo dar a un affitto ridotto ma non temere,  abbastanza comodo. Il letto  un po' corto ma ti abituerai, e c' tutto il necessario a eccezione di lavatrice e asciugatrice – per puoi usare le nostre quando vuoi. Ah, e la doccia  un po' piccola... se lasci cadere il sapone, per raccoglierlo devi uscire dal box."
Dylan rise, ma la vera causa del suo buonumore era il fatto che nell'ultima settimana aveva quasi sempre fatto la doccia nello chalet tra i boschi.
Un'altra donna gli avrebbe estorto una qualche dichiarazione, una specie di vago impegno, almeno una manifestazione di affetto: ma Katie, no. Ormai Dylan era a Virgin River da quasi un mese, anche se i primi quattro giorni di quel mese li aveva passati a girare in moto con i suoi amici. Ma non era facile frequentare una donna con dei bambini piccoli. Era lei a dettare le regole: lo vedeva durante il giorno, mentre i bambini erano alla scuola estiva, e se si vedevano la sera o durante il weekend facevano qualcosa che coinvolgesse tutta la famiglia. Dylan and al cinema a vedere un cartone animato – il tipo di pomeriggio durante il quale ti becchi della granita alla fragola sui pantaloni, il popcorn nel collo della camicia e della gomma da masticare nei capelli, per non parlare del mal di testa a seguire. Cenarono tutti e quattro nello chalet, andarono insieme da McDonald's, mangiarono hamburger cotti sul barbecue a casa di Conner. Lui dovette giocare a prendersi, and a pesca senza catturare un solo pesce, impar a giocare con i videogame. E tutto questo solo per poter fare l'amore con Katie quando i bambini non c'erano. In tutta la sua vita non aveva mai venduto a tal punto la propria anima per amore di una donna.
Il fratello di Katie aveva smesso di guardarlo in cagnesco e stava cercando di conoscerlo un po' meglio.
"Che farai se i contratti per i charter finiranno del tutto?" gli domand una sera.
"In un aeroporto non ci sono solo i voli charter, ma quelli erano la maggior fonte di guadagno – ed  la parte che risente pi della crisi. Abbiamo ancora la manutenzione e il magazzinaggio di aerei privati, i corsi eccetera. Il mio socio si sta occupando di tutto questo mentre io qui cerco di..."
"Di decidere quanto ti piace mia sorella?" domand l'altro.
"No, Conner, non  cos. Non ho dubbi sul fatto che tua sorella mi piaccia molto – e siamo anche buoni amici. Quanto ai tuoi nipoti non devi preoccuparti, stiamo molto attenti e in loro presenza non succede mai niente di poco appropriato. Quando siamo tutti sotto lo stesso tetto  tutto molto corretto e dignitoso."
"Cos mi dice anche lei."
"Il fatto  che potrei aver trovato un lavoro a Los Angeles, e sto aspettando di saperne di pi. Quando ricever la risposta dovr andarci... Preferirei continuare a vivere e lavorare nel Montana, ma questo al momento sembra un po' improbabile – e non  colpa di nessuno." Rise appena. "Lang, il mio socio, prevede un lento esodo da parte dei nostri dipendenti – piloti, istruttori, meccanici – finch ne resteranno solo due o tre. Perci devo pensare a guadagnare qualcosa in un altro modo. Ma odio vivere in citt."
"Questo lo capisco" osserv Conner.
"Tu per hai sempre vissuto e lavorato a Sacramento..."
"Gi, ed ero furibondo per le circostanze che mi avevano costretto a rifugiarmi in questo paesino... finch non l'ho conosciuto meglio. Nel giro di due mesi mi sono reso conto che non volevo solo un luogo diverso in cui vivere, volevo proprio una vita diversa. Un ritmo pi tranquillo, pi semplice, pi equilibrato. Ma tu come sai che non ti piacer volare a Los Angeles? Magari funzioner benissimo."
Certo, si disse lui. Conner pensava che si trattasse di un lavoro simile a quello che aveva nel Montana, perch di se stesso Dylan gli aveva raccontato soltanto di essere un pilota e un istruttore di volo. Strano, pens ancora: Leslie non doveva avergli detto niente. Di solito invece le ragazze si vantavano di averlo visto anche solo da lontano...
"Oh, sono certo che funzioner in un modo o nell'altro" disse. "Ma per quanto mi piaccia restare qui, dovr andare a controllare di persona come vanno le cose. Per c' qualcosa che mi piacerebbe fare prima di andarmene. Sai, pensavo a quell'area giochi che abbiamo montato davanti alla scuola... che ne dici se andiamo a Eureka e ne compriamo una versione pi piccola da mettere nella radura dello chalet di Katie? Davanti a casa, dove c' spazio e lei pu tenerli d'occhio dalla veranda. Che te ne pare?"
Conner chin la testa di lato e lo studi. "Credi che con un'area giochi nella radura ti sar pi facile trascinare Katie in casa per una botta e via?"
"E perch mai dovrei pensare una cosa del genere?" ribatt Dylan indignato.
L'altro si strinse nelle spalle. "Forse  quello che farei io se Leslie avesse dei bambini. Ma non  necessario che la compri tu. Chieder io a Jack se me ne d il permesso."
"Vorrei pagare la met. Forse questo servir a far restare Katie qui un po' pi a lungo."
"Certo che sei strano" osserv Conner. "Stai pensando a due possibilit di lavoro per te, Los Angeles o il Montana, eppure vuoi aiutarmi a farla restare qui. È per scaricarti la coscienza? Cos puoi lasciarla senza sentirti in colpa?"
"No, Conner. Io sono dalla tua parte, e ti do ragione. Katie deve avere vicino qualcuno su cui contare, e i bambini hanno bisogno dello zio. Vorrei tanto essere pi affidabile, ma con il lavoro che faccio non si sa mai dove posso andare a finire."
Eppure continuava a restare l, perch era incapace di lasciarla. Avrebbe potuto benissimo tornare a Payne e aspettare la risposta di Jay Romney stando nel Montana, ma non l'aveva fatto. Semplicemente, non poteva.
Dylan e Conner andarono insieme a Eureka un marted pomeriggio, e comprarono il mini parco giochi da montare. Katie fu sorpresa e commossa, i bambini cominciarono immediatamente a esaminare le assi e i vari componenti finch la madre non li sgrid, proibendo loro di mescolare i pezzi.
"Credo di poter montare il tutto da solo" disse Dylan. "Magari potresti passare di qui domani dopo il lavoro, per vedere se ho fatto le cose per bene."
"Se ti fai aiutare da Katie andr benissimo" rispose Conner.
"A sentirti si direbbe che le hai insegnato tu stesso."
"Be', chi ha insegnato a me ha insegnato le stesse cose anche a lei."
"Allora sono tranquillo."
"Non metterti in testa che con questo siamo diventati amici" lo ammon Conner. "Sono ancora molto scettico su quello che sta succedendo tra te e mia sorella."
Dylan scroll la testa con una risatina. "È un bene che tu sia capitato qui, Conner. Sei perfetto per Virgin River."
Conner lo guard con gli occhi socchiusi. "Non so perch, ho l'impressione che non sia un complimento."
"Vedi, questo modo di pensare  la ragione per cui non sono mai uscito con una ragazza di Payne, dopo il ballo del diploma. Non tutti quelli che si piacciono si sposano e restano insieme per cinquant'anni. E Katie  in grado di badare a se stessa, credimi."
"È quello che continua a dirmi anche lei, ma io tengo ugualmente gli occhi aperti."
Dylan gli diede una pacca sulla spalla. "Sei una brava persona, tu."
"Guarda che non siamo amici..."
"S, s, ho capito."
La mattina dopo, Dylan e Katie si incrociarono per strada, mentre lui saliva al suo chalet per cominciare a montare la struttura e lei portava i bambini alla scuola estiva. Lui stava ancora leggendo le istruzioni quando lei torn – e Dylan ebbe il sospetto che avesse premuto sull'acceleratore per arrivare pi in fretta.
"Fa' un po' vedere" disse Katie togliendogli i fogli di mano. Li guard per meno di un minuto, poi dichiar: "Va bene. Ho capito". Dopo di che and verso il retro del SUV, apr il bagagliaio e prese una cassetta di utensili. E una cintura porta attrezzi rosa, che Dylan guard con gli occhi fuori dalle orbite.
"Accidenti" disse mentre lei la allacciava alla vita. "Katie, tesoro, se ti metti quella cosa addosso io non riuscir pi a concentrarmi sulle giunture e i montanti!"
Lei rise e strinse un po' di pi la cintura, poi sollev da terra la cassetta e la port accanto al mucchio di assi. "Monteremo questa roba in due minuti. Adesso prendo un po' di misure, e intanto tu puoi scavare le buche per i pali." Infil un paio di guanti da lavoro. "Allora, vuoi che cominciamo?" insistette.
"Non hai idea di quello che vorrei fare."
Lei ignor il commento. "Prendi lo sterratore che Conner ha lasciato qui. E mettiamoci al lavoro!"
Cominciarono alle nove e mezza del mattino e verso le due avevano finito e contemplavano la loro opera. I pali erano conficcati nel cemento a presa rapida, e poich gli attrezzi sarebbero stati usati solo dai gemelli, per scatenati che fossero, non c'era pericolo che i sostegni non fossero abbastanza solidi da reggere il loro assalto quando fossero tornati dalla scuola estiva.
"Fantastico" disse Katie. "Vuoi fare una rapida doccia?"
"Dopo un rapido qualcos'altro."
"Ma sono tutta sporca e sudata!"
Il sorriso di lui era malizioso, i suoi occhi scintillavano. "Appunto..."
"Diavolo, questo  testosterone al novantanove per cento!"
"Ti voglio,  tutto il giorno che ci penso. E quella cintura porta attrezzi..."
"Vuoi cantare il coretto di YMCA?" fece lei con espressione divertita.
Lui le si avvicin con lo sguardo da killer e l'afferr alla vita. "Mi dispiace, ma la cintura dovr sparire."
"E se Conner arriva prima del previsto...?"
"Non si stupir" dichiar Dylan slacciando la fibbia della cintura rosa. "Vieni con me. Adesso. Subito."
Katie sospir e lo prese per mano. "E va bene, andiamo. Sai, credo di cedere alle tue richieste un po' troppo spesso..."
"Se  un sacrificio troppo grande, lasciamo perdere" replic Dylan col solito sorrisetto.
"So che ne varr la pena" replic lei. "Ma mi domando come fai a sopravvivere nel Montana senza approfittare delle offerte locali... So che sei fermamente deciso a non sposarti, eppure non ho mai visto nessuno che abbia bisogno di una buona moglie quanto te."
Le parole di Katie andarono a segno. Non solo perch aveva ragione – e Dylan se ne rendeva perfettamente conto – ma perch non aveva mai avuto una relazione di quel genere. Aveva trentacinque anni, e lei era la sua prima ragazza fissa dai tempi del liceo. Era ben deciso a rimanere single e senza figli... ma non aveva mai conosciuto una donna cos difficile da lasciare. Il suo profumo, quel sentore speciale della pelle e dei capelli, lo ubriacava. Il corpo di lei sotto le mani lo incendiava; la sua voce lo cullava e lo tranquillizzava. La sua risata lo metteva di buonumore, la sua fiducia rendeva anche lui pi sicuro di s.
S, Katie era l'unica donna al mondo che lui voleva toccare, accarezzare e possedere, ma non era certo la sola persona che avesse capito quanto gli occorreva una donna solida e fedele. Lang e Adele avevano fatto lo stesso commento, bench non potessero basarsi sulle sue esigenze sessuali – che lui stesso non aveva esplorato a fondo prima d'ora. La soddisfazione fisica di solito gli dava una voglia di libert. L'amore con Katie lo lasciava colmo di un desiderio ancora pi grande.
Fin da quando era bambino, Adele aveva capito quanto sentisse la mancanza di una famiglia stabile e affettuosa, e gli ripeteva spesso: "Ricordati che la tua famiglia televisiva  finta, Dylan. Non dipendere da loro per trovare l'amore familiare". E Lang, il suo migliore amico, lo accoglieva in seno alla sua famiglia, lo vedeva con Sue Ann e i bambini, e gli ripeteva spesso che non aveva mai capito se stesso. "È ovvio che quest'atmosfera ti si conf, e sei molto pi bravo di me a trattare i miei piccoli delinquenti."
Era la verit. Ci che Dylan aveva evitato tanto a lungo era proprio un legame come quello che aveva con Katie, e che allo stesso tempo lo riempiva di terrore. Non sapeva dove lei attingesse tanta forza, ma lui non era fatto della stessa pasta. Avere Katie e poi perderla per qualche motivo – morte, divorzio, disaccordo insanabile – lo avrebbe ucciso.
I bambini erano pazzi di gioia per il nuovo campo giochi. Katie e Dylan si sedettero sulla veranda e li guardarono rischiare la vita – o almeno un braccio o una gamba – per provare tutte le possibilit dei vari attrezzi. Katie interveniva ogni tanto con ammonimenti del tipo: "Non a testa in gi. Cos sei troppo in alto. No, questo non farlo!".
E a un certo punto intervenne anche Dylan. "Andy! Non sarebbe il turno di Mitch?"
Tutti si immobilizzarono e lo fissarono.
"Che succede?" domand lui.
"Sai distinguerli" spieg Katie.
Be', forse aveva indovinato per una volta... doveva essere stato un moto inconscio, spontaneo, ma lui non era sicuro di saperlo fare di nuovo.
"Sai com', sono qui gi da un po'" rispose.
"Un po' pi di un mese" sorrise lei. "Ma tra un paio di giorni te ne vai, no?"
Dylan si volt a guardarla. "Sono rimasto troppo a lungo?" domand. "Cos tanto che quando me ne andr, perch devo andarmene, soffrirai talmente da odiarmi?"
Lei scroll la testa con aria paziente. "Dylan, ho mai detto o fatto qualcosa per farti pensare che stavo con te contro la mia volont?"
"Certo che no!"
"Sai, non mi offende che tu abbia cos poca fiducia in me. Non mi conosci abbastanza per potermi giudicare da questo punto di vista. Ma a volte mi addolora che tu abbia cos scarsa fiducia in te stesso." Gli carezz la guancia. "Fai quello che devi. Hai avuto tanto successo nella tua vita, perci adesso smetti di avere paura di un fallimento. Credimi, non fallirai."
Quegli occhi lo ipnotizzavano... avrebbe potuto annegarci. Si chin verso di lei, Katie si volse a mezzo sulla sedia e gli si avvicin. Le loro labbra si incontrarono, la mano di lui la sostenne per la nuca, affond nei suoi capelli, e il bacio si fece pi intenso.
Uno strillo li separ di botto. "Mamma, che schifo!" grid Andy. Mitch afferr il gemello per le spalle e lo tenne stretto fingendo di baciarlo ed emettendo schiocchi sonori. Poi si afferrarono come due orsacchiotti, rotolando a terra e continuando a ridere come pazzi.
"Stupidini" borbott Dylan suscitando la risata di Katie.
Dylan andava quasi ogni giorno su quell'altura, dove la vista era sensazionale e la ricezione per il cellulare eccellente. Quel marted pomeriggio, dopo aver passato la mattinata con Katie, aveva deciso di dedicarsi agli affari. La sua prima telefonata era sempre per la Childress Aviation, e come sempre le notizie non erano incoraggianti.
"Dylan, socio... ci hanno cancellato due voli charter, e la compagnia che ci affittava il Boeing ha mandato qualcuno a ritirare il velivolo, ma minaccia di farci pagare l'intera somma del leasing. Il che ci ripulirebbe di tutto il contante che abbiamo."
"Perch, avevamo ancora dei contanti?" domand lui.
"Entro settembre dovremo chiudere la scuola di volo, perch non abbiamo abbastanza allievi n istruttori per mandarla avanti. Pensavo che potessimo cavarcela ancora per sei mesi, magari zoppicando... ma sembra che non sar cos. Alla fine dell'estate ci resteranno solo le operazioni a terra – magazzinaggio, manutenzione, e i servizi per atterrare e fare rifornimento per gli altri velivoli. Mi dispiace tanto, amico mio. Ma a quanto pare raggiungeremo le fila dei tanti aeroporti privati, che lottano disperatamente per restare a galla."
"Mi metto in viaggio tra un paio d'ore" annunci Dylan quand'ebbe ritrovato il fiato.
"Non c' nessuna fretta, Dylan, tanto non potresti far niente. Torna quando te la senti. Io intanto sto mandando in giro il mio curriculum, nel caso che venga fuori qualcosa. Se ricevo un'offerta di lavoro, la accetto."
"Un lavoro come pilota?"
"Pu darsi. Ho sentito dire che alcuni spedizionieri assumono gente per il trasporto di merci pesanti. Sai, su quei cargo plurimotore che grazie a te e al tuo costoso Boeing sono autorizzato a pilotare. Ho pensato di buttare un po' di esche, capisci. Non sar per sempre, solo finch non ci rimettiamo in piedi."
Dylan avrebbe voluto gridare: No, non farlo!. Lang voleva vivere e lavorare a Payne, e farci crescere i suoi figli. Ma disse soltanto: "Avrai le tue ragioni".
"Gi. Cinque" precis l'altro.
"Capisco. Per vivere nel Montana ti piace..."
"Mi sto solo guardando intorno, Dylan. Non puoi mantenerci tutti per sempre, non con un aeroporto cos piccolo. Ti far sapere appena avr qualche novit promettente."
Dylan si premette pollice e indice sugli occhi chiusi, per cercare di ridurre il dolore che si stava concentrando proprio l. Qualora Lang avesse ricevuto un'offerta abbastanza interessante si sarebbe dovuto trasferire in una citt pi grande, per avere una base operativa pi adatta... Sei tutta la mia famiglia, pens. Non puoi andartene! "Avremmo dovuto guardarci intorno tempo fa" disse invece. "Quando potevamo trovare un incarico nella stessa compagnia."
"Nooo... qui abbiamo passato degli anni magnifici, e io non rimpiango un solo giorno. Con un po' di fortuna – e ce la meritiamo – tu puoi mandare avanti la compagnia anche da solo, con Stu alla manutenzione. Puoi dare lezioni di volo anche solo a un allievo per volta, e poi... il terreno  tuo, no?"
"Per cos dire." In effetti il terreno apparteneva ad Adele. Loro due le avevano restituito il prestito avuto a suo tempo per la costruzione della pista e degli hangar, ma lei non aveva voluto accettare un centesimo per la fattoria e la terra. E Dylan era il suo unico erede.
"Tua nonna sar d'accordo, credimi. E cerca di non prenderla come un fallimento personale...  un brutto momento per tutte le compagnie come la nostra. Nessuno ci pu vivere, se non pu mettere il carburante nel serbatoio."
"Ma io mi sento responsabile. È colpa mia se..."
"Oh, piantala. Sapevamo tutti e due quello che stavamo facendo, e abbiamo fatto esattamente quello che volevamo fare. Avremmo potuto andare a lavorare per una linea civile, e a questo punto ci avrebbero gi scaricati almeno dieci volte. Ci siamo divertiti, solo che non  stato per sempre. Non sto divorziando da te, Dylan, sto solo cercando un altro lavoro."
"Gi. Per portati sempre dietro il cellulare" disse lui scioccamente. Ovvio che Lang si sarebbe portato il cellulare.
"Ci parliamo tra un paio di giorni, va bene? Non lasciarti abbattere, Dylan. È solo un cambiamento, non la fine del mondo. Tutti noi facciamo quel che possiamo."
"S, certo" sospir Dylan. "Buona fortuna, amico."
In effetti Lang aveva ragione, lui poteva cavarsela da solo. Avrebbe dovuto vivere modestamente, ma non aveva bisogno di molto. Quello che non sopportava era l'idea di dover licenziare tutte quelle persone – Lang, gli istruttori, i piloti – solo perch la compagnia attraversava un momento difficile. Ma visto che forse c'era una possibilit di salvarla, lui doveva tentare. Hollywood era famosa per le lungaggini burocratiche, pens ancora, mentre nel suo caso il tempo era assai poco. Se Jay non gli avesse trovato niente di immediato, Dylan avrebbe dovuto tornare nel Montana e inventarsi qualcosa per far quadrare i conti. Era pronto a qualsiasi cosa, dall'irrigazione di pesticidi sui campi all'affitto di un grosso TIR per trasformare la sua compagnia in un'impresa di traslochi.
Dopo aver finito la conversazione con Lang, chiam Jay Romney.
"Spero che tu abbia delle notizie incoraggianti" esord. "Se non ne hai, mi toccher prendere un'altra strada e..."
"Ho delle notizie eccellenti – e ti ringrazio di esser stato cos paziente. Ho un copione che mi ero assicurato l'anno scorso, e che credo ti piacer, e ho un regista interessato. Si tratta di Sean Adams, un nome noto e molto capace. Vorrebbe incontrarti... puoi trovarti nel mio ufficio luned a mezzogiorno? Mi far portare il pranzo e discuteremo con calma."
"Ci sar. Ah, Jay, finch non abbiamo qualcosa di preciso non farne parola con nessuno."
"Stai tranquillo. E dimmi qual  l'aeroporto che ti  pi comodo, ragazzo mio. Nolegger un jet e ti mander a prendere."
Dylan scoppi a ridere. "Ma non mi dire!" Se fosse stato nel Montana avrebbe potuto assicurarsi quel contratto... "Non preoccuparti, ci arriver con i miei mezzi. Poi ti dar il mio biglietto e tu potrai rimborsarmi."
Buffo, pensava intanto. Evidentemente c'era ancora chi si serviva di aerei charter.
Bene, sarebbe andato a Hollywood e avrebbe cercato di firmare un contratto. Il suo migliore amico aveva ragione, era tempo di cambiare: ma nel caso in cui Lang non fosse riuscito a trovare subito un altro lavoro, doveva trovare lui un modo di aiutare Lang e gli altri collaboratori. Poteva e doveva sacrificarsi a passare qualche mese su un set.
E doveva arrivare a Los Angeles almeno un giorno prima dell'incontro con Jay e Adams, in modo da comprarsi qualche abito cittadino adatto a una riunione d'affari. Tutto quello che aveva con s erano jeans e stivali, e anche piuttosto malconci.
Compose un altro numero. "Ciao, nonna" disse. "Sto venendo a Los Angeles per un incontro con Jay Romney. Tu sei in citt? Vorrei vederti."
"Rester qui per un altro mese, come minimo" rispose Adele. "Vuoi stare da me?"
Dylan esit. Era tentato di accettare, ma aveva la sensazione che avrebbe preferito stare un po' da solo. "Io... be', credo che per questa volta mi prender una camera in albergo. Ma voglio assolutamente che ci vediamo. Ti chiamer quando avr un'idea dei miei impegni, quando sapr che cos'ha in mente Jay e se vuole vedermi pi di una volta. Ma prometto che ti terr al corrente."
"Dylan" fece lei. "Vieni da solo?"
Quella domanda lo gel. L'impatto di quello che stava per fare non lo aveva colpito fino a quel momento, ma adesso era chiarissimo. "S, certo" rispose. "Da solo."
"Capisco. Be', chiamami quando arrivi. Credo che abbiamo molte cose da dirci."
Per ora lui aveva molte cose a cui pensare. Questa volta era vero, sarebbe partito, e una volta partito gli sarebbe stato molto difficile tornare. La sua casa e il suo lavoro erano altrove, in questo paesino di montagna non aveva niente... niente a parte una donna straordinaria, con cui per non poteva restare. Non sapeva come gliel'avrebbe detto, e aveva anche pensato per un momento di darsela a gambe senza rivederla – cosa che non aveva esitato a fare pi di una volta con altre donne.
Ma a Katie non poteva giocare un tiro del genere. Doveva guardarla in faccia e dirle la verit.
Il venerd mattina fece i bagagli e pag il conto a Luke. Katie di solito accompagnava i bambini a scuola verso le nove, cos lui and da Jack per far colazione e aspettare l'ora giusta. Quando lei fosse stata sola, avrebbero parlato. Dylan non sapeva se sarebbe accaduto sulla sua veranda, nella loro radura in cima alla collina, o uno fra le braccia dell'altra, a letto. Ma le avrebbe parlato quella mattina.
"Qualcuno qui  un po' di cattivo umore" osserv Jack riempiendogli di nuovo la tazza di caff.
"Tu?"
"No" rise Jack, "tu."
Dylan riflett solo un attimo. "Sono in partenza, me ne vado stamattina."
"Lo so" rispose Jack. "Ho parlato con Luke circa dieci minuti fa."
Dylan depose la tazza. "Le notizie non potrebbero diffondersi pi rapidamente di cos..."
"Forse s, se io avessi un altro barista" sogghign Jack.
"Be', tienila per te un altro po', d'accordo? Ho appena scoperto di avere un probabile lavoro a Los Angeles e a Katie non l'ho ancora detto. Tra noi non c' niente di serio, ma..."
Il telefono squill, e mentre andava a rispondere Jack complet la frase. "Ma vorresti comportarti da gentiluomo."
"Esatto."
"Scommetto che ti vedremo di nuovo qui molto presto."
"Non contarci troppo" borbott lui.
Jack prese il cordless che stava accanto alla cassa. "Sono Jack" disse. "Ah, davvero? Oh,  sicuramente nei paraggi, credimi. Chiuditi in casa, io arrivo subito." Poi chiuse e gett un'occhiata a Dylan. "Era Katie. Dice che ci sono tre cuccioli di orso che giocano nel suo nuovo parco giochi, e lei non pu portare i bambini fino alla macchina." Dylan balz in piedi. "Non vede la madre, ma ti posso garantire che  vicina. Molto vicina."
Dylan si precipit verso la porta.
"Ehi, ehi, calma! Che ti viene in mente? Ci andiamo col mio pick-up – non vorrai mica andar l a parlare con Mamma Orsa in motocicletta. Dammi il tempo di prendere il fucile e di dire a Preacher che me ne vado."
Si volt ed entr in cucina, aspettandosi che Dylan lo seguisse. Lui rimase fermo per un momento, poi usc di corsa e inforc la moto, ma gir attorno al bar e raggiunse Jack mentre stava salendo sul pick-up. "Ti seguo" annunci. "Con questa posso battere Mamma Orsa in velocit, se necessario."
"Guarda che vai al tuo funerale..."
"Abbiamo gli orsi anche in Montana, cosa credi? E non sono giocattoli di peluche come questi, sono dei grizzly."
"Gi, me l'hanno detto. E scommetto che a casa hai anche un fucile."
"Infatti, ma al momento sono sprovvisto di armi. Per preferisco affrontare un orso piuttosto che un alce."
"S, ho sentito qualcosa sugli alci."
"E chi credi che li cacci dalla pista di atterraggio? Su, amico, diamoci una mossa. O preferisci essere tu a seguire me?"
"Non preoccuparti, le ho detto di chiudersi in casa." E finalmente Jack mise in moto e part.
Come prevedevo, pens Dylan appena arrivato allo chalet. Mamma Orsa dava la schiena ai piccoli e frugava tra i cespugli, forse alla ricerca di bacche, e tre cuccioli cicciotti si arrampicavano sui pali dell'area giochi. Quando Jack entr nella radura l'orsa si volt ergendosi in tutta la sua preoccupante statura. Era un enorme orso bruno. Jack suon il clacson mentre Dylan portava la moto in un punto strategico. L'orsa sbuff ed emise un paio di grugniti irritati, mentre i tre piccoli correvano a rifugiarsi sotto le sue gonne.
Jack stacc il fucile dal sostegno, poi premette il clacson altre due o tre volte. Mamma Orsa, seccatissima, scomparve nel bosco con i tre piccoli alle calcagna. I due uomini la videro allontanarsi ondeggiando, senza voltarsi. Come tutti gli orsi bruni era abbastanza passiva e non ci teneva a dialogare con gli esseri umani – purch i suoi cuccioli fossero salvi.
Jack aspett ancora un po', e dopo altri due colpetti di clacson apr la portiera reggendo il fucile con una mano. Dylan port la moto al suo fianco, senza spegnere il motore.
"Potrebbe ancora essere in mezzo ai cespugli di mirtilli, ma ne dubito" disse Jack. "Probabilmente ha portato i piccoli in una zona pi tranquilla. Una volta ho dovuto sparare a un'orsa, in una situazione simile: lei cercava del cibo mentre il suo cucciolo curiosava nel cantiere del bar ancora in costruzione. E poi mi sono trovato in una situazione piuttosto complicata..."
"Gi, sono lezioni che impari sulla tua pelle se non ci sei abituato fin da piccolo" osserv Dylan spegnendo il motore e issando la moto sul cavalletto.
Quando a quindici anni era stato trascinato in aperta campagna dalla citt, non sapeva niente. All'epoca Ham, nomignolo di Hammond Pierce, il fattore, era gi un vecchio bisbetico, e lo aveva preso sotto la propria ala pi che altro per una questione di sopravvivenza. Se Dylan si fosse ferito o fatto ammazzare da un cavallo, una mucca o un orso, Ham sarebbe rimasto senza lavoro. Vent'anni dopo era ancora pi vecchio, pi contorto e pi bisbetico, eppure lavorava come e pi di allora.
Dylan corse su per i gradini della veranda mentre la porta si apriva lentamente. Katie sembrava terrorizzata. Lui non l'aveva mai vista cos.
"Forse mi stavo solo illudendo quando dicevo di essere assetata di avventura" osserv lei con un risolino tremulo. "Vomito in aereo, gli orsi mi spaventano a morte, e scommetto che se mai cercassi di imparare a scalare una montagna cadrei e mi romperei il collo. Mi sa che sono profondamente cittadina, e che d'ora in poi cercher l'avventura solo nei libri e nei film."

10.
"Prima di tutto" disse Dylan a Katie e ai bambini, "non bisogna mai scappare di fronte a un orso, perch ti darebbe subito la caccia: e gli orsi sono molto pi veloci di quanto si creda. Se siete abbastanza lontani, com'eravate voi, potete fare un po' di chiasso come ha fatto Jack con il clacson. Se invece siete pi vicini, indietreggiate lentamente. Gli orsi di solito sono piuttosto timidi..."
"Questa non sembrava per niente timida" osserv Katie.
"Perch doveva proteggere i suoi piccoli – sai bene che cosa significa. Ma se non minacci i suoi cuccioli un'orsa se ne va senza far storie. L'unica cosa che non devi mai fare  metterti fra una madre e i piccoli. E se ti trovi in una situazione disperata di fronte a un orso, gettati a terra, copriti la testa e il collo con le braccia e fingiti morta."
Poi Dylan si accucci di fronte a un gemello. "Mitch, se ti trovi faccia a faccia con un orso, che devi fare?"
"Indietreggiare molto lentamente."
Dylan si gir. "Andy, se ti trovi fra una mamma e i suoi cuccioli e lei ti sembra arrabbiata, che cosa fai?"
"Tanto rumore?"
"Solo se non sei troppo vicino. Ma se sei vicino e lei sembra pericolosa, ti sdrai a terra e..."
"E faccio il morto!"
"Esatto. A faccia in gi, con la testa coperta. Cos" disse Dylan mostrandogli come fare e intrecciando le mani dietro la testa. "Questa domanda  pi facile: se state per uscire e c' un orso qui davanti?"
"Restiamo in casa!" risposero i due all'unisono.
"Eccellente." Dylan si alz in piedi e si rivolse a Katie. "E se c' un orso in giardino ma voi siete al sicuro in casa?" domand ancora.
"Facciamo rumore?"
"S, potrebbe servire. Ma non gridate, piuttosto picchiate con un mestolo su un coperchio di metallo. Questo per far sapere all'orso che c' qualcuno nei paraggi, in modo che lui se ne vada. E in caso sia proprio necessario, c' sempre lo spray al peperoncino."
"In effetti agli orsi non piace per niente" intervenne Jack. "Ho sentito parlare di orsi che si infuriano e diventano pi pericolosi, ma se  l'unica possibilit..."
"Katie, dal momento che hai avuto la visita di questa famigliola di orsi, prometti di ripassare le regole di sicurezza con i bambini?" disse ancora Dylan. "Probabilmente non li vedrai pi, ma  meglio essere sicuri. Ripetile ogni giorno."
Lei lo guard, ancora spaventata. "S, certo" rispose. "Pronti per andare a scuola, ragazzi?"
"Ce li porto io" si offr Jack, "tanto devo tornare in paese. Mi assicurer che entrino, ma stai tranquilla... miss Timm  attenta come una mamma orsa." E rise per la sua battuta.
"Grazie, Jack" sorrise Katie. "Coraggio, bambini, adesso prendete i vostri zaini."
In meno di due minuti i gemelli erano seduti accanto a Jack e lui faceva marcia indietro per uscire dalla radura. Dylan e Katie rimasero in piedi sulla veranda, e quando Jack fu lontano lei si volt a guardarlo.
"E cos sei in partenza."
"Come lo sai?" domand lui.
"La tua sacca da viaggio  legata sul sellino posteriore e tu hai una faccia confusa, come se non sapessi dov' l'uscita."
Lui scroll la testa. "Posso togliere la sacca e metterci te, per un ultimo giro in moto. Possiamo andare dove preferisci."
Katie fece segno di no col capo. "Dimmi quello che sei venuto a dirmi."
Dylan la prese dolcemente per le spalle e l'attir a s, accarezzandola e guardandola negli occhi. "Ti spiego quello che  successo, Katie. Ieri ho parlato con Lang: due dei nostri dipendenti se ne sono andati perch sapevano che la compagnia  nei guai, e spero che abbiano trovato un lavoro migliore. Abbiamo dovuto restituire il nostro Boeing. Lang sta mandando in giro il suo curriculum perch ha una famiglia da mantenere. Quindi le cose stanno cos: ho un'impresa che sta per andare a fondo, ma un produttore di Hollywood forse pu offrirmi un contratto per un film – il che mi darebbe la possibilit di finanziare il mio aeroporto nel Montana. Preferirei di gran lunga volare piuttosto che recitare, ma sono in affari. Perci far quello che va fatto."
"Credo che questo sia ammirevole da parte tua" disse Katie.
"Sai, recitare in un film non  esattamente un lavoro da quaranta ore la settimana" riprese lui. "È un impegno gravoso, che dura alcuni mesi. Non sar una faccenda rapida, e non ci saranno giorni liberi. Per me poi, che manco dall'ambiente da una ventina d'anni, sar ancora pi difficile... dovr faticare parecchio per recuperare, se voglio ottenere un risultato decente."
"Sono sicura che ce la farai."
"Non so quando potr rivederti, Katie."
"Te l'ho detto, non ho mai avuto aspettative."
"Ho del lavoro da fare a Los Angeles e nel Montana" continu lui. "Non ho alcuna ragione logica per restare qui e..."
"Lo so, Dylan, lo so. È stata un'avventura... Non avevo mai fatto niente del genere prima d'ora, ma fin dall'inizio sapevo che tu eri...come ti sei descritto? Un tipo alla mordi-e-fuggi?"
"Starai molto meglio senza di me" dichiar lui.
"S, certo. Hai ragione. Me l'hai detto, l'incapacit di stabilire una relazione duratura  iscritta nel tuo DNA. Tutto questo non mi sorprende affatto, lo sapevo prima ancora di forare la gomma – e il tuo DNA non c'entra niente. È solo che le nostre vite non si adattano una all'altra."
"Vorrei poterti chiedere di venire con me, ma non ho idea di che cosa ti chiederei in realt. Non so come saranno i prossimi mesi, e..."
Katie scroll la testa. "Non verrei comunque. Per quanto tu sia una gran tentazione, io qui ho degli impegni. Ho dei bambini da crescere e ho promesso loro una figura paterna che sia stabile e affidabile. E poi questo posto mi piace, orsi e tutto quanto. Le persone si aiutano le une con le altre. C' una terribile penuria di begli attori del cinema, ma a parte questo..."
"Ho smesso di essere un attore a circa quattordici anni. Questo ti  chiaro, no?"
Lei fece segno di s. "Certo. Ma vedi, la mia vita si  finalmente stabilizzata dopo un anno terribile, e non sono in condizione di correre dei rischi, soprattutto con i miei figli. Sono cos forti e adattabili che a volte li do per scontati, ma ogni tanto uno di loro mi dice qualcosa che mi ricorda quanto siano piccoli in realt, quanto siano indifesi e bisognosi di protezione. Qualche settimana fa Mitch mi ha domandato se secondo me suo padre gli avrebbe voluto bene..." I suoi occhi si colmarono di lacrime. "Il mio impegno principale  quello di proteggerli. Capisci perch non posso correre dei rischi, Dylan?"
Lui annu con seriet. "Ma non hai rimpianti per la nostra storia, vero?"
Katie scroll la testa e fece un sorriso tremulo. "Sei la migliore storia breve che io abbia mai avuto. L'unica, in effetti."
Dylan deglut. "Dirai addio ai bambini da parte mia? Gli spiegherai che non ho potuto aspettare di salutarli di persona, e lo farai tu per me?"
"Certo, lo far."
"In realt potrei aspettare, ma..."
"Se per te fa lo stesso  meglio di no. Non posso continuare a dirti addio per tutto il giorno. Lo so, forse sono regredita al periodo dell'adolescenza e mi sono presa questa piccola cotta, ma..."
Dylan si chin verso di lei e le sfior le labbra. "Piccola?" domand sottovoce.
"Senti, vedila in questo modo. Non vuoi qualcuno che frigna e tira su col naso e ti si aggrappa alle caviglie mentre cerchi di andartene, no? Tu hai del lavoro da fare, mentre io..." sollev il mento valorosamente, "io ho una vita da vivere."
Lui le sorrise. "Sei la cosa pi bella che mi sia mai capitata."
"Non sei stato niente male neanche tu. Penser a te, di tanto in tanto."
"Il momento era sbagliato" osserv Dylan. "Se ci fossimo conosciuti in un altro periodo, in un altro modo..."
"Ci sarebbe sempre stato lo stesso pericolo" sorrise lei, "se ti fossi messo tra me e i miei cuccioli. Forse quell'orsa ti  sembrata pericolosa, ma non hai idea di che cosa farei io..."
Lui sospir. "Per quanto pu valere, non mi  mai costato tanto dire addio a qualcuno."
Katie deglut e le sue labbra tremarono un poco. "Grazie di averlo detto. Ma adesso, per favore, vai..." Poi accenn alla moto. "Andrai con quella fino a Los Angeles?"
"Sono arrivato fin qui dal Montana, e non  un viaggio breve, e adesso ho anche fretta... quindi  meglio che vada. Ti chiedo scusa, Katie. Non credo che ti rivedr, perch... perch so di averti delusa." Dylan tacque per un momento. "Ti auguro che tu possa vivere la tua vita esattamente come speri."
Si chin su di lei, la baci in fronte e si volt per andarsene. Ma prima di raggiungere la moto si volt di nuovo, le si avvicin con due rapidi passi e la prese tra le braccia. Poi copr la sua bocca in un bacio intenso, quasi selvaggio, dischiudendo le sue labbra con la lingua e impossessandosi di lei. Katie emise un piccolo gemito, si aggrapp a lui ricambiando il bacio con la stessa passione, e una lacrima rotol sulla sua guancia.
Quando infine la lasci, Dylan asciug quella lacrima con il pollice.
"Gi" disse lei. "Non eri contento finch non mi facevi piangere, non  vero? Adesso vattene per. Ne ho abbastanza di dirti addio."
Dopo un ultimo bacetto, lui se ne and.
Fece un'impennata con la moto mentre usciva dalla radura, e Katie rimase dov'era a lungo, finch il rombo del motore non fu che un'eco lontana. Poi si asciug le guance e borbott: "Dove avevo la testa? Avrei dovuto saperlo... i cattivi soggetti di Hollywood non cambiano mai".
Dylan era andato in giro in moto per pi di un mese, e adesso non se la sentiva di viaggiare con lo stesso mezzo fino a Los Angeles. Non aveva la mente sgombra. Era troppo distratto. Ecco che cosa succede quando ti lasci andare troppo, pens. Nel corso degli anni aveva avuto parecchie ragazze, ma con nessuna di loro aveva mai stabilito una routine piacevole e gratificante come quella con Katie. Si era lasciato incantare da un falso senso di sicurezza, e adesso, diretto verso un lavoro che detestava ma che doveva fare, provava una terribile sensazione di vuoto.
Eppure doveva superarla, e alla svelta. Katie avrebbe continuato a vivere la sua vita, e per non farle del male lui non doveva fare niente per intralciarla.
Guid fino al piccolo aeroporto di Arcata che gi conosceva, convinse il direttore a tenergli la moto in un hangar e trov un passaggio per Santa Rosa, da cui avrebbe preso un volo diretto per Los Angeles. Un mese prima aveva messo nella sacca il necessario per una gita di una settimana, e ormai tutti i suoi abiti erano piuttosto malconci bench li avesse lavati di frequente. Adesso aveva intenzione di rinnovare un po' il guardaroba. Non voleva impressionare nessuno, ma avrebbe avuto l'accortezza di apparire abbastanza civile per i suoi incontri di lavoro.
Durante il viaggio continu a pensare a Katie e a quanto si sentisse male all'idea di averla lasciata, ma si ripet pi volte che era stato necessario. Lei si sarebbe sentita delusa e amareggiata per un po' di tempo, poi forse si sarebbe arrabbiata, ma alla fine avrebbe capito che era meglio non preoccuparsi di un futuro incerto con uno come lui, un attore inaffidabile con un passato difficile alle spalle. La loro era stata un'avventura, Katie lo aveva detto fin dall'inizio. E lei poteva trovare di meglio – anche questo glielo aveva detto subito. C'era solo un piccolo problema. Dylan non aveva mai conosciuto una donna come lei, e probabilmente non ne avrebbe mai trovata una uguale. Una meglio di lei, impossibile.
"E va bene, voglio Katie" borbott fra s. E con ci? Sarebbe passata, anche quella. Gi altre volte aveva superato il dispiacere di non poter avere ci che voleva.
Non appena arriv a Santa Rosa e accese il cellulare, vide di avere innumerevoli messaggi vocali e chiamate perse. Controll le chiamate mentre aspettava il volo per Los Angeles. Sua madre. SUA MADRE? E il fratellastro Bryce? La sorellastra Blaine? C'erano almeno venti chiamate, e lui non aveva dato il suo numero a nessuno! Lang, conoscendo la sua storia familiare, non avrebbe mai rivelato quel numero ad anima viva. In passato c'erano state alcune chiamate da parte dei parenti, agli uffici della Childress Aviation o a casa sua, ma chiunque telefonasse lo aveva sempre fatto per chiedergli qualcosa, non certo per sapere sue notizie o, Dio ne liberi, per semplice affetto.
È proprio cos che ti sei fatto abbindolare in passato, pens. Permettendo loro di entrare nelle tue orecchie, e poi nel tuo cervello. Ma non resistette e ascolt il primo messaggio. Odiava sua madre, ma non aveva mai potuto smettere di volerle bene e di desiderare che si comportasse come le altre madri.
Dylan, tesoro, ho saputo che verrai in citt per discutere di un possibile film, e devo parlarti assolutamente prima di loro perch, be', nell'ambiente non sono stati molto gentili con me in questi ultimi anni e vorrei che...
Lui spense. Non voleva sapere che cosa gli chiedeva Cherise. Una parte? Un lavoro? Un prestito da Adele? Un contatto? Aveva un copione da fargli leggere? Voleva che lui apparisse in uno show per mostrare al pubblico che erano una famiglia felice? Le possibilit erano infinite...
Chiam Jay Romney. "Sono passate solo ventiquattr'ore da quando ho preso un appuntamento con te, e ho gi ricevuto una ventina di messaggi dalla mia famiglia. Non ho mai dato il mio numero a nessuno di loro. Credevo che fossimo d'accordo, nessuno doveva sapere di questo film!"
"Cristo, ma stai scherzando?" esclam Jay stupefatto. "C'era da immaginarlo... Per senti, figliolo, con tutto il rispetto, la tua famiglia ha un sacco di conoscenze negli ambienti peggiori, e tu mi hai chiamato in ufficio. Ignora quei messaggi. Non posso controllare tutto quanto."
"Vuoi dire che in questa faccenda tu non c'entri niente?"
"Assolutamente no! Perch mai avrei dovuto diffondere la notizia del tuo arrivo? Voglio che tu lavori nel mio film! Credi che manderei tutto a rotoli dando il tuo numero di cellulare a destra e a manca? Senti, ti do il mio, segnatelo. Chiamami soltanto sul cellulare, e se vuoi che spostiamo l'appuntamento per evitare questa gente, basta che tu me lo dica e lo far."
Dylan digit il numero e lo salv nella rubrica, poi domand: "Non  che qualcuno di loro sta morendo, eh? Perch dopo il primo non ho pi ascoltato i messaggi".
"No, che io sappia non sta morendo nessuno. Ma con la tua famiglia, sai com'..."
"Ho solo ascoltato il messaggio vocale di mia madre. Diceva che aveva saputo che venivo in citt per un film, e che negli ultimi anni non era stata trattata molto bene nell'ambiente... ed  a quel punto che l'ho cancellato."
"Sei un bravo ragazzo, Dylan, ma quelli devi tagliarli fuori. Sei qui per conto tuo, e io non tratto con nessun altro che te."
"Se qualcuno di loro  coinvolto nel progetto..."
"Io non tratto con nessun altro che te, Dylan. Hai la mia parola."
Probabilmente la sua parola valeva quanto una tazza di caff o poco pi, ma di tutte le persone con cui Dylan aveva lavorato a Hollywood, Jay era la pi onesta e affidabile. "Bene, stiamo a vedere che succede. Se le cose ci scappano di mano, ovviamente io non far nessun film."
Dopo di che sal a bordo dell'aereo per Los Angeles e prosegu, con il cellulare staccato. Arriv nel tardo pomeriggio, affitt una macchina, si trov un albergo che non desse troppo nell'occhio e una volta in camera guard la TV, cosa che faceva raramente. Trascorse il sabato in un centro commerciale dove si compr degli abiti e delle scarpe adatte, e controll pi volte le chiamate e i messaggi sul cellulare, cercandone uno in particolare: ma l'unico che avrebbe voluto ricevere non c'era. Ed era logico che non ci fosse. Katie e lui si erano detti addio.
La sera della domenica bevve un po' pi del solito, e quando si addorment sogn Katie, stretta contro di lui. Non era un sogno a sfondo sessuale... era molto peggio. Era qualcosa di pi intimo del sesso, era la vicinanza che c'era stata tra loro. Lei era l, dolce e morbida e ridente, gli diceva le sue battute taglienti, e lo teneva stretto proteggendolo da tutte le paure che aveva avuto da bambino.
Il luned, quando arriv all'appuntamento con Jay Romney, in strada davanti al portone dell'edificio c'era Cherise. Sua madre.
"Dylan" esclam lei, un po' senza fiato. "Tesoro!"
"Chiss perch non sono affatto sorpreso di vederti" borbott lui.
Cherise si raddrizz. Ormai doveva aver superato i sessantatr anni – pi vecchia di quanto sarebbe stato suo padre se fosse vissuto – ma non ne dimostrava pi di quaranta anche se la pelle del viso era un po' tirata. Era troppo magra, ma sicuramente per scelta. Cherise lavorava duramente per non prendere un grammo di peso in pi. "È tutto quello che hai da dire a tua madre, dopo tanti anni?"
In vent'anni non gli aveva telefonato una sola volta, n per chiedere come se la cavava n anche solo per parlargli. Il suo unico pensiero era ottenere l'aiuto del figlio, in un modo o nell'altro. Per ragioni che lui stesso non sapeva spiegarsi, Dylan aveva ottenuto la popolarit e il successo che il resto della sua famiglia non aveva e che gli invidiava. Ed era solo per quello che lo cercavano, le rare volte che succedeva. "Pi o meno, s" ripose adesso. "Non ho voluto ascoltare i messaggi."
Lei si irrigid, offesa. "Ti dicevo solo che avrei voluto vederti mentre eri in citt..."
"C'erano anche delle telefonate di Bryce e Blaine" continu lui. "Perch mi stringete d'assedio? Che cosa credete che io possa fare per voi?"
"Non possiamo andare a pranzo? Parlare un po'?"
"Come hai saputo che sarei venuto qui?" ribatt lui. "E come hai avuto il mio numero?"
"Oh, in qualche modo, non mi ricordo... Ma non possiamo pranzare insieme? Bere qualcosa, o magari mangiare un dessert pi tardi?"
Lui rise. "Tu non mangi dolci, Cherise."
"Per favore... non puoi chiamarmi mamma?"
"No, non posso. Ho smesso secoli fa."
Lei si raddrizz ancora di pi. "Stai a casa della nonna?" insistette.
Dylan si domand che cosa c'entrava con tutto il resto, ma poi cap che i membri della sua famiglia avrebbero cominciato a perseguitarlo dovunque lui abitasse. Fece ricorso al suo talento di attore per apparire annoiato, guard l'orologio e disse: "Hai sessanta secondi per sputar fuori che cosa vuoi da me. Altrimenti questa conversazione  finita. Ho da fare, io".
"Voglio una parte nel tuo film."
"Ma guarda" sorrise lui. "Questa s che  una sorpresa. E vuoi una parte anche per Blaine e Bryce?"
"Non tocca a me trovar loro del lavoro – e poi non siamo in contatto. Voglio solo qualcosa da fare, a dire la verit. E se potessi farlo con mio figlio..."
Dylan fece un passo verso di lei. "Non siete in contatto, eppure anche loro hanno il mio numero di cellulare?"
"Non so spiegarti perch. Io non c'entro niente..."
"Stupefacente" fece lui con un fischio. "Mi dispiace, Cherise, ma non lavoreremo insieme. Sarebbe un vero disastro. Buona giornata." E girandole attorno entr nell'edificio. Provava una stretta al cuore. Quella donna era sua madre, eppure non aveva remore a servirsi di lui. Ecco perch era ridotto cos male...
Quando entr nell'ufficio di Jay, Sean Adams era gi l e si alz per stringergli la mano. "Da questo momento il tuo ufficio  off limits" disse Dylan all'amico. "Cherise Fontaine mi aspettava qui davanti per chiedermi una parte in un film che non ho ancora nemmeno accettato di fare. Credo che dovremo spostare i futuri appuntamenti in un luogo pi sicuro, o ti troverai in corridoio tutti i membri della mia famiglia. Hai una talpa."
"Oh, merda" disse Jay. "Vieni con me!"
"Spero tu abbia un'altra uscita" replic lui.
Katie era sempre stata molto attenta al tempo che Dylan passava nello chalet quando i bambini erano a casa, in modo che non si abituassero troppo alla sua presenza e non cominciassero a considerarlo un membro della famiglia. Se lui si fermava a cena, per esempio, lei lo spediva fuori non appena per i gemelli veniva l'ora di andare a dormire. Ma non ci volle molto perch Andy e Mitch notassero la sua assenza: cinque minuti dopo essere rincasati da scuola, il venerd pomeriggio, chiesero se Dylan sarebbe arrivato di l a poco. Katie ci aveva pensato tutto il giorno e si era ripromessa di far finta di niente. Non voleva che anche i gemelli fossero tristi per la sua partenza. "Ah, gi, dimenticavo" disse con finta noncuranza. "Dylan  dovuto partire, perch deve lavorare."
"E quando torna?" domand Mitch.
"Non lo so" rispose lei. "Glielo domander se per caso telefona, ma vedi, tesoro, se deve lavorare sar molto occupato e non  detto che chiami."
"Non voglio perdermi la sua telefonata" intervenne Andy. "Quando chiama?"
La domanda fu come una pugnalata al cuore. Dylan non avrebbe chiamato, lei lo sapeva. Si erano detti addio, e questo significava che la loro relazione era finita. Lui doveva andare dove lo portava il suo lavoro, e lei doveva continuare con la propria vita. Questo era un modo come un altro di ammettere che avevano rotto in maniera definitiva.
Ma ad alta voce Katie disse soltanto: "Non lo so, tesoro. Ma se dovesse telefonare, prometto di domandargli se torner a trovarci".
Quella conversazione la spinse a cercare l'aiuto del fratello. "Mi serve il tuo sostegno" gli disse al telefono. "Se questo fine settimana hai un po' di tempo, potresti passarne una parte con i bambini? Qualsiasi attivit andr bene."
"Ma certo" rispose Conner. "Tu e Dylan avete qualche programma particolare?"
"Be',  proprio questo il punto. Dylan  dovuto andare a Los Angeles per lavoro – e io sapevo che sarebbe accaduto prima o poi. Los Angeles o il Montana. Deve lavorare per vivere."
"I bambini sono turbati?"
"No, non direi, ma si divertivano molto con lui quando era qui e mi hanno subito chiesto quando torna. Credo sia meglio distrarli, se non ti dispiace."
Conner, ignaro di quanto ci poteva essere dietro la richiesta di Katie, rispose che lo avrebbe fatto con piacere. "Adoro stare con quei due. Pensi che gli piacerebbe andare a pesca?"
Lei emise un sospiro sollevato. "Ma certo che gli piacer! Facciamo domenica?"
"Vada per domenica. Vuoi venire anche tu?"
"Preferisco stare un po' con Leslie. Grazie di avermela fatta conoscere, tra l'altro."
Conner ridacchi. "Prego... ma guarda che non mi sono messo con lei per far piacere a te."
Proprio quello che ci voleva, pens Katie quella domenica. I ragazzi a pesca con zio Conner e lei a scambiarsi confidenze con Leslie. Quando la futura cognata sugger di sedersi sulla veranda, Katie le chiese di usare quella posteriore, al riparo dai curiosi che potevano passare davanti a casa.
"Hai notizie di Dylan?" domand Leslie non appena si furono sedute.
Katie fece segno di no. "E sono sicura che  per colpa mia. Gli ho detto che lui doveva accettare questo lavoro e che io dovevo continuare a vivere la mia vita. Perch vedi, io non avr mai posto nella sua vita n lui nella mia."
"Ne sei proprio sicura?"
"Dal primo momento in cui l'ho visto, ho capito che venivamo da due mondi opposti. Pu darsi che adesso lui viva nel Montana e mandi avanti un piccolo aeroporto, ma rimane una star del cinema. Infatti, gli  bastato prendere il telefono e voil, ecco che Hollywood gi lo rivuole."
Leslie scroll la testa. "Non mi sembra quel tipo di persona..."
"Ma lo , questo  il punto. Non sar mai un uomo normale che fa un lavoro normale; sar sempre l'uomo che tutti vogliono, quello che ha sempre un piede fuori della porta. Quello circondato da donne bellissime e irresistibili."
Leslie si raddrizz sulla sedia e guard Katie. "In questo momento sei delusa e ferita" osserv. "Non ti biasimo, ma credo che proprio per questo tu veda solo blocchi stradali invece di ponti."
"Pu darsi... resta il fatto che lui mi ha detto di non sapere quando mi avrebbe rivista."
"Be',  stato stupido. Secondo me si  perso l'occasione per dirti che ti amava."
"Non l'ha detto perch non  scritto nel copione!"
"Di solito non la penso cos, ma adesso ti dico, chiamalo. Telefonagli e chiedigli come sta, e poi digli che ti manca."
"Non posso."
"Perch?"
"Perch adesso ho il cuore lacero e dolorante. Se lo chiamo e lui non risponde, oppure non mi richiama, il mio cuore andr in mille pezzi." Scroll il capo. "Sono una tale idiota... non credevo che dopo due o tre settimane mi sarei ridotta cos." Guard Leslie con gli occhi lucidi di lacrime e aggiunse: "Per favore, non dirlo a Conner. Dylan non ha fatto niente di male. Non  colpa sua se io ho finito per innamorarmi. Mi ha detto subito che si fermava qui solo per qualche tempo, in attesa di sapere se avrebbe ottenuto un lavoro a Los Angeles. Lo sapevo fin dall'inizio, e onestamente sono stata io a mandarlo via. Lui non  il tipo di uomo che mette radici".
"Per nel Montana le aveva... dico solo che forse non voleva davvero che tu lo mandassi via."
"Se  cos, prima o poi avr sue notizie... ma per ora non ho saputo niente. Non mi ha nemmeno telefonato per dirmi che era arrivato senza problemi."
Katie non voleva continuare a pensare a lui, ed era decisa ad andare avanti con la propria vita. Cos il gioved pomeriggio, dopo la scuola estiva, port i bambini da McDonald's. Si disse che lo faceva per loro, non per rivivere il passato, ma quando i gemelli dissero che dovevano andare in bagno e lei rispose che ce li avrebbe portati, Andy esclam: "Se ci fosse Dylan potremmo andare nel bagno degli uomini!". E lei fu sul punto di scoppiare in lacrime.
Diavolo, aveva davvero vissuto nel regno della fantasia... aveva addirittura pensato che la vita di entrambi sarebbe cambiata dopo un incontro occasionale. Che sciocca ragazzina!
Una cosa per le sarebbe rimasta nel cuore: Dylan era stato molto buono con lei. Generoso, tenero, divertente, attento. Non si era mai comportato come se la usasse solo per il sesso – non che lei avesse alcuna esperienza in materia. Ma smettendo per un attimo di commiserarsi, ed essendo del tutto onesta con se stessa, doveva ammettere che lui non l'aveva mai ingannata. Mai. Perci doveva comportarsi da donna adulta. Era stata una storia breve e meravigliosa, ma era finita.
E dopo quella cena da McDonald's anche i gemelli smisero di chiedere quando Dylan avrebbe telefonato, o se sarebbe tornato.
Il weekend successivo era il Quattro di luglio e c'era un grande picnic organizzato per tutti gli abitanti di Virgin River: un evento che forse l'avrebbe aiutata a non pensare troppo a Dylan. Cos Katie incontr alcuni dei vicini e conobbe un certo numero di giovani madri che come lei portavano i figli alla scuola estiva. Si rilass seduta all'ombra di un grande albero a chiacchierare con loro mentre i gemelli giocavano con i nuovi amici – ma non pot impedirsi di pensare a Dylan e al modo in cui stava passando quel giorno di festa.
Un paio di giorni dopo, mentre i gemelli erano a scuola, and a fare un po' di spesa a Fortuna e mise nel carrello le solite cose essenziali, latte, cereali, pane, uova. Poi, avvicinandosi alla cassa, gett un'occhiata alle riviste di gossip. E l, da tutte le copertine, Dylan Childress la guardava con un sorriso sexy e quel suo sguardo invitante. Su uno dei giornali il titolo diceva: INDOVINA CHI È TORNATO IN CITTÀ? Un altro recava una foto in cui lui rideva con un bicchiere in mano e il braccio attorno alle spalle di un uomo pi vecchio, definito il suo produttore. Dunque il film sarebbe stato girato. Sulla copertina di un terzo giornale, Dylan premeva le labbra sul collo di una bella bionda, un'attrice che aveva recitato la parte della sua fidanzatina nella sitcom Una casa alla buona, quando avevano entrambi quattordici anni. La didascalia diceva: UN RITORNO DI FIAMMA?.
Bene. Sicch lui era andato avanti. Katie aveva avuto dei problemi fino a quel momento, ma la vista di quelle foto fu un vero pugno nello stomaco.
Piant il carrello nel bel mezzo del passaggio e and a comprare le tre riviste. Cos, Dylan era riuscito a riprendere la vecchia vita con estrema facilit. Era tornato a Hollywood per fare un film, per andare alle feste, per agganciare le ragazze. Non c'era da stupirsi che non le avesse telefonato. Aveva ben altro da fare.

11.
Dopo aver letto il copione e dopo alcuni colloqui con Jay e Sean riguardo ai possibili coprotagonisti, Dylan affid l'incarico di negoziare il contratto a Lee Drake, l'abile agente di Adele. A partire da quel momento le sue conversazioni con Jay e il regista non avrebbero pi riguardato i dettagli finanziari del contratto.
Continuarono a parlare del copione, di eventuali correzioni o riscritture, della scelta del cast. Gli agenti stavano ancora trattando, ma Dylan ebbe modo di scoprire che si parlava di un'enorme somma di denaro per il ruolo che avrebbe avuto, e cio quello di un motociclista mascalzone e poco affidabile che finiva per rivelarsi l'eroe buono della storia. "Questa  la parte che mi piace di pi" confid un giorno ad Adele. "Sono anni che cerco di diventare quello buono."
"Io credo che tu non ti veda chiaramente per quello che sei" replic Adele. "Non mi riferisco al copione, ma alla vita reale."
Pur continuando da pi di una settimana a ignorare le telefonate della madre, di Bryce e di Blaine, Dylan continuava a trovare sul cellulare le icone delle loro chiamate perse. Era sul punto di rispondere a una di quelle telefonate, se non altro per ribadire che non aveva alcuna intenzione di parlare con loro, quando un giorno, mentre era in coda alla cassa di un bar Starbucks in attesa del suo turno, si sent chiamare.
"Dylan?"
Erano passati anni, tuttavia lui riconobbe la voce della sorellastra. Si volt e disse: "Ciao, Blaine. Che coincidenza trovarti qui".
Lei scroll la testa e i suoi bei capelli biondi ondeggiarono sulle spalle. "Non  una coincidenza. Ti ho cercato di proposito."
Come immaginava, pens lui. Doveva averlo seguito, ma come? Da quel primo giorno non era pi andato nell'ufficio di Jay, e i loro incontri si erano svolti al ristorante, nelle hall di alcuni alberghi, a casa di Jay o di Sean, e in ogni caso in luoghi che nessuno di loro annotava sulle agende di appuntamenti o sui cellulari.
"Hai un minuto?" domand Blaine.
Dylan esit un poco. Era sempre bellissima, pens ricordando che da ragazzino aveva una terribile cotta per lei. Blaine era la terza figlia del suo patrigno di allora, e passava molto tempo nella loro casa. Grazie a Dio non lo aveva mai degnato di uno sguardo, e lui era troppo giovane per capire che donna difficile fosse. Adesso, a circa quarant'anni, era ancora uno splendore, il che era incredibile considerando i problemi che aveva avuto fin da adolescente: abuso di droga e di alcool, ripetuti soggiorni in cliniche per la disintossicazione, innumerevoli relazioni finite male. Dylan aveva perso il conto dei suoi matrimoni – o forse non se n'era curato troppo.
"E va bene, togliamoci il pensiero. Posso offrirti un caff?" propose.
"Un latte macchiato scremato."
Quando lui le porse il bicchiere, Blaine accenn con la testa all'esterno. "Ci sediamo nel patio?"
Lui la segu. E fuori, seduto in fondo al patio sotto un ombrellone, c'era Bryce. Logico.
Il fratellastro, trentadue anni, non si era conservato bene come Blaine. Era gonfio, sfatto, con gli occhi rossi, e Dylan non ricordava nemmeno pi quali fossero i suoi problemi. Poi, con un breve moto di piet, pens che Bryce aveva solo dodici anni quando Adele aveva portato lui nel Montana. Allora Blaine ne aveva venti e aveva gi avuto delle particine in alcuni film, compresa una rapida apparizione nella sitcom di Dylan. Lui era andato lontano da tutti i conflitti, ma loro due e altri membri della famiglia allargata erano rimasti in balia di Cherise e dei suoi vari ex mariti. Probabilmente nemmeno adesso avevano idea di che cosa fosse una famiglia normale.
Dylan pens per un istante di essere l'unico stabile della famiglia, e questo pensiero lo stup. Di solito si considerava un disastro.
Bryce si alz dal proprio posto tenendo le mani in tasca e gli occhi bassi e gli fece un cenno vago, e allora Dylan ricord: la depressione era il problema del fratellastro. Probabilmente il suo aspetto fiacco era dovuto anche alle medicine. "Stai comodo, Bryce" disse accennando alla sedia con la mano che reggeva la tazza. Poi si sedette a sua volta. "Bene, sentiamo. Di che si tratta?"
"Abbiamo saputo che eri tornato per girare un film" disse Blaine. "Hai avuto fortuna... E abbiamo un'idea da sottoporti."
"Prima di tutto, come avete saputo che ero qui? E chi vi ha dato il mio numero?"
"Oh, qualcuno ha visto su un'agenda il tuo nome e il numero del cellulare e li ha copiati. Succede di continuo, lo sai bene."
Dylan scroll la testa con un sorrisetto amaro. "Sono stato lontano per molto tempo e lo avevo dimenticato. Perch non veniamo al sodo e risparmiamo tempo? Allora, che volete?"
"Come ti ho detto, abbiamo un'idea" ripet Blaine. Bryce si limit ad annuire. "Un reality show – una riunione della famiglia Childress. Potremmo mettere insieme i membri della famiglia, quelli che sono disponibili, e discutere dei nostri problemi. Qualcosa a met tra Il grande fratello e La famiglia Bradford. Fratelli e sorelle insieme, capisci?"
Dylan si sforz di non guardarla a bocca aperta come un idiota. "Ma fammi il piacere!" esclam stupefatto.
"Lo produrrebbe la mamma."
Riavutosi, lui si chin verso la sorellastra. "Punto primo, Cherise non  tua madre; secondo, io sono l'unico Childress a parte Adele, e terzo, se pensi che acconsentirei mai a discutere con voi dei nostri problemi, men che meno davanti a una telecamera, vuol dire che hai perso ogni contatto con la realt." Si appoggi allo schienale e continu: "E poi ho gi incontrato Cherise. Voleva che le trovassi una parte nel film – per il quale tra l'altro non ho ancora firmato niente".
Gli altri due si scambiarono un'occhiata sorpresa. "Hai visto la mamma?" domand Blaine.
"Gi. E le ho detto la stessa cosa che vi sto dicendo adesso: non ho intenzione di lavorare con voi. Se per miracolo riusciste a convincere qualcuno che collabora al film a trovarvi una parte, io me ne andrei subito. E comunque non mi verrebbe mai in mente di lavare i nostri panni sporchi in pubblico. Che razza di idea malsana!"
"Non ci ha detto che ti aveva parlato" insistette Blaine.
"A me ha detto che non eravate in contatto" puntualizz lui.
"Ma  stata una sua idea!" intervenne Bryce.
Dylan lo guard. "Ah, dunque parli?"
L'altro annu. "È stata la mamma a pensarci. A me l'idea non piaceva, ma..."
"Invece sarebbe terapeutico" spieg Blaine. "Mostreremmo sincerit, responsabilit, capacit di fare ammenda dei nostri errori. Sarebbe d'aiuto anche agli altri. Potremmo assumere uno psichiatra di fama e metterlo nello show..."
Dylan era tentato di correre via urlando, ma allo stesso tempo era quasi impietosito. Ovviamente, Cherise stava tentando di trovare i contatti giusti assicurandosi una particina nel film, per poi proporre il reality. Che circo, pens.
"Sentite, non lasciate che la gente sfrutti i vostri problemi in questo modo. Lavorateci su, ma in privato. Cercate di guarire, di essere pi forti, di tenere i piedi per terra... magari chiedete a quello psichiatra di farvi qualche visita a domicilio. Non dovete mostrare al mondo quanto siete vulnerabili!"
"Ma tu ci penserai?" insistette ancora Blaine.
Dylan si alz. "Mi dispiace, ma proprio no. Non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello. Probabilmente nei vent'anni in cui sono rimasto lontano dall'ambiente sono diventato troppo riservato anche solo per girare un film, ma..." scroll la testa, "ho accettato per ragioni che non hanno niente a che fare con la famiglia, perci dimentichiamo quest'idea." Guard negli occhi prima Blaine e poi Bryce. "Dico sul serio, lasciate perdere e non chiedetemelo mai pi. Spero che ve la caviate tutti e due, davvero. Ma non lavoreremo mai insieme, chiaro? Mai."
In un certo senso Dylan era contento dell'incontro a sorpresa con i fratellastri: era un pensiero di meno. Torn in albergo, pag il conto e decise di trasferirsi a casa di Adele. C'era spazio in abbondanza, il complesso in cui abitava era recintato e sorvegliato da custodi molto severi. Le avrebbe spiegato il motivo della sua decisione pi tardi, ma quando le telefon annunciando il suo arrivo Adele ne fu deliziata.
Poi Dylan and in un negozio di telefonia e compr un cellulare pi moderno di quello che aveva: vi fece installare la propria card di memoria ma cambi il numero. E subito dopo chiam Lang, per dargli il nuovo numero in modo che il suo amico potesse sempre mettersi in contatto con lui.
E poi chiam Katie, felice di avere una buona scusa. "Ciao, Katie, come stai?"
"Dylan?" domand lei stupita.
"S, sono proprio io."
"Io sto bene, ma che mi dici di te? Come va?"
"Bene anch'io... ma qualcuno ha scoperto il numero del mio cellulare e ho cominciato a ricevere telefonate indesiderate. Cos ho cambiato il numero, e volevo che tu ce l'avessi in caso... be', in caso volessi telefonarmi."
"Ma non vorrei disturbarti... non stai girando un film?"
"Stiamo ancora definendo i dettagli, e di solito queste cose non si concludono rapidamente. È cos strano essere qui –  tutto diverso eppure sempre uguale..." Adesso Dylan rimpiangeva di non averle parlato pi diffusamente della propria famiglia, ma era un discorso che richiedeva molto tempo e non poteva essere fatto cos, per telefono. Katie avrebbe avuto difficolt a crederci. "Per sembra che l'affare possa andare a buon fine. Stai bene, davvero?"
"S, certo. Siamo andati al picnic del Quattro luglio organizzato da tutto il paese. Domenica scorsa i bambini sono andati a pesca con Conner... Credo di non avere altro di particolare da raccontarti."
"E l'orsa? Ti ha dato ancora fastidio?"
"Penso che il clacson di Jack non le sia piaciuto, perch non si  pi fatta vedere."
"Per tu guardi sempre dalla finestra prima di uscire, vero?"
Lei rise, e quella risata lo colm di nostalgia. "Ci puoi scommettere!"
"E i bambini? Stanno bene, si divertono?"
Katie esit un istante prima di rispondere. "Se c' una cosa che sanno far bene,  divertirsi!"
Dylan era tentato di domandarle se aveva sentito la sua mancanza, ma aveva paura della risposta e perci disse: "Mi manchi, sai".
"Questo  molto gentile, Dylan, ma scommetto che sei superimpegnato. E chiss quanti vecchi amici hai ritrovato."
"S, qualcuno" ammise lui, ma avrebbe voluto dirle che erano piuttosto vecchi nemici. "A ogni modo preferirei essere dovunque, tranne che qui."
"Non  stata una decisione giusta andare a Los Angeles per fare un film?"
"Non lo sapr finch non saranno tutti d'accordo e io potr firmare un contratto. Tu sai bene perch lo faccio."
"È una fortuna che tu possa farlo" sottoline lei.
"S, certo. Di' ai bambini che ho telefonato e che ti ho pregata di salutarli da parte mia."
Katie tacque di nuovo per un momento. "Dylan, so che capirai quello che sto per dirti o che almeno cercherai di capire, ma loro non sanno niente di cinema o di aeroporti privati e delle relative difficolt... e io non voglio che si creino delle false speranze su di te. Sono solo dei bambini, e non potrebbero capire come invece capisco io che tu non sai quando verrai di nuovo a trovarci – o se mai ci verrai."
"Forse non ci crederai, Katie, ma io voglio davvero vedervi di nuovo."
Lei parl in tono basso e tranquillo. "Io ci posso credere, ma loro forse no. Sono impazienti, fanno fatica ad aspettare eventi importanti come il Natale o il compleanno. E a dirla tutta faccio fatica anch'io... ad aspettare qualcosa, e a domandarmi se succeder mai." Un'altra pausa. "Tu per divertiti. Sono sicura che i tuoi fan saranno felici di riaverti tutto per loro! Senti, Dylan, mi dispiace ma adesso devo chiudere e..."
"Aspetta. Segnati il mio numero, in caso tu voglia dirmi qualcosa." Lo ripet a voce alta, per sicurezza. "Chiamami anche solo se hai voglia di parlare. In qualsiasi momento."
"E se interrompo una riunione importante?" obiett lei.
"Vuol dire che ti richiamer. Ma non preoccuparti, davvero, se ti va chiamami."
"Okay. Grazie di aver telefonato. Ora devo proprio..."
"Mi manchi, Katie" ripet lui.
Nel silenzio che segu, Dylan si domand se lei stesse pensando alla risposta da dare. Ma poi Katie disse: "Abbi cura di te". E fu tutto.
Dopo aver riagganciato, Dylan chiuse gli occhi per un momento e trasse un profondo respiro. Katie non lo avrebbe mai detto, pens. Aveva paura di dirlo. E lui non poteva biasimarla: perch avrebbe dovuto sprecare altre emozioni in una situazione che non aveva sbocco?
Doveva rifletterci, pens. Capire dove stava andando, e con chi.
Katie fiss il numero che aveva scarabocchiato su un foglietto. Sentiva ancora la voce di lui nelle orecchie. Mi manchi, Katie. Prese il mucchietto di riviste dalla credenza e guard quella con la foto di Dylan che baciava la bionda sul collo.
"Oh, ti passer" disse ad alta voce. E poi aggiunse tra s, con sarcasmo: Fai un piccolo sforzo!.
Ormai Conner non contava pi le volte che aveva ringraziato il destino per avergli fatto trovare Leslie. Le loro vite si erano unite nel momento pi difficile per entrambi: lui era sotto copertura e lei stava fuggendo da un divorzio penoso. Eppure adesso, a pochi mesi di distanza dal loro incontro, vivevano insieme in questo piccolo paese di montagna, sereni e in pace, finalmente tranquilli. In pi Conner aveva vicino sua sorella e i nipoti, il che gli dava ulteriori motivi di gioia.
Ma non era tutto cos roseo. Katie era diventata silenziosa e assente – e non c'era da stupirsi. Aveva avuto un piccolo flirt con un tale che era solo di passaggio, e che effettivamente se n'era andato dopo qualche tempo, lasciandola sola, e triste, ancora una volta.
"Secondo te devo preoccuparmi per Katie?" domand Conner a Leslie.
"Perch dovresti? Perch Dylan  dovuto partire per motivi di lavoro?"
"Be', s. Dapprima sembrava che lei avesse reagito bene, ma ormai Dylan  partito da quindici giorni ed  come se si fosse portato via la sua voglia di vivere."
Lei gli fece un sorrisetto. "Con quante donne hai avuto delle brevi relazioni?" domand.
"Ma stiamo parlando di Katie! A meno che non me l'abbia voluto dire, non credo ci sia mai stato un uomo che..." Abbia fatto l'amore con lei, l'abbia fatta ridere e le abbia messo una luce negli occhi... "le piacesse davvero, dopo Charlie. Capisci che intendo?"
"Prova a telefonarle" sugger Leslie. "Senti come va, chiedile se ha voglia di venire da noi a mangiare un gelato. O magari se vuole che glielo portiamo a casa."
Cos Conner telefon alla sorella. E poi torn in soggiorno da Leslie con un'espressione addolorata. "Vado a vedere come sta. Andy mi ha detto che  nella vasca da bagno, e che sta piangendo. Piange! Nella vasca da bagno!"
Leslie balz in piedi. "No, aspetta! Vai a prendere il gelato, e poi ci andiamo insieme, tu tieni occupati i bambini e mi lasci parlare con Katie. Non credo che sia una faccenda da fratelli maggiori."
"Perch no?" ribatt lui indignato. "Posso sempre trovare quel figlio di buona donna e dargli una bella legnata."
Lei si mise le mani sui fianchi e lo fiss freddamente. "Appunto. Ecco perch no."
Conner, che di solito non amava prendere ordini dagli altri, obbed. Prese una confezione di gelato dal freezer, sal in macchina e guid un po' troppo velocemente fino allo chalet nei boschi. Quando entrarono e lui and direttamente in cucina a prendere le ciotole per il gelato, si blocc stupefatto. "Les" disse indicando alcune riviste sulla credenza, "quello non  Dylan? S,  proprio lui!"
Lei diede una rapida un'occhiata alle riviste. "Vedo che  pi complicato di quanto pensassi... Ti spiegher tutto dopo aver parlato con Katie. Intanto tu e i bambini salite sul soppalco e restateci per un po'. Giocate con i videogame, mangiate il vostro gelato, insomma fate qualcosa."
Dopo di che si diresse in bagno, buss alla porta chiusa e annunci: "Katie, sto entrando". E apr.
Katie era sepolta nella schiuma, aveva i capelli raccolti sulla sommit del capo e gli occhi gonfi e arrossati. Quando vide Leslie ricominci a piangere, e cerc invano di asciugare le lacrime con la salvietta.
Leslie si sedette sul coperchio chiuso del WC. Aveva voglia di piangere anche lei, ma si sforz di resistere. Se si fossero messe a frignare tutt'e due non sarebbe servito un granch. "Che  successo, Katie?"
"Niente" singhiozz lei. "Proprio niente."
"Ma allora perch...?"
"È partito, come previsto, perch deve guadagnare del denaro in un modo o nell'altro. Ha detto che non sapeva quando ci saremmo rivisti, che lavorare nel cinema  un impegno gravoso che richiede molto tempo. E io non posso competere con Hollywood... non voglio nemmeno provarci."
"Allora piangi per questo? Hollywood?"
"E per una foto su un tabloid, in cui lui bacia una tizia sul collo!" fece lei con un singhiozzo. "Mi ha telefonato. Dice che gli manco. Ma dalla foto che ho visto su una di quelle schifose riviste, non gli manco poi cos tanto!" Trasse un gran respiro e si pass la salvietta di spugna sulla faccia. "Capisci, non abbiamo mai detto che dopo di me lui non avrebbe mai pi avuto un'altra donna. Lui stesso ha ammesso di essere un tipo inaffidabile,  sempre stato sincero su questo. Anzi, si  proprio buttato gi... ha detto che era un cattivo investimento, e che io sarei stata molto meglio da sola."
"Ed  vero?" domand Leslie.
"Lo sar, prima o poi. Per ora sto cercando di filtrare l'emozione, la delusione e tutto il resto."
"Oh, Katie..."
"Avr anche taciuto qualche dettaglio, ma non mi ha mai mentito. Alcune cose non me le ha dette, ma d'altra parte anch'io non gli ho detto proprio tutto... in effetti, gli ho taciuto una cosa importante."
Leslie si chin sulla vasca e le ravvi una ciocca di capelli che era sfuggita dall'elastico. "Che cosa, tesoro?"
Katie ricominci a piangere e lasci che le lacrime scorressero sulle guance. "Be', anche se non ne avevo intenzione, anzi non lo volevo affatto, mi sono innamorata di lui... Avrei dovuto pensarci prima. Sapevo che non sarebbe durata. Ma  andata cos..."
"Oh, piccola..."
"Se adesso sto male  solo colpa mia. Non sua."
"Be', qualche colpa io gliela darei..."
"No" protest Katie, "lui non c'entra. Sono io che ho commesso il tipico errore di tutte le donne. Quando ho capito quanto stavamo bene insieme, ho creduto che lui potesse alterare i suoi piani. Ho creduto che stare con me lo cambiasse. E non mi illudevo su quanto stessimo bene insieme, credimi. Mi sono solo illusa sul resto."
"Be', ci sono tante cose che un uomo pu fare per evitare di causare dolore o delusione" osserv Leslie.
"Come promettere di chiamarmi?" replic Katie con una risatina triste. "In effetti mi ha telefonato, ed  stato dolce e gentile, ma questo non mi ha aiutata per niente. O forse avrebbe dovuto assicurarmi che sarebbe tornato, sapendo benissimo che non lo far mai? Darmi delle speranze quando  chiaro che non ce ne sono? Su un punto ha ragione, quando avr superato questa delusione star molto meglio. Perch avr imparato una lezione: voglio molto di pi da un uomo, non voglio un perdente che non ha fiducia nella propria capacit di impegnarsi!"
"Ehm... perch sei nella vasca da bagno?" domand Leslie.
"Per non farmi vedere dai bambini. Fanno i duri, gli sbruffoni, ma vanno in crisi se piango – cosa che cerco di non fare mai. Se mi vedono piangere si preoccupano, come tutti gli uomini. Vogliono rimediare subito."
Leslie scoppi a ridere. "Hai ragione! Mi  capitato un paio di volte di piangere davanti a Conner, magari per un malumore da niente, ma gli uomini non sono proprio capaci di ascoltarti e confortarti. Devono risolvere la faccenda in cinque minuti. Senti, ti stai raggrinzendo come una prugna secca... devi piangere ancora molto?"
"Probabilmente s, ma forse per adesso ho finito."
"Dimmi un po', Katie... C' stato qualcun altro dopo Charlie? A parte quel dentista nel Vermont..."
"No" sospir lei levando il tappo della vasca con la punta del piede e allungando il braccio verso l'asciugamano. Leslie glielo porse. "Il dentista mi andava bene perch era improbabile che mi facesse mai piangere cos tanto. Devi aver investito parecchio, emotivamente, per piangere tutte le tue lacrime quando un uomo ti lascia... o parte in missione. Il dentista mi ha fatta piangere per Charlie, per. La nostra relazione era cos insipida che mi faceva rimpiangere ancora di pi la passione di Charlie. Intendiamoci, so benissimo che mio marito aveva i suoi difetti, ma non c' niente come il sapere che il tuo uomo ti appartiene anima e corpo. E Dio mio, quanto mi mancava la passione che lui aveva per me..." Si alz in piedi e si avvolse nell'asciugamano. "Sai come si dice: attenta a quello che desideri perch potresti ottenerlo."
Leslie si alz e stacc l'accappatoio dal gancio sulla porta. "Vedrai, ben presto dimenticherai Dylan" disse in tono rassicurante.
"Certo" rispose Katie. "Come no."
Leslie le porse l'accappatoio, la aiut a infilarlo, e per un minuto, senza dirselo, entrambe ebbero lo stesso pensiero. Due settimane o due anni, non faceva alcuna differenza. Se la passione c'era, e se poi la perdevi e il cuore andava in pezzi, la guarigione richiedeva un'eternit.
"Per favore, adesso porta Conner a casa" disse Katie. "Ti ringrazio di avermi ascoltata, ma adesso  meglio che andiate. E digli che per il momento non ho voglia di parlare dell'argomento con lui. Non ancora."
"Me ne rendo conto. Ma lui vuole solo esserti d'aiuto..."
"Oh, lo so, e gliene sono grata. Per non riesce a capire che per ora non pu fare proprio niente."
"S, certo. Hai ragione." Leslie l'abbracci. "Ti telefono domani, ma chiamami se hai bisogno di parlarmi. D'accordo?"
"D'accordo. Lo far."
Parlarono ancora due minuti, sottovoce, poi Leslie usc dal bagno.
In soggiorno, Conner camminava avanti e indietro con fare agitato. Non appena la vide indic le riviste che teneva in mano ed esclam: "Mi vuoi spiegare questa faccenda?".
"Certo. Adesso ce ne andiamo e te la spiego strada facendo. Bambini!"
Due testoline si affacciarono dalla balaustra del piano di sopra. "Noi andiamo a casa. Siate gentili con la mamma e non disturbatela."
"È ancora l che piange?" domand Andy corrugando le sopracciglia per la preoccupazione.
"Non pi, ma ha bisogno di stare tranquilla. Siate molto carini con lei, d'accordo?"
I due annuirono e questo la fece sorridere. Sarebbero diventati dei bravi ometti premurosi.
Una volta seduta in macchina accanto a Conner, Leslie cominci a spiegargli che Dylan Childress non era un qualsiasi motociclista o pilota, ma una ex star di Hollywood che si era rifatto una vita in Montana, lontano dalle macchine da presa e dai giornalisti pettegoli.
"E allora che ci faceva qui?" ribatt Conner.
"Non lo so di preciso, ma Katie diceva che stava visitando i piccoli aeroporti privati di questa zona per vedere se c'era un qualche modo di tenere a galla la sua impresa. Per solo dopo che era andato via mi ha detto che lui era tornato nell'ambiente del cinema. Credo che la sua partenza improvvisa sia stata uno shock, anche se Dylan l'aveva avvertita che sarebbe successo prima o poi. Lui le piaceva davvero, capisci. Ma il problema di noi donne  questo: ci diciamo sempre che siamo d'accordo per un'avventura senza impegno, ma ogni volta mentiamo a noi stesse."
"Scemenze. Anch'io ho avuto delle avventure e..."
"Non ho mai detto che gli uomini mentono a se stessi" precis lei.
"... e nessuna di queste donne mi  mai parsa cos turbata quando ci siamo detti addio!"
Leslie lo guard severamente. "Ma non hai una ex moglie che continua a tormentarti?"
"Oh, lei... be', non  la stessa cosa. Non mi aveva mai detto di non volersi impegnare, e poi aveva dei problemi seri. Katie invece  del tutto normale!" Conner gett un'occhiata a Leslie. "Lo , vero?"
"Certo che lo " conferm lei. "Ma la tua normalissima sorellina si  innamorata. Non era previsto, ma sono cose che succedono. Immagino che a Dylan non sia successo, perch in tal caso le cose sarebbero andate diversamente."
Conner grugn.
"Guarda, vorrei odiarlo anch'io. Ma come dice Katie, la loro  stata una relazione del tutto sincera, e lui non l'ha mai ingannata. Non siamo entrate nei dettagli, ma credo che lei non abbia alcun rimpianto. È solo che adesso sta soffrendo, e devi lasciare che superi questo dolore da sola. Per ora non puoi far niente."
"Potrei prendere a pugni in faccia quel bastardo" ringhi lui.
"Uhm... una mossa molto elegante. Ma dubito che aiuterebbe Katie a sentirsi meglio."
Conner sospir. "Tutto quello che volevo era che mia sorella fosse felice. Ha avuto una tale sfortuna! E non solo nel campo sentimentale. Ha perso i genitori, ha perso Charlie quando era incinta dei gemelli, le  rimasto solo il fratello come punto d'appoggio, e poi ha perso anche il magazzino che era la nostra eredit... Volevo soltanto che avesse una vita tranquilla, serena, stabile. E felice. Capisci?"
"Lo so, Conner. Lo so..."
"Dopo la morte di Charlie non potevo mai telefonarle la sera dopo le otto" continu lui sottovoce. "Era una cosa che mi spezzava il cuore. Andava a letto quando metteva a dormire i bambini, perch restare alzata e passare un'intera, lunga serata solitaria la faceva soffrire troppo. Diceva di non sentirsi mai cos sola di mattina o al pomeriggio, ma la notte era terribile. Non avere accanto il suo uomo le mancava, e lei stessa mi ha detto pi volte che andare a letto da sola le pesa ancora molto. È dura abituarsi all'idea che la tua sorellina soffre di questa tremenda solitudine."
"Anche se l'hai provata tu stesso?" domand lei dolcemente.
"S, nonostante questo. Perci, quando ho conosciuto questo Dylan, ho cercato di non contare troppo su di lui... ma era cos evidente che gli occhi di Katie brillavano, che il suo sorriso era speciale, come se avesse un bellissimo segreto. Era felice! E lo ammetto, ho cominciato a sperare che funzionasse..."
"Lo sperava anche lei" osserv Leslie.
"Ma credi che tra un po' star bene?"
"Pu darsi che sia abbattuta per qualche tempo, ma devi lasciarla in pace. Permettile di piangere per quello che non  stato, ma a modo suo e con i suoi tempi."
"S, probabilmente hai ragione" sbuff lui. "Ti ha detto che cos'aveva intenzione di fare stasera, dopo che ce ne fossimo andati?"
Leslie gli rivolse un'occhiata un po' triste. "Mi ha detto che sarebbe andata a letto presto."
Conner ringhi. "Dovr proprio ridurlo in polpette, quel figlio di puttana."

12.
Il telefono non squill pi, e Katie neanche se l'aspettava. Continuava stupidamente a sognare ogni giorno che Dylan le telefonasse, che le dicesse di essere stato un idiota a lasciarla, che le promettesse di tornare perch non poteva stare lontano da lei. Ma se mai fosse successo, lei non lo avrebbe ripreso. Non ci casco una seconda volta, gli avrebbe detto. Ovvio che moriva dalla voglia di rivederlo, ma non avrebbe rischiato di nuovo. La sua sofferenza non sarebbe certamente passata dopo un rapido incontro.
Nella settimana che segu, pur vergognandosi molto, non pot impedirsi di tornare nel piccolo supermercato di Fortuna e di sbirciare le riviste sull'espositore, cercando un volto familiare. Il ritorno di Dylan era ancora un argomento attuale, ma sulle copertine non c'erano pi foto di baci. Era difficile non cedere alla tentazione di comprare quei giornali e portarseli a casa, ma Katie resisteva valorosamente. Per aveva tenuto quelli che aveva comprato, nascosti nel baule dove c'erano i ricordi pi cari.
E aveva letto e riletto gli articoli – proprio come vent'anni prima, quando la sua copia di Teen si riduceva uno straccio per l'usura. Uno diceva che prima del suo rientro a Hollywood, Dylan abitava nel Montana, nella tenuta della sua celebre nonna. Accidenti. Chiunque avrebbe detto che in quel caso poteva permettersi dei jeans senza strappi sulla ginocchia, no?
In quei giorni pianse ancora, ma non troppo. La sua allegria se n'era andata, e stava male anche fisicamente: quella storia le aveva tolto l'appetito e le aveva rovinato il sonno. Il che non era cos strano: proprio da l veniva il detto Dieta da divorzio. Per Katie non aveva alcun bisogno di dimagrire: se Dylan l'avesse ridotta a uno scheletro smunto e sciupato, oltre a tutto il resto che gi le aveva fatto, si sarebbe arrabbiata sul serio!
Cos cerc di passare un po' pi di tempo in mezzo alla gente, anche se tutti volevano sapere che cosa non andasse. Jack Sheridan, in particolare, continuava a domandarle se si sentiva meglio, il che significava che conosceva benissimo le ragioni per cui lei non era al massimo della forma. Katie si sforzava di sorridere e rispondeva sempre: "Oh, s, molto meglio, grazie!".
Spesso si trovava con Leslie e la sua giovane vicina, Nora, e chiacchieravano di mille argomenti, dal taglio di capelli ai bambini. Nora, giovane com'era, sembrava molto saggia. Aveva due bambine, una di due anni e l'altra di soli nove mesi, era una madre single che non si era mai sposata, ed era sfuggita a una difficile relazione con un uomo violento. Pur avendo perso suo marito in guerra, Katie era ben conscia dei guai ancora pi seri che Nora aveva affrontato. E fu proprio Nora a dirle: "Il reverendo Kincaid mi ha aiutato moltissimo a rimettermi in piedi, dopo che quel disgraziato mi aveva mollata qui senza un centesimo. Adesso ho due lavori part-time e posso portarmi dietro le bambine se necessario – lavoro con Mel Sheridan in ambulatorio e aiuto Becca Timm a scuola, insieme con altre mamme. Non hai idea di quant' stato aperto e disponibile il reverendo Kincaid. Io non ero cos disposta a parlare con un prete, dopo tutte le brutte azioni che avevo commesso mettendomi nei guai praticamente da sola. Ma lui  stato magnifico".
Anche con questa ottima raccomandazione, Katie non era incline a chiedere il consiglio di un sacerdote, e onestamente non sapeva come il reverendo avrebbe reagito se lei avesse ammesso che rimpiangeva tra le altre cose il miglior sesso che avesse mai provato.
"Lo vedo spesso con sua moglie" osserv Leslie. "Credo che capirebbe molte cose, visto che la guarda come un affamato guarderebbe una costata."
Katie ridacchi.
"Credo che dovresti bere un frullato o qualcosa di sostanzioso" aggiunse Leslie. "Mi sembra che questa storia ti abbia fatto perdere un po' di peso."
"Forse un paio di chili, ma non preoccuparti, li riprender."
"Ma mangi abbastanza?"
"Il mio appetito  un po' scarso, ma c'era da immaginarlo. Torner. Credo presto, visto che sto cominciando a odiarlo."
"Davvero?" domand Leslie compiaciuta.
"Davvero. Perch diavolo deve dirmi che non esce con giovani madri perch lui non  tipo da metter su famiglia, e poi non solo esce con me, ma salta pi che volentieri nel mio letto? Cosa credeva, che fossi una stupida? Qualsiasi donna avrebbe pensato che aveva cambiato idea, brutto idiota!"
"Perch idiota?" domand Leslie.
"Be', se non voleva impegnarsi non doveva nemmeno cominciare, no?"
"È un nuovo concetto" convenne Leslie con un sorrisino.
"Il fatto  che pensava con il suo... coso" fece Katie, suscitando una risata da parte delle altre due. "Ho sofferto per un po', ma adesso comincio davvero ad arrabbiarmi!"
"Il che mi piace parecchio" comment Leslie.
"Dovrebbe vergognarsi. Almeno io sono stata sincera in tutto e per tutto. Avevo fatto trenta e ho fatto trentuno, che diamine. Lui no, lo stronzo!"
"C' molto di tuo fratello anche in te" sorrise Leslie. "Adesso hai fame?"
"In effetti s. Hai mica dei biscotti?"
Ma nemmeno un po' di sana arrabbiatura le restitu del tutto l'appetito. D'altra parte, nemmeno sentirsi afflitta e svuotata le era servito un granch.
Era un piacere vedere come Conner e Leslie si erano integrati bene nella comunit. Evidentemente avevano trovato il luogo adatto a loro, e questo faceva s che anche Katie vedesse Virgin River come il posto adatto per farvi crescere i figli – anche senza un marito o un compagno.
Si arriv alla met di luglio e il clima raggiunse il livello massimo di calore tra quelle montagne, cio ventisei gradi. Dopo aver accompagnato i gemelli alla scuola estiva Katie prosegu per Fortuna. Entr nel piccolo supermercato, guard gli espositori delle riviste, ma grazie al cielo quel giorno Dylan Childress non stava abbracciando o baciando nessuna. Poi pass in farmacia e guard le confezioni dei test di gravidanza. Quella sembrava un'eventualit abbastanza improbabile, ma continuava a non sentirsi bene e non poteva attribuire il proprio malessere soltanto al dolore. Prese una prima confezione. Quindici dollari? pens stupita. E chiss se era davvero attendibile... Poi ne prese un altro astuccio, ventun dollari. E un terzo che ne costava sette, un quarto a dodici dollari, un quinto a diciannove. "Gli mander il conto" borbott. E infine marci a testa alta verso la cassa.
Realisticamente pensava che il suo ritardo fosse dovuto allo stress, alla tristezza, alla desolazione di vedere la sua storia d'amore finire cos all'improvviso. Di solito non si segnava le date del ciclo, perch avvertiva sempre i segnali: male ai reni, qualche crampo, il seno gonfio, ed ecco che il ciclo arrivava. Ma adesso aveva un ritardo di un paio di settimane, perci sembrava sensato fare il test per assicurarsi di non essere in attesa.
Un'ora dopo era in bagno alle prese con il bastoncino del primo test. Le istruzioni dicevano che il risultato sarebbe stato pi attendibile con le prime urine del mattino, ma che nel mezzo della giornata si rischiava di avere un falso negativo quando invece era vero il contrario...
Ding, fece il contaminuti.
"Nooooooo!" gemette lei. "No, no, no, no, no, no, NO!"
E invece diceva s. S. E questo era impossibile, avevano sempre usato un profilattico, sempre! Non era solo lei a badarci, Dylan era quasi ossessionato, era lui che non voleva figli – o non voleva pagare il fio per tutto il suo saltare da un letto all'altro, pens Katie ferocemente.
Prov il test da sette dollari, anche se non aveva pi molta materia prima.
Centro. Di nuovo.
"No, no, no!" strill lei.
And in cucina e bevve dell'acqua, un bicchiere di t, dell'altra acqua. Poi passeggi nella radura davanti a casa per pi di un'ora, cercando di resistere il pi possibile, e infine torn in bagno e prov il test da dodici dollari, poi quello da diciannove, e tenne le ultime gocce per quello pi costoso da ventuno dollari. Infine alline tutti i bastoncini sul ripiano del bagno e li fiss.
Tutti positivi.
Centro. La signora ha vinto.
Katie si accucci sul pavimento e si cacci le mani fra i capelli. Oh, Dio, che ti ho fatto per farti arrabbiare cos tanto? È perch non dovevo fare sesso senza matrimonio? Ma allora avresti dovuto punirmi facendomi sbranare da un orso!
E in quel momento sent dei rumori. Scricchiolii, tonfi, tintinnare di catene. L'area giochi! Si alz e corse alla finestra della cucina. Gli orsi erano tornati! Non stavano giocando sulle altalene, ma attraversavano la radura come se fossero i padroni. Mamma Orsa e i suoi tre piccoli.
Katie afferr il corno da caccia e corse sulla veranda, senza la minima paura. Suon il corno un paio di volte e gli intrusi si girarono a guardarla. "Fuori dai piedi!" url lei suonando il corno un'altra volta. "Oggi non  giornata!" E dopo un grugnito indignato di Mamma Orsa, i quattro trotterellarono via e si infilarono tra i cespugli.
Quel pomeriggio Jack stava sistemando i bicchieri puliti sullo scaffale quando sent che la porta del bar si apriva. Si volse pensando di vedere Mel, che approfittava spesso di quel momento tranquillo prima dell'ora di cena. Ma non era sua moglie, era una faccia amichevole che Jack non vedeva da tempo. "Che mi venga un colpo" esclam con un gran sorriso. Usc da dietro il bancone e si avvicin all'uomo per avvolgerlo in un forte abbraccio. Poi si scost e lo esamin. "Ehi, Tom! Sei venuto a casa in licenza?"
"Mi sono congedato" rispose Tom Cavanaugh. "Sei anni erano pi che abbastanza. E poi, se non fossi tornato per aiutare mia nonna con il frutteto, lei avrebbe dovuto venderlo e l'idea non mi andava per niente. Quel frutteto appartiene alla mia famiglia da generazioni."
"E Maxie come sta?" domand Jack.
"Pi testarda che mai, ma a quanto pare in ottima salute. Pi di me o di te."
"Non ci vediamo da un paio d'anni" osserv Jack.
"Mi hanno mandato in missione una seconda volta – e credo che sia stato proprio quello a convincermi. Non sono un guerriero, io, sono stato addestrato a coltivare le mele. Ed  quello che voglio fare."
"E ne siamo tutti molto contenti. Fammi vedere se trovo Preacher, vorr sicuramente salutarti."
Tom Cavanaugh era cresciuto a Virgin River, ed era al college quando Jack era arrivato in paese anni prima. Tom aveva intenzione di arruolarsi dopo il college, perci il bar di Jack era diventato il suo rifugio preferito durante le vacanze e i weekend a casa, ed era stato naturale per lui legare con Jack e Preacher, entrambi ex Marine. Adesso, a trent'anni, era tornato a casa ed era ansioso di riprendere il lavoro nel frutteto di famiglia, con la nonna. Le mele Cavanaugh aspettavano lui.
Era a met della birra che Jack gli aveva offerto quando Katie entr nel bar.
"Guarda un po' chi c'" disse Jack con un sorriso. "Katie Malone, ti presento un vicino appena tornato a casa dai Marine, Tom Cavanaugh. Tom, Katie  arrivata da poco in paese."
"È un vero piacere conoscerla" disse Tom. I suoi occhi si illuminarono mentre la osservava con evidente ammirazione.
"Anche per me" disse lei porgendogli la mano.
"Un bicchiere di vino?" le domand Jack.
"No, grazie, sto per andare a prendere i bambini. Dunque, Tom, lei vive qui in paese?"
"No, a circa sei chilometri da qui. Sono cresciuto tra gli alberi di mele e probabilmente ci rester per tutta la vita."
"Lo dice sorridendo" osserv lei.
"Adoro le mele."
"Da bambino Tommy non mangiava altro" rise Jack.
"E le mele Cavanaugh sono l'ingrediente delle mie torte migliori" aggiunse Preacher.
"Hai l'aria di stare un po' meglio, Katie" continu Jack. "Hai anche le guance rosa!"
"Per una buona ragione... ricordi quell'orsa? È tornata e si comporta come se fosse la padrona di casa. Mi occorre una pistola."
"Quale orsa?" intervenne Tom.
"Una madre con tre piccoli, a cui piace l'area giochi dei miei figli."
"Gi, l'ho vista anch'io un paio di volte. Entra nel nostro frutteto, scava qua e l, e ha il suo daffare con i cuccioli."
"Io ho due gemelli, la capisco. Ma mi serve una pistola per cacciarla via."
"Ci vuole un pistolone enorme per un orso di quelle dimensioni" osserv Jack. "Non sai usare un fucile?"
"Non ci ho mai provato, ho solo il porto d'armi per la pistola. Per non ne possiedo. Non per ripetermi, ma sai com', con due bambini in casa... Per mi sono comprata un corno che fa parecchio rumore. All'orsa non  piaciuto per niente, e ha portato via i cuccioli, dopo aver emesso un suono che era un vero e proprio ruggito. Non credo che siamo grandi amiche."
"Chiamer i guardiacaccia" disse Tom, "cos alla signora penseranno loro. Se d troppo fastidio potrebbero trasferirla, ma non vorrei che qualcuno le sparasse."
"D'altra parte io non vorrei finire sbranata" replic Katie.
Tom Cavanaugh sorrise. "Forse suo marito pu insegnarle come si maneggia un fucile. Nei Marine c'era una ragazza minuta come lei, ma era una tiratrice incredibile. Non sempre  una questione di altezza."
Santo cielo, pens Katie. Il povero Tom stava ovviamente flirtando, ma non sapeva quanto si sbagliava... sarebbe stato crudele dirgli: Guardi, sono una vedova incinta con due gemelli di cinque anni... scappi a gambe levate!. "Sono vedova" disse invece. "Ho perso mio marito in guerra, in Afghanistan."
"Mi dispiace molto per il suo lutto" disse subito lui facendosi serio. "Se c' qualcosa che posso fare..."
"Lei  molto gentile, ma mio fratello vive qui in paese. Non  ancora uscito dal lavoro, ma se ho bisogno di lui posso sempre andare a cercarlo. E poi c' Jack..."
"Jack c' sempre" convenne Tom. "Ma se mai ci fosse qualcosa che suo fratello o Jack non possono fare..."
"Grazie" disse Katie. "E grazie per la telefonata ai guardiacaccia, o a chiunque lei chiamer. È stato un piacere conoscerla, ma adesso devo andare a prendere i bambini."
Quando sei la potenziale star di un film, sai che gli investitori e i distributori considerano l'importanza del cast prima di decidere se dare o meno il loro sostegno. Ormai Dylan giocava secondo le regole di Hollywood da tre settimane, aveva accettato interviste, aveva socializzato con gente importante insieme al produttore e al regista, si era fatto fotografare qua e l. Lee Drake stava ancora lavorando ai dettagli del contratto, ma secondo lui le cose si stavano muovendo nella giusta direzione e in un paio di settimane sarebbero state tanto soddisfacenti da meritare una firma. Una volta firmato il contratto, la pubblicit riguardo al futuro film sarebbe ancora aumentata, permettendo cos ai produttori di guadagnare altro denaro da investire. Dylan sopportava tutto quanto, ma a fatica. Aveva mangiato troppo cibo elaborato, bevuto troppo alcool, incontrato i membri della sua famiglia troppo spesso. Bryce era svanito sullo sfondo, ma Blaine e Cherise continuavano ad apparire per caso negli stessi ristoranti in cui lui cenava. Grazie a Dio il suo numero telefonico non era pi lo stesso, perci le due donne non potevano continuare a perseguitarlo.
Dylan sorrideva il pi possibile, ma odiava tutta la finzione di quella vita. Non era pi abituato.
L'unica eccezione al suo scontento era il fatto che aveva potuto passare un po' di tempo con Adele, raccontandole tutti i particolari delle vicende che lo avevano portato a leggere un copione e a negoziare i termini di un contratto. "Lang dice che gli affari vanno ancora a rilento rispetto agli anni scorsi, ma  riuscito ad assicurarsi qualche volo charter e ha affittato i nostri velivoli alcune volte. Perci riescono a tirare avanti mentre io sono qui. Sue Ann pensa all'amministrazione, Stu si occupa della pista, della manutenzione e delle scorte di carburante. Io per devo tornare lass almeno una volta, prima di impegnarmi con il film."
"Tutto questo  talmente inutile" protest lei. "A meno che non sia quello che tu vuoi davvero fare."
"Non  affatto inutile, anzi  necessario."
"Ma tu sei il mio unico erede" gli ramment Adele. "E io sono ricca sfondata!"
"Voglio farcela da solo, finch posso" replic lui. "Tu potresti arrabbiarti con me per qualche ragione e lasciare tutto al tuo gatto, e allora io che farei?"
"Non ho un gatto."
"Non ancora..."
Il loro non era stato un litigio, ma piuttosto una revisione di certi limiti. Dylan le voleva bene, le era grato per tutto quello che aveva fatto, sapeva che dopo tanti anni di duro lavoro Adele era pi che benestante. Ma aveva settantasei anni, era in perfetta salute e probabilmente sarebbe vissuta fino a centosei. Inoltre, quelli erano i limiti che lei stessa gli aveva cacciato in testa durante il loro soggiorno a Payne: gli aveva detto e ripetuto che non era un piccolo dio che poteva fare tutto quello che gli pareva e continuare a essere pagato una fortuna per una sorta di diritto acquisito. Gli aveva insegnato a guardare oltre se stesso – e lui lo aveva imparato.
"Ho solo due preoccupazioni riguardo al film" continu Dylan. "Una  che probabilmente mi piacer molto recitare ma detester tutte le porcherie che accompagnano un film, tra cui il fatto che mia madre e i miei fratellastri e sorellastre continuino ad assillarmi con le loro richieste. L'altra  che tu pensi che io stia commettendo un errore."
Adele scroll il capo. "Prima di tutto, credo che ormai tu non sia pi un vulnerabile bambino prodigio che non capisce bene che cosa gli sta succedendo. In secondo luogo sono un'attrice anch'io, e continuo a lavorare perch amo il mio lavoro – anche se detesto tutte le porcherie che lo accompagnano. Lo faccio perch voglio farlo. I milioni di persone che tentano disperatamente di avere una particina in uno spot pubblicitario mi ucciderebbero pur di avere un decimo delle possibilit che ho avuto io, e credimi, io non do il mio lavoro per scontato. Ma quando decido di accettare un ruolo, ne sono felice. Se fare questo film ti rende infelice, trova un altro modo di guadagnare quello che ti serve."
"Per saranno solo sei mesi di riprese" osserv lui. "Che mi faranno guadagnare un'enorme quantit di denaro."
"Come te la cavi con i tuoi familiari?" domand Adele.
"Ho detto di no, ho cambiato il numero di cellulare, li ignoro, ma devo ammettere che ignorarli  difficile. Li vedo dovunque. Sono dappertutto."
"E tua madre?"
"Cherise  la pi difficile da ignorare" rispose lui.
Era sua madre, lui la detestava ma l'amava allo stesso tempo. Il fatto che cercasse di servirsi di lui era doloroso, ma cos prevedibile...
"Lo immagino" disse Adele. "Allora, quando parti per il Montana?"
"Tra qualche giorno. Torner in aereo nella California settentrionale, dove ho lasciato la moto, e ho deciso di affittare un camion per portarla a casa. Dopo le ultime settimane non credo di farcela a tornare in moto fino a Payne."
"Quanto ci metterai ad arrivare?"
"Un paio di giorni, ma prima devo concludere una piccola questione che ho lasciato in sospeso, nella contea di Humboldt."
Lei sollev un sottile sopracciglio tinto di biondo miele. "Davvero?"
Oh s, davvero.
Dylan doveva rivedere Katie, almeno una volta. Lei non lo voleva pi, questo lo aveva capito. Le aveva telefonato, le aveva dato il suo nuovo numero, le aveva chiesto di chiamarlo e lei non lo aveva fatto, perci il messaggio era piuttosto chiaro. Ed era solo colpa sua, doveva ammetterlo. Katie non credeva che i loro stili di vita si adattassero, non voleva impegolarsi con un ragazzino viziato di Hollywood, e lui non poteva biasimarla; ma non gli sembrava giusto. Per lui, la questione era ancora in sospeso.
"C' una ragazza" spieg ad Adele. "Non vuole impegolarsi con un attore, perch gli attori non hanno una gran bella reputazione in faccende trascurabili come la fedelt. Ma lei mi piace molto, e voglio darle un'ultima possibilit di rifiutarmi. Si vede che non ho ancora sofferto abbastanza."
"Senti, Dylan, ci sono molte famiglie normali che hanno relazioni disastrose, e molti attori che si sposano e restano sposati per sempre, felicemente."
"Lo so. Ma io voglio solo fermarmi nella contea di Humboldt, vederla, assicurarmi che stia bene e che la pensi allo stesso modo di quando sono partito – cio che non le interesso. Anche se continuo a credere che se avessimo un po' pi di tempo..."
Ma il tempo non ce l'avevano.
Per quanto fosse un'impresa difficile – e nonostante l'attrazione che provava per lei – Dylan doveva cercare di farle capire chi era: non solo un bel ragazzo irresponsabile, ma un uomo serio, posato, che voleva comportarsi da gentiluomo. Avrebbe voluto trovare un modo convincente per dirle almeno: "Sei importante per me, e sentir molto la tua mancanza". Partire come se ci che era avvenuto fra loro non avesse alcuna importanza era stato un errore. Doveva rimediare a quell'errore. Anche se lui era l'ultima persona al mondo che Katie voleva vedere.
Poi sarebbe tornato a Payne, avrebbe sistemato come poteva il proprio aeroporto e lo avrebbe lasciato nelle mani di Lang, Sue Ann e Stu, e sarebbe tornato a Hollywood a girare il suo film. In fondo, perch no? In quel modo avrebbe salvato la sua compagnia, e lo avrebbe fatto con le proprie forze, non elemosinando in giro come faceva la sua famiglia.
Perci, prima missione: vedere Katie e chiederle scusa per averla abbandonata di punto in bianco.
Era spaventato a morte.
Anzi, l'idea lo terrorizzava.
E non vedeva l'ora.
Quando torn a Fortuna, un paio di giorni dopo, noleggi un pick-up, ci caric la Harley e si mise in viaggio verso Virgin River. Si ferm da Jack per mangiare qualcosa e bere una birra, perdendo un po' di tempo e cercando di farsi coraggio prima dell'incontro con Katie. Se lei si fosse messa a piangere non sarebbe pi stato capace di ripartire, n di fare quello che doveva. Se invece lei si fosse infuriata perch ricompariva cos, senza preavviso, ci avrebbe messo un'eternit per convincerla che non l'aveva trattata in quel modo perch era un bastardo senza arte n parte – e poi non sarebbe pi stato capace di ripartire. Se lei si fosse gettata fra le sue braccia... be', non sarebbe pi stato capace di ripartire.
Bevve una seconda birra e lasci quasi intatta la sua cena.
Katie and da Mel Sheridan, la simpatica ostetrica del paese, la quale conferm quello che lei gi sapeva. Era incinta. Mel le prenot un'ecografia a Grace Valley per determinare la data della nascita, le prescrisse una certa quantit di vitamine e insistette per eseguire una serie di esami per determinare eventuali malattie sessualmente trasmissibili – il che in quelle circostanze era una precauzione molto saggia.
"Davvero pensi che ci sia stata una falla nel profilattico?" domand Katie.
"Pu succedere" spieg Mel. "O forse c' stato un breve contatto prima di indossare il profilattico, o subito dopo... Quale che sia stata la ragione, Katie, adesso aspetti un bambino. Vuoi che parliamo insieme delle possibili scelte?"
"Quali scelte?"
"Pensi di avere questo bambino? Perch io non..."
"S" rispose lei senza esitare.
"E il padre?"
"Andato."
"Mi dispiace. Immagino che questo significhi che non ne  al corrente?"
Katie fece segno di no.
"E non vuoi che lo sappia?"
"Che differenza fa?" rispose Katie scrollando le spalle.
"Be', c' la questione del sostegno economico" osserv Mel. "L'unico caso in cui raccomando di non richiederlo  quando ci sono stati maltrattamenti, o un abbandono... ma vedi, Katie, non hai fatto questo bambino da sola e non devi affrontare tutte le responsabilit da sola. E poi considera che lui ha il diritto di saperlo – a meno che questa informazione non metta in pericolo lui o il bambino."
Katie trasse un profondo respiro. Dylan aveva dichiarato pi volte di non volere figli, ma era una brava persona... per, che tipo di padre sarebbe stato uno come lui? Probabilmente solo un padre assente, ecco. Lei sarebbe stata molto meglio per conto proprio. "Ti ringrazio per i consigli, ma me la caver benissimo da sola" rispose. Poi si morse il labbro. Con i gemelli, Dylan era stato meraviglioso.
"Se c' qualcos'altro che posso fare..." disse ancora Mel.
"Grazie. Ma credo che non ci sia nient'altro, per ora." L'avrebbe detto a suo fratello e a Leslie, pens Katie, anche se era ancora presto. Ma forse, proprio perch era cos presto, magari Conner avrebbe smesso di agitarsi per quando il suo pancione fosse stato evidente...
Due o tre giorni dopo, Katie domand a Leslie e Conner se potevano andare da lei dopo il lavoro per bere una birra. Si sedettero sulla veranda per tenere d'occhio i due gemelli sulle altalene, Katie prese un bicchiere di t e gli altri due una birra gelata.
"È proprio bello qui" osserv Leslie. "Cos tranquillo e silenzioso."
"Gi, ma presto dovr trovare una casa che non sia sepolta in mezzo ai boschi" rispose Katie.
"Avevo paura che alla lunga star qui ti stancasse" intervenne Conner. "Non hai vicini, i bambini sono incuriositi dai boschi e potrebbero perdersi,  venuta qui un'orsa..."
Fallo come si toglie un cerotto, pens Katie. Lo strappi e non ci pensi pi. "Sono incinta."
Gli altri due la guardarono, increduli e stupefatti.
"Che cambiamento di argomento, eh?" continu lei. "Un incidente,  chiaro. La protezione aveva una falla. Ma le cose stanno cos e i miei progetti di trovarmi un lavoro, una casa in un quartiere simpatico, vicino a una scuola adatta, sono diventati molto pi pressanti. È chiaro che mi piacerebbe abitare vicino a voi due, ma capisco che potrebbe essere difficile trovare qualcosa nella vostra zona in cos breve tempo. Chi pensate sia la persona adatta a cui rivolgersi? Per trovare una casa, intendo?"
I due continuarono a fissarla in silenzio, e alla fine fu Conner a parlare. "Incinta..." sussurr.
"Gi. Naturalmente sono ancora agli inizi e non ho una data ufficiale perch non sono brava a tenere i conti, ma c' stato solo un..." Si schiar la voce. "Comunque,  ancora presto. E questo spiega perch non mi sono sentita bene nelle ultime due settimane." Quello, e il cuore spezzato. "Ma era inutile aspettare a dirvelo. Spero che quando comincer a sentirmi meglio voi non sarete pi cos sconvolti dalla novit, e forse i bambini e io riusciremo a trovare un posto pi adatto per viverci prima che cominci la scuola – e prima che io diventi enorme... perch dovr farmi il nido, capite. Credo che il bambino nascer intorno ai primi di marzo dell'anno prossimo. E se Dio esiste, sar uno solo."
Conner si chin verso di lei, con i gomiti sulle ginocchia. "Katie..."
"Non c' molto altro da dire, Conner. Come tu sai il nostro rapporto  stato consensuale al cento per cento, anche se questo non era in programma. E adesso sono sola. So che ti chiedo molto, che ti ho gi chiesto parecchio in passato, ma spero che tu mi darai il tuo sostegno. Me la caver da sola, te l'assicuro, ma vorrei il tuo sostegno morale."
Leslie mise una mano sul braccio di Conner. "È chiaro che faremo tutto il possibile per te, Katie. Qualsiasi cosa ti occorra, noi siamo qui."
"Lui non lo sa?" domand Conner.
"È inutile dirglielo. Dylan si  fermato qui per un poco, ma poi  andato avanti. E non  tagliato per metter su famiglia."
"Bene" disse Conner a denti stretti. "Benissimo. Ma tu devi dirglielo. È in grado di compilare un assegno, no? Tu non devi portare tutto il peso da sola."
"Non pensiamoci, per ora" rispose lei. "Dirglielo potrebbe non essere l'ideale se poi lui chiedesse la custodia congiunta o qualcosa del genere. Vorrei prendermi un po' di tempo per pensare alle possibili ripercussioni, capisci... E se non  chiedere troppo, possiamo far s che la cosa resti tra noi per il momento?"
"Ma certo" disse Leslie. "Tu stai bene?"
"Oh, s. A parte l'essere stanca tutto il tempo e avere qualche nausea, sono il ritratto della salute. Ammetto di essere un po' sottosopra dal punto di vista emotivo, ma anche questo passer. E almeno questo non  morto, no?"
L'espressione furiosa di Conner non si ammorbid, ma Katie continu a parlare di possibili case, dei mobili da farsi spedire da Sacramento, dei possibili lavori che avrebbe potuto fare nonostante la gravidanza. Conner stava ancora accarezzando l'idea di aprire un magazzino di forniture edilizie, magari pi piccolo di quello che avevano un tempo, e se l'avesse aperto nelle vicinanze questo avrebbe risolto parecchi problemi anche per lei.
Quando Conner e Leslie si alzarono per andar via, lui prese Katie tra le braccia e la strinse forte. "Non occorre che tu mi chieda di starti vicino. Qualsiasi cosa accada nelle nostre vite noi ci aiuteremo sempre a vicenda, lo sai."
"Grazie" sussurr lei commossa. "Ti voglio bene."
Quando Conner e Leslie se ne furono andati, Katie fece rientrare i gemelli e prepar loro due toast al formaggio che i due divorarono in un minuto. Poi chiese loro di salire al piano di sopra e di guardare un film, o di giocare a qualche gioco tranquillo. "La mamma ha bisogno di un bagno caldo" spieg.
I gemelli si scambiarono un'occhiata preoccupata.
"Solo un bagno caldo" li rassicur lei con un sorriso. "E non uscite per nessuna ragione!"

13.
Durante il tragitto verso casa, Leslie cerc con ogni mezzo di calmare Conner. "So che sei molto protettivo nei confronti di Katie, ma lei  una donna adulta che fa le sue scelte da donna adulta, e che le mette in pratica in modo ammirevole. È chiaro che vuole avere questo bambino, perci cerca di essere felice per lei!"
"Perch, a te sembra felice?" ringhi lui. "Non pu nemmeno contare sull'aiuto di quel disgraziato!"
"In effetti credo che sarebbe pi felice se le cose fossero andate in maniera diversa, per esempio se avesse il tempo di costruire una relazione stabile con Dylan. Ma le cose non vanno sempre come vogliamo, lo sai."
"Mmh" grugn lui. "Che razza d'uomo pianta in asso una donna incinta?"
"Forse un uomo che non ha idea che lei lo sia" replic Leslie. "E vorrei che tu facessi un piccolo sforzo di memoria. Noi abbiamo fatto l'amore prima di stabilire se volevamo un futuro insieme. Sarebbe potuto succedere anche a noi!"
"Ma io non ti avrei piantata come ha fatto lui!"
Lei rise appena. "Tu stesso hai ammesso dopo qualche tempo che ne avevi avuto l'intenzione. Avevi dei problemi a fidarti delle donne, eri testimone di un delitto ed eri stato minacciato di morte, volevi dartela a gambe... ma questo non ti ha impedito di saltare nel mio letto."
"Per poi sono rimasto!" insistette lui.
"Te lo ripeto, Dylan non ha idea che lei sia incinta. Non  uno stronzo,  solo una versione di te qualche anno fa. Daremo a Katie il nostro affetto e il nostro sostegno, e non ci impicceremo dei suoi affari. È perfettamente in grado di prendere le proprie decisioni."
"Non sembra che ne prenda di cos buone" borbott Conner.
"Se te lo sentisse dire si arrabbierebbe" sottoline Leslie. "E non si confiderebbe mai pi con te."
"Ma insomma, lascia che mi sfoghi!" esclam lui. "Una volta che avr detto quello che penso mi sar tolto il peso, e a Katie non dir mai pi niente sull'argomento. La aiuter, mi prender cura di lei, e basta!"
Lei sospir. "Fermiamoci da Jack" disse, "cos prenderemo qualcosa di pronto da portare a casa. E qualsiasi cosa tu debba fare per sfogarti, falla in fretta. Non mi piace questa tua collera, non ci sono abituata e non ho mai dovuto sopportarla prima d'ora. Ti avverto, ti do un altro quarto d'ora e poi perdo la pazienza."
Dovette pentirsi ben presto delle sue parole. Erano quasi le sei, ora di cena, e il locale di Jack era affollato di clienti: erano rimasti solo due tavoli liberi, e qualche sgabello davanti al bancone. E su uno sgabello all'estremit, davanti a una birra e a un piatto colmo, sedeva Dylan Childress.
Fu come sventolare un panno rosso di fronte a un toro. Conner non guard n a destra n a sinistra: marci dritto verso il bancone, afferr Dylan per il collo della camicia sollevandolo dallo sgabello e fece per trascinarlo fuori. "Jaaack!" grid Leslie.
Dylan agganci Conner dietro il ginocchio con la punta dello stivale ed entrambi crollarono sul pavimento, urtando un tavolo e mandandolo a gambe all'aria. E come in una scena del vecchio West, la gente si alz e respinse sedie e tavoli per far posto ai due e per godersi una bella rissa.
Volarono i pugni, si sentirono tonfi e grugniti di dolore, i due avversari si colpirono a vicenda un paio di volte prima che Jack, Paul Haggerty e Mike Valenzuela, il responsabile dell'ordine, li separassero e li portassero fuori del locale.
Dan Brady e Preacher uscirono dalla cucina per dare man forte, e tutti i clienti del locale abbandonarono ben volentieri la loro cena per uscire sulla veranda e assistere allo spettacolo. E in effetti era uno spettacolo, con i due litiganti che si guardavano in cagnesco e Preacher nel suo grembiule che sembrava insanguinato ma in realt era macchiato di pomodoro.
"Ma che accidenti ti prende, brutto stronzo?" url Dylan sputando sangue dal labbro spaccato.
"Lo stronzo sei tu!" ribatt Conner con voce nasale. Il naso gli si era gonfiato e colava sangue sulla camicia. "Non puoi trattare mia sorella come una gomma da masticare scartata!"
"E infatti non lo faccio! Non sono forse qui? Perch credi che sia tornato? Katie  una donna eccezionale, e io a lei tengo molto!"
"Ci hai pensato un po' tardi, bastardo!" url Conner. Poi cerc di liberarsi dalla stretta di Paul e Dan Brady. "Lasciatemi andare, accidenti. Lasciate che lo uccida! Pulir dopo!"
"Tu provaci, stronzo" grid Dylan. "Quest'uomo  pazzo... rinchiudetelo!"
Jack e Preacher lo trattennero con maggior forza, e Mike Valenzuela si mise tra i due gruppetti. "Non abbiamo una prigione in paese. Potrei chiamare lo sceriffo, ma dovrei consegnarvi a lui tutti e due."
"Non credo che passeranno mai le vacanze insieme" mormor Jack a Preacher. "Tu che dici?"
"Ma io non ho fatto niente" protest Dylan indignato. "Stavo solo cenando e mi bevevo una birra!"
"S, dopo esserti scopato mia sorella!" rugg Conner.
"Conner" url Leslie dalla veranda, "chiudi il becco!"
"E dopo averla fatta soffrire!" continu Conner ignorando il consiglio della fidanzata.
"Infatti sono tornato per chiederle scusa!" grid Dylan di rimando.
"Un po' troppo tardi, bello mio!"
"Brutto figlio di..." ringhi Dylan lottando per liberarsi dalle braccia dei due che lo tenevano fermo.
Poi nell'aria risuon un fischio lacerante e tutti si immobilizzarono. Ai piedi della veranda c'erano Mel Sheridan e il suo socio dell'ambulatorio, il dottor Michaels. Jack si domand se il fischio venisse da sua moglie o no.
"Avete due possibilit, signori" dichiar Mike Valenzuela nel silenzio improvviso. "O vi calmate, cercate di far pace e poi ve ne andate a casa, o io vi ammanetto e poi chiamo lo sceriffo."
Dylan smise immediatamente di agitarsi. "Non ho cominciato io" puntualizz.
"Vuoi farti medicare il labbro?" propose Jack.
"Il nostro bellone probabilmente vorr un chirurgo plastico" ghign Conner.
"Sto perdendo la pazienza..." lo ammon Mike.
"Va bene" sbuff Conner. "Va bene!"
"Portatelo in ambulatorio" intervenne Jack. "Bisogner... ehm... sistemargli il naso. Quest'altro invece" e accenn a Dylan, "pu andare a casa di Preacher con Mel." Poi si rivolse all'interessato. "Se ti azzardi a far qualcosa a mia moglie dovrai vedertela con me, e ti assicuro che..."
"Perch mai dovrei prendermela con tua moglie?" protest Dylan. "Mi sono soltanto difeso. Basta che mi diate un po' di ghiaccio, poi ti pago la cena e me ne vado da qui!"
Mel si avvicin a Dylan e gli esamin la faccia: il labbro spaccato, un piccolo taglio sopra l'occhio, un livido che si andava espandendo sulla mascella destra. "Posso sistemare questi tagli con un po' di cerotti" disse voltandogli la faccia da un lato all'altro. "Adesso vado in ambulatorio a prendere la mia borsa. Mi ci vorr qualche minuto per guadare le onde di testosterone che hanno invaso la strada, perci dovrai avere un po' di pazienza."
Katie era seduta sul divano del soggiorno, avvolta nell'accappatoio, e si passava lo smalto sulle unghie dei piedi. Aveva i capelli raccolti sulla sommit del capo, e qualche ciocca umida era sfuggita al nodo. Era rimasta immersa nella vasca abbastanza per farsi un bel pianto, perch chiedere di nuovo l'aiuto del fratello le era costato parecchio: infatti aveva gli occhi gonfi e le guance arrossate, ma non era tipo da indulgere a lungo nell'autocommiserazione. Dopo un po' aveva tratto un profondo respiro e aveva afferrato la boccetta dello smalto.
Sapeva per che le lacrime non erano finite. Se essere incinta senza aver accanto il padre del bambino era gi abbastanza difficile, sapeva che tenere il neonato tra le braccia, da sola, le avrebbe strappato il cuore. Avrebbe pianto di nuovo, era chiaro. E amaramente.
Il tocco sulla porta dello chalet non la sorprese troppo. Evidentemente Conner, o Leslie, o entrambi, avevano qualche altra cosa da dirle. Ma quando and ad aprire la porta si trov di fronte Dylan.
"Dio mio" esclam. "Hai avuto un incidente?"
"Non  stato un incidente" rispose lui. "È stata un'azione molto deliberata."
"Insomma, che diavolo  successo?" domand Katie tenendo aperta la porta. Dylan entr, e solo allora lei si rese conto che se non avesse avuto la faccia cos malridotta non gli avrebbe mai permesso di mettere un piede oltre la soglia. Anzi, la domanda logica sarebbe stata: "Che accidenti sei venuto a fare?".
"Sono tornato" disse lui come se le rispondesse. Si port la mano al mento e mosse un po' la mascella livida, con una smorfia di dolore. "Stavo cercando il coraggio di venire fin qui per parlarti di... non so bene di che cosa. La nostra storia, credo, e il modo in cui me ne sono andato. Ho commesso un errore, ecco. Avremmo dovuto decidere in che modo restare in contatto, o quando ci saremmo rivisti. Ma tuo fratello  entrato da Jack – ed  evidente che anche lui ha reagito male alla mia partenza."
"È stato Conner a farti questo?" esclam lei sconvolta.
Dylan annu. "E avrebbe continuato, ma gli altri sono intervenuti."
Katie pens che non aveva sentito il rombo della motocicletta. Guard alle spalle di Dylan e vide un grosso pick-up bianco con la Harley caricata sul cassone posteriore.
"Ho affittato un pick-up" conferm lui. Poi sent la musica di Avatar provenire dal piano superiore. "Possiamo parlare un momento?" domand.
"Suppongo di s" sospir lei. Richiuse la porta e and a sedersi a un'estremit del divano, con le gambe ripiegate sotto di s. Dylan si sedette dall'altro lato.
"Non so bene da dove cominciare" disse.
Katie non rispose e aspett.
"Non avevo previsto di lasciarmi coinvolgere... e poi di andarmene come ho fatto. Lasciando tante cose in sospeso."
Lei fece spallucce. "Avevi sempre detto che te ne saresti andato, che dovevi tornare a lavorare. E la tua spiegazione  stata molto esauriente: hai detto che con me avevi passato il pi bel periodo della tua vita, ma che dovevi girare un film."
Lui fece una piccola smorfia. "Vedi? È stato tutto sbagliato."
"Ma io ho capito. Dovevi guadagnare un po' di denaro, in qualche modo."
"Non  questa la parte che avrei dovuto spiegare meglio. Avrei dovuto dirti quanto significavi per me. Per un breve periodo siamo stati molto vicini... siamo stati ottimi amici."
"Non credo che fossimo amici" obiett Katie. "Siamo stati amanti, ma amici non direi. Due amici sarebbero stati pi gentili uno con l'altro. E adesso non mi occorrono altre frasi consolatorie dette al momento di andar via. Questo s, sarebbe poco gentile."
Dylan le si avvicin un poco. "Vedi, Katie, la decisione di andar via  stata improvvisa perch il produttore con cui avevo trattato per qualche tempo finalmente mi ha fatto una proposta concreta. Io odio quell'ambiente, ma recitare mi piace e so farlo bene. E soprattutto mi piace la quantit di denaro che posso ricavarne. Ho accettato solo per questo, per portare un bel po' di denaro nel Montana quando la faccenda fosse andata a buon fine. E sembra proprio che sar cos."
"Lo so" osserv lei.
"Lo sai?"
"Gi. A quanto pare il tuo nome ha ancora parecchio peso a Hollywood, nonostante tu ne sia stato lontano per tanti anni. E cos..." Si sporse verso il baule che fungeva da tavolino, sollev il coperchio e prese i tabloid che gett sul divano fra loro. "L'ho capito da questi."
Lui diede una rapida occhiata alle foto. "Questo  proprio quello che odio" borbott. "Tutte queste stupidaggini. Quella foto, con Jay Romney,  l'unica per la quale ho davvero posato. Le altre sono state fatte di nascosto, probabilmente con un cellulare, e poi ritoccate con Photoshop. Mi ricordo anche di questa" aggiunse indicando la foto con la bionda, "ma la didascalia  tutta finta."
"Mmh" fece lei. "Ma la foto  vera..."
"Ho abbracciato Lindsey perch ero felice di rivederla... Non la vedevo da una ventina d'anni, e adesso le hanno offerto di fare un provino per una parte nel film."
Katie alz il mento. "Che bella cosa" osserv.
"Dico sul serio" continu lui avvertendo il suo sarcasmo. "Lindsey  una delle poche persone di cui mi fido, ed  una brava ragazza. Non ci siamo tenuti in contatto, ma la conosco da quando aveva tredici anni."
"L'ho riconosciuta" fece lei. "Sei fortunato a lavorare con un'amica."
"È sposata e ha due bambini" puntualizz lui. "Ed  davvero una brava persona."
"Bene, allora credo che ci siamo detti tutto" concluse Katie alzandosi in piedi.
"Ti prego, siediti. Voglio solo parlarti... immagino tu sappia quello che sto per dirti, perch ho gi cercato di dirtelo prima di oggi. Le cose tra noi stavano diventando serie, e ti avevo spiegato quanto questo mi mette a disagio. Sai, con la storia dei miei familiari che non sono capaci di..."
"Bla bla bla" disse lei.
Dylan aggrott la fronte, poi fece una smorfia perch il movimento era doloroso. "E va bene, non ci credi."
"Oh no, ci credo eccome, ma credo sia una comoda scusa per darsela a gambe. Ti sei dato parecchio da fare per spiegarmelo dettagliatamente. Non vuoi una relazione stabile, volevi soltanto quello che abbiamo avuto. E lo abbiamo avuto, perci adesso basta. Non voglio trattenerti contro la tua volont."
"Ma ti ho telefonato" protest lui. "Ti ho dato il mio numero – e non l'ho dato a molte persone. Volevo che tu mi chiamassi. Volevo che ci tenessimo in contatto, perch forse, col tempo... Tu significhi molto per me, e ho sentito parecchio la tua mancanza. Ma sei stata tu a dire che le nostre vite non potevano incontrarsi..."
"Senti, Dylan, non mi aspetto che tu lo capisca, perch il mio  un modo di pensare antiquato e non fa parte del tuo stile di vita, ma sono una madre e come tale ho bisogno di stabilit. È stato un errore mio: sapevo che la nostra sarebbe stata un'avventura, e io non sono tipo da avventure. Non ci sono abituata e non so gestirle. Era destino che finisse com' finita, ed era destino che io ci soffrissi. Non me ne sono resa conto finch  durata, ma una parte di me sperava che tra noi le cose andassero diversamente. Sono stata una stupida. Tu me l'avevi detto subito, che eri cos e non saresti mai cambiato. Perci non preoccuparti,  tutto chiaro e puoi rimetterti in viaggio con la coscienza a posto. Chiss quante altre ragazze ti aspettano."
Dylan la guard truce. "E va bene, ti capisco. Sei arrabbiata e non ti posso biasimare. Ma non ci sono altre ragazze che mi aspettano e io voglio risolvere questa faccenda con te. Forse possiamo rimanere in contatto o... o qualcosa del genere."
"Dylan, io non sono il tipo di ragazza con cui rimanere in contatto. Cerco qualcosa di pi impegnativo, ma questo non  un problema tuo. Non devi scusarti di essere te stesso, e io non ho rimpianti per essere stata..." Stava per dire, Messa incinta da te, ma si schiar la gola e continu: "Il nostro rapporto  stato assolutamente consensuale. E mi dispiace moltissimo per quello che ha fatto Conner. È un comportamento imperdonabile".
"Chiss perch l'ha fatto" osserv Dylan.
"Credo che gli dispiaccia per me... sai,  molto protettivo."
"E perch gli dispiace per te?" insistette Dylan.
"Probabilmente perch pensa che tu abbia ferito i miei sentimenti – e per un po'  stato cos. Credeva che fossi depressa, ma in effetti credo di aver preso un..." si pass la mano sul ventre, "una specie di virus. Sono stata un po' male, ma adesso sto meglio. Non era niente di grave, solo un malessere temporaneo." Che dovrebbe durare altri otto mesi, pi o meno, aggiunse tra s.
"Avrei voluto essere pi romantico" riprese lui. "Volevo farti capire quanto mi sei entrata nel cuore, quanto  stato difficile lasciarti... tanto che credevo di non farcela. Ogni volta che mi trovavo vicino a te diventava pi difficile pensare di lasciarti. È stata una vera tortura. E le cose erano diverse con te!"
"Mmh" replic lei. "Bene, mi dispiace che tu abbia avuto tante difficolt e credo che tu abbia compiuto un gesto nobile venendo qui a chiedermi scusa, ma adesso puoi andare. So che questo roviner la tua pretesa di essere unico, ma in tutte le riviste femminili ci sono articoli sui tipi come te. La fobia dell'impegno  cos comune da essere diventata un clich."
"Bene" fece lui appoggiandosi allo schienale. "Potresti darmi un po' di ghiaccio da mettere sulla faccia, prima che vada via?"
Katie sospir. "Ma s, te lo posso dare. Per poi devi andartene, prima che i bambini ti vedano. Al momento sono concentrati sul film, forse si sono perfino addormentati, ma potrebbero scendere..." Si alz e mise qualche cubetto di ghiaccio in uno strofinaccio, che poi gli porse. "Quindi cerchiamo di non tirarla troppo in lungo, per favore."
Dylan si premette il ghiaccio sul livido, nascondendo met della faccia. "Quello che non hai capito, Katie,  che non si tratta di una scusa. Non sono fiero di quello che sono, e probabilmente mi si pu definire una specie di playboy – almeno tecnicamente – perch non ho mai relazioni stabili. Non sai quanto vorrei essere diverso. Il mio migliore amico  sposato e ha cinque figli, e per me  come una famiglia. A parte mia nonna,  l'unica che ho. È a casa sua che passo ogni weekend e ogni vacanza, e mi venderei un rene per avere una vita come la sua, anche se lui  sempre al verde, sempre stanco e sempre nel caos. Per ha un sorriso perennemente stampato in faccia, e io darei qualsiasi cosa per vivere come lui."
Katie si domand se stesse ancora cercando di rabbonirla o se fosse sincero, e decise di assicurarsene. "Ti aspetti che io ti compatisca?"
"Non sarebbe male. E potresti anche darmi la possibilit di... non so, di mettere alla prova quello che c' tra noi. Mi piacerebbe. Non ho mai incontrato una donna che fosse cos difficile lasciare, e..." Si interruppe e sospir.
"E va bene, sentiamo" fece lei. "Che cosa vuoi, esattamente?"
"Un'altra possibilit."
"Ma davvero? E per quanti giorni o settimane, questa volta?"
Dylan si alz in piedi tenendosi l'impacco sul sopracciglio. "D'accordo, me lo sono meritato. Tolgo il disturbo. Ma ti dispiace se resto in contatto con te per qualche tempo? Se ti telefono, o magari ti vengo a trovare?" Fece qualche passo, barcollando, e anche lei si alz.
"Dove stai andando?" gli domand.
"Be', mi sembra chiaro che non abbiamo altro da dirci" spieg lui.
"Per a me pare che tu non stia bene. Non sei troppo saldo sulle gambe."
Lui scost l'impacco di ghiaccio. "È solo che non ho il solito equilibrio, con l'occhio coperto dall'impacco. E c' anche il fatto che tuo fratello ha cercato di spaccarmi la testa."
"E allora dove pensi di andare?"
"Non lo so. Sono passato dai Riordan e sono al completo. Anche il camper che mi hanno affittato per una settimana  occupato."
Katie lo guard per un minuto. "Non credo che dovresti guidare in queste condizioni" disse.
"Me la caver" fece lui porgendole il ghiaccio.
Lei sbuff rassegnata e glielo restitu. "E va bene, puoi dormire sul divano. Io adesso vado a mettere a letto i bambini, prima che ti vedano. Se cerchi di infilarti in camera mia stanotte sar meglio che tu lo faccia per avvertirmi che la casa va a fuoco, o te ne pentirai per il resto della vita. Sono stata chiara?"
Lui si guard i piedi. "Posso togliermi gli stivali, o devo essere pronto a scappare?"
"Se ti togli qualsiasi altro capo di vestiario dovrai scappare eccome" ribatt lei. Poi gli volt le spalle e si allontan. Mise a letto i gemelli in tutta fretta, prima che notassero la presenza di un estraneo, e si chiuse in camera con il chiavistello.
Dylan sent il sole sulla faccia, poi avvert uno sguardo. Apr un occhio e ne vide due paia, intenti a fissarlo. "Sapete, ragazzi, il modo in cui vi avvicinate senza far rumore  un po' inquietante."
"Ti sei di nuovo fermato a dormire?" domand Andy.
"E hai ancora dimenticato il pigiama?" aggiunse Mitch.
"S, mi sono fermato a dormire perch non mi sentivo tanto saldo sulle gambe e la vostra mamma pensava che non dovessi guidare."
"Ci ha detto che hai avuto un incidente" lo inform Andy.
"È vero. Sono andato a sbattere contro un grosso pugno."
"Bambini, andate a fare colazione" intervenne Katie. "Le vostre frittelle sono pronte." Quando i gemelli si furono allontanati, guard Dylan e fece una smorfia. La sua faccia si era gonfiata ulteriormente e la pelle attorno all'occhio era di un deciso blu. "Il livido si sta espandendo" disse. Poi prese quattro bottiglie di birra vuote dal baule di fonte al divano. "Prendi pure una birra, se vuoi" disse portando i vuoti in cucina.
Lui la segu. "Non riuscivo a prendere sonno, e sar lieto di sostituire quelle che ho bevuto. Tu sei riuscita a dormire?"
"Dormire  quello che mi riesce meglio ultimamente" rispose lei. "Dormo come un sasso. Vuoi delle uova o qualcos'altro prima di andare via?"
"Un caff andr benissimo."
Quando lei si volt per prendere una tazza, Dylan esamin la sua figura. Katie portava un paio di pantaloni di maglia leggera, larghi e morbidi, e una maglietta corta che lasciava scoperto lo stomaco. Lui la ricordava snella e minuta, ma adesso sembrava molto pi magra. Quando lei gli porse una tazza fumante domand: "Hai perso qualche chilo?".
"Te l'ho detto, ho avuto un virus. Non sono ancora del tutto guarita, ma sto molto meglio."
Lui si avvicin. "Katie... sono io che ti ho fatta dimagrire?"
"Pu darsi. Vuoi un uovo?"
"Permettimi di offrirti una bella colazione abbondante" propose lui.
"Ragazzi, devi sentirti proprio in colpa! Non ho voglia di mangiare molto, prender un po' di cereali."
"Sei diventata troppo magra" disse lui. "Mi fa venir voglia di nutrirti – e di prenderti fra le braccia."
"Caspita, bisogna avere un vero talento per far s che una donna si senta brutta e desiderata allo stesso tempo. Allora, lo vuoi un uovo o stai andando via?"
Dylan la guard chinando la testa di lato. "Sei sempre stata cos brusca? Potresti essere un po' pi gentile, sai. Tuo fratello mi ha massacrato di botte, e io sono preoccupato per te."
"Sto benissimo" afferm lei in tono pi calmo. "Andiamo a parlare sulla veranda." Prese il suo succo di frutta e usc. Si sedette su una delle poltroncine, e quando lui si sedette sull'altra lei lo guard e fece una smorfia. "Dimmi una cosa, anche mio fratello  ridotto come te?"
"Credo peggio" fu la risposta.
"Dio, gli uomini!" Katie si schiar la voce prima di continuare. "Senti, Dylan, ti chiedo scusa per essere stata cos scostante, ma secondo te quante volte posso superare un abbandono? Perch te lo dico chiaramente, non mi interessa un'amicizia casuale con qualche privilegio. Io non sono cos, e non mi sento a mio agio in un rapporto di quel tipo."
"Charlie ti ha chiesto di sposarlo dopo la prima settimana?" replic lui.
"No. Dopo la prima settimana mi ha detto che non poteva vivere senza di me, ed  solo dopo la seconda settimana che mi ha pregato di sposarlo. Per questo non ha niente a che vedere con noi. Adesso sono prima di tutto una madre, e devo proteggere i miei figli. Non sarei una buona madre se mi preoccupassi soltanto di quello che un uomo prova per me."
Le labbra di lui si incurvarono in un sorriso. "Molto ragionevole."
"Grazie. Non ho rimpianti, ma non voglio cascarci di nuovo, con te."
"Lo capisco. Per non mi odi, vero?"
"No, non ti odio e non ti odier mai. In fondo ti ho amato per tre anni, quando ero una ragazzina – e questo molto prima di venire a letto con te."
Il sorriso di lui si allarg. "E se invece restassimo amici? Senza benefici?"
"Chiacchiere" ribatt Katie. "Tra noi c' stata una storia. Probabilmente finiremmo di nuovo a letto, e io soffrirei ancora una volta."
Dylan bevve un sorso di caff. "Katie, io non farei mai niente per farti soffrire di proposito."
"Sai una cosa? Ti credo. Ma io soffrirei lo stesso e tu invece staresti benissimo e passeresti da riunioni di lavoro a incontri con vecchie amiche e quant'altro... mentre io me ne starei qui sepolta nei boschi a domandarmi che diavolo  successo. Per non parlare dei bambini..."
"I bambini?"
"Be', tieniti forte" fece lei con un sorrisetto. "Ti vogliono bene. Erano talmente felici di trovarti addormentato sul divano che ho fatto un'enorme fatica per impedir loro di svegliarti – e alla fine lo hanno fatto lo stesso. Non gli fa bene vederti entrare e uscire dalle loro vite."
"Insomma, a quanto pare ho davvero rovinato tutto."
"Be', non saprei" replic lei scuotendo la testa. "Eravamo attratti uno dall'altro, ma non andiamo nella stessa diserzione e non possiamo farci niente. A parte rompere in modo netto, in modo da poter continuare con le nostre vite. Perci adesso  meglio che tu vada." Gli sfior la mano. "Va tutto bene, Dylan, davvero non ce l'ho con te. Lasciamoci da amici."
"Non voglio per forza fare..."
Si sent un fruscio tra i ramoscelli, poi un orsacchiotto rotol fuori dai cespugli seguito da un altro. Katie balz in piedi. "Entriamo in casa, presto!" Lo precedette in cucina, apr il pensile sopra il microonde e afferr il corno e il repellente per orsi, una bomboletta al peperoncino delle dimensioni di una confezione di lacca per capelli. "Quella bestia mi sta proprio dando sui nervi" borbott. E corse di nuovo fuori.
"Ehi!" grid, "andate via di qui!" E suon il corno tre o quattro volte, con forza.
Dylan usc a sua volta sulla veranda. "Katie, porca vacca, vieni dentro!"
Mamma Orsa comparve nella radura, si alz sulle zampe posteriori e ringhi. Quel verso poteva significare Tra un po' ti manger per colazione, oppure Venite bambini, andiamo via.
Katie prese la mira con la bomboletta, per sicurezza, e poi suon di nuovo il corno un paio di volte. L'orsa rimase dov'era, ritta sulle zampe, e i tre cuccioli corsero a rifugiarsi dietro di lei. Finalmente ricadde sulle quattro zampe e scomparve tra i cespugli al bordo della radura seguita dai piccoli, e poco dopo Katie vide i quattro risalire il sentiero e sparire nel bosco. "Ho dei cuccioli anch'io, brutta stronza!" le url dietro.
Dylan la prese per un braccio. "Katie, Cristo santo, non puoi metterti contro un'orsa in quel modo. Vieni dentro!"
"Quella bestia  troppo sfacciata" ribatt lei. "Un tale che ho visto da Jack, uno che ha un frutteto, diceva che aveva dato fastidio anche a loro e che voleva chiamare i guardiacaccia o qualcosa del genere per farla portar via..." Lo fiss con i suoi occhioni azzurri. "Ma spero di trovare una soluzione meno drastica. Capisci che cosa intendo?"
Dylan si ravvi i capelli, e in quel momento i bambini fecero capolino dalla porta per vedere se gli orsi c'erano ancora. "Per favore, ragazzi, tornate dentro" li preg Dylan. "E preparatevi per la scuola."
Quando i due furono scomparsi si rivolse a Katie. "Bene, stammi a sentire. Non me ne vado subito. Accompagno i ragazzi a scuola, faccio un paio di commissioni, due o tre telefonate, e poi torno qui. Tu resta in casa e non metterti di nuovo a litigare con quell'orsa."
"Non voglio che tu rimanga" protest lei. "E non ho intenzione di venire di nuovo a letto con te!"
"Naturalmente, lo capisco. Ma dobbiamo esaminare le possibilit di una relazione, tu e io. Non sar facile, ma..."
"Ma Hollywood ti aspetta" puntualizz lei.
"Be', certo, probabilmente non riuscir a lavorare e a venir qui molto spesso, ma non sar pi lontano di quanto non lo sarebbe un soldato in missione. In questo momento credo che tu abbia bisogno di me, perci porto i bambini a scuola e poi torno qui."
Katie si mise le mani sui fianchi. "Non capisci la parola NO?" domand esasperata.
"No."

14.
Dopo aver lasciato i due gemelli a scuola, Dylan prosegu e trov una radura sulla collina da cui si godeva una vista spettacolare sulla valle rigogliosa. Ma non era il panorama che gli interessava, bens il fatto che ci fosse campo per il cellulare. Chiam Lang. "Come vanno le cose?"
"Vanno" fu la risposta. "Ho avuto due voli charter che non hanno fruttato molto, ma qualcosa abbiamo guadagnato. Sono stato lontano per quasi una settimana, ma si tratta pur sempre di lavoro ed  incoraggiante averne un po'."
"E la signora Lang come se l' cavata?"
"Benissimo. D'altra parte Sue Ann se la cava meglio senza di me di quanto non faccia io senza di lei."
"Non lamentarti. Lei deve badare a cinque figli, ti d una mano con l'aeroporto, manda avanti la casa e tutto quanto, e tu frigni perch hai dovuto star lontano per fare quello che adori, cio volare?"
"Lo so, lo so, mia moglie avrebbe potuto trovare di meglio...  una fortuna che non l'abbia fatto."
"Mi ricordo ancora quando l'hai conosciuta" ridacchi Dylan. "L'hai vista e ti si sono velati gli occhi!"
"Non sono entrato in trance finch non le ho parlato" precis Lang, "ma non ho pi avuto speranze dopo aver dormito la prima volta con lei. Grazie a Dio adesso resto a casa per qualche giorno..."
"Undici anni dopo, e sei ancora cotto di tua moglie..."
"Difficile stancarsi della perfezione" ammise l'altro con un sospiro.
Dylan ridacchi di nuovo. Sue Ann era carina, ma non era una bellezza mozzafiato: era morbida, fiorente, con un caratterino pepato e una lingua tagliente che a Dylan ricordava qualcun altro. Non sopportava gli stupidi, e non accettava sciocchezze nemmeno dal marito. "Sto ancora cercando di capire come funziona" riprese Dylan. "Un'occhiata, e non solo hai saputo quello che provavi allora ma quel che avresti provato vent'anni dopo."
"Tu vedi solo quello che vuoi vedere, Dylan" replic l'amico. "Credi che siamo la coppia perfetta, ma abbiamo avuto i nostri bei litigi e io ho dormito un bel po' di notti sul divano. Ma in effetti  quando poi facciamo la pace che ci mettiamo nei guai, perch di solito lei si ritrova incinta."
"Ma non le avevi promesso di farti la vasectomia?"
"S, quando il piccolo avesse compiuto due anni – e il suo compleanno  stato l'altro giorno, quando io ero appena tornato. Perci, appena posso mettere insieme due o tre giorni di riposo, mi opero. Non possiamo permetterci un altro figlio, e gi cos ce ne sono talmente tanti che non riesco mai a stare un po' da solo con mia moglie."
"Diavolo" fece Dylan. "Quanto a me, nessuno mi tagliuzzer mai!"
Lang rise di cuore. "Ne riparleremo quando avrai cinque figli."
"Come se a me potesse mai capitare."
"La formula  molto semplice, Dylan. Una volta che ho trovato la donna che amavo, ho smesso di domandarmi se avrei mai trovato una donna da amare. Io le domando che cosa voglio e lei  ben felice di dirmelo. E poi mi ricompensa... e questa  la parte migliore."
Un'immagine della ricompensa di cui parlava l'amico lampeggi nella mente di Dylan, ma ovviamente con protagonisti diversi: non Lang e Sue Ann, ma lui e Katie. E in luoghi svariati: il pavimento, il letto, la doccia, di nuovo il letto... Si schiar la voce. "Pare che tu sappia molto bene quello che fai. Perfino io penso che la tua vita sia perfetta, e tu sai quanto sono difficile da accontentare."
"Oh, io non sono d'accordo" obiett Lang. "Ti ho detto come la penso un centinaio di volte, ma come al solito tu non mi stai a sentire."
"Be', dimmelo un'altra volta."
Lang sospir con impazienza. "Quando ho trovato la donna della mia vita mi sono concentrato su di lei. Ma tu non troverai mai la donna della tua vita se continui a concentrarti sui tuoi stupidi demoni – che peraltro ti ricordi appena perch risalgono alla tua infanzia e ormai saranno morti di vecchiaia. E parlando di demoni, come va con il film? E con la tua famiglia?"
Dylan era rimasto senza parole. Davvero Lang gli aveva parlato cos altre volte? E lui era davvero vissuto rinchiuso nella propria testa, preoccupandosi di come certe cose lo facevano sentire, invece di pensare ai sentimenti degli altri? No, questo non era vero... si era pur preoccupato di quello che aveva fatto a Katie ed era tornato per chiederle scusa! Anche perch non riusciva pi a dormire e voleva ripulirsi la coscienza. Intanto, mentre lui era lontano, Katie era dimagrita e stava male e...
Oh, Dio, pens. Ho cercato in tutti i modi di evitarlo, ma l'ho trovata. Non sopporto l'idea, mi terrorizza, ma l'ho trovata. È lei la donna della mia vita.
"Dylan?" ripet Lang. "Come sta la tua pazza, contorta famiglia?"
"Sono dappertutto, te li ritrovi ovunque, e tutti vogliono un aiuto, una raccomandazione, una parte nel film. Ho scambiato alcune frasi spiacevoli con mia madre e due dei miei fratellastri, ma ho evitato di parlare con gli altri. E sicuramente questo mi fa apparire il cattivo della storia."
"Ma no... Tu non sei il cattivo, solo quello che ne ha avuto abbastanza – un comportamento pi che ragionevole. È molto sano stare alla larga dai vampiri."
"Stupidi demoni, dicevi?" fece Dylan senza volerlo.
"Senti, ti conosco da pi di quindici anni" rispose l'altro. "Mi hai descritto decine di volte le orribili caratteristiche della tua famiglia, il narcisismo, l'invidia, la crudelt, la mancanza di responsabilit. Se ce le avessi anche tu non potremmo essere amici." Ridacchi. "Sue Ann non me lo permetterebbe."
Dylan rise a sua volta. "Ho una domanda" continu. "Che cosa ti fa pensare che io sia ossessionato dai miei demoni? Perch non pensi invece che io eviti di impegnarmi per evitare a una donna la sfortuna di ritrovarsi impegolata con me e con i miei demoni?"
"Hai mai domandato a una di loro se fosse disposta a scommettere su di te?" replic Lang. "Perch io a Sue Ann l'ho chiesto. Le ho detto che non ero abbastanza per lei, che non sarei mai diventato nessuno, ma che avevo un buon carattere ed ero addomesticabile. Lei ci ha pensato su, e poi ha deciso che valeva la pena di rischiare."
"Te ne saresti andato senza far storie se ti avesse detto che forse era meglio per lei cercarsi un altro?"
"Be', no. Probabilmente gliel'avrei chiesto altre due o tre volte. Ma poi le ho permesso di addomesticarmi, e cos l'ho incastrata."
Dylan rise di nuovo, poi tacque.
Dopo un lungo silenzio Lang domand: "Dylan? Dove sei?".
Un'altra pausa. "A Virgin River."
"Ah."
"Capisci, dovevo scusarmi per essere stato un tale idiota, per essere sparito di punto in bianco, per averla fatta sentire abbandonata, per aver ferito i suoi sentimenti."
"Ah. E com' andata?"
"Come c'era da aspettarsi. Katie ce l'ha a morte con me, e suo fratello mi ha massacrato di botte. Ma ho noleggiato un pick-up, e tra qualche giorno verr a Payne. Ce la fai a mandare avanti la baracca per un altro po'?"
Katie non era tipo da accettare gli ordini degli altri. Non rest chiusa in casa come Dylan le aveva detto di fare. Ma decise invece di andare in paese e chiedere a Mel Sheridan se poteva rimandare di qualche giorno il suo appuntamento per l'ecografia. Sicuramente Dylan se ne sarebbe andato entro breve.
Quando arriv in paese not un pick-up parcheggiato davanti al locale di Jack. Sulla portiera era dipinta una scritta, FRUTTETI CAVANAUGH. Perfetto, pens. Si ferm ed entr nel locale. Tom Cavanaugh era l e beveva un caff con Jack e Preacher.
"Fuori ho visto il suo pick-up, Tom" disse, "e sono contenta di trovarla qui!"
"Salve, Katie" disse lui con un gran sorriso.
"Mi domandavo se ha gi chiamato i guardiacaccia..."
"Mi dispiace, non ancora, ma le prometto che lo far oggi stesso."
"Vede, l'orsa  tornata stamattina, ed  molto arrabbiata. Io la capisco, davvero, ho anch'io dei bambini, ma li gestisco meglio di quanto faccia lei!" Diede un'occhiata a Jack. "E pensavo se non sarebbe il caso di disfarmi dei cespugli di mirtilli."
"Sono l da anni e finora non hanno mai costituito un problema. E poi non sono ancora maturi... Non sar invece l'area giochi?"
"Dov' questo posto?" domand Tom.
"È un po' fuori mano" spieg Jack. "Mel ci ha vissuto appena arrivata qui, e poi lo abbiamo comprato. Cos  diventato uno chalet che affittiamo in casi di emergenza. Non  molto lontano da qui, ma  difficile da vedere, perch  un po' fuori dalle strade pi battute."
"Potrebbe mostrarmelo?" domand Tom a Katie. "Cos forse capir che cosa attira l'orsa, anche se non ho ancora capito che cosa le piace nella mia propriet. Pu darsi che siano le mele acerbe, e il fatto che una parte dello steccato  rotta. E tra le mele acerbe e i mirtilli, potrebbe essere il mal di pancia che la rende cos irritabile."
"Certo, posso mostrarle dove vivo – ma prima finisca il suo caff."
"L'avevo gi finito. La seguo." Tom tese la mano a Jack e a Preacher, disse loro che si sarebbero visti pi tardi e usc, preceduto da Katie.
Arrivato nella radura parcheggi dietro il SUV di lei, e quando scese spinse indietro il berretto ed esclam: "Capisco perch non vuole andarsene da qui. Che delizioso posticino!".
"S,  molto piacevole, ma non posso lasciare che i miei figli giochino con degli orsacchiotti..."
Tom rise. "Ah, senza dubbio. Dove li vede pi spesso?"
"Escono da quei cespugli l" disse lei indicandoli. "E stamattina l'orsa stava attraversando la radura diretta da quella parte. Poi, quando l'ho cacciata, lei e i cuccioli sono saliti su di l" e indic la direzione.
"L'ha cacciata via?" domand lui.
"Ho un corno – e anche uno spray al peperoncino che spero di non dover mai usare perch non vorrei che il vento poi me lo spingesse negli occhi. Capisce, non posso lottare con un orso se sono mezza cieca."
"Lei  un bel tipo!" esclam Tom ridacchiando. "Quello che compie l'orsa potrebbe essere il suo percorso abituale, quello che preferisce quando si sposta. E pu darsi che poi vada in un'altra direzione quando i cuccioli saranno cresciuti, o quando sar di nuovo in amore. In effetti, se si cammina dritti gi per la collina per circa due chilometri si arriva al mio frutteto, e poi al fiume. Anzi, a pensarci bene potrebbe aver cambiato il sentiero per arrivare al fiume per evitare i predatori, perch dev'essere difficile tenere d'occhio tre cuccioli."
"Non ci avevo pensato..."
"Potrebbe sempre prendere un cane."
"Perch, il cane la spaventerebbe?"
"No, ma l'orsa sbranerebbe il cane prima di arrivare a lei."
"Molto divertente" disse Katie senza ridere. "Senta, vuole che beviamo un caff sulla veranda? Ne ho fatto un bel bricco stamattina."
"Oh, sarebbe perfetto" disse Tom. "Vede, dopo che ci siamo conosciuti l'altro giorno mi sono venute in mente due o tre cose che volevo chiederle."
"Ah, davvero? Allora vado a prendere il caff. Entri pure, se vuole."
Lui la segu immediatamente, e mentre Katie versava in una tazza il caff ancora caldo e scaldava un po' d'acqua per farsi un t si guard intorno. "Questo posto  molto ben sistemato" osserv.
"Vero? Sembra fatto apposta per me e i miei figli. Con i giocattoli dei bambini, i videogame e la TV su nel soppalco, posso tenere a posto il soggiorno senza che loro disfino quello che ho appena finito di riordinare. Due gemelli di cinque anni in una casa sono peggio di un tornado." Il contaminuti del microonde squill e lei prese la tazza di acqua calda. "Che cosa voleva domandarmi?"
Tom le tenne aperta la porta a zanzariera. "Vede, anch'io sono appena tornato dall'Afghanistan. Questa missione  stata il mio ultimo incarico nei Marine prima di congedarmi. E volevo sapere, quando ha perso suo marito?"
"Poco prima che nascessero i gemelli, perci dubito che lei abbia avuto occasione di incontrarlo."
"Sono stato anche in Iraq, ma tre anni fa" aggiunse lui. "Perci lei  vedova da qualche anno..."
"Pi di cinque" rispose lei. "Charlie era nell'esercito."
"Mi dispiace molto per il suo lutto, Katie. Mentre stavo tornando a casa dopo il congedo, mi sono fermato a far visita alla vedova di un mio commilitone... Abbiamo perso tanti uomini validi."
"E la vedova del suo amico come se la cava?"
"Sta passando un periodo difficile, ma ha una famiglia che la sostiene. Credo che torner a trovarla dopo il raccolto delle mele."
Che brava persona, pens lei commossa. D'altra parte, anni prima anche alcuni dei commilitoni di Charlie erano andati a trovare lei.
"Quindi non  troppo presto perch lei ricominci a frequentare qualcuno..." continu Tom.
Katie si aspettava quell'approccio, lo aveva avvertito nell'aria fin dal loro primo incontro. "In effetti no, ma in questo momento sono, come dire..." Si interruppe pensando a come descrivere esattamente la situazione. "Diciamo che sono interessata a qualcuno, ecco."
Lui sorrise. "E allora la cosa migliore che posso fare  restare nei paraggi finch il suo interesse non diminuir."
E proprio allora, con il tempismo peggiore, comparve Dylan che parcheggi accanto al SUV di Katie. La moto era sul pianale del pick-up, assicurata con delle cinghie. La sua radura stava diventando un parcheggio pubblico, pens lei.
Dylan non parve intimidito dalla presenza di un altro uomo. Salt gi e si avvicin tranquillamente alla veranda, camminando a passi sicuri, con i pollici infilati nelle tasche e un sorriso sulla faccia – che per appariva contorto per via del gonfiore e dei lividi.
"Come va?" disse porgendo la mano a Tom. "Io sono Dylan."
Tom si alz in piedi, un po' a disagio. "Tom Cavanaugh. Che le  successo?"
"Questo?" fece lui indicandosi la faccia. "Oh, niente, Katie mi ha picchiato."
"Ma non  vero!" protest lei.
"Un incidente" rise Dylan. "Metta sempre il casco, amico. Katie, ti ho portato sei birre e un po' di provviste." Si volse e and a prendere la spesa dal pick-up, poi la port in casa.
"È lui?" domand Tom sottovoce. "L'uomo che le interessa?"
"No" rispose Katie decisa. "Dylan  solo un amico di passaggio in paese, ma se ne andr presto."
Dylan si affacci sulla porta. "A dire la verit pensavo di fermarmi un paio di giorni, se per te non  un problema. È stato un piacere conoscerla, Tom." E spar all'interno.
Katie guard Tom. "Le  mai capitato di avere uno di quegli ospiti noiosi, quelli che non si rendono conto di non essere stati invitati?"
Tom rise. "Mia nonna Maxie ha milioni di amici, ma non ha mai avuto un ospite che volesse vedere andar via prima del previsto..."
"Mmh. Forse dovrei presentarle Dylan."
Tom ridacchi di nuovo e si alz. "Oggi chiamer i guardiacaccia. Per lei non affronti direttamente l'orsa, le stia alla larga. Sa com', le neomadri possono essere imprevedibili."
Dylan aveva sentito la conversazione sulla veranda, È lui l'uomo che le interessa? No,  solo un amico di passaggio in paese, e ripensandoci ridacchi fra s. Stava sistemando la spesa nel frigorifero quando sent il pick-up di Tom che si allontanava, e poi Katie rientr. "Sei stato davvero divertente" gli disse. "Forse, se qualche tempo fa avessi voluto farti restare di pi avrei dovuto dirti di andartene!"
"Stai gettando la rete per gli appuntamenti?" replic Dylan.
"Non sono affari tuoi."
"E invece dovresti dirmelo, in modo che io sia... come dire... poco invadente, quando il giovane Tom viene a farti visita."
"Che ne dici di essere assente? Sarebbe molto meglio che poco invadente."
L'espressione di lui divenne seria. "Senti, Katie, capisco che tu non voglia vivere con tuo fratello – personalmente ritengo che sia troppo irascibile e abbia un pessimo carattere – ma non credo che dovresti star qui tutta sola. Perci stasera preparer io la cena, la mia pizza speciale. Ai ragazzi piacer. E dormir sul divano."
Lei si mise le mani sui fianchi. "Oh, non credo proprio!"
"E allora dormir nel pick-up. O sulla veranda, nel sacco a pelo."
"Perch diavolo stai facendo questo?"
"Questo, cosa? Essere responsabile, darti una mano?"
"Io non sono una tua responsabilit. E poi cos mi confondi... Arrivi, te ne vai, torni, riparti..."
"Ho sentito la tua mancanza" disse lui. "E non sarei dovuto andare via in quel modo, anche se era necessario. Inoltre non abbiamo ancora finito di parlare..."
"Ma non devi tornare a lavorare? Non hai un aeroporto da mandare avanti, un film da fare? E poi i giornali dicono che vivi in una grande tenuta nel Montana... non staresti comodo sul divano o sulla veranda!"
Lui aggrott le sopracciglia. "Una tenuta?"
"Quella di tua nonna..."
"S, ma una tenuta?"
Lei sospir. "Possiedi un aeroporto, no? Nella tenuta della tua ricca e famosa nonna. Parlo forse una lingua straniera?"
Dylan rispose con calma, evitando di sorridere. "Ho telefonato a Lang, sta mandando avanti l'aeroporto in mia assenza, e qualcuno tiene d'occhio anche la tenuta. Vuoi che andiamo a fare un bel giro in moto? Questa  una cosa che ti piace molto."
Katie si pass una mano sul ventre. "Forse non  il caso, visto che ho ancora i residui di quel virus..."
"Ma ormai non dovrebbe essere passato?"
"C' qualcosa in giro, perci ti consiglio di non respirare la mia aria. Potrei contagiarti."
"Oh, questo non mi preoccupa. Correrei volentieri il rischio di un contagio per avere un soffio della tua aria."
"Temo che tu stia perdendo il tuo tocco quanto a tecniche di corteggiamento."
"E va bene, dimmi un po': come facciamo pace con il tuo fratello manesco, in modo che non mi strappi via dal divano per pestarmi a sangue nel bel mezzo della notte?"
Katie non pot fare a meno di sorridere. "Sicch sei gi sul divano, eh? Pensavo che volessi dormire in macchina o sulla veranda..."
"Sto cercando di farmi perdonare, Katie. Dammi una mano!"
"Ai rapporti tra te e Conner pensiamo Leslie e io" afferm lei. "Tu non ti preoccupare."
Dylan le fece un gran sorriso. Provava un senso di sicurezza, di familiarit, e cap che questa era una delle ragioni per cui finora non si era mai innamorato. Era abituato a donne che lo credevano importante perch era un attore, il proprietario di una linea aerea (due velivoli a sei posti e un Lear!) o il padrone di un aeroporto privato. Un aeroporto... diciamo una pista piuttosto corta costruita sul terreno di Adele, pi due hangar prefabbricati e un capanno di lamiera pi piccolo che fungeva da ufficio. Certo, c'era la manica a vento... Chiss quanta gente credeva davvero che lui vivesse in una grande tenuta?, pens.
Katie invece non era per niente impressionata da questi aspetti, e non dava alcun peso alla sua cosiddetta importanza. Le due donne che Dylan ammirava di pi erano sua nonna e la moglie del suo migliore amico, e n Adele n Sue Ann avevano bisogno di un uomo per definire il proprio valore o sottolinearlo.
Lui era pi che disposto ad aggiungere Katie alla lista, ma...
"Quando dir a Conner che deve comportarsi bene con te, in che modo gli spiegher la tua presenza qui?" domand lei.
"Te l'ho detto. Sto cercando di farmi perdonare per essermi comportato come uno stronzo dopo la nostra romantica avventura. Un'avventura che peraltro non deve affatto finire."
"Non so come questo verr accettato" obiett Katie.
"Non occorre che tu gli parli dell'avventura, se non ti va. Ma sai che cosa vorrei, Katie? Vorrei che potessimo ricominciare daccapo, vorrei poter ritirare gran parte di quel che ho detto e dirti invece qualcos'altro..."
La mano di lei si pos di nuovo sullo stomaco. "Temo che sia troppo tardi. Non mi fidavo cos tanto di te nemmeno prima, e adesso meno ancora."
Doveva lavorarci parecchio, pens lui. Riconquistare la fiducia di Katie sarebbe stata un'impresa. "Posso vedere di nuovo quelle riviste?" domand. "Sai, quelle che hai messo da parte..."
"Divertiti pure" disse lei. "Intanto io telefono a Leslie al lavoro, e insieme vediamo di decidere cosa fare di voi due imbecilli."
Cos, mentre lei prendeva il telefono, Dylan riapr il baule e intanto ascolt la telefonata.
"Be', quando Conner lo ha aggredito stava venendo da me a scusarsi di essersi comportato da stronzo, cos adesso ho qui sul divano un rottame tutto gonfio che cerca di farsi perdonare..." diceva Katie.
"Sul divano" borbott lui tra s con un mezzo sorriso.
"Credi che metterli insieme sia una buona idea? Ma no, certo che no! Solo l'essenziale... be', lo sai... No, questo per adesso lasciamolo perdere, comunque la decisione spetta a me! E di' a Conner che far meglio a ricordarsene. S, gli ho detto che lo perdono, ma che non ho nessuna intenzione di rimettermi con lui. Per  inaccettabile che Conner lo abbia picchiato in quel modo. Dovresti vedere la sua faccia! Ah, davvero?" E Katie scoppi a ridere.
Dylan si volt a guardare in direzione della cucina. "A quanto pare hai fatto dei danni anche tu" lo inform lei sottovoce. "Gli hai rotto il naso."
"È stata legittima difesa" le ricord Dylan.
"Va bene, faremo cos" riprese Katie al telefono. "Ma tu parlagli seriamente. Non voglio assistere al bis di questa pazzia, e sicuramente non di fronte ai bambini."
Mentre ascoltava la telefonata Dylan aveva letto gli articoli e le didascalie sotto le foto. Era per questo che non leggeva mai i tabloid; perch erano pura spazzatura. Tutta quella storia di un probabile legame sentimentale con Lindsey, la sua fidanzatina televisiva di un tempo! Ora questo non danneggiava lui in alcun modo, ma lei? Era sposata con un tipo simpatico e aveva due bambini piccoli, e questo tipo di diceria poteva creare problemi dove non ce n'erano mai stati. C'erano tante altre storie pruriginose di cui scrivere, senza andare a colpire proprio Lindsey!
Katie e Leslie si erano messe a parlare dell'orsa, della scuola estiva e di Tom, il tizio che doveva chiamare i guardiacaccia. Poi si misero a ridere per qualcosa che aveva a che fare con il naso di Conner.
Intanto Dylan stava leggendo sull'ultima rivista che in Montana aveva vissuto nella grande tenuta di sua nonna, e sbuff. Si trattava di un ranch costruito trentacinque anni prima, dotato di quattro stanze da letto con bei pavimenti di legno e due bagni. Una casa confortevole ma niente di pi, di cui lui aveva ristrutturato la cucina una decina di anni prima. In quell'occasione aveva aggiunto nel cortile un patio e un barbecue che usava circa tre mesi l'anno, ma questo non ne faceva una tenuta! Tutta la casa misurava poco pi di duecentoventi metri quadrati, e a eccezione del giardino il terreno circostante era arido e pietroso come tutta la valle. Accanto alla casa c'erano un fienile, un ripostiglio, un recinto per i cavalli e un po' di pascolo. Ham badava a tutto quanto, e a volte, se gli veniva fame, entrava in cucina per farsi un sandwich.
Diavolo, pens Dylan d'improvviso. Voleva che Katie vedesse casa sua nel Montana... Ecco quel che voleva, portarla a casa con s.
Adesso Katie parlava di qualcuno che viveva nella stessa strada di Leslie. Le ragazze, diceva. Dunque si era ambientata e aveva delle amiche...
Finito di leggere le riviste, Dylan guard ancora nel baule, vide un album di fotografie e lo apr. C'erano i gemelli dal primo giorno di vita fino a circa tre mesi d'et, ma l'uomo con loro nelle foto non era il padre bens zio Conner. Il secondo album era quello delle foto di nozze, e questo lo incurios. Essendo un uomo, di solito guardava le immagini delle nozze di qualcuno solo se l'alternativa era la tortura. Ma voleva vedere Katie in pompa magna e soprattutto voleva vedere il tipo che l'aveva conquistata.
"Eccola" sussurr sorridendo fra s. Katie era uno splendore, in un abito senza spalline aderente sui fianchi e con una gonna che si apriva a corolla. Niente velo, solo dei fiorellini bianchi Velo da sposa tra i capelli, e un aspetto cos naturale che ci si stupiva di vederle le scarpe ai piedi. E poi c'era Charlie, alto e forte, e maledetto lui, bello da sembrare lui stesso un attore. In uniforme, coperto di medaglie e nastrini, in ogni foto guardava Katie con un amore assoluto e sembrava prometterle di farla morire di piacere ogni notte...
D'improvviso Katie si sedette accanto a lui. "Il nostro matrimonio" disse.
"È un miracolo che tuo marito riuscisse a reggersi in piedi sotto il peso di tutte quelle medaglie" sorrise lui.
"Era pluridecorato. Sono certa che corresse ogni genere di rischi, ma lui era fatto cos... Ricevette la Medaglia d'Onore dopo la morte, per gli atti di eroismo che gli erano costati la vita, ma avevano salvato quella di molti altri. Il nostro matrimonio non  durato molto, ma io sentivo di conoscere Charlie molto bene e sapevo che avrebbe sempre agito d'impulso, senza pensarci due volte. Sapevi che solo pochissimi hanno ricevuto la Medaglia d'Onore da vivi? Ho visto in TV un'intervista a uno di loro, e avresti dovuto vedere com'era umile e modesto. Devo dire che l'unica volta in cui vidi Charlie comportarsi modestamente fu proprio quando l'esercito voleva dargli un'onorificenza... Altrimenti era piuttosto sicuro di s, quasi arrogante."
"Davvero?"
"Sai come sono gli uomini" comment lei voltando la pagina dell'album. "Passammo sei mesi insieme prima che fosse mandato in missione, sicch lui ebbe modo di conoscere un po' i bambini. Ma due mesi dopo fu ucciso."
"Come fece a conoscere i bambini?" domand Dylan perplesso.
Lei si poggi una mano sul ventre. "Mentre erano qui dentro che si agitavano e scalciavano. Gli demmo il nome prima che nascessero. E la cosa pi bella fu che il presidente gli fece assegnare non una ma due Medaglie d'Onore, una per ciascuno dei bambini. E tre bandiere, una per me e una per ognuno di loro."
E per tutto questo tempo lui si era lamentato di una famiglia un po' disfunzionale e dei fastidi dovuti alla celebrit!
Charlie Malone era un esempio difficile da superare...
Dylan prese i tabloid che stavano accanto a lui sul divano. "Katie, butta questa roba nella pattumiera."
"Perch?"
"Prima di tutto, sono solo stupidaggini. E secondo, questa robaccia non deve stare insieme alle medaglie di Charlie. È un sacrilegio."
"Dev'essere fastidioso veder stampata quella roba su di te" osserv lei.
"Lo sarebbe se mi dessi la pena di guardarla. Una volta lo facevo, quand'ero un ragazzino, e in effetti mi dava molto fastidio. Poi ho smesso. Allora, tu e Leslie che cos'avete deciso che succeder tra Conner e me?"
"Be', dovrete far buon viso a cattivo gioco. Questo pomeriggio, dopo aver preso i bambini a scuola, andremo da loro. E voi due vi scuserete, prometterete di non avvicinarvi troppo l'uno all'altro e vi stringerete la mano."
"Oh, noooo!"
"Basta soltanto una stretta proforma, poi potete parlare di baseball o di quello che volete. Sinceramente non mi importa se continuerete a odiarvi per tutta la vita, ma dovete comportarvi da persone adulte con Leslie e me. Altrimenti la pagherete cara."
"Posso farti presente che non sono stato io ad aggredirlo?"
"Gi, cos mi hanno detto. Ma ti hanno anche dovuto trattenere in due per impedirti di farlo a pezzi. Devi mettere fine a questa stupida storia, Dylan. Altrimenti verrai cacciato via."
"Ma hai detto che potevo dormire sul divano... non puoi cacciarmi via!"
Lei inarc un sopracciglio. "Tu prova e vedrai."
Poi squill il telefono e lei si alz per rispondere. Dylan poteva sentire solo una parte della conversazione, ma cap subito che l'interlocutore era l'amico Tom, e che a Katie non piaceva affatto quello che stava dicendo. "Cosa? Oh, no... Tom, questo non va bene! No, certo, la cosa non mi piace! La ringrazio di averli avvisati, ma... No, davvero, se fosse un po' pi tranquilla potrei cercare di..."
Quando infine riappese, Dylan si alz in piedi e si avvicin. "Che succede?"
Lei lo guard turbata. "Tom ha chiamato i guardiacaccia come aveva promesso, e loro hanno detto che potevano cercare di trasferire l'orsa ma non potevano garantire che la famiglia restasse insieme. Hanno detto che potrebbero tenere uno o due dei cuccioli in cattivit fino a quando non saranno abbastanza cresciuti da essere indipendenti. A quanto pare trasferire quattro orsi tutti insieme  un'impresa talmente complicata che sarebbe pi semplice..." Si interruppe chiudendo gli occhi.
"Sembri sottosopra" osserv lui.
"Potrebbero eliminarla" continu lei. "Capisci? Spararle! Una madre non deve morire o perdere i suoi piccoli solo perch  troppo protettiva. E i fratelli non devono mai essere separati, Dio mio!"
Lui le sorrise. Faceva la dura, ma c'erano argomenti sui quali il suo cuore tenero prendeva il sopravvento. "Andiamo a fare un giro" propose.
"Te l'ho detto, non me la sento di andare in giro in moto..."
"Lo so, e infatti prenderemo il pick-up, o meglio ancora il tuo SUV. Non hai niente da fare fino a oggi pomeriggio, quando non mi butterai nelle fauci di tuo fratello... Andiamo sulla spiaggia. Hai una vecchia coperta da qualche parte? Ci fermiamo lungo la strada a comprare qualcosa per pranzo, ce la prendiamo comoda, e tu puoi raccontarmi di Charlie. Come vi siete conosciuti, come hai capito che volevi stare con lui, insomma tutti i tuoi segreti."
"Non ho segreti, Dylan, ma non sono argomenti che ti dovrebbero interessare. Che tipo d'uomo vuol sapere tutto di un altro uomo?"
"Non  Charlie che mi interessa" spieg lui. "Voglio sapere di te."

15.
Mentre mangiavano dei sandwich comprati in una gastronomia, accompagnati da patatine e da t freddo in lattina, Katie raccont di aver conosciuto Charlie tramite un'amica. "Suo cugino le aveva organizzato un appuntamento al buio con un militare, e lei non voleva andarci da sola. Perci, prima ancora di chiedere il mio parere, disse a quel tale che sarebbe arrivata con un'amica e gli chiese di portare qualcuno per me. Io ero molto seccata, ma andai lo stesso all'appuntamento. Dopo quella sera lei non rivide pi il suo soldato, ma il mio io lo sposai."
"A quei tempi dovevi avere un carattere pi facile" scherz Dylan.
"All'inizio Charlie mi fece ridere" disse lei con un sorriso. "E poi mi fece innamorare. A Conner venne un colpo, perch io ero gi pronta a scappare con Charlie dopo una sola settimana. Ma accettai di aspettare qualche mese, e alla fine Charlie conquist anche lui."
"Giusto per curiosit, come ci riusc?"
"Be', tanto per cominciare non gli ruppe il naso. Ci volle un po' di tempo, e nel frattempo Charlie continu a corteggiarmi assiduamente. Volava dal Texas a Sacramento ogni volta che poteva – il che non era facile con la sua paga da soldato. Conner pensava che avrebbe finito col perdere interesse e che si sarebbe trovato una ragazza pi vicina, ma lui non si arrendeva e continuava a tornare da me. E disse a Conner che non avrebbe mai smesso, perch mi amava."
Dylan si sporse a carezzarle i capelli. "Anch'io sono tornato" le ricord.
"Non me lo aspettavo" ammise Katie. "Ma questo non vuol dire che io mi fidi di te."
"Lo so. Ma sar sincero con te, non sapevo nemmeno io se sarei tornato o no. E ti dir un'altra cosa, Katie Malone. Nemmeno io ho intenzione di arrendermi."
Lei sospir e si sdrai sulla coperta. "Io credo che alla fine lo farai. Sono sicura che non rientro nei tuoi progetti."
"Oh, in fondo io sono abbastanza duttile" replic Dylan chinandosi sopra di lei nella speranza di porre fine alla conversazione e passare ai baci.
"Non in tutto..." Katie gli sfior la pelle gonfia e livida sotto l'occhio. "Senti, non l'avevo programmato in questo modo, ma dal momento che sei tornato a chiedermi un'altra possibilit credo tu debba sapere come stanno le cose. C' una ragione per cui Conner ha perso la testa quando ti ha visto... non era fuori di s solo perch ero triste dopo la tua partenza. Lo era perch poco prima che ti trovasse da Jack io gli avevo detto che..." Poi perse il coraggio e si interruppe mordendosi il labbro.
"Detto che cosa?"
"Be', riguarda quello che molto tempo fa tu avevi deciso... di non avere mai... una famiglia."
"Ci ho riflettuto parecchio" rispose lui. "Se la ragazza che voglio ha gi due bambini, devo rivedere le mie posizioni." Si strinse nelle spalle e continu: "Per temo che il vero pericolo per te stia nel mio DNA disastrato. Vorrei superare questo ostacolo, ma non so se ci riuscir mai".
"Gi" fece Katie. Si volt sul fianco e appoggi la testa sul braccio. "Ma scopriremo presto se  davvero cos disastrato, perch – respira a fondo – sono incinta."
Dylan non si mosse e trattenne il fiato per un momento, poi la guard con gli occhi sbarrati.
"Non ti metterai a vomitare, adesso, vero?" domand Katie.
Dopo un po' Dylan si scost e lei si mise a sedere. "Sono sempre stato molto attento" disse lui. "Questo non avrebbe dovuto succedere."
"S, anch'io sono stata molto attenta, ma temo che si sia trattato di sfortuna. Forse un profilattico difettoso, o forse siamo andati troppo... ehm... vicini alla meta prima di pensare a proteggerci."
"È stata colpa mia" borbott lui. "Ho perso la testa, e ho perso il controllo. Mi dispiace."
"Probabilmente hai ragione,  successo cos. Ti assicuro che non ho bucato i profilattici con uno spillo, perch certo non volevo una sorpresa di questo genere. Ho gi il mio daffare."
"Avevi intenzione di dirmelo?" domand lui con voce roca.
"Certo, ma quando fossi stata pronta – e non perch volessi chiederti niente. Mi hai detto molto chiaramente come la pensi al riguardo, ma questo bambino possiede anche il mio DNA – che tra l'altro  eccellente. Cos, quando ho capito che cos'era successo ho deciso che potevo cavarmela benissimo da sola. Ma sono una persona onesta e mi sono detta che tu avevi il diritto di saperlo. Come reagirai  una tua decisione."
Dylan non rispose e fiss l'oceano per un po', poi si cinse le ginocchia con le braccia e ci poggi per un attimo la testa. Infine la rialz e domand. "E tu, come reagirai?"
Lei scoppi a ridere. "Buffo che tu me lo domandi. Avr un po' di nausea la mattina, mi sentir molto stanca il pomeriggio e la sera, diventer enorme e infine partorir. E poi sar occupata a tempo pieno per circa vent'anni."
"Ho capito bene? L'hai detto a tuo fratello ma non a me?" si inform lui.
Katie trasse un gran respiro. "Prima di tutto, tu non c'eri e lui s. Avevo il tuo numero, ma questa non  una notizia che si d al telefono a meno che non sia l'unica possibilit. Mi sarei messa in contatto con te, stai sicuro, ma per il momento l'unica cosa di cui ero certa era che tu stavi a Hollywood a divertirti e a baciare le bionde sul collo."
"Te l'ho detto" protest lui. "Era un abbraccio a una vecchia amica, non un vero bacio."
"Perci ho dovuto chiedere il sostegno emotivo di mio fratello. Mi trover un lavoro, mi manterr da sola, avr cura dei miei bambini e..."
"Non hai per caso pensato a...?"
Lei lo guard con espressione truce e sollev una mano per zittirlo. "Non parlarne nemmeno. Non deve per forza piacerti, ma  cos."
"Parlare di cosa?" fece lui confuso.
"Avr questo bambino, checch tu ne dica."
"Non stavo affatto chiedendoti quello! Volevo sapere se non potremmo averlo insieme."
"Un po' improbabile, visto che io sono qui e tu sei a Hollywood."
Dylan si pass una mano tra i capelli. "Gi, immaginavo questa risposta."
E poi, come in un collage di immagini, gli tornarono in mente alcune scene della sua infanzia. Suo padre che se ne andava di casa quando lui aveva cinque anni. Un altro uomo che si trasferiva in casa loro, con due figli che per vedeva solo nel weekend. Una nuova sorellina. L'uomo che se ne andava, per fortuna portandosi via i figli che non avevano mai perso occasione di tormentare Dylan. Le visite a suo padre nei weekend, ma pi spesso a sua nonna. Sua madre che andava via per girare un film e tornava sei mesi dopo con un altro uomo, questa volta munito di una figlia pi vecchia di Dylan. Sua madre in attesa di un altro fratellino – il che gli dava sei mezzi fratelli e quasi altrettanti fratellastri.
Katie si era di nuovo sdraiata e teneva le mani intrecciate sull'addome. Dylan guard la sua bella faccia serena e cap che con lei non sarebbe andata cos. La nuova situazione lo spaventava a morte, ma non aveva paura di lei. Lo spaventava invece l'idea che per questo bambino una madre single sarebbe stata meglio di una famiglia infelice. Non poteva permettere che suo figlio avesse l'orribile infanzia che aveva avuto lui, ma non sapeva come garantirgliene una migliore.
Si chin di nuovo su di lei, le diede un delicato bacio sulle labbra e Katie apr gli occhi. "Non ti occorre un lavoro, Katie. Il tuo lavoro  fare la madre, e sei una madre eccellente. Agli altri dettagli penser io."
Lei fece un lievissimo sorriso. "Questo significa che sei felice di questo bambino?"
"Tu lo sei?"
"Quando ho avuto tempo di pensarci ho capito di s. È arrivato nel momento sbagliato, e dovr ancora vedermela con tutti i problemi della gravidanza, ma se dovessi scegliere non cambierei le cose. E in effetti la scelta ce l'ho..."
"Per quanto tempo hai dovuto pensarci?" domand lui. "Da quanto lo sai?"
"Da una settimana. Forse un po' meno."
"Vorrei chiederti un favore: concedimi lo stesso tempo, in modo che anch'io possa esserne felice. Al momento sono un po' sotto shock, e piuttosto a disagio, ma non sono un idiota irresponsabile. Nessun altro deve prendersi cura di te, solo io."
Katie lo guard a lungo, con seriet, e lui cap che questa situazione doveva essere tutt'altro che ideale agli occhi di lei. Avrebbe dovuto parlarle di amore e di matrimonio, non di aride responsabilit. E una parte di lui lo voleva, ma non era abbastanza sicuro da esprimerlo a parole.
"In effetti non mi chiedi troppo" disse infine Katie.
Per fortuna non si aspettava che Dylan si trasformasse immediatamente in un'altra persona, perch questo non accadde. Al contrario sembrava che le sue idee non fossero cambiate, ed era sempre pi chiaro che l'idea di diventare padre lo terrorizzava.
Katie ripens a Charlie. Poco dopo la loro luna di miele era stato mandato in una missione di addestramento. Erano sposati da un mese, e lui doveva assentarsi per due settimane. Quando Charlie torn, entr nel loro minuscolo appartamento, lasci cadere a terra la sacca e la chiam con un urlo, come faceva sempre. Katie, piccola, vieni a buttarti fra le braccia del tuo uomo! A volte si comportava proprio come un uomo delle caverne... Una parte di lei era deliziata dal suo entusiasmo, un'altra desiderava che fosse un po' pi civile. Ma era cos innamorata che corse da lui. Charlie puzzava come un caprone, di sudore stantio, di fango, di due settimane passate a strisciare a terra nei campi e di chiss che altro.
Lei si lanci fra le sue braccia, poi si scost in fretta e furia e corse a vomitare in bagno piegata sulla tazza – appena in tempo.
"Lo so che puzzo, ma non c' bisogno di fare tanta scena!" protest lui in piedi sulla soglia del bagno. Si chin a slacciare gli anfibi e si sfil la tuta mimetica. "Non agitarti, mi faccio subito la doccia."
Era ormai a torso nudo, con l'ampio petto muscoloso e tatuato e i piedi senza scarpe, quando lei si volt a guardarlo con gli occhi umidi per lo sforzo. "Charlie, sono incinta."
"Oh, piccola..." sussurr lui cadendo in ginocchio e abbracciandola. "Piccola mia!"
"Charlie" strill lei, "per l'amor di Dio, fatti la doccia!"
"S, s, certo" annu lui alzandosi in piedi e liberandosi degli altri indumenti. "Ci puoi scommettere, perch poi dobbiamo festeggiare!" Apr il rubinetto della doccia e domand: "Le donne incinte possono fare sesso?".
Era fatto a modo suo, poco ma sicuro, e ci voleva una donna particolare per adattarsi a Charlie Malone e al suo stile di vita. Come ci sarebbe voluta moltissima pazienza per far pace con Dylan Childress e riportarlo nel suo cuore. Katie si domand se ne avrebbe avuto il coraggio e la forza.
Tenendo gli occhi chiusi, pens alle differenze tra Charlie e Dylan – e alle loro somiglianze. Entrambi scandalosamente attraenti, intelligenti e sicuri di s, a prima vista li si poteva definire uguali. Ma al di l delle evidenti somiglianze erano uno l'opposto dell'altro. Charlie era audace, Dylan pi cauto. Charlie si prendeva quello che voleva senza la minima esitazione, mentre i molti aspetti emotivi di una decisione terrorizzavano Dylan. Charlie aveva aspettato a lungo prima di innamorarsi davvero, ma dopo aver capito i propri sentimenti non aveva pi avuto dubbi. Dylan era ossessionato da troppi fantasmi per compiere quel semplice atto di fede.
Entrambi erano amanti appassionati. Katie non avrebbe mai potuto resistere a nessuno dei due.
Si doveva essere assopita nel sole caldo della spiaggia, perch si risvegli avvertendo il corpo di Dylan incurvato attorno al suo. Lui giaceva su un fianco e con un braccio la cingeva alla vita. Il suo respiro sull'orecchio era tiepido. Poi la mordicchi lievemente sul collo. "Non addormentarti, tesoro" le sussurr. "Dobbiamo tener d'occhio l'orologio. Bisogna recuperare i bambini..."
Katie sorrise e si accoccol contro di lui. Se lo ricordava, pens. Dovevano andare a prendere i gemelli, e poi passare a casa di Leslie e Conner.
S, ci sarebbe voluta una gran pazienza per fargli capire che con lei era al sicuro, e un gran coraggio per rischiare una vita insieme a lui. I Berretti Verdi erano uno scherzo in confronto alle star del cinema.
Mentre tornavano verso Virgin River, Dylan avvert in Katie un nuovo senso di pace. O forse lei non era tesa quanto lui all'idea dell'incontro chiarificatore con Conner... Rimase in silenzio mentre lei chiacchierava della misteriosa ricetta della pizza che lui aveva promesso di preparare per cena, del suo desiderio di far pace con l'orsa, del suono delle onde che era cos rilassante da farla addormentare, ma d'altra parte in quei giorni era sempre cos assonnata che quasi dormiva in piedi...
"Lo so che in questo momento non sono molto ciarliero" intervenne lui a un certo punto, "ma non  colpa tua."
"Oh, non importa. Io ho le idee chiare su quello che far, e sono certa che quando tu avrai risolto qualche dubbio parlerai un po' di pi."
Lui si volt a guardarla. "Proprio cos" rispose.
Quando arrivarono nei pressi dell'edificio prefabbricato che ospitava la scuola, i bambini si stavano rincorrendo nell'area giochi che Dylan aveva aiutato a costruire. "A casa di Conner puoi tenere i gemelli occupati in qualche modo, cos che io possa parlare con tuo fratello senza che ci siano anche loro?" domand Dylan.
"Se mi prometti che non ne approfitterai per scatenare un'altra rissa" disse lei.
"Guarda il mio occhio nero. Credi che io voglia sacrificare anche l'altro? Voglio solo parlargli, ma se dovesse arrabbiarsi preferisco che i bambini non ci siano. Forse  meglio che io porti te e i gemelli a casa e poi torni a parlargli da solo..."
"No. Trover qualcosa che possano guardare alla TV. Ma tu prometti di comportarti come si deve."
Dylan non rispose. Non era lui la mina vagante, pens, e aveva tutte le intenzioni di comportarsi bene. D'altra parte sapeva benissimo che la via dell'inferno era lastricata di buone intenzioni.
Arrivarono a casa di Conner e Leslie prima che i due rientrassero dal lavoro. "La porta non sar chiusa a chiave" ipotizz Katie. "Io porto dentro i bambini e li sistemo davanti alla TV con uno spuntino. Conner tiene qui alcuni dei loro cartoni animati preferiti. Tu vuoi qualcosa da bere?"
"Pensi che gli dispiacer se mi prendo una birra dal frigorifero?" rispose lui.
Katie gli fece un sorrisetto scherzoso. "Vuoi farti coraggio, eh?"
"Piccola, dopo la notizia che mi hai dato oggi pomeriggio dovrei tracannare una confezione da sei. Vado ad aspettare sulla veranda."
Si appoggi al palo di sostegno della veranda e aspett. Era cos che doveva sentirsi un liceale in attesa di vedere il padre della fidanzatina che aveva messo nei guai, pens. Ma il padre aggrediva sempre il malcapitato? Con tutti i fratellastri o mezzi fratelli che aveva, Dylan non si era mai affezionato a loro tanto da sentirsi cos ferocemente protettivo. Anzi, provava il bisogno di proteggere Katie, che conosceva da qualche mese, molto pi di un qualsiasi membro della sua famiglia. Chiss se era quel piccolo esserino dentro di lei a fare la differenza.
Dopo un po' lei gli port la birra. "Sicuro di non voler entrare?"
"S" rispose lui. E scese i gradini della veranda.
"Dove vai?"
Dylan si volt a guardarla. "Non voglio discutere con lui di fronte a te. Voglio dire, potrai vederci, ma non far questa conversazione per intrattenerti."
"Credimi, non sar un intrattenimento neanche per me."
"Gi, ma se sar abbastanza lontano da casa tu non avrai la tentazione di intervenire a dire la tua."
"Dio santo, non sei un tantino autoritario?"
"In questo siamo una coppia ben assortita, se ci pensi" replic lui. E si incammin lungo la strada per avvicinarsi al SUV di lei e appoggiarsi al cofano. Se doveva risolvere quel maledetto guaio era solo colpa sua, pens, e doveva trovare il modo di farlo prima che peggiorasse. Cerc di pensare a quello che avrebbe fatto Lang, ma questo non lo aiut pi di tanto: Lang non avrebbe esitato a convincere la sua ragazza a sposarlo – purch naturalmente la ragazza fosse Sue Ann.
Finalmente il SUV giallo di Leslie comparve in fondo alla strada e si infil nel vialetto di accesso, seguito dal grosso pick-up di Conner. Avrei dovuto noleggiare un pick-up pi grosso del suo, pens Dylan fuggevolmente.
Conner scese dalla macchina e gett un'occhiata a Dylan, e lui dovette abbassare lo sguardo per trattenere una risata. L'altro aveva il naso violaceo e gonfio, coperto da un grosso cerotto.
Conner port in casa il suo contenitore del pranzo, ma torn fuori immediatamente e si diresse verso Dylan a grandi passi. Lui non pot fare a meno di sogghignare in modo stupido.
"Ti stai guardando allo specchio, razza d'idiota?" ringhi Conner.
"Senti" fece lui ignorando la provocazione, "mi  stato detto di risolvere la questione con te, perci cerchiamo di risolverla. Ho scoperto solo un paio d'ore fa perch hai perso il controllo con me."
"Gi, perch tu non c'eri!" esclam Conner di rimando.
Dylan si scost dalla macchina di Katie e si raddrizz, fissandolo negli occhi. "Vuoi che le ragazze si uniscano a questa conversazione?" domand. "Perch al minimo segno di agitazione ci si metteranno di mezzo anche loro, questo te lo posso garantire. Non c'ero perch dovevo lavorare. L'ho detto a Katie fin dall'inizio, prima o poi sarei dovuto andar via per lavorare. Ma siccome si trattava di lei, ho rimandato il momento finch ho potuto."
"E poi l'hai abbandonata" ringhi l'altro a denti stretti. "L'hai mollata da sola, e incinta!"
"Io non ne avevo idea, e infatti mi sono scusato con lei! Guarda, Conner, non mi importa un accidente se cerchi di capire, se sei comprensivo o se invece mi detesti, ma io le ho sempre detto la verit. Che non cercavo una ragazza fissa n una relazione stabile, che sarei rimasto qui per poco tempo, e lei ha accettato la situazione per quella che era. Avrebbe avuto l'occasione di mandarmi al diavolo, ma non l'ha fatto. Io non ti conosco, non so niente di te, ma hai pressappoco la mia et e ti sei appena messo con Leslie" e accenn con il mento alla casa. Fu allora che not Katie e Leslie sedute sulla veranda e intente a osservarli. Si schiar la voce e continu: "Immagino che tu abbia avuto un paio di situazioni come questa, prima...".
"Questo non c'entra" ribatt Conner. "Lei  mia sorella!"
"D'accordo" annu lui. "E adesso che so come stanno le cose, me ne occuper io. Perci sar meglio che tu ti tenga alla larga, o rovinerai tutto quanto."
"E in che modo hai intenzione di occupartene, sentiamo?" esclam Conner.
"Questo riguarda me e Katie. Troveremo una soluzione."
"Che non ti venga in mente di farle fare qualcosa che lei non vuole fare!"
Dylan non pot impedirselo e scoppi in una risata. La vide lottare con i bulloni dei copriruota, affrontare faccia a faccia un'orsa ringhiosa, dirgli a muso duro: Non parlarne nemmeno. Non deve per forza piacerti, ma  cos. "Sicuro che stiamo parlando della stessa donna?" domand.
"Katie ha sofferto molto" riprese Conner. "Checch tu ne dica, il modo in cui l'hai mollata l'ha fatta soffrire parecchio. Non azzardarti a fare qualcosa che la faccia di nuovo piangere, mi sono spiegato?"
"Far del mio meglio" fu quello che promise.
"Be', il tuo meglio dovr migliorare parecchio!"
Dylan tacque per un poco, raccogliendo i pensieri. "So che le vuoi bene" disse infine con tutta la gentilezza che pot racimolare, "ma questo non puoi risolverlo per lei. Katie deve trattare con me, perch la situazione l'abbiamo creata insieme, lei e io. Se non ti fai da parte, se noi due non facciamo la pace per amor suo, le cose diventeranno pi complicate del necessario. Non mi pare il caso, no?"
Conner rimase ostinatamente in silenzio, con la fronte aggrottata.
"Bene" tent Dylan dopo un po'. "Che mi dici dei Red Sox?"
Circa un'ora dopo, Dylan e Conner finalmente si strinsero la mano e Dylan si incammin lungo la strada. Poco dopo Katie lo raggiunse da Jack. In macchina lei gli domand: "Non potevi sederti sulla veranda con noi, bere una birra e magari fare quattro chiacchiere amichevoli?".
"Non oggi, Katie" rispose lui. "Lo far presto."
Continuava a non mandar gi il fatto che Conner lo avesse preso a pugni prima di parlargli. C'erano parecchie cose che doveva ancora accettare prima che la pace fra loro fosse stabilita. E i pugni erano i primi dell'elenco.
Quando furono a casa, Dylan prepar la sua pizza speciale, che era pasta da pane coperta di pomodoro, tanto formaggio, peperoni, funghi, olive nere. Chiese ai gemelli di aiutarlo a stendere il condimento, e quello fu il segreto della riuscita.
Dopo cena li port fuori e gioc un po' a calcio con loro, anche se ai piedi portava gli stivali e non scarpe da tennis come i gemelli. Poi si sedette sulla veranda e li osserv arrampicarsi sugli attrezzi e sull'altalena. Quando Katie usc e venne a sedersi accanto a lui le confid con un sorriso: "Cerco di stancarli in modo che si addormentino subito".
"Che progetti hai?" domand lei dopo un poco.
"Se non ti dispiace, vorrei usufruire del tuo divano per qualche giorno. Ho bisogno di tempo per capire come gestire la... la nostra situazione. Voglio agire nel modo giusto, per molte ragioni."
"Tu sai che non dipende soltanto da te, vero? Non ho un marito e devo pensare da sola a tre bambini, perci qualsiasi cosa tu voglia propormi ti ascolter con attenzione. Ma sappi che non potrai essere tu a decidere delle nostre vite."
"Allora posso avere a disposizione il divano, o no?" domand lui.
"Puoi avere il divano e la cucina, dato che sei un ottimo cuoco."
In quel momento Dylan non voleva essere distratto. Doveva capire i propri sentimenti e decidere che cosa fare della propria vita: perci, il giorno dopo la forzata stretta di mano con Conner, prese la macchina, sal alla solita radura e telefon a Lang. Le cose andavano come sempre, lo rassicur Lang. Potava star tranquillo. Allora Dylan mand a sua nonna, all'agente che si stava occupando del suo contratto cinematografico e a Lang, Sue Ann e Stu lo stesso messaggio sul cellulare:
Mi fermo in montagna per qualche giorno e qui la ricezione dei cellulari  pessima. Mi far vivo appena possibile, ma in linea generale sar irraggiungibile. Non c' alcun problema, sar solo isolato. Scriver di nuovo appena posso. Grazie, a presto.
E poi spense il cellulare.
Nei giorni successivi rimase vicino a Katie e ai gemelli, allontanandosi solo per qualche commissione, e ogni volta che andava via faceva promettere a Katie di non affrontare faccia a faccia nessun animale selvatico, specialmente un orso. Faceva spese nelle citt un po' pi grandi e comprava cibi speciali, felice di cucinare per loro ogni sera.
La sola cosa che lo tratteneva sul divano e gli impediva di sgattaiolare in camera di Katie la notte, o di supplicarla di fare l'amore quando i gemelli erano a scuola, era la consapevolezza di dover pensare seriamente alle loro vite prima di abbandonarsi alla passione. E c'era anche il pericolo che Katie lo prendesse a bastonate...
Tuttavia Dylan si sentiva fiducioso in altri campi, come per esempio la sua capacit di ragionare lucidamente in fatto di affari. Sapeva di avere la testa a posto e di essere giusto con i collaboratori. I suoi familiari potevano essere una banda di idioti egoisti, ma lui era una brava persona che sapeva trattare con gli altri, e faceva di queste qualit il suo punto di forza.
Una sera, dopo aver portato Katie e i gemelli da McDonald's e poi a giocare nel parco, in modo da stancarli ulteriormente, cap di avere infine le idee chiare. Mentre attraversavano Virgin River diretti allo chalet domand a Katie: "Quando i bambini saranno andati a dormire possiamo parlare un po'?".
"Guarda, guarda... solo sei notti passate sul mio divano e sei gi pronto a discutere la nostra situazione?"
Per tutta risposta lui scoppi a ridere.
"Non so se riuscir a rimanere sveglia fino a quando loro si saranno addormentati, ma possiamo arrivare a un compromesso. Ci troviamo sulla veranda dopo che avranno fatto il bagno e si saranno installati davanti a un film. Pu andar bene?"
"Andr benissimo."
Era difficile restare seri con Katie che lo prendeva in giro, ma lui era deciso a provarci, perch gli era venuta quella che reputava una magnifica idea. Ed era sicuro che lei avrebbe approvato.
Katie port due tazze di t bollente sulla veranda e lui not che il suo aspetto era molto migliorato. Aveva ancora degli attacchi di nausea, scatenati da un odore pungente o troppo forte, ma non aveva pi l'aspetto patito di una malata o di chi che non mangiava abbastanza. Dylan prov un empito di orgoglio. Non gliel'aveva mai confessato, ma quello era stato il suo scopo: cucinarle almeno un buon pasto al giorno e farle riprendere i chili che aveva perso a causa sua.
Prese la tazza che lei gli porgeva e bevve un sorso. Non era mai stato un entusiasta bevitore di t, ma quello che preparava Katie non lo disgustava troppo. E ripensandoci, quello era uno dei sintomi da cui capiva che Sue Ann era di nuovo incinta: offriva del t a lui e a suo marito. Dylan e Lang fingevano di vomitare e correvano a prendersi una birra o un whisky con ghiaccio.
Alle loro spalle, dal soppalco, si sentivano i suoni di un cartone animato. Dylan bevve un altro sorso. "Sono quasi pronti per andare a letto?" domand.
"Quasi."
"Katie..." esord lui. Poi tacque e la guard. A volte le gettava una sola occhiata e pensava di non aver mai visto una ragazza pi bella in tutta la sua vita. E a volte si domandava se era davvero cos bella, o se lo era soltanto per lui. Sue Ann, per esempio, gli sembrava abbastanza carina: ma Lang era completamente ipnotizzato da lei. Bene, forse era logico perch ne era innamorato. Ma a Dylan non era mai successo.
"Hai dormito sul mio divano per sei notti e poi il gatto ti ha mangiato la lingua?" scherz Katie.
L'ironia di lei non dava tregua... chiss perch lui l'amava cos tanto?
"Mi sono venute alcune idee" disse finalmente lui.
"Bene, sentiamole. Non vedo l'ora."
"Cominciamo dal film che sto per girare" continu Dylan. "Potrebbe tornarci utile, date le circostanze."
"Davvero? Avevi detto che lo facevi per rimettere in piedi il tuo aeroporto..."
"S, il progetto era quello, ma adesso ci sono altre priorit. Vorrei usare una parte del guadagno del film per il bambino."
Katie si raddrizz e i suoi occhi si illuminarono di interesse. "E cio?"
"Pensavo a un fondo per il bambino... per la sua istruzione, per esempio."
La guard attentamente, e gli parve che dapprima lei fosse stupita e poi un po' delusa. Non avrebbe dovuto essere felice della sua proposta? Il buio stava calando, e lui si domand se aveva visto bene.
"Un fondo?" domand Katie.
"S, una somma destinata a lui per essere certi che non gli manchi niente, in caso a uno di noi dovesse succedere qualcosa. Insomma, sai che voglio dire."
"Caspita."
Dylan aspett una reazione pi calorosa, ma lei non aggiunse altro. Dopo una pausa lui continu: "Mi  sembrata una ragione pi importante della mia compagnia, per girare quel film. Pensavo che ne saresti stata felice".
"È un pensiero molto premuroso."
"E allora perch ho l'impressione che tu non ne sia cos soddisfatta?"
"Ti chiedo scusa. Grazie, sei molto generoso."
"Katie!"
"Che c'?"
"Che cosa non ti piace della mia idea?"
Lei abbass lo sguardo, appoggi la tazza di t sulla ringhiera e gli prese una mano. "Vorrei chiederti una cosa, Dylan. Sei cresciuto con tanti fratellastri e sorellastre, vero?"
"S, lo sai bene. Ti ho raccontato tutto."
"E tra voi c'erano gelosie, risentimenti, qualche rancore?"
"Ce n'erano di continuo."
"Ed erano diretti in particolare a te? In fondo tu eri un ragazzo prodigio, una star. Qualcuno dei tuoi fratelli ti portava rancore perch non era una stella come te?"
Dylan ci mise un po' a rispondere, ma non perch non avesse la risposta pronta. Da dove venivano queste curiosit? "S" disse infine.
"E che cosa credi che proveranno Andy e Mitch per il loro fratello o sorella minore, e per il ricco fondo destinato a garantire il suo futuro?"
Lui rimase senza parole per un po', e poi, cercando di rimediare, propose: "Potrei farlo per tutti e tre...".
Katie scroll la testa. "Forse tu hai l'impressione che io sia povera. Non sono certamente ricca, almeno non secondo il tuo metro di giudizio, ma Conner e io abbiamo ereditato un magazzino molto ben avviato. Purtroppo  stato distrutto da un incendio, ma noi abbiamo avuto il denaro dell'assicurazione, e vendendo il terreno su cui sorgeva e le nostre due case abbiamo ricavato denaro a sufficienza per rimetterci in piedi e ricostruire le nostre vite. Questo mi d una certa tranquillit, anche se ho intenzione di trovarmi un lavoro appena possibile. Perci Conner e io faremo in modo che i bambini abbiano tutto quello che gli spetta – tutti e tre, non solo uno di loro. So bene che questo bambino  anche tuo. Non me lo dimentico, stai sicuro. Ma non credo che tu debba fare niente per renderlo diverso, per far s che lui o lei venga invidiato nella sua stessa famiglia. Nelle famiglie normali, ognuno ha cura degli altri per quanto possibile, senza disparit."
"Molto bene!" esclam lui irosamente. "Dar il denaro a te, e tu potrai farne quel che vuoi. Potrai suddividerlo fra chi vuoi, a tuo piacimento!"
Katie lo fiss per un po'. "Questo  molto gentile da parte tua" disse con voce tremante. I suoi occhi si inumidirono. "Non potr mai ringraziarti abbastanza." Poi si alz e rientr in casa.
E lui rimase l, senza parole, a domandarsi dove avesse sbagliato.
Poco dopo il suono della TV si spense e lo chalet fu avvolto dalla quiete. Dylan sent i passi dei gemelli che scendevano dal soppalco e andavano a dormire, poi i passi di Katie. E infine lo scatto della porta della sua camera da letto che si chiudeva.
Dylan era sconvolto. Per giorni e giorni aveva cercato il modo migliore di agire, di assicurarle che le sarebbe stato vicino in questo frangente. Era un uomo responsabile, e adorava Katie. Naturalmente aveva il terrore di dirglielo, perch forse lei gli avrebbe chiesto di sposarla... e allora che avrebbe fatto? In fondo lo voleva anche lui, ma non era pronto. Forse lo sarebbe stato, col tempo, una volta abituatosi all'idea. Forse, dopo aver finito il film, aver rimesso in piedi la sua compagnia e aver aperto il fondo fiduciario, avrebbe potuto pensarci senza spaventarsi troppo: ma adesso la prospettiva lo terrorizzava. Non significava che non volesse farlo, ma non era ancora pronto. E poi Katie era incinta solo da un mese, forse un mese e mezzo. C'era ancora tempo.
Suo padre, ricord, per il suo decimo compleanno gli aveva mandato un assegno da diecimila dollari perch dopo avergli promesso di portarlo in Egitto ci era andato da solo – o pi probabilmente con una donna. Diecimila dollari a un bambino di dieci anni, quando un aquilone e una passeggiata nel parco sarebbero stati tanto pi graditi.
Sua nonna era andata su tutte le furie.
E adesso, si domand, lui aveva forse commesso lo stesso errore? Katie avrebbe pensato che il denaro fosse un modo per liquidarla senza tante storie? Perch non era cos! Lui voleva prendersi cura di lei – di loro! Non voleva perderli!
Ci ho riflettuto parecchio, le aveva detto. Se la ragazza che voglio ha gi due bambini, devo rivedere le mie posizioni.
Rientr in casa, si sedette sul divano e sfil gli stivali, la cintura e la camicia. Poi and in camera di Katie, buss lievemente un paio di volte ed entr. Lei si scost mentre Dylan si sedeva sul bordo del letto. Lui non vedeva la sua faccia, cos la accarezz sulla guancia con un dito. "Se stai piangendo, non me lo perdoner per tutta la vita."
"Non sto piangendo."
"Katie, tu devi sposare un uomo che abbia un buon istinto in situazioni difficili. Io non ne ho. Quando credo di aver avuto l'idea che risolver le nostre difficolt, riesco solo a rattristarti."
"Non  l'istinto che ti manca, Dylan. È l'esperienza. Sei cresciuto in casa di questo e quello, per ogni festivit c'era un diverso gruppo di parenti e probabilmente un sacco di competizione per avere il primo posto. La tua non  stata un'infanzia protetta."
Lui scroll la testa, in silenzio.
"Ma non  necessario che noi facciamo altrettanto" continu lei.
"Katie, tu sei diversa da tutte le donne che ho conosciuto. I miei sentimenti per te sono..." si interruppe cercando le parole adatte, "molto forti. Non hai idea di quanto. Non voglio perderti. Ma..."
"Lo so" disse lei. "Per vedi, non occorre che noi ci creiamo una vita di frammenti, che siamo separati come lontani parenti. Possiamo essere una vera famiglia."
"Ma io non so come si fa..."
Katie sorrise teneramente e gli mise un dito sulle labbra. "Senti la mia idea. Io ti affido l'incarico di pilotare i tuoi aerei, e tu mi affidi il compito di fare la madre. Ci sono cose che io non so fare, ma tu s... e credimi, capisco bene i dubbi che ti agitano."
Dylan la guard corrugando la fronte.
"Che c'?" domand lei.
"E se poi tra noi non funzionasse? Io spero che le cose siano sempre come adesso, ma se per qualche ragione non fosse cos? Se tra qualche tempo tu cambiassi idea?"
Lei rise dolcemente. "Crescer comunque i miei bambini come un unico gruppo familiare, qualsiasi cosa tu decida di fare. Adesso che ne dici di controllare che la porta sia chiusa a chiave, e poi di venire vicino a me? Cos potrai tenermi fra le braccia per un po', e poi dedicarti a qualcosa per cui hai un vero talento."
Lui si alz in piedi, sfil rapidamente i jeans e si infil accanto a lei sotto le coperte con un gran sorriso. "Credo che abbiamo trovato un terreno su cui andiamo d'accordo."
"Infatti" sorrise lei. "E adesso smettila di pensare cos tanto. È stancante."

16.
Luke Riordan si stava godendo una birra prima di cena in compagnia di Jack – cosa che si concedeva ogni tanto, prendendosi una pausa dal compito di badare a suo figlio quando sua moglie era a casa. Shelby lavorava come infermiera a Eureka tre volte la settimana in turni di dieci ore, perci Luke faceva il casalingo e si occupava anche della cucina – il che era un'ottima cosa. Shelby amava cucinare, ma i risultati erano terribili. Solo che nessuno aveva il coraggio di dirglielo.
"Ti aspettano tre o quattro giorni della cucina di Shelby" scherz Jack.
"Magari la convinco a cenare qui almeno una volta" replic Luke speranzoso.
"Buona fortuna... i tuoi chalet sono ancora tutti occupati?"
"S, fino alla fine dell'estate. Al momento abbiamo ancora i turisti in vacanza, famiglie, studenti e simili, poi arriveranno cacciatori e pescatori. E in autunno due miei commilitoni verranno a trovarmi per una settimana."
"Davvero? E chi sono?"
"Amici dei tempi dell'esercito. Non ci teniamo in contatto molto spesso, ma quando ci vediamo  come se il tempo non fosse passato. Tu sai che cosa intendo, vero?"
"S, ho anch'io degli amici come i tuoi" sorrise Jack. "Erano militari di carriera come te?"
"No, arruolati con ferma breve. Entrambi erano piloti, ma tutti e due si sono congedati alla prima occasione. Uno aveva un'impresa di famiglia nell'Oregon, l'altro aveva avuto qualche guaio con l'esercito, e zio Sam lo ha praticamente pregato di andarsene. I guai erano di tipo disciplinare, non so se rendo l'idea."
Jack rise. "Come i miei amici. E questi due sono cacciatori?"
"In effetti la caccia piace a tutti e due, ma abbiamo scoperto che l'unico periodo in cui possiamo ritrovarci  la settimana prima che si apra ufficialmente la stagione di caccia. Dopo sarebbe stato impossibile, perch ho prenotazioni per tutta la stagione. Forse riusciremo anche a pescare qualche trota... Ma se fosse stato necessario li avrei ospitati in casa, perch sono davvero cari amici."
"Fammi sapere quando arrivano" propose Jack. "Magari possiamo organizzare una partita di poker o qualcosa di simile."
"Certo, conta su di noi." Luke termin la sua birra. "A che punto  il mio conto?" domand.
"Credo che tu mi debba un bel mucchio di soldi."
L'altro ridacchi e mise due banconote accanto alla bottiglia vuota. "Ci vediamo, socio."
Era uscito da due minuti quando rientr. "Non indovinerai mai che cosa si  appena fermata qui fuori" disse. "Secondo me  una limousine."
"A Virgin River?" domand Jack. Usc da dietro il bancone e and alla porta. Davanti al suo locale c'era un'enorme macchina color panna dalle cromature scintillanti, e un autista in uniforme nera stava aprendo la portiera posteriore.
"È una limousine, no?" domand Luke.
"Be', non proprio. È una macchina di lusso con autista, questo s."
Una donna di piccola statura scese dalla macchina. Perfino Jack not che era elegantissima, ma non riusc a darle un'et. Probabilmente era pi vecchia di quanto apparisse, perch si muoveva con una certa lentezza. I suoi capelli corti erano biondo argentato, la faccia era liscia ma aveva un'espressione ricca di esperienza, specialmente gli occhi. La donna si avvicin alla base della veranda e domand: "Lei  il proprietario?".
Jack fece un piccolo inchino, poi scese i gradini per mettersi al suo livello. La donna non misurava pi di un metro e cinquantacinque. "Mi chiamo Jack Sheridan, signora, e questo locale  mio."
"Un grazioso posticino" disse lei con un sorriso. I suoi denti erano sani e perfetti. "Scommetto che  anche divertente."
"È un posto senza pretese" si scherm lui. "Vuole entrare?"
"Sar per la prossima volta. Sto cercando mio nipote, e forse lei sa dove posso trovarlo. Si chiama Dylan Childress, e credo che si trovi da queste parti."
"S, conosco Dylan, e penso che lei possa trovarlo nello chalet di una sua buona amica. In effetti lo chalet  mio, e io lo affitto a questa giovane signora. È molto probabile che suo nipote..."
"S, ho sentito parlare di questa giovane signora, ma non ci siamo ancora incontrate."
"Suo nipote frequenta Katie Malone" continu Jack. "È arrivata qui da poco, ma tutti noi le vogliamo gi bene."
"Che bella raccomandazione. Pu spiegare a Randy come si arriva allo chalet?" domand la signora con un cenno della testa verso l'autista. L'uomo si avvicin immediatamente.
"È molto semplice. Torni indietro di due miglia sulla statale trentasei, poi svolti a destra su una strada di terra battuta – che purtroppo non  in buone condizioni. Salga verso la montagna per circa mezzo miglio, fino a quando non arriva a una cassetta per le lettere. A questo punto svolti a sinistra, e in una grande radura trover lo chalet. Davanti a casa, Dylan e il fratello di Katie hanno montato un'area giochi per i bambini di lei, e sulla veranda ci sono due sdraio Adirondack."
Randy annu in silenzio, ma la signora domand stupita: "L'amica di mio nipote ha dei figli?".
"Due gemelli di cinque anni, signora... mi dispiace, non ho capito il suo nome."
"Ma certo, che scortesia da parte mia! Sono Adele Childress, ma per favore mi chiami Adele. A quanto sembra dovr rimandare il piacere di visitare il suo locale, Jack. Per ora voglio vedere mio nipote."
"Per voglio che mi prometta di tornare" disse Jack con un sorriso.
"Lo far di sicuro. Questo posto  delizioso."
Poi Randy la aiut a risalire in macchina, mise in moto e i due scomparvero.
"Be', non sono cose che si vedono tutti i giorni" fece Luke con un fischio.
"Puoi ben dirlo."
"Non lo avvisi, vero?"
"Forse dovrei... Ho la sensazione che questa visita sia una sorpresa, perch se Dylan avesse saputo del suo arrivo, l'autista non avrebbe avuto bisogno di istruzioni sulla strada da prendere."
"Gi... ma non telefonare" fece Luke con un sogghigno malizioso. "Ti pare? Cos ci divertiamo un po'."
"Tanto tu non sarai qui a vedere" obiett Jack. "E poi, pensa a Dylan."
"Gi. Chi  Dylan?"
"Il nipote della padrona di Randy" sogghign Jack. E rientr nel bar.
Dylan era quasi stupito di quanto fosse stato facile rilassarsi. Una notte d'amore con Katie, e tutti i suoi dubbi sembravano meno angosciosi. Nessuno meglio di lei riusciva a trasmettergli un senso di pace e tranquillit: all'improvviso tutte le complicazioni apparivano meno importanti, e la vita gli sorrideva...
Mentre stava seduto sulla veranda con i piedi appoggiati alla ringhiera e gli occhi chiusi e osservava i gemelli che si arrampicavano sulla spalliera dell'area giochi, pensava beato: È magnifico. Ho una donna che aspetta un figlio da me, che mi ama e che mi terr sulla retta via...
Poi sent il telefono che squillava e Katie che rispondeva. Un minuto dopo lei si affacci alla veranda. "Dylan? C' Jack al telefono, vuole parlare con te."
"Tieni d'occhio i ragazzi mentre io sento che cosa vuole" disse lui alzandosi.
"Certo. Santo cielo, i bambini sono di nuovo appesi a testa in gi!"
"Stanno benissimo" la tranquillizz lui. "Un po' di esercizio gli fa bene. Torno subito."
Pochi minuti dopo era di nuovo sulla veranda, ma la sua espressione era stupita e alquanto infelice. "Non so come prepararti a questa novit..." esord.
E in quel momento un'enorme Lincoln color panna si ferm nella radura. Sembrava la versione moderna della carrozza di Cenerentola, pens lui in un lampo.
"Che succede?" domand Katie alzandosi dalla poltroncina.
Un autista in uniforme scese dalla macchina, apr la portiera posteriore, e ne usc Adele Childress. Adele indossava un paio di pantaloni color crema come la sua macchina, scarpe basse, una blusa di seta color cannella con una sciarpa chiara come i pantaloni, una spessa catena d'oro attorno alla vita uguale al collier che portava al collo. Trucco e pettinatura erano impeccabili. Dylan sorrise tra s. Questa era la tenuta di sua nonna per una gita in montagna!
Katie si pass le mani sui jeans e sistem la maglietta corta che le scopriva il ventre ancora piatto.
"Stai benissimo" la rassicur Dylan.
Lei si pass le dita fra i capelli e li ravvi.
"Sei bellissima" insistette lui. "Non lasciarti intimidire."
Al contrario di Jack, che era sceso ad accogliere la visitatrice, lui incroci le braccia sul petto e mantenne la sua posizione mentre Adele si avvicinava alla veranda.
"Ti avrei avvertito del mio arrivo" disse lei, "ma tu non hai risposto ai miei messaggi n alle e-mail."
"Ma te l'ho spiegato" replic lui. "Ho scritto che sarei stato irraggiungibile per qualche giorno e mi sarei rifatto vivo appena possibile."
Katie gli diede un colpetto sulla spalla e scese i gradini. "Buongiorno. Sono Katie Malone." Per un attimo si domand se porgere la mano o fare un inchino, infine si decise per la mano.
"Molto lieta, Katie" disse Adele stringendola. "Io sono Adele Childress. Che piacere conoscerla. E quelli devono essere i suoi bambini."
"Mitch, Andy" chiam lei, "venite a salutare la signora Childress, nonna di Dylan."
I gemelli scesero dalle parallele con un po' di riluttanza e si avvicinarono lentamente.
"Sono timidi?" domand Adele.
Katie rise. "Nemmeno un po'. Forse temono di sporcarla, e sono sicura che non hanno mai visto una macchina come la sua."
"Come diamine fa a distinguerli uno dall'altro?"
"Oh, col tempo ci si riesce. Dylan li distingue. Le va di bere un bicchiere di t freddo sulla veranda?"
"Grazie, Katie, con molto piacere." Adele si volse a guardare l'autista. "E tu, Randy?"
"Grazie, signora, non occorre" disse l'uomo. Apr il bagagliaio e prese una lattina di Coca-Cola da una borsa termica.
Katie si chin sui suoi figli. "Dite buongiorno, ragazzi." Uno per volta i due dissero un timido Buongiorno, poi cominciarono a indietreggiare. Katie rise. "Va bene, potete tornare a giocare. Venga sulla veranda, signora Childress. Le prendo il t freddo."
Mentre Adele saliva i gradini e Katie entrava nello chalet, Dylan le indic la poltroncina da cui si era appena alzato e Adele si sedette. "Grazie, tesoro."
"Non c' di che." Dylan scese di corsa e and a salutare Randy con una cordiale stretta di mano, poi risal sulla veranda appoggiandosi al pilastro di sostegno e incrociando di nuovo le braccia sul petto. "Allora, come mai sei qui?" domand.
"Quanto mi piacerebbe un benvenuto caloroso come quello che hai riservato al mio autista" fece lei asciutta.
"Sappiamo entrambi che venire qui non  stata un'idea di Randy" ribatt lui. "Allora, qual  lo scopo della tua visita?"
"Soltanto un piccolo giro di ricognizione" rispose lei. "Tu hai accennato a qualche problema irrisolto di tipo femminile, e Lang mi ha detto che secondo lui eri tornato qui per una donna. Io ero tagliata fuori, cos sono venuta a vedere di persona."
"Non posso credere che tu abbia avuto questo coraggio" borbott lui.
"E io non posso credere che tu non te lo aspettassi" ribatt Adele. "Non ti chiedo troppo, solo di farti vivo ogni tanto. Nella tua vita stanno succedendo tante cose, e io ero... be', curiosa. E preoccupata."
"Nonna, sono un uomo fatto e autosufficiente. E ci sono cose che mi piace decidere da solo."
"Credi che io sia nata ieri? Le sole volte in cui non mi chiami regolarmente o almeno rispondi alle mie telefonate solo quando ti sta succedendo qualcosa di importante e hai paura di dirmi pi di quanto vorresti. Non accade spesso, ma credo che questa sia la prima volta che c' di mezzo una donna."
Dylan rimase ostinatamente in silenzio.
"Allora,  una cosa seria?"
Lui fece un cenno ma non disse niente.
"Eccellente. È molto carina e sembra in gamba. Vorrei conoscerla meglio."
"Qui non abbiamo una camera per gli ospiti, nonna" le fece notare Dylan.
"Ho gi provveduto. Si d il caso che una mia vecchia amica viva da queste parti. Ti ricordi di Muriel St. Claire?"
Lui sorrise e fece segno di s. "Certamente. E vive qui? Come mai?"
"Non ne ho la minima idea" rispose Adele scrollando le spalle. "Questo paese non ... be', un ranch. È perfino pi piccolo di Payne."
"A me piacciono i paesi piccoli."
"Questa s che  una sorpresa. Quando ti portai a Payne, la considerasti una prigione e non vedevi l'ora di scappar via."
"Pi che una prigione, un centro di riabilitazione. E tu fosti la prima ad andartene."
"Non me ne andai prima di assicurarmi che tu fossi in buone mani" ribatt lei. "Allora, vuoi dirmi che sta succedendo?"
"Quando avr qualcosa da dire tu sarai la prima a cui lo dir" rispose Dylan. Amava sua nonna e aveva assoluta fiducia in lei, ma certe cose erano personali. Confidarsi con lei su questioni di lavoro era una cosa, ma nelle questioni di cuore un uomo di trentacinque anni non chiedeva consigli alla propria nonna.
Adele si appoggi allo schienale della poltroncina e gli sorrise. "A volte ti guardo e vedo gli occhi di mio figlio."
In quel momento Katie usc sulla veranda con un bicchiere di t e un tovagliolo. "Ecco, signora..." poi guard verso la radura e vide che la Lincoln aveva tutte le portiere aperte e uno dei gemelli sedeva dietro al volante. "Bambini!" esclam. "Che state facendo?"
L'autista si affacci dal sedile del passeggero e le sorrise. "Non si preoccupi, signora, mi hanno chiesto il permesso."
"Ma le sporcheranno tutta la macchina!"
"Non si dia pensiero, far attenzione."
"S, Katie, non si preoccupi" conferm Adele. "Randy sa il fatto suo e ha buona cura della macchina. Adesso si sieda accanto a me e mi racconti tutto di s."
"Preparati a un interrogatorio" fece Dylan raddrizzandosi. "E guarda che non sei obbligata a rispondere a tutto quello che ti chiede." Dopo di che entr in casa.
"Che permaloso" osserv Adele.
"Perch  cos permaloso?" domand Katie.
"Perch ho invaso il suo spazio. Giorni fa mi ha mandato un messaggio sul cellulare dicendo che sarebbe stato lontano per un po' e che si sarebbe fatto vivo appena possibile – o qualcosa del genere. Ho aspettato finch ho potuto. Temevo che fosse successo qualcosa con il film che dovrebbe cominciare tra breve, ma quando ho telefonato a Lang e lui mi ha detto che probabilmente si trattava di una do... di lei, ho pensato che dovevamo conoscerci. Se per caso lei sta cercando di decidere se prendere in considerazione Dylan o no, deve anche sapere qual  il peso che si porta dietro." Bevve un sorso di t. "Cio io."
Katie rise. "Sono sicura che non la consideri affatto un peso."
"Oh, al momento credo proprio di s. Di dov', Katie?"
"Di Sacramento." Katie le fece un breve riassunto della sua storia. Probabilmente stava rivelando pi di quanto le era stato chiesto, ma di l a qualche anno, quando avesse conosciuto la ragazza di uno dei suoi figli, avrebbe voluto sapere quel genere di cose – che peraltro non erano dei segreti. Mentre stava ancora parlando, Dylan usc sulla veranda con una birra. "I bambini e io siamo venuti qui per stabilirci vicino a mio fratello. Lo zio Conner ci  sempre stato molto vicino... Ho conosciuto Dylan mentre stavo arrivando in paese, perch ho bucato una gomma e lui mi ha aiutata a cambiarla. E cos siamo diventati amici."
"Quindi non vi conoscete da molto?" osserv Adele.
"Ci conosciamo quanto basta, nonna" intervenne Dylan.
"Non intendevo essere critica" precis Adele. Guard Katie. "E cos adesso siete ottimi amici..."
"Adele" ammon lui.
"Spero di s" rispose Katie con un sorriso.
"Ottimi amici" conferm Dylan. "Allora, nonna, per quanto tempo pensi che godremo della tua compagnia?"
"Oh, temo non per molto. Qualche giorno, magari una settimana. Vedremo."
Dylan emise un gemito.
Adele Childress non osava quasi sperare che suo nipote fosse infine rinsavito e volesse sistemarsi con la donna giusta. Katie le era piaciuta subito: al pari di lei, aveva passato dei periodi difficili ma aveva saputo tenere insieme la sua famiglia, lavorare e mantenere un carattere amabile e simpatico.
Adele guard fuori del finestrino e domand: "Sicuro di sapere dove stai andando?".
"S, signora" rispose Randy.
"Qui non ci sono che campi e alberi..."
"Proprio cos, signora."
"Mi stai prendendo in giro?" domand lei irritata.
"S, signora."
Lei sbuff.
Qualche minuto dopo, Randy disse: "Eccoci. Quella  la casa di Miss St. Claire".
Adele vide soltanto una rustica fattoria a due piani, e alcuni edifici rurali nelle vicinanze. Dalle finestre si intravedevano le luci all'interno, e alcune candele erano accese sulla veranda. Quando Randy percorse il vialetto e si ferm davanti alla casa, due persone si affacciarono sulla soglia, e Adele riconobbe Muriel. Accanto a lei c'era un uomo che lei non conosceva: alto e molto attraente, con le spalle ampie e i capelli grigio argento.
Dunque, ecco Muriel in versione campagnola, pens Adele. In questo lei e la sua amica non avevano gli stessi gusti: a Muriel piaceva cavalcare, andare a caccia, fare giardinaggio e girare per antiquari e vendite all'asta. Era un'appassionata del fai-da-te, mentre Adele era esattamente l'opposto: ordinava e spendeva, purch le cose fossero fatte da qualcun altro. Muriel era in jeans. Adele non ricordava di averne mai posseduto un paio, nemmeno quando viveva nel Montana.
Randy l'aiut a scendere dalla macchina. Era il suo autista da anni, fin da quando aveva perso la moglie parecchio tempo prima. Andava anche lui per i settanta, ma non li dimostrava. Era snello e in forma e si tingeva i capelli, che erano ancora folti e lucidi. Non aveva mai amato gli sport e la vita all'aria aperta, perci la sua faccia era liscia e priva di rughe, incorniciata da una barba ben curata.
A Hollywood, i settantenni non erano vecchi a meno che non lo volessero. Adele aveva cominciato a recitare ruoli di nonne o anziane signore soltanto da quattro o cinque anni. Il suo chirurgo plastico era molto in gamba, e cos la sua estetista. Lei non era mica centenaria!
"Tesoro" esclam Muriel correndole incontro a braccia aperte, "che piacere vederti!" Si abbracciarono, e Muriel le present subito l'uomo dai capelli d'argento. "Lui  Walt, mio vicino e compagno. Walt, questa  Adele Childress. Ci conosciamo da..."
"Da molto tempo" la interruppe Adele. Fare la somma degli anni non le piaceva per niente. "Ti ringrazio molto per la tua ospitalit, Muriel. Spero di non darti troppo disturbo."
"Non  affatto un disturbo. C' una dpendance, e al primo piano di questa casa c' anche una camera per gli ospiti. Tieni presente che  una vecchia fattoria che ho restaurato, perci c' un solo bagno con una vasca dai piedi di leone, ma sar ben lieta di dividerlo con te. Decidi tu se preferisci sistemare il tuo autista nella dpendance, con la doccia, o se la vuoi tu. In questo caso metteremo l'autista nella camera degli ospiti."
Randy stava prendendo dal bagagliaio una serie di valigie e le allineava vicino alla macchina. "Lasciamo che Miss Daisy dia un'occhiata alla dpendance" disse. E poi aggiunse: "Se non le dispiace, signora".
Adele sbuff. "Che impertinente. Una vera spina nel fianco."
"La signora ha qualche problema con le ginocchia" continu Randy imperterrito. "Per lei la doccia  meglio di una vasca."
Muriel rise. "Allora metta le valigie nella dpendance" sugger. "Ci troverai tutto il necessario, anche un frigorifero" continu rivolta ad Adele. "La doccia funziona benissimo, il materasso  nuovo, c' una TV a schermo piatto, e se ti serve qualcos'altro la porta d'ingresso  sempre aperta. Lei, invece..." disse guardando l'autista.
"Muriel,  Randy. Ti ricordi di Randy, vero?"
Muriel gli si avvicin. "Non ti avevo riconosciuto. Ti sei fatto crescere la barba! Dio mio, voi due siete rimasti insieme pi a lungo di qualsiasi coppia di sposi!"
"Non certo per merito suo" fece l'autista serissimo. "Signora."
Muriel ridacchi. "Allora venite sulla veranda e bevete qualcosa, tutti e due. Walt e io abbiamo cenato perch non sapevamo a che ora sareste arrivati, ma vi abbiamo tenuto in caldo qualcosa. E non preoccuparti, Adele, ha cucinato Walt che  un ottimo cuoco. Allora, che volete bere?"
"Fammi una vodka con ghiaccio, con due olive o una buccia di limone, quello che hai a portata di mano" disse Adele. "E falla bella forte. Ho appena visto mio nipote."
"Per me una birra" aggiunse Randy. "Qualsiasi marca, in lattina o in bottiglia, basta che sia ghiacciata. Non ho preferenze." Poi si tolse la giacca, la gett sul sedile, si arrotol le maniche della camicia e port le valigie nella dpendance.
"Si sieda qui, Adele" propose Walt sistemandola in una sedia accanto al tavolo su cui ardevano alcune candele. Poi accost altre due sedie al gruppetto, ma una volta deposte le valigie, Randy prese una delle sedie e la spost all'estremit della veranda, non troppo lontano ma isolato dagli altri.
"È un antisociale" borbott Adele a mo' di spiegazione.
Muriel port i bicchieri e porse la vodka ad Adele. "Ecco qua, un po' di alcool per la signora. Allora, che succede? Non riesco a credere che Dylan ti dia dei problemi!"
Adele bevve un sorso. "Eccellente" disse con apprezzamento. "Dylan non mi d dei problemi, ma ha un suo modo personale di contrariarmi. È ferocemente indipendente, caratteristica che gli ha permesso di avere successo, e questo lo approvo. Ma pare che si sia trovato una deliziosa giovane donna, qualcosa di serio questa volta, e io non vorrei che rovinasse tutto. È la prima volta che resta accanto a una donna per settimane di fila, ignorando tutto il resto. Eppure sostiene di non aver niente da dire... Soffre ancora delle vecchie paure, credo, e ha il terrore di impegnarsi."
"La sua amica Muriel ha lo stesso problema" osserv Walt.
"Pu darsi, ma le paure di Muriel nascono da un altro motivo: lei teme di non essere brava negli impegni a lungo termine. Dylan invece  convinto di aver ereditato l'incapacit di impegnarsi."
"Guardate che io sono qui" ricord loro Muriel, facendo un cenno a Walt perch le passasse uno dei bicchieri che stavano sul tavolo.
"Vederla arrivare senza preavviso deve averlo messo parecchio a suo agio" osserv Randy dal suo angolo al buio.
"Io voglio solo aiutarlo" protest Adele. "Voglio che Dylan sia felice. Potrei risolvere il novanta per cento dei suoi problemi, se solo me ne desse il permesso."
"Lasci che si procuri la sua felicit da solo" fece Randy. "Lo apprezzer molto di pi."
Adele volt la testa verso di lui. "Se vuoi unirti alla conversazione sposta la tua sedia pi vicino!"
"Quello che lei gli ha insegnato con maggiore insistenza" continu Randy senza lasciarsi intimidire dal suo tono irritato, " stato fare le cose a modo suo, ragionare con la propria testa, non seguire ciecamente la corrente e soprattutto non aspettarsi che la felicit venisse dal cammino pi facile o dalla carit di genitori o nonni ricchi, che fosse sotto forma di denaro o di raccomandazioni. Be', Dylan lo ha imparato molto bene. Adesso lei deve farsene una ragione."
Adele guard Muriel aggrottando esageratamente le sopracciglia. "Abbiamo fatto insieme alcuni lunghi viaggi in macchina. Si vede che ho blaterato troppo, e che qualcuno ha la memoria troppo buona."
Muriel rise. "Stai tranquilla, Adele. Qui sei in mezzo agli amici."
"Allora spero che non ti dispiaccia se rester in mezzo a questi amici per un po'. Quanto basta per rompere il guscio della specie di noce che ho allevato."
"Rimani quanto vuoi, anche due o tre settimane se necessario. La mia non  una casa di lusso, ma  comoda. Ti piacer."
"Sei stato un po' troppo rude con lei" lo sgrid Katie.
"Ssh" sussurr Dylan dandole un bacio. "Ne parliamo pi tardi..."
Adele non si era trattenuta troppo a lungo in quella prima visita, e aveva chiesto a Randy di accompagnarla a casa dell'amica che l'avrebbe ospitata. Dylan aveva cucinato gli spaghetti con pane all'aglio, i gemelli avevano fatto la doccia e guardato un po' di TV, e poi Katie li aveva messi a letto. Infine Dylan aveva messo a letto Katie.
"Non addormentarti" ordin lei. "Dobbiamo parlare."
"Oh, credo che rester sveglio per un po'" replic Dylan tracciando un sentiero di baci lungo il collo di lei. Poi domand: "Hai notato quello che  successo ai tuoi seni? Sono magnifici!".
"Sono solo temporanei" replic lei. "E mi fanno male."
Lui li carezz lievemente e li baci. "Cos ti faccio male?"
"No. Sei cos delicato... grazie." Poi sent che i suoi slip scivolavano via e le dita di lui scendevano ad accarezzarla. "Oh..." gemette. Le mani di lui salirono di nuovo sui seni, tenere e lievi, e qualcos'altro si fece sentire dove prima c'erano le dita. "Dylan..." sussurr lei.
"S, amore? Vuoi qualcosa?"
"Te. Voglio te."
"Sei sicura?"
"Mmh... certo che sono sicura. Sempre."
Lui rise e le copr la bocca con la propria, mentre si insinuava delicatamente in lei. Rimase immobile per un po', tenendola stretta, e infine cominci a muoversi molto lentamente.
"Non tormentarmi" sussurr lei.
"Facciamo piano... molto piano. Non voglio danneggiare niente."
"Cos danneggi me" protest lei. "Non farmi aspettare..."
Lui parve riflettere per un momento, poi le sollev le gambe per penetrarla pi a fondo, succhi e lecc un capezzolo, poi l'altro, e si spinse in lei. Katie intrecci le dita fra i suoi capelli per tenere la sua bocca dov'era, cacci i talloni nel materasso e si mosse con lui. E poi cominci a gemere e a gridare il suo nome. Dylan le copr la bocca con la mano, zittendola. I gemelli erano addormentati e la porta era chiusa a chiave, per...
Poi insinu l'altra mano tra loro due, e aveva appena sfiorato la sua zona pi erogena che Katie esplose, inarcandosi verso di lui ancora di pi mentre dentro di lei tutto pulsava e si stringeva attorno al suo sesso. E lui la segu in un orgasmo cos lungo e possente che gli parve di perdere i sensi per un secondo. Infine stacc la bocca dal seno di lei e vi appoggi la testa, ansimando.
Katie rise dolcemente e gli carezz i capelli. "Cos va molto meglio" sussurr.
Lui sollev appena la testa. "Sei una donna molto esigente."
"Mi dispiace" ribatt lei con un gran sorriso. Era del tutto priva di forze. Felice. E per niente dispiaciuta.
Lui le ravvi i capelli umidi di sudore. "E meno male che finora non sapevo come fosse il sesso senza protezione... Dovremo trovare qualcosa di alternativo alla gomma, dopo il bambino."
Lei non apr gli occhi ma sorrise di nuovo. "Questo suona come un progetto, il che  preoccupante... Non  che sei eccitato all'idea del bambino?"
"Be', s, un po'. Ma anche terrorizzato."
"Questo  comprensibile." Katie apr gli occhi. "Devi dirlo ad Adele."
"Lo far quando sar pronto. Le voglio bene, ma non pu arrivare senza essere invitata e cominciare a dettar legge."
"Per le vuoi bene" obiett Katie. "E ricordati che anche se ha un aspetto magnifico non  pi giovanissima."
"Oh, Adele baller sulla mia tomba" sbuff Dylan.
"Intanto per avr un pronipote. E credo che non avrebbe mai immaginato di averne uno. Mai. Diglielo."
"Glielo dir quando sar pronto" ripet lui.

17.
Dylan avrebbe voluto poltrire a letto con Katie, ma invece si alz e prepar il caff – che ormai lei aveva smesso di bere. La prima volta che aveva dormito da lei, era stata Katie ad alzarsi presto la mattina dopo per salutare il nuovo giorno, si era vestita, aveva preparato il caff... E probabilmente quella era stata la notte in cui Dylan aveva posto su di lei la maledizione delle nausee mattutine e della sonnolenza.
Lo chalet era avvolto dal silenzio. Dylan voleva che Katie dormisse il pi possibile, perci non indoss gli stivali e quando il caff fu pronto se ne port una tazza sulla veranda camminando con le sole calze. Negli alberi al bordo della radura qualcosa si muoveva. Lui aguzz gli occhi e vide un cerbiatto che brucava l'erba ai piedi di un abete. La scena gli ricordava casa sua, a Payne.
Ricord lo shock quando Adele lo aveva portato via dai settecentocinquanta lussuosi metri quadrati della casa di sua madre per trascinarlo in mezzo al nulla. Una delle cameriere di sua madre aveva preparato due valigie: Dylan non aveva mai viaggiato con un bagaglio cos esiguo.
Adele aveva detto a Cherise: "Questo ragazzo  nei guai. Mio figlio  morto, tu giri un film in Sri Lanka e starai via per sei mesi, in casa c' solo la servit per badare a lui e il suo migliore amico  morto da poco. Perci fai un favore a te stessa, non discutere e dammi una possibilit. Con suo padre ho fallito, forse con lui sapr fare meglio".
"Prima devo chiamare il mio avvocato" aveva replicato Cherise in tono acido.
"Digli di chiamare il mio" aveva detto Adele. "Lo sai, io voglio solo Dylan. Qualsiasi cosa tu voglia  sicuramente pi facile da concordare."
Dylan ricordava tutto questo come se fosse accaduto il giorno prima.
Cos era stato strappato dal suo mondo di cemento armato e grattacieli, dove tutto girava attorno a lui, ed era stato gettato in quella che a prima vista sembrava una giungla. Un mondo straordinario, bellissimo e selvaggio, ma del tutto sconosciuto. Niente di quello che aveva nelle valigie andava bene in quel posto, perci un vecchio e scorbutico cowboy che lavorava nella propriet lo aveva caricato su un pick-up scassato e lo aveva portato nella citt vicina a comprare dei jeans, quella che aveva definito una cintura come si deve, stivali robusti, e soprattutto della biancheria che non lo mettesse in imbarazzo nello spogliatoio del liceo.
Dylan ridacchi tra s. A Los Angeles non portava altro che boxer firmati, di seta. A Payne non poteva sfilarsi i jeans se sotto non aveva slip bianchi dei pi ordinari.
Ham aveva lavato i suoi nuovi acquisti una dozzina di volte, finch non sembravano abbastanza usati. "Un paio di jeans nuovi va bene" aveva spiegato, "ma se hai tutta roba nuova  facile che ti menino. Vai nella stalla con quegli stivali nuovi e sporcali. E gi che ci sei, spala via un po' di letame."
"Grandioso!" aveva ringhiato lui. E si era tastato la faccia. Volevano menarlo? Ma il suo compito principale era mantenersi in forma per la cinepresa! Solo se fosse stato sempre pronto a recitare avrebbe potuto ottenere tutto quello che voleva, assolutamente ogni cosa al mondo.
Era attore da quando aveva sei anni e aveva girato alcuni spot pubblicitari, cos cominci a recitare la parte del ragazzo di campagna in jeans slavati, stivali graffiati e biancheria da due soldi. E mentre recitava cominci a integrarsi e scopr che il posto in cui viveva gli piaceva – ma lo tenne per s il pi a lungo possibile.
Per aveva constatato parecchie novit. Quando Adele lo aveva rapito era l'inizio della primavera, e nel giro di poche settimane le sue spalle si erano irrobustite a forza di spostare balle di fieno e spalare letame, la sua faccia si era abbronzata e i capelli si erano schiariti al sole; e nella propriet c'erano stati nuovi arrivi: cerbiatti, agnellini, un puledro, due vitellini, dei cuccioli.
Cos Dylan Childress, viziata superstar di Hollywood, si era innamorato della campagna e della natura.
Ora, il cerbiatto al bordo della radura usc allo scoperto, ma la madre dietro di lui era ancora mezza nascosta dagli alberi. Dylan sent del rumore in cucina, depose cautamente la tazza sul pavimento e camminando con molta cautela si affacci alla porta. Andy stava frugando nel frigorifero.
"Pssst" sussurr Dylan. Quando Andy si volt a guardarlo si mise un dito sulle labbra per invitarlo al silenzio e incurvando il dito gli fece cenno di avvicinarsi.
Poi condusse il bambino sulla veranda, si sedette e lo fece restare in piedi tra le sue ginocchia. "Guarda" sussurr indicando il cerbiatto.
Andy trattenne il respiro.
"Vedi? Madre e figlio. Il piccolo  gi abbastanza cresciuto, ma dovresti vederli quando sono appena nati e si reggono appena sulle zampe."
"A me sembra piccolo..."
Dylan rise piano. "Probabilmente  gi grande il doppio di quando  nato questa primavera. Tra un po' se ne andr per conto suo, ma lui e i fratelli dovranno scendere a valle dove fa pi caldo, prima che qui cominci a nevicare. Quand'ero a casa mi piaceva molto la primavera, non solo perch cominciava a fare pi caldo ma perch... oh, guarda" disse indicando altri cerbiatti, "eccone degli altri."
"Dov' casa tua?" domand Andy.
"Vivo nel Montana" spieg Dylan. "È molto simile a qui, ci sono montagne, boschi e animali selvatici. Io ho due cavalli, galline, mucche e capre, e un vecchio toro. Credo che ti piacerebbero."
"Non sono mai salito su un cavallo" disse il piccolo.
"Mi prendi in giro!"
Andy scroll la testa. "E neanche su una mucca."
"Be' noi non cavalchiamo le mucche, le mungiamo per avere il latte. Io ho solo due mucche da latte, non so neanch'io perch. Forse perch sono fattrici." Andy gli rivolse un'occhiata perplessa e lui rise. "Vuol dire che fanno i vitellini. E io li vendo."
"Perch?" domand Andy.
Lui decise di restare sul vago. "È un po' lungo da spiegare. Le galline depongono le uova. Alcune uova le tengo per mangiarle, il resto lo vendo. Le galline sono simpatiche, ma il problema  che gli animali selvatici vogliono mangiarle, e tenerle al sicuro  complicato. Perci ho anche due cani da guardia."
"Noi non abbiamo mai avuto un cane" osserv Andy.
"Ragazzo mio, credo che ti abbiano privato di molte cose" replic Dylan con una risata.
"E adesso stai per andare a casa?" domand il bambino.
"Ma tu vuoi che io ci vada?" disse lui dandogli una piccola stretta sulla spalla.
Andy fece segno di no. "Per vorrei tanto andare su un cavallo..."
"E sei mai stato su un aereo?"
Andy annu vigorosamente. "Due volte, quando siamo andati via e quando siamo tornati. Era molto grande, e noi abbiamo dovuto star fermi e zitti."
"Non sei mai stato su un aereo piccolo, vero?"
"No. Per a Disneyworld sono stato a cavallo di un elefante..."
"Era rosa? Perch se era un elefante rosa forse non dovresti raccontarlo in giro."
"Non stai tornando a casa, eh, Dylan?"
"Non ho fretta di tornare" rispose lui. "Tu e Mitch mi piacete molto. E scommetto che anch'io vi piaccio."
Adesso c'erano cinque cervi nella radura. Dylan fece sedere Andy sulle proprie ginocchia. "Per bisogner che torni a casa, uno di questi giorni" disse parlando al piccolo ma anche a se stesso.
E pens a com'era strana la situazione in cui si trovava. Era l per Katie, e non voleva lasciarla; ma lei era la sola cosa che lo tratteneva tra quelle montagne. La bellezza del luogo era innegabile e Virgin River gli piaceva molto, ma lui non era tipo da restarsene seduto sulla veranda – la veranda di qualcun altro, oltretutto – a gingillarsi e a contare i cervi. Aveva una casa in cui viveva da vent'anni, in una cittadina che amava.
"Ce ne sono sette" bisbigli Andy. "Guarda..."
"Hai mai vissuto in un posto con tanti animali, prima d'ora?" domand Dylan. Il piccolo fece segno di no.
"Quando mi trasferii nel Montana ero ancora un ragazzino e non sapevo niente degli animali. Non ero mai salito su un cavallo. Ma un amico che lavorava nella fattoria mi insegn a cavalcare, mi port nei boschi, mi insegn a montare una tenda da campeggio e a usare un fucile, e mi mostr come arrivare dalla casa alla stalla durante una bufera..."
"Che cos'?" domand Andy stupito.
Dylan rise piano. "A volte c'erano bufere con un vento cos forte che prima di uscire di casa per andare a controllare gli animali nella stalla bisognava legarsi una corda alla vita per non essere spazzati via. Il mio amico Ham mi insegn un sacco di sistemi di sopravvivenza. Sei mai stato sorpreso da una bufera?"
"Non lo so..." rispose Andy.
"La riposta  no" disse Katie dalla soglia. Usc sulla veranda con il suo bicchiere di succo di frutta e sussurr: "Guardate i cervi!".
"È quello che stavamo facendo" rispose Dylan. "Abbiamo visto per primo un cerbiatto, che forse era in avanscoperta. Parla sottovoce... Dov' Mitch? Non voglio che si perda lo spettacolo."
Katie sorrise. "Andy, vai a chiamare tuo fratello. Fai molto piano e non sbattere la porta, se no i cervi si spaventano e scappano via."
Quando Andy fu rientrato si sedette sui gradini e lev lo sguardo su di lui. "Stavi parlando di tornare a casa?"
"Stavo raccontando a Andy del Montana. Tutto ci che possiedo  l, Katie, ma non ho intenzione di abbandonarti. Ti ho dato la mia parola, e trover il modo di dimostrarti che puoi fidarti di me." Bevve un sorso di caff. "Oggi devo fare qualche commissione e un paio di telefonate, perci se vuoi posso accompagnare i bambini a scuola. Mi prometti di non attaccar briga con gli orsi mentre io non ci sono?"
"Prometto" sorrise lei.
Mitch arriv di corsa, con gli occhi spalancati. "Accipicchia" sussurr. "Da quanto sono l?"
"Da pochi minuti" rispose Dylan. "Vieni qui che ti racconto dei miei cavalli. Sapevi che ne ho due? E ho anche delle mucche."
"E un toro, e delle galline" aggiunse Andy.
"Ho anche delle capre e due cani da guardia" continu Dylan. "Casa mia somiglia molto a questo posto, solo che io vivo in una vallata e vedo le montagne invece di vivere in montagna e guardar gi nella valle..." Continu a raccontare, e quando arriv alle famose bufere del Montana aveva un gemello seduto su ciascun ginocchio.
E a quel punto cap esattamente quello che doveva fare.
Non era pi salito sulla sua collina preferita dopo aver mandato i messaggi in cui spiegava che sarebbe stato isolato per qualche giorno. Accese il cellulare con una certa riluttanza e trov quello che si aspettava: decine di messaggi vocali, SMS e e-mail. Alcuni venivano da Hollywood, e bench fosse curioso non voleva perder tempo a leggerli tutti.
Compose invece il numero dell'unica persona che non lo aveva tempestato di messaggi o chiamate.
"Ehil" disse Lang.
"Ciao. Sei molto occupato?"
L'altro rise. "Qui parla la ditta Childress Aviation – l'unica cosa che non siamo  occupati. Che mi racconti? Fai con calma, ho tutto il tempo."
Era penoso sapere che la sua compagnia era tutt'altro che fiorente, ma per il momento Dylan accanton quella preoccupazione. "Non ti ho ancora raccontato niente di Katie" disse invece. "Forse hai visto i bambini nella sua macchina, quando ci siamo fermati per cambiare la sua gomma... sono gemelli e hanno cinque anni."
Lang ridacchi. "Sai, questa  una cosa di cui ho sempre ringraziato il destino – che abbiamo avuto un bambino alla volta. Danno gi abbastanza da fare cos."
"Lei li ha avuti e allevati praticamente da sola. Suo fratello l'ha sempre aiutata come poteva ed  stato un buon modello maschile per i due bambini, ma suo marito  morto in guerra prima che loro nascessero. Era un Berretto Verde pluridecorato, un eroe che ha avuto la Medaglia d'Onore alla memoria."
Lang emise un sibilo.
"Io le ho detto quanto doveva essere stato difficile seppellire il marito mentre i suoi bambini stavano per nascere" continu Dylan. "E le ho domandato se rimpiangeva di essersi innamorata di un soldato che faceva un mestiere cos rischioso. E sai che mi ha risposto? Che era grata al destino per ogni secondo passato con lui."
Lang tacque per un momento. "Cos l'hai trovata" disse poi. "Quella giusta."
"S, l'ho trovata. Non ce n' un'altra come lei in tutto il mondo. Ed  incinta."
All'altro capo del filo si sent una risatina. "Hai sempre voluto strafare, tu."
"Ho un sacco di cose da dimostrare" fece lui. "Probabilmente lo immagini, ma tanto per cominciare non ho nessuna maledetta medaglia... insomma, devo dimostrare parecchio a lei e a me stesso."
"Ti verr naturale. Vedrai."
"I bambini non sono mai saliti su un cavallo – o su un aereo da turismo. Non hanno mai raccolto le uova appena deposte, e non sanno che cos' una bufera."
"Non ricordo nemmeno quante volte mi sono augurato di non sapere che cos' una bufera" replic Lang. "E ogni volta mi meraviglio che tu mi abbia convinto a vivere in questo posto."
"Ci sono anche i momenti in cui mi ringrazi, come l'inizio della primavera tra le nostre montagne. O quando facciamo a testa o croce per decidere chi deve scacciare gli alci dalla pista, che  cos divertente... Ti ho sentito dire piuttosto spesso che non vorresti far vivere la tua famiglia in nessun altro posto."
"È a questo che serve lo spazzaneve, per cacciare gli animali dalla pista. I tuoi gemelli sono mai saliti su uno spazzaneve per mandare via un grosso alce testardo, in modo che un aereo possa atterrare?"
Dylan rise. "Credo proprio di no. Ma sai che voglio fare? Voglio portarli a Payne, per mostrare loro dove viviamo e come. Voglio che tutti loro sappiano come si sta a Payne, perch quando la madre di due gemelli aspetta un figlio da te non  a una donna che chiedi di sposarti, ma a una famiglia intera. Per prima devo scoprire se lei se la sente di vivere a Payne... perch se non le va, io vivr dove lei preferisce."
"È naturale" disse Lang.
"Pu anche darsi che lei dica di no a tutto quanto" riprese Dylan. "In questo caso prender baracca e burattini e andr dove vuole lei, perch..." E la sua voce si spense.
"Perch ormai devi far parte della sua vita" termin Lang.
"Proprio cos. Ecco come stanno le cose. Questo fa s che la nostra compagnia sia, come dire, sospesa per aria... ah ah. Ma il resto  pi importante."
"Vuoi che salga su un Bonanza e venga a prendere te e la famiglia?" propose Lang.
"No... Katie soffre il mal d'aria. L'ho portata a fare un giro su un piccolo Cherokee e lei si  sentita male, perci dovremo viaggiare su qualcosa di pi grosso. Ha smesso di bere caff, perci sono sicuro che non prender neanche la dramamina. Le parler e poi ti far sapere quando partiamo per venire l – sempre che ci veniamo."
"Adele come ha preso la novit del bambino in arrivo?" domand Lang.
"Sicch sai che lei  qui, eh? Sei stato tu a incoraggiare la sua idea di farmi una sorpresa a Virgin River?"
"Giuro su Dio che non ho fatto niente del genere!" esclam Lang. "Ci ho riso su, quando me l'ha detto, ma non gliel'ho suggerito io."
"Comunque Adele non lo sa ancora. Non  il genere di notizia che comunichi alla tua anziana nonna se non hai dei progetti precisi, e i miei progetti sono di fare quello che vuole Katie, non quello che vuole Adele. Fammi un favore, non dirle niente."
"Certo, stai tranquillo. E... Dylan? Vorrei dirti qualcosa che non ho ancora avuto la possibilit di dire..."
"Sarebbe?"
"Congratulazioni!"
Katie era seduta sulla veranda quando la Lincoln entr nella radura. Randy parcheggi accanto al suo SUV, poi salt gi e apr la portiera del passeggero.
"Buongiorno" sorrise Katie. "Come sta?"
"Molto bene, grazie" rispose Adele, "e lei?"
"Che bella giornata, vero? Per devo dirle che Dylan non c'..."
"E dov' andato?"
"Ha parlato di commissioni, ma non so di che cosa si tratti. Posso offrirle una tazza di caff?"
Adele si ferm alla base della veranda. "Non ha per caso del t? Qualsiasi tipo andr bene."
"Ho dell'Earl Grey, spero che le piaccia. Randy?" Chiam poi. "Ho un bricco di caff appena fatto, o se preferisce del succo di frutta."
"Non si preoccupi signora. Sono a posto cos."
Katie guard Adele con una risatina. "Quell'uomo  fantastico. Che cosa ci vuole per averne uno come lui?"
"Alcuni milioni – e una gran pazienza. A volte mi fa perdere il ben dell'intelletto per quanto  insolente."
"Ma davvero?" replic Randy dalla macchina.
"Avrei qualche problema per quanto riguarda i milioni, ma ho due gemelli, e sopportare l'insolenza  la mia specialit. Si sieda, signora Childress. Vado a scaldare l'acqua."
"Per favore, chiamami Adele. L'Earl Grey sar magnifico."
"Bene, allora siediti, Adele. Torno subito."
Katie entr e si accinse a preparare il t, sorridendo tra s. Le riusciva difficile immaginare questa elegante signora vent'anni prima, quando aveva portato suo nipote via da Hollywood. Per si capiva che le piaceva recitare la parte della donna difficile da accontentare, mentre in realt era piuttosto accomodante.
Cinque minuti dopo, Katie usc con un vassoio su cui c'era il t di Adele. "Mi dispiace, nello chalet non ci sono tazze adatte, ti dovrai accontentare di un tazzone da colazione. Ti ho portato anche un po' di latte e lo zucchero."
"Perfetto" disse Adele. Bevve un sorso. "Ah,  molto ben fatto... il t in bustine non mi d nessun fastidio" disse, mentre in realt non lo sopportava. Prese un altro sorso. "È buonissimo. Sono contenta che Dylan sia occupato altrove, cos possiamo conoscerci un po' meglio."
Katie ridacchi. "Devo aspettarmi un altro interrogatorio?"
"Che mascalzone, mio nipote" ribatt Adele. "Pensavo che dovrei raccontarti qualcosa di Dylan. Che cosa vuoi sapere?"
Katie si strinse nelle spalle. "Non saprei..." Riflett per un momento, poi disse: "Mi ha raccontato di essere cresciuto in puro stile Hollywood e io mi domandavo se  possibile che non sia mai uscito con una donna che aveva dei figli".
"Immagino che non lo abbia mai fatto" ripose Adele. "Il fatto  che i suoi genitori cambiavano partner cos spesso che lui si  convinto che nessuno in famiglia fosse capace di impegnarsi in una relazione stabile. E bisogna dire che prima di morire mio figlio Dean non  stato il migliore dei padri. D'altra parte nemmeno io sono stata una madre modello! Ma quando il migliore amico di Dylan  morto di overdose, sono entrata nel panico. Ho ringraziato Dio di non aver perso mio nipote e poi l'ho strappato via dai suoi contratti, dalla sua serie TV, dalla sua famiglia disastrata. Ho preso una batosta con le penali, ma  stato denaro ben speso. E abbiamo avuto una gran fortuna, perch vivere a Payne ha messo in gioco la forza morale di Dylan e lui si  ripreso benissimo. Anche se all'inizio era disgustato."
Adele pos la tazza sulle ginocchia e guard Katie. "Non credo che tu possa immaginare in che tipo di famiglia  cresciuto, in quale caos. Non so neanche quanti bambini ci fossero in tutto, ma Dylan non ha un solo fratello di sangue. Sono tutti un disastro, dal primo all'ultimo. Tutti nati e cresciuti a Hollywood, tutti fuori di testa, tutti a vari stadi di una relazione, un divorzio, guai legali, riabilitazione da alcool o droghe, chi pi ne ha pi ne metta. Eccetto Dylan. Lui ha cominciato ad apprezzare la vita semplice della cittadina nel Montana in cui vive ancora adesso, ha studiato, ha messo su una piccola compagnia. Non capisco perch si dipinga a tinte fosche come il resto della famiglia, perch non gli somiglia per niente."
"Come hai fatto a trovare quella piccola citt?" domand Katie.
"Ho fatto una serie di telefonate e ho trovato qualcuno che conosceva il posto. Mi ha detto che era in mezzo alla natura selvaggia, che era molto rustico e che non era un posto facile in cui vivere. Madre Natura  piuttosto aspra tra quelle montagne, ma ricompensa i coraggiosi con una bellezza stupefacente. Io ero a un punto della vita in cui le sfide non mi attiravano per niente. Ma Dylan, mio Dio..." Si interruppe per bere un altro sorso di t. "Ti ha raccontato com' essere una stella di Hollywood? Un ragazzo prodigio?"
"Me ne ha parlato un po', ma ammetto che mi riesce difficile immaginare come sia."
"Be', ti faccio un esempio. Finch sei ricercato, finch hai un pubblico, puoi chiedere tutto quello che vuoi. Finch hai successo la gente vive solo per accontentarti e non ci sono limiti a quello che puoi ottenere. Ma per un ragazzino  difficile capire che il successo  una cosa fragile, e al primo scivolone la festa finisce. La caduta dall'olimpo  rapida e rovinosa, e tu non puoi pi continuare con i tuoi capricci. La pressione per essere sempre all'altezza  fortissima, eppure credo che Dylan non avesse idea della pressione a cui era sottoposto." Scroll la testa. "Nonostante il lavoro interessante, l'enorme quantit di denaro, la fama, l'essere riconosciuto da tutti, quella dell'attore  una vita artificiale e difficile. Ma era la sola vita che lui conoscesse. Cos l'ho portato in un luogo in cui potesse toccare con mano come viveva l'America che lo idolatrava, e in cui potesse capire quello che la gente normale pensava di lui – non della star, ma di un ragazzino che aveva difficolt di lettura, non praticava nessuno sport, non aveva mai dovuto rifarsi il letto e cos via. Volevo che fosse oberato di lavoro manuale e non di copioni da imparare a memoria – che tra l'altro qualcuno gli leggeva sempre fuori campo per essere sicuro che dicesse le battute giuste."
"Ha ancora delle difficolt a leggere?" domand Katie.
"Credo che a Payne abbia recuperato bene. Al liceo c'era una bibliotecaria che aveva lavorato con gli studenti affetti da leggera dislessia, e quando l'insegnante di inglese di Dylan ha chiesto il suo aiuto si  messa a disposizione e gli  stata molto utile. Payne  un posto in cui la gente si aiuta a vicenda. Non hanno molto denaro, non producono granch, ma si adoperano per la comunit."
"Sembra molto simile a Virgin River" disse Katie con un sorriso.
"Dylan era come ipnotizzato dalla bellezza della natura" continu Adele. "Io no, era troppo rude e difficile per me. Nella propriet c'era un fattore incaricato di badare agli animali, e io gli chiesi di spiegarci le regole basilari. Per esempio non avevamo idea di che cosa fare se un branco di alci compariva nel cortile – e pi tardi Dylan dovette scacciarne parecchi per costruire la pista di atterraggio." Sorrise. "Per guarda che cos' riuscito a fare. Non  straordinario?"
"Dylan sa quanto sei orgogliosa di lui?" domand Katie.
Adele sbuff. "Io tendo a essere piuttosto rigida e poco sentimentale." Dalla radura dove stava la macchina venne una risata sommessa e Adele si volt di scatto in quella direzione, poi borbott qualcosa che somigliava a Una vera spina nel fianco.
Katie ridacchi. Quei due erano come una vecchia coppia sposata.
"Be', spero che abbia capito quanto lo ammiro" continu Adele. "E poi dicono che non si pu cavar sangue da una rapa... Dylan si  trasformato in rancher, uomo d'affari, buon vicino e amico. Con suo padre ho fallito... Ero un'attrice, lavoravo moltissimo e lo lasciavo con la servit, ma poi lo viziavo, gli rendevo la vita facile e in generale facevo di tutto per tenerlo zitto e buono. Quello che ottenni fu un grande attore che per pensava soltanto a se stesso e perci era terribilmente arrogante. Pensava di essere invincibile, e mor in un incidente d'auto perch guidava ubriaco." Scroll la testa. "Una perdita tragica. Cos puoi capire il mio desiderio di salvare Dylan... Fu spaventoso, lascia che te lo dica. A momenti ci ammazzammo tutti e due mentre io imparavo a guidare una jeep sulle strade coperte di neve ghiacciata. Per non parlare del disastro che feci cercando di offrire una mela a un grosso alce maschio, come se fosse un pony domestico! Ci mettemmo tre anni per adattarci uno all'altro, al clima e alla gente del posto, poi lui and al college e mi lasci libera, grazie a Dio. Ma ti posso assicurare che non gli permisi mai di allontanarsi troppo da me. Insistetti perch si mantenesse sempre in contatto e passai molto tempo a Prescott, dove lui studiava e infine prese il diploma."
Katie rise tra s immaginando un adolescente che si reggeva disperatamente al sedile mentre Adele, che probabilmente aveva sempre avuto un autista, si avventurava con una jeep nella neve; o che la guardava terrorizzato affrontare un grosso alce dalle corna palmate. Per non parlare di quand'era matricola e riceveva le visite regolari dell'anziana nonna!
"Ti sei dedicata cos tanto a lui" disse ad alta voce. "Spero che ti ricambi."
"Il pi delle volte s" fu la risposta. "Ma si irrigidisce se non svanisco sullo sfondo a un suo cenno, come una brava nonnina delle fiabe."
Katie allung una mano e strinse la sua. "Oh, non credo che Dylan sia tanto sciocco da aspettarsi una cosa simile."

18.
Era passata da poco l'ora di pranzo quando Dylan telefon a Katie. "Ehi" disse lei. "Dove sei?"
"Mi sono fermato da Jack per telefonarti. Ho fatto una certa fatica a fare tutto quello che volevo. Tu stai bene?"
"S, benissimo, e non vedo l'ora di sapere tutte le cose che hai fatto o devi ancora fare..."
"Oh, sar una sorpresa. Non stai lottando con un'orsa o cose simili, vero?"
"Certo che no... per tua nonna  venuta allo chalet stamattina, e tu ti sei perso la sua visita."
"Questa  una cosa da aggiungere alla mia lista: devo vederla" disse lui. "Te la caverai da sola fino all'ora di cena?"
"Be', non saprei" scherz Katie. "Potrei perdere la testa e decidere di abbattere qualche albero, o qualcosa del genere."
"A me basta che tu stia lontana dalla fauna selvatica" replic Dylan. "Dovrei aver finito le mie commissioni all'ora in cui i bambini escono da scuola, perci posso passare a prenderli e portare a casa qualcosa per cena, cucinato da Preacher."
"Sei sicuro? Perch posso cucinare io, non mi pesa affatto..."
"Sicurissimo. Fai un sonnellino, leggi qualcosa. Ci vediamo pi tardi."
Dopo aver riagganciato, Dylan usc dalla cucina e disse a Jack: "Mi occorrono delle indicazioni. Stamattina mi sono perso la visita di mia nonna allo chalet, ma so che sta da Muriel St. Claire. Puoi spiegarmi come ci arrivo?".
"Ma certo." Jack scrisse le indicazioni su un tovagliolo e osserv: "Stai correndo da tutte le parti, oggi".
"Gi, proprio cos."
Per prima cosa and a casa di Muriel per vedere Adele, e fu lieto di constatare che si era sistemata molto comodamente. Muriel era uscita a cavallo con il suo compagno, Walt Booth, cos Dylan ebbe modo di chiacchierare tranquillamente con Adele sulla veranda. Non dovette dire molto, perch Adele si dilung a raccontare quanto le era piaciuta Katie. "Spero proprio che tu sia tanto intelligente da capire che lei  una persona speciale, e da non lasciartela scappare" concluse.
Poi Dylan si diresse al cantiere di una casa in costruzione, nelle montagne tra Virgin River e Clear River. Tutti questi fiumi gli ricordavano ancora una volta il Montana.
La casa sembrava quasi finita, e si vedeva il pick-up di Conner parcheggiato davanti all'ingresso. Purtroppo c'erano anche alti veicoli, mentre Dylan aveva sperato di parlare da solo con il fratello di Katie. Ma poich non poteva fare diversamente, parcheggi ed entr.
All'interno si sentivano martelli, seghe elettriche, cacciaviti ad aria compressa, il raschiare delle macchine sabbiatrici, i tonfi di grosse assi trasportate da una stanza all'altra. Alcuni operai stavano montando delle pareti in cartongesso, posando dei pavimenti in legno e tagliando piastrelle per i bagni. Dylan trov Conner in cucina, impegnato a tagliare il ripiano in granito di una credenza. "Ehi" lo salut. "Hai un minuto?"
Dapprima Conner reag con un certo cipiglio. Poi si ripul le mani con uno straccio che portava nella tasca posteriore e disse: "La tua faccia sta migliorando".
Dylan ridacchi. "La tua  decisamente migliore adesso."
"Be', cerca di non migliorarla ancora di pi. Faceva un male cane."
"Sono venuto a chiederti una cosa. Vuoi che usciamo?"
"No, parliamo pure qui – in caso abbia bisogno di sostegno" replic l'altro.
"Non ti servir. Abbiamo fatto pace per amore di Katie e dei gemelli."
"Finch la tratti come si deve a me sta bene."
"Cercher di fare del mio meglio, Conner, te lo assicuro. Sapevi che i bambini non sono mai andati a cavallo, non hanno mai avuto un cane e non sono mai saliti su un piccolo aereo da turismo?"
Conner sospir. "Dove vuoi arrivare?"
Lui si strinse nelle spalle. "Be', io ho due cavalli, due cani e dei piccoli aerei..."
"Ah, s? E perch questo dovrebbe interessarmi?"
"Perch, se non ti dispiace troppo, vorrei portarli con me nel Montana per alcuni giorni. Ho qualcosa da fare l, devo dare un'occhiata alla propriet, vedere gli animali e seguire la mia compagnia. Credo che i bambini si divertirebbero,  un posto perfetto per loro. Vorrei che vedessero il luogo in cui ho vissuto negli ultimi vent'anni, e che mi conoscessero. Che vedessero chi sono realmente."
"Vent'anni, eh?" domand Conner.
"Proprio cos. È una cittadina molto piacevole, e un luogo adatto per farci crescere dei bambini. Anche se sono molto vivaci."
"E Katie  d'accordo?"
"Non gliel'ho ancora chiesto. Volevo che tu mi dessi il permesso prima di parlarne con lei, perch dopo averle mostrato la mia casa vorrei chiederle di sposarmi. Se tu ci dai la tua benedizione."
"Dici sul serio?" fece Conner perplesso. "Vuoi la mia benedizione? Perch?"
"Perch tu sei la persona pi importante nella vita di Katie, a parte i bambini. E perch abbiamo gi messo in cantiere una famiglia, il che significa che tu e io diventeremo parenti."
"Insomma, stai dicendo che sei innamorato di lei?"
Dylan not che nella casa era sceso un gran silenzio, e che le pareti di cartongesso, i pavimenti di legno e le piastrelle erano stati abbandonati. Se si fosse voltato avrebbe trovato un gruppetto di operai che aspettava la sua risposta. "Sai che c', Conner? Posso dirti tutti quello che vuoi sapere, ma questa cosa in particolare vorrei dirla a lei prima che a te. Per ora, tutto ci che voglio  il permesso di mostrarle la mia casa e di chiederla in moglie. E voglio che con noi vengano anche i bambini."
Conner fece un passo verso di lui. "Senti, se non sei davvero convinto non  necessario che tu la sposi. Perch io posso benissimo occuparmi della mia famiglia come ho fatto..."
"Lasciamo decidere a lei, per favore. Io non sono mai stato sposato, non ho mai avuto figli, ma un'idea di quello che significa ce l'ho e vedr di agire nel modo migliore."
"E hai un'idea di quanto la felicit di Katie sia importante per me?"
"Posso immaginarlo" rispose lui. "Tu invece hai idea di quanto mi dispiaccia che suo padre non ci sia pi? Perch non credo che sarebbe stato pi difficile da accontentare di te!"
Conner scoppi a ridere. "Ti conviene ritirare quello che hai detto, perch mio padre era un vecchio brontolone anche da giovane."
"Questo non mi sorprende" ribatt Dylan. "Sai come si dice: tale padre tale figlio."
Conner tacque per un momento. "Credo che dovremmo andare a bere una birra, e a parlare di qualche dettaglio. Per esempio, come pensi di aver cura di lei visto che la tua compagnia non va cos bene. E che cosa farai se a Katie non piacer il posto in cui vivi."
"Non sento pi martellare n segare" osserv Dylan. "Questo significa che adesso tutto il personale delle Costruzioni Haggerty sa che voglio sposare la mia ragazza incinta?"
"Direi di s. E se non lo sanno lo sapranno presto. Andiamo. Offri tu."
"Bene" fece Dylan. "Da Jack?"
"È l'unico posto che abbiamo in paese. Prendo le mie cose e ci vediamo l."
Dylan si avvi verso la porta, poi si volt e affront i sei uomini, tutti robusti, tutti muniti di cintura porta attrezzi, tutti con l'aria di voler sentire altri pettegolezzi – ma non di prenderlo a pugni. "Tornate pure al lavoro" disse. "Per oggi non saprete altro." Poi usc, sal in macchina e si diresse in paese.
Stava bevendo una tazza di caff quando Conner entr. Il bar era vuoto, la folla di clienti dell'ora di cena non era ancora arrivata. Conner si sedette sullo sgabello accanto a quello di Dylan e disse a Jack: "Dai una birra a lui, una anche a me, e metti tutto sul suo conto".
"Devo andare a prendere i bambini a scuola" protest Dylan.
"Non pi. Ho telefonato a Leslie e le ho detto di andare lei a prendere i gemelli."
Dylan si irrigid. "Senti, a Katie non ho ancora detto niente. Preferirei che Leslie non la mettesse al corrente della nostra conversazione."
"Rilassati. Les le dir soltanto che stiamo bevendo una birra insieme, e lei lo prender come un buon segno."
"Leslie  una ragazza in gamba" osserv Dylan. "A questo punto la domanda : pensi di sposarla?"
"Questo riguarda solo noi due. E tra l'altro, lei non  incinta..."
Jack comparve di fronte a loro con due birre. "Ho una certa esperienza in materia, se vi interessa."
"No" dissero gli altri due all'unisono.
"Ges!" brontol Jack offesissimo. "Fate un po' come volete!" Si allontan ed entr in cucina.
Conner si rivolse a Dylan. "Se ho ben capito non ti sei mai trovato in questa situazione prima d'ora..."
"No" conferm Dylan. "E tu?"
"No, mai." Poi Conner fece spallucce e aggiunse: "Non so dirti perch. Forse perch non sono mai stato troppo intelligente".
Dylan rise suo malgrado. "Katie  convinta che tu cammini sulle acque."
"Katie non  obiettiva. Allora, quali sono i tuoi progetti, grand'uomo?"
"Sono molto semplici. Domani sera ho una riunione di lavoro a Los Angeles, ma dovrebbe essere piuttosto rapida. Poi, come ho detto, devo tornare nel Montana. Credo che ai bambini piacer:  molto simile a qui, ma in inverno pu essere un po' pi difficile. Gli inverni a volte sono terribilmente rigidi. È una cittadina abbastanza piccola, la gente  cordiale, l'aria  limpida e il cielo terso..."
"Bene. Perci immaginiamo che a Katie e ai bambini piaccia..."
"Sta a Katie decidere dove vivere. Se non sopporta l'idea di essere lontana da te, troveremo una soluzione. Probabilmente posso trovare un lavoro da queste parti."
"Cos' questa storia che sei una specie di star di Hollywood?" domand Conner.
"È stato molto tempo fa. Sono un ex famoso, e francamente preferisco cos. Non farei mai crescere i gemelli a Hollywood, e neanche questo bambino in arrivo. Piuttosto preferisco farli vivere con il denaro delle uova e del latte."
"Che diavolo significa?"
"Il mio piccolo aeroporto pu dare da vivere a due famiglie con il guadagno del deposito per velivoli, la loro manutenzione e qualche volo charter. E si trova sul terreno del mio ranch, che misura circa ventiquattro ettari. Possiedo mucche, galline, capre e un toro. Ho un uomo di fatica che si occupa degli animali, e vendo latte, uova e bestiame – cosa che mi permette di pagargli uno stipendio. Affitto del terreno da pascolo a un vicino, e Ham, il mio aiutante, coltiva verdure in un grande orto. Andiamo a caccia e a pesca, congeliamo le nostre prede e le mangiamo per tutto l'inverno."
"Insomma non sei ricco?" si inform Conner.
"No."
"Niente guadagni astronomici da star?"
"No. Ma me la cavo, e il mio stile di vita  molto sano."
"E quando voli stai lontano da casa molto a lungo?"
"Meno di un pilota di linea. Ma Payne  una comunit molto unita, ci prendiamo cura uno dell'altro. Viviamo in una valle e abbiamo parecchi animali selvatici, che a volte possono diventare pericolosi. Ci capitano di tanto in tanto dei grizzly, orsi pi aggressivi di quelli bruni che avete qui, ma preferiscono stare tra le montagne. E poi abbiamo alci, cervi, coyote, leoni di montagna, linci e lupi. I cani da guardia ci avvertono se i lupi o le linci insidiano i nostri polli o le capre, ma teniamo sempre ben chiusi i recinti e i pollai. Non avrebbe senso allevare del bestiame per nutrire i lupi, ti pare?" Dylan bevve un sorso di birra. "In questo ambiente i ragazzi crescono forti e sani."
Conner appoggi un gomito sul bancone. "Credo che mi piacerebbe vedere questo posto."
"Perfetto" sorrise Dylan. "È meglio d'estate. O magari a Natale, un anno s e uno no."
Conner rise. "E partirai presto? Se lei  d'accordo?"
"Ho gi comprato i biglietti. Tempo fa ho portato Katie su un aereo da turismo e lei  stata male, ma credo che su un jet non avr problemi. Dovremo andare in macchina fino a Redding e poi prendere un aereo per Butte. La moglie del mio socio verr a prenderci l. Perci penso che partiremo fra pochi giorni, quando sar tornato da Los Angeles."
"Tra pochi giorni?" fece Conner.
"Torno da Los Angeles mercoled pomeriggio. Ho preso i biglietti per venerd, e torniamo luned. Ti va bene?"
"Sar meglio che ci beviamo un'altra birra, cos mi parli meglio dei tuoi progetti."
Dylan sorrise. "S, sar meglio."
Qualche ora pi tardi arriv allo chalet e trov Katie seduta sulla veranda, che sorvegliava i bambini intenti a giocare sulle parallele. Sul pavimento vicino a lei c'era il corno da caccia.
I bambini gli corsero incontro e si aggrapparono alle sue gambe. "Giochiamo a prendersi?" domand Mitch. "No, a calcio" esclam Andy. "O a baseball."
"Prima voglio parlare un momento con la mamma e portare in casa la cena. Giocate ancora un po', va bene?"
I due lo lasciarono e tornarono alle altalene con riluttanza, e lui li segu con lo sguardo pensando: Mi vogliono bene!. Poi sal i gradini della veranda e si chin a baciare Katie sulla fronte.
"Che diavolo succede?" domand lei. "Tu che bevi una birra con Conner, Leslie che mi porta a casa i bambini? Che stai tramando?"
"È una sorpresa" sorrise lui. "Te lo dir tra un secondo." Port in casa il sacchetto che conteneva il pollo fritto di Preacher, lo pos sul tavolo e torn fuori, sedendosi sulla poltroncina accanto a quella di Katie. Poi prese un foglio ripiegato dalla tasca e glielo porse.
Lei lo apr. Era la prenotazione per i biglietti aerei per Butte. "Che cosa significa?"
"Vedi, Katie, vorrei portare te e i bambini nel Montana. Voglio mostrarti com' la mia vita, voglio presentarti il mio migliore amico, sua moglie e i suoi figli, voglio che tu veda Payne. E credo che i bambini sarebbero felici di conoscere i miei animali."
"Quattro biglietti" comment lei. "Un bel po' di denaro. E torniamo in California dopo tre giorni?"
"Be', io devo controllare come vanno gli affari" spieg lui. "E spero che tu non abbia nient'altro da fare..."
"Hai scritto i nostri nomi con esattezza sui biglietti, le date di nascita sono giuste. E come facevi a sapere che il mio nome completo  Katherine Marie Malone?"
"Be', ho rischiato e ho guardato sulla tua patente, anche se ho pensato che se mi avessi beccato a frugare nel tuo portafoglio mi avresti dato il corno in testa o peggio. E so che tieni i certificati di nascita nel baule, insieme alle medaglie di Charlie."
"Mmh. E che c'entra Conner in tutto questo?"
"Visto che lui e io dobbiamo essere amici, non osavo portarti via da Virgin River senza dirglielo o mi avrebbe fatto cercare dalla polizia federale. E c' qualcos'altro che devo fare" continu mostrandole un'altra prenotazione, "un rapido viaggio a Los Angeles per una riunione con i responsabili del film. Jay Romney, il produttore che me l'ha offerto,  un vecchio amico, e se vuole parlarmi il minimo che io possa fare  andare a sentire di che cosa si tratta. Ha cercato di aiutarmi in tutti i modi, e credo che questa riunione sar piuttosto rapida. Star via solo un giorno e quando torner faremo i bagagli e ce ne andremo. Non ti servir molto, il clima  pressappoco come qui, e posso farmi prestare da Lang quello che dovesse servirci una volta arrivati l."
Lei lo guard con espressione preoccupata. "Quindi il tuo film  quasi pronto?"
"È ci che scoprir in quella riunione."
"E tu speri di s, oppure..."
Lui la carezz dolcemente sulla guancia. "Io spero soprattutto che tu e i bambini vi divertiate nel Montana. È qualcosa di cui sono piuttosto orgoglioso."
Questa volta Dylan non indoss un completo formale per vedere Jay Romney, anche se ormai lo possedeva. Mise dei jeans quasi nuovi, stivali ben lucidati e una bella camicia. Aveva chiesto a Jay di incontrarlo nel suo ufficio, non in un ristorante o nella sua lussuosa casa a Brentwood, e di parlargli da solo senza la presenza di registi, avvocati, agenti o commercialisti.
Quando entr nell'ufficio di Jay alle cinque del pomeriggio – per quello che probabilmente era l'ultimo colloquio della giornata per il suo amico – non pot evitare di notare ancora una volta il lussuoso arredamento, le poltrone di pelle, i pannelli di palissandro lucido, i quadri d'autore alle pareti e la vista che si godeva dalle grandi vetrate. Jay era sulla vetta di Hollywood e guardava dall'alto i produttori minori. La cosa fece sorridere Dylan, che ricordava un tempo in cui anche lui aveva sognato qualcosa di simile.
Vedendolo, Jay si alz dalla scrivania. Pur vivendo e lavorando in tanto lusso, era rimasto un uomo semplice. Aveva dei figli gi adulti, la sua calvizie era incorniciata da una frangia di capelli castani, e nonostante surf, jogging ed esercizio in palestra aveva un po' di pancetta.
La maggioranza degli abitanti di quella citt scintillante non capiva per una cosa essenziale: Jay era una persona per bene. Questo non faceva di lui una mammoletta, al contrario, era un negoziatore abile e feroce: ma la sua etica era incrollabile e i suoi valori erano profondi. Quella era la ragione per cui Dylan aveva deciso di parlare con lui e con nessun altro.
"Non saprei spiegare perch, per qualcosa mi dice che in quest'incontro c' qualcosa di strano" esord Jay.
"Ma no, niente affatto" rispose Dylan avvicinandosi e porgendogli la mano. "Sono lieto di vederti."
"Vuoi bere qualcosa?" propose Jay avvicinandosi al mobile bar.
"S, grazie. Che cosa offre la casa?"
"Un whisky di malto molto speciale e molto invecchiato o una birra ghiacciata."
Dylan rise. "La birra mi attira di pi. Sai quanti aerei bisogna prendere per arrivare a Los Angeles da Virgin River?"
Jay stapp due bottiglie di birra e ne porse una a Dylan, senza bicchiere di cristallo n tovagliolo di lino, poi si sedette sul bordo della scrivania. "Allora, che succede?" domand.
Dylan bevve un lungo sorso. "Prima di tutto voglio ringraziarti di cuore" esord. "Non per un potenziale film, ma per il fatto di essere mio amico. Tu sei una delle poche persone in questo ambiente che sono fiero di definire tale. Dev'essere difficile avere a che fare con tutte le stranezze che ti capitano sulla scrivania, quando si hanno degli scrupoli seri come i tuoi."
Jay rise. "Va bene, va bene, lascia perdere, potevi mandarmi dei fiori – o una cassa di whisky di malto."
"Sono venuto a dirti che non sono pi un attore. Sono un pilota e un rancher."
Jay impieg un momento ad assorbire lo shock. "Sarai anche un pilota e un rancher ma, per Dio, sei un attore, uno dei pochi veri attori che io conosca. Ti ho visto cominciare a dieci anni e..."
"Hai visto un moccioso che non sapeva leggere ma imparava a memoria qualsiasi cosa, un moccioso che non sapeva che cosa succedeva attorno a lui e voleva solo compiacere tutti. Sai qualcosa della dislessia, Jay? La mia non era troppo grave, anzi in seguito ho scoperto che era piuttosto moderata. Ma volevo che mia madre e mio padre fossero contenti di me, e mentre tutti gli altri ragazzini sapevano leggere quello che l'insegnante scriveva sulla lavagna e dare le rispose giuste, io facevo finta o blandivo qualcuno perch mi dicesse quello che stavo tentando di leggere. Quando mi resi conto che il resto del mondo era molto pi avanti di me, provai la terribile sensazione di aver fallito in tutto. Hai ragione, divenni un ottimo attore. Ma sai che qualcuno doveva leggermi le battute della sitcom? Che io le imparavo a memoria solo dopo averle sentite?"
Jay lo guard stupefatto.
Lui rise. "Che ironia, vero? I tabloid riuscivano a scovare ogni minimo pettegolezzo su di me, che bevevo pur essendo minorenne e mi portavo a letto le ragazze, ma nessuno scopr mai che sapevo leggere a stento. Ci riuscivo se avevo parecchio tempo a disposizione, ma chi ce l'aveva, il tempo?" Scroll la testa. "A volte questi mi sembrano ricordi buffi, a volte tragici. Ma la conclusione  che io non voglio pi recitare."
"Credevo che l'idea ti piacesse" disse Jay.
"Oh, mi piaceva, decisamente. Ho una piccola compagnia che va avanti a fatica, e fare un film mi sembrava il modo pi facile di guadagnare un bel po' di denaro. Pensavo di resistere sei mesi, di sopportare le stranezze e i pettegolezzi che in questa citt possono anche diventare feroci. Ma poi mi  successo qualcosa che non ha niente a che vedere con gli aerei o con i film, qualcosa di inaspettato. Ho conosciuto una donna..." Sapeva di avere un aspetto sciocco, da ragazzino alla prima cotta. "Ha gi due gemelli, e adesso aspetta un altro figlio da me. Perci non voglio fare un film, Jay. Voglio andare a casa e occuparmi della mia famiglia meglio che posso, in un posto tranquillo e sicuro." Rise alle sue stesse parole. "Un posto dove ci sono bufere di neve e grizzly, ma molto pi sicuro di Hollywood."
Jay lo guard a lungo, poi inclin la bottiglia e tracann un sorso di birra. "Sembra molto romantico" disse con sarcasmo.
"S, vero?" rise Dylan. "Spero che lei non mi mandi al diavolo quando glielo dir. Per so che le piaccio, e parecchio. Non si fida ancora troppo di me, ma ci sto lavorando... mi sa che le ho detto troppe volte di non essere il tipo di uomo che si sposa e mette su famiglia." Si chin verso il suo amico e concluse: "Ma vedi, Jay, non sono pi un attore. Sono un pilota, un rancher e un padre".
"E come farai a mantenerti a galla?" obiett Jay. "Ci penser Adele?"
"Lei me lo propone di continuo, ma tra noi c' un accordo: entrambi cerchiamo di essere autosufficienti. Adele  la mia unica famiglia, se avesse bisogno di me muoverei cielo e terra per esserle d'aiuto – e so che lei farebbe altrettanto. Ma per mantenermi a galla mi occorre solo un po' di rilancio del settore dei voli charter, quanto basta per resistere finch l'economia non si riprenda. Vedi, non ci sono molte imprese che usano ancora i voli charter, tranne le squadre sportive di professionisti e l'industria dello spettacolo."
Jay corrug la fronte.
"Quando hai offerto di mandarmi un jet per venire qui, nella mia testa si sono messi a suonare tutti i campanelli, e ho capito che quel contratto avrei potuto averlo io. Ho passato tanti di quegli anni a evitare questa citt che ho dimenticato quanto denaro viene impiegato per i servizi come questo. Se ti occorre un servizio di charter a prezzi competitivi, ti posso fare un'offerta molto vantaggiosa."
"Ma tu vivi nel Montana" obiett l'altro.
"Posso basare un aereo a Los Angeles, o meglio ancora a Burbank o Long Beach. Equipaggio sempre pronto, prezzi convenienti, niente stress. Cosa preferisci? Ti andrebbe un Lear? Se vuoi qualcosa di pi grande, ho appena restituito un jet Boeing che avevo in leasing e penso di poterlo affittare di nuovo. Sono sessanta posti su un aereo di lusso, e se necessario si possono togliere alcuni sedili e installare uno schermo o un tavolo da biliardo. Se invece ti va bene la base nel Montana, siamo molto elastici per quanto riguarda gli aeroporti in cui prendere a bordo o depositare i passeggeri."
Jay ci pens su per un poco. "Che tipo di apparecchi hai?"
Dylan sorrise. "Che cosa ti occorre? Sei posti, dodici, sessanta? È tutta una questione di domanda e offerta. Qualsiasi cosa tu voglia, in questo momento di crisi penso di poterla ottenere a buon mercato, e di portare in giro i tuoi passeggeri a un prezzo molto pi basso di quello che ti fanno adesso. E scommetto che hai un sacco di amici con le stesse esigenze."
Jay gli fece un sorriso sornione. "Un pilota e un uomo d'affari" comment.
"E padre di famiglia, se la fortuna mi assiste."
"Ma checch tu ne dica, sei anche un attore. Un attore nato. Credo che tu ce l'abbia nel DNA."
Era bello sentir parlare di qualche tratto positivo nei suoi geni, pens Dylan con un sorriso. "Grazie. Mio padre sarebbe felice di sentirtelo dire... ma al momento non recito, cerco solo lavoro. Amo quello che faccio e vorrei continuare a farlo, perci se hai qualche idea brillante fammelo sapere."
"Ti andrebbe una pizza?" domand l'altro. "Possiamo andare nel mio ristorante preferito, e posso portarmi dietro il BlackBerry. Ti assicuro che non ci saranno n celebrit n fotografi."
"Perfetto. Ma prima di andare credo che dobbiamo fare qualche telefonata. L'agente, il legale, il regista, tutta la gente che aspettava di cominciare un nuovo film..."
"Tu chiama il tuo agente" sugger Jay.
"Veramente  l'agente di Adele..."
"Bene, questo ti eviter un bel po' di proteste. Io dir alla mia assistente di chiamare gli altri domani mattina. Noi faremo comunque un film, e tu sarai geloso come una scimmia."
"Mi sento un po' in colpa, a piantare tutti in asso cos all'improvviso."
"Davvero? Be', non sentirtici. Loro non si sentirebbero affatto in colpa se piantassero in asso te."
"C' ancora una cosa che devi sapere prima che andiamo a mangiare" aggiunse Dylan. "Non ho mai davvero accettato l'idea di girare un film. Volevo farlo, pensavo di riuscirci, ma il mio cuore in realt era altrove. Per stai tranquillo... ho gestito con successo la mia compagnia per quindici anni, e se prenoti un volo charter, poi non ti dir che ho cambiato idea. Volare  quello che so fare meglio, e ne sono anche piuttosto orgoglioso."
Jay gli batt una mano sulla spalla. "Ho capito, Dylan, ho capito. Adesso vediamo se davanti a una pizza con il salame piccante possiamo concludere un buon affare per entrambi."

19.
Quando Dylan torn a Virgin River non perse tempo a fermarsi da Jack, perch era ansioso di tornare da Katie. Erano le quattro passate, la scuola era vuota e silenziosa, perci i bambini dovevano gi essere usciti e tornati a casa. Dylan si augur che nello chalet ci fosse qualcosa da mangiare, ma in caso contrario li avrebbe portati tutti a cena fuori. Entr nella radura, vide i bambini sulle parallele e il corno da caccia di Katie sulla veranda accanto alla sua sedia vuota.
Parcheggi, prese la sacca dal pick-up e i bambini gli corsero incontro gridando il suo nome.
Non aveva mai pensato di desiderare proprio quello: di tornare a casa ed essere accolto con tanto entusiasmo. Lasci cadere la sacca e sollev i bambini per aria, uno alla volta, ridendo per le loro grida eccitate.
"Partiamo domani?" esclam Andy.
"Per andare sui cavalli?" aggiunse Mitch.
"No, non domani, il giorno dopo" spieg lui. E stava per domandare: "Dov' la mamma?" quando lei usc sulla veranda. "Andate di nuovo a giocare mentre io porto dentro la mia sacca e mi prendo una Coca-Cola" disse Dylan.
"E poi giochiamo a rincorrerci?" domand Andy.
"S, ma prima devo parlare con la mamma" rispose lui arruffandogli i capelli. Erano gemelli identici, pens, ma le loro personalit erano cos diverse. Andy era pazzerellone e turbolento, Mitch pi serio e riflessivo. "Mi serve un po' di tempo con lei."
Katie non lo salut con il medesimo entusiasmo dei bambini. Gli sorrise, ma sembrava un po' tesa. Per fortuna non resistette e gli domand subito: "Allora, il film?".
"Niente film" disse lui dandole un bacio in fronte, "ma qualcosa di ancora meglio. Dei potenziali voli charter per la mia compagnia. Avrei dovuto pensarci un paio d'anni fa, ma ero cos fissato a evitare Hollywood e i suoi capricciosi abitanti che non mi  venuto in mente."
"Non capisco..." disse lei.
"Ho rifiutato il film. Non voglio girare un film. Ma le case di produzione spostano i loro attori e tutte le troupe usando aerei privati, a volte piccoli aerei da turismo, a volte grossi jet. Ho parlato con quel produttore che considero un amico, e l'ho convinto ad affidarmi i suoi voli charter. E lui mi ha dato una ventina di nomi da contattare per ottenere altri contratti dello stesso genere, servendomi della sua raccomandazione." Sorrise soddisfatto. "Proprio quel che ci voleva."
"Ma Los Angeles non  un po' lontano dal Montana?" domand Katie confusa.
"Questo non  un problema" spieg lui. "Ovviamente non converrebbe volare dal Montana alla California ogni volta che c' un volo charter, ma se c' sufficiente lavoro posso dislocare un velivolo e un equipaggio a Los Angeles. Lang e io non voliamo ogni volta. Abbiamo ben altro da fare."
Katie emise un sospiro. "È qualcosa che fai regolarmente, dislocare un velivolo in un'altra base?"
"S, se c' lavoro in quella zona. Anni fa abbiamo tenuto un aereo e il suo equipaggio a Seattle per una ditta di software, finch loro non hanno deciso che i charter erano diventati troppo costosi. Ma per cominciare possiamo portare un aereo a Los Angeles, poi mandarci il pilota con un volo di linea e sistemarlo in un hotel. Potrebbe essere una soluzione..." Poi si interruppe e la guard con attenzione. "Eri preoccupata per questo?"
"Non capisco molto bene come lavora la tua compagnia" spieg Katie. "Se  per questo non capisco neanche in che cosa consiste esattamente il tuo lavoro. Pensavo che saresti tornato per dirmi che dovevi passare sei mesi a Los Angeles, e ancora una volta io avrei dovuto mettere al mondo un bambino da sola. E so che vuoi che venga nel Montana a vedere come vivi, probabilmente perch vorresti che ci trasferissimo l... ma non sono sicura di essere pronta per questo cambiamento. Mi preoccupa un po'. Non vorrei ritrovami incinta di sei o sette mesi, con due gemelli a cui badare, nel mezzo di una bufera a cui non sono abituata perch non ne ho mai vista una, e..."
"No" disse lui teneramente, "no, tesoro, no. Quando ti ho promesso di aver cura di te non ho mai pensato di piantarti in mezzo al nulla da sola, mentre io me ne andavo in giro a fare qualcos'altro. Voglio che tu veda la mia casa per capire chi sono. Non sono una star del cinema, sono un uomo del tutto normale. Non facciamo altri progetti, per ora, e pensiamo solo a quello che devi mettere in valigia. Abbiamo un biglietto di andata e ritorno, perci non c' da preoccuparsi di prenotazioni n altro."
Lei ci pens su un momento. "Insomma, niente film?" domand ancora una volta.
"Sei delusa?" ripose Dylan.
"Di averti tutto per me? Credo di poter sopravvivere."
"Ecco la risposta che volevo. Puoi avermi tutto per te in molti posti diversi. Se stare vicino a quel marcantonio di tuo fratello ti fa sentire pi al sicuro possiamo trovarci una casa nella sua stessa strada, ma bisogner che lui impari a comportarsi meglio..."
Lei scoppi a ridere.
"Non riesco a credere che mi abbia costretto a pagare le birre. Che balordo!" Dylan si guard intorno. "Abbiamo qualcosa da mangiare o dobbiamo andare a cena fuori?"
"Non lo so, ero cos preoccupata per te e per il film che non ho pensato al cibo. Vai a vedere nel frigorifero e poi fammi sapere. Tanto il cuoco sei tu."
"D'accordo. Fammi vedere che cosa trovo."
Katie usc sulla veranda e lui lasci la sacca in camera da letto e and a ispezionare il frigorifero. C'erano delle uova, del latte, pane in cassetta e il necessario per dei sandwich, ma c'erano anche degli hot dog e un pacco di carne macinata per tacos o hamburger. Fuori sentiva Katie domandare a uno dei gemelli che cosa stava facendo. "Dov' tuo fratello?" aggiunse.
Dylan ascolt, ma non cap la risposta perch il bambino parlava a voce bassa.
"Non  possibile... non lo farebbe mai. Quanto tempo fa te lo ha detto?"
Dylan aguzz le orecchie.
"Da che parte?" esclam Katie in preda al panico. "Da che parte  andato?" E poi si mise a chiamare: "Andy! Andy, torna subito qui!".
Dylan chiuse il frigorifero e usc di corsa sulla veranda. Katie era inginocchiata di fronte a Mitch, che sembrava confuso. Poi si alz e chiam di nuovo. "Andy!"
"Che succede?" domand Dylan.
Katie gli gett un'occhiata da sopra la spalla. "Andy non  in giardino. Ha detto a Mitch che voleva vedere dove vive l'orsa." Poi si volt verso il retro dello chalet e grid: "Andy Malone, vieni qui immediatamente!".
"Non pu essere andato lontano." Dylan salt gi dai gradini e la raggiunse. "Tu vai da quella parte, io da questa. Non entrare nel bosco, resta nella radura."
Si separarono e Katie si diresse verso il retro dello chalet per fare un giro completo mentre Dylan scendeva lungo la strada di accesso. Anche se Andy era un ragazzino avventuroso, era improbabile che si fosse inoltrato nei cespugli spinosi e poi nel bosco se c'era una strada pi facile da percorrere. Lui e Katie continuarono a chiamare il bambino, poi Mitch si un a loro gridando il nome del fratello. In pochi minuti si ritrovarono davanti allo chalet.
"Non pu essere andato lontano" ripet Dylan. "Saremo rimasti in casa cinque minuti, non di pi. Un ragazzino di cinque anni non pu allontanarsi cos tanto in cinque minuti. Di' a Mitch di entrare in casa e continua a chiamare Andy. Io vado a vedere dietro i cespugli di mirtilli, sul sentiero dove hai visto l'orsa risalire la collina con i cuccioli."
Katie aveva gli occhi spalancati per il terrore. "Gli ho detto centinaia di volte di non allontanarsi..."
"Cerca di non agitarti" la tranquillizz lui. "Guarda se trovi una traccia o un segno che ci dica da che parte  andato e continua a chiamarlo. Niente panico."
Si diresse al bordo della radura e super la linea di alberi. Nel bosco c'erano dei sentieri ormai coperti di arbusti e fogliame: uno scendeva lungo la collina verso i terreni coltivati, un altro risaliva in direzione delle rocce pi ripide, mentre un terzo portava verso la strada principale e il paese. Dylan prese quello meno visibile e si inoltr tra i cespugli e gli alberi, perch di tanto in tanto gli arbusti apparivano calpestati.
Sentiva la voce di Katie che chiamava il figlio e continuava a chiamarlo anche lui, ma non gli sembrava sufficiente. Cos aggiunse una ramanzina: "Andy, se ti stai nascondendo per farci uno scherzo hai due secondi per uscir fuori, altrimenti sei nei guai!".
Silenzio. Nemmeno un fruscio.
Se Andy fosse stato vicino avrebbe dovuto sentire che lo chiamavano, ma non aveva risposto. Quanto tempo era gi passato?, pens Dylan. Quindici, venti minuti? Quant'era andato lontano, e da che parte? Guard l'orologio. Erano passate da poco le cinque, perci avevano almeno tre ore di luce; ma poi il buio sarebbe calato in fretta, specialmente nel folto del bosco. Torn verso lo chalet e pass attraverso i cespugli per arrivare alla radura.
Mitch era in piedi sulla veranda, e aveva un faccino turbato e spaventato, come se fosse il responsabile della scomparsa del fratello, come se fosse colpa sua. Dylan si domand se essendo un gemello sentiva anche il dolore della separazione in modo pi intenso.
Lo chiam. "Mitch, mi fai un favore? Svuota il tuo zaino di scuola e prestamelo. Fa' in fretta!" Poi si avvicin alla Harley che era parcheggiata vicino al pick-up a noleggio e apr una delle tasche laterali, mentre Katie gli si avvicinava. "Katie, chiama Conner e Jack Sheridan e di' loro che Andy si  perso. Spiegagli come  successo e di' che dobbiamo cercarlo nei boschi qui intorno prima che faccia buio."
Le tasche della moto contenevano il necessario per il campeggio. Dylan prese una grossa torcia e Katie emise un'esclamazione sgomenta. "Vai a telefonare, per favore" preg lui. "Nel bosco  gi quasi buio."
Prese anche una coperta termica rivestita di alluminio e infine trov quello che cercava, un grosso coltello da caccia con la lama seghettata, chiuso nella sua custodia. Lo tolse dal fodero e lo agganci alla cintura. Contro un grosso animale non gli sarebbe servito a molto, ma poteva essere utile per tagliare gli arbusti troppo fitti o i lacci delle trappole, se in quei boschi ce n'erano.
Mitch gli port lo zaino. I suoi occhi erano colmi di terrore, cos Dylan si accucci davanti a lui e gli carezz i capelli. "Non preoccuparti" disse, "lo troveremo. Adesso puoi prendere due bottiglie di acqua minerale dal frigo e portarmele, per favore?"
Non era prudente avventurarsi in un territorio sconosciuto senza portarsi appresso il necessario per le eventuali emergenze, perci Dylan cominci a riempire lo zaino e lo mise su una sola spalla perch era troppo piccolo per portarlo sulla schiena. Sperava di non avere problemi a ritrovare la strada del ritorno, ma preferiva essere previdente. Intanto Mitch era corso in casa a prendere quello che lui gli aveva chiesto.
"Ti porti dell'acqua?" esclam Katie che lo aveva sentito parlare con Mitch. "Dio mio, perch?"
"Tesoro, non allarmarti. Me la porto nel caso dovessi perdermi. Non conosco questa zona meglio di te! Hai chiamato Conner?"
"S, sta arrivando, e Jack ha detto che avrebbe avvisato altre persone. Dio santo, anche il coltello!"
"Mi serve per tagliare i ramoscelli o per farmi largo nei cespugli pi fitti. Adesso tu resta nella radura davanti a casa e continua chiamare Andy, ma tieniti vicino Mitch. Non  il caso che si perdano tutti e due." Poi guard di nuovo l'orologio. Era gi passata una mezz'ora, e la cosa non andava affatto bene... "Devi dire a chiunque arrivi per primo che io sono andato da quella parte, nella direzione in cui abbiamo visto allontanarsi l'orsa e i suoi cuccioli. C' un sentiero quasi cancellato dalle erbacce, e non  vicino a nessuna strada. Di' loro anche che Andy  scomparso dalla radura davanti a casa tra le quattro e mezza e le cinque."
Si avvicin alla veranda e Mitch usc di corsa portando le due bottiglie d'acqua. Dylan gli sorrise e gli diede una pacca sulla spalla. "Grazie, figliolo. Adesso stai accanto a tua madre, per favore."
"Lo troverai, vero?" domand il piccolo.
"Certo che lo troveremo." Poi Dylan si rivolse a Katie e le diede un rapido bacio. "Tieni la testa a posto, non agitarti, e resta davanti a casa con Mitch. Se Andy ricompare prima di me, avvertimi suonando il corno."
"Ti prego, Dylan" sussurr lei. "Ti prego, trovalo!"
"Se ho capito bene come vanno le cose qui, tra breve ci sar un bel gruppo di persone che lo cercano. Tu continua a chiamarlo. Forse ti sentir e si incamminer nella direzione giusta. Ascolta con attenzione in caso lui ti risponda, ma se lo senti non corrergli incontro. Nei boschi i suoni rimbalzano, e tu potresti andare nella direzione sbagliata. Non vorrai perderti anche tu con Mitch, vero? Se senti la voce di Andy continua a chiamarlo, cos lui avr un punto di riferimento verso cui andare. È chiaro?"
"Chiarissimo."
Dylan si volt e si incammin a grandi passi, entrando nel bosco con il suo minuscolo zaino da bambino sulla spalla. Era passato parecchio tempo da quando si era arrischiato in un territorio sconosciuto come quello, e da circa dieci anni nessuno si era perso nei boschi attorno a Payne. E non era mai successo che a perdersi fosse un bambino.
Dylan continu a risalire la collina. Poteva sentire la voce di Katie che chiamava suo figlio, sempre pi debole a mano a mano che lui si allontanava. Quando ormai non la sentiva pi cominci a chiamarlo lui stesso. Dopo ogni richiamo si fermava e ascoltava con attenzione, ma nessuno gli rispondeva.
Non aveva una direzione precisa se non lo stretto sentiero quasi nascosto dalle piante del sottobosco, ma attorno a quell'esile traccia c'erano alberi e arbusti molto fitti, e lui pens che se fosse stato un piccoletto come Andy avrebbe preferito restare sul sentiero anzich avanzare a fatica tra gli alberi troppo folti. Sal ancora un po', poi fece un giro, ridiscese, ricominci a salire, sempre lasciando dei segnali lungo il cammino: tre pietre disposte a triangolo, un ramo tagliato a met con il coltello, una pila di pigne. Il sentiero continuava a salire incurvandosi attorno alla collina. Ormai tra gli alberi stava calando il buio e la voce di Katie non si sentiva pi. Non c'erano altri richiami.
L'orologio di Dylan segnava le sei, e gli alberi erano cos fitti che il sole non penetrava pi tra i rami. Lui prese la torcia e l'accese, camminando con passo pi leggero, proiettando la luce a zig zag sul sentiero e chiamando Andy. "Rispondimi, piccolo" lo incoraggiava di tanto in tanto. "Di' qualcosa in modo che io possa trovarti..." Altre volte diceva semplicemente: "Sto arrivando, Andy. Sono qui".
C'era da aspettarsi una bravata del genere da parte di Andy, pensava intanto. Lui era quello impulsivo, curioso e spericolato. Mitch era pi metodico e organizzato. Fra i due Mitch era quello che pensava, Andy quello che agiva. Era tipico di Andy farsi venire un'idea balzana come quella di scoprire dove vivevano gli orsi, e poi pigliare e andare nel bosco. Probabilmente dopo un po' aveva cercato di tornare sui propri passi, ma aveva preso un percorso diverso e si era addentrato sempre pi nel bosco. Dylan non avrebbe saputo dire come mai aveva finito per conoscere cos bene i gemelli, ma era sicuro di aver visto giusto.
Guard di nuovo l'orologio. Le sei e mezza.
Probabilmente sulle strade che portavano in paese faceva ancora chiaro, ma nel bosco era ormai sceso il crepuscolo e il buio avanzava di minuto in minuto. Dylan continuava a camminare, chiamava Andy, si fermava per ascoltare un'eventuale risposta, riprendeva a camminare.
E finalmente ud qualcosa. Dei tonfi, un fruscio. Proiett il fascio di luce tra gli alberi e vide la famigliola sul lato sinistro del sentiero. Oh, merda, pens. Mamma Orsa guard fisso il fascio di luce della torcia, con gli occhi accesi da un riflesso giallo. Poi emise un grugnito. Non sembrava un grugnito arrabbiato, piuttosto un avvertimento del tipo Non azzardarti a fare un altro passo. E poi, a destra del sentiero, non abbastanza lontano dal pericolo, Dylan vide Andy. Giaceva a faccia in gi accanto a un albero caduto, mezzo nascosto sotto il tronco marcio. Cos immobile da sembrare morto.
Dylan si accucci dietro un cespuglio e guard alternativamente Andy e Mamma Orsa con i cuccioli. Sapeva che l'animale poteva sentire il suo odore, ma finch lui non si fosse avvicinato troppo sembrava che all'orsa non importasse. Lui spense la torcia e rimase in ascolto, cercando di capire se l'orsa si stava avvicinando. Ma non sent alcun movimento. Evidentemente ciascuno aspettava in silenzio le mosse dell'altro. A poco a poco gli occhi di Dylan si abituarono al buio e lui pot distinguere la sagoma dell'orsa circondata dalle tre pallottole di pelo, ferma sul lato del sentiero. Andy distava poco pi di sei metri da loro. Era quasi a portata di zampa.
Poi il bambino alz appena la testa e cerc di muoversi con cautela, ma a quanto pareva uno dei suoi piedi era incastrato in una crepa del tronco e lo teneva bloccato. Dylan sorrise. Il bambino faceva il morto, come gli era stato insegnato. Probabilmente il piede gli faceva male, incastrato in quella posizione scomoda, ma lui stava fermo a faccia in gi. Non aveva visto Dylan. Riabbass la testa, e Dylan non si mosse.
Pass un'altra mezz'ora, il buio si fece pi profondo, e Mamma Orsa si sistem in una specie di giaciglio fatto di cespugli appiattiti e tronchi caduti. Si lecc le zampe e le unghie per un po', come un tranquillo orso dello zoo, e poi finalmente si accucci e rimase immobile. Dylan le diede altri dieci minuti e poi fece l'unica cosa che gli veniva in mente in quel momento: cerc di avvicinarsi al bambino disteso.
Fece almeno venti lunghi passi aggirando il punto in cui c'era l'orsa e posando i piedi con gran cautela nel sottobosco, e finalmente si lasci cadere a terra coprendo il corpo di Andy. "Qualsiasi cosa succeda, non muoverti" gli bisbigli.
"Dylan, io non volevo..." sussurr il bambino.
"Ssh" fece lui.
E poi ud l'orsa che si avvicinava, rompendo i ramoscelli e calpestando le foglie. Era arrabbiata o solo curiosa?, si domand. Infine sent il suo odore terribile, una puzza di selvatico e di spazzatura, e la ud sbuffare e grugnire. Era pericolosamente vicina, e Dylan preg fra s che Andy non si muovesse e non parlasse. Ci fu un altro fruscio pi vicino, e poi Dylan sent un improvviso, acutissimo, feroce dolore alla schiena. Si sollev d'impulso, emettendo un grido di agonia nonostante tutte le migliori intenzioni di non muoversi e non fare rumore. Sent ancora dei suoni di foglie spostate e calpestate, ma grazie a Dio non arriv un altro colpo di artigli. Non avrebbe sopportato un altro dolore lancinante come quello. L'orsa grugn di nuovo, i cuccioli emisero una specie di miagolio, ma i suoni non sembravano pi cos vicini e Dylan preg con tutto il cuore che l'animale, offeso per l'invasione della sua zona, si stesse allontanando.
Sentiva Andy tremare sotto di lui. Doveva essere spaventato a morte.
"Non muoverti" gli sussurr. "Continua a fingerti morto."
Andy si calm e Dylan non sent pi il minimo movimento. Povero bambino, pens, faccia a faccia con la morte a soli cinque anni.
Continu a restare immobile nonostante il dolore bruciante che gli saettava nella schiena a ogni respiro. La bestiaccia lo aveva graffiato in profondit e la ferita gli faceva un male cane, ma il cuore gli batteva ancora. Probabilmente lui non rappresentava una vera minaccia, e l'orsa lo aveva colpito solo per vedere se era vivo o no, ma lui non era sicuro che fosse davvero lontana e non osava alzare la testa. Magari si era risistemata nel suo giaciglio con i cuccioli e stava per mettersi a dormire, e in quel caso cercare di portare in salvo Andy l'avrebbe svegliata.
"Andy" sussurr, "devo alzare la testa per vedere se l'orsa  ancora qui vicino. Tu non muoverti, qualsiasi cosa succeda."
"Ho il piede incastrato..." sussurr lui.
"Ssh... poi ci pensiamo." Ascolt attentamente per un poco. Non si sentiva nessun rumore.
Allora alz la testa con cautela per sbirciare oltre il tronco sotto cui erano nascosti e guard nella direzione in cui aveva visto l'orsa, ma lei non c'era. Poteva darsi che si fosse spostata solo di qualche metro e fosse ancora troppo vicina, ma Dylan non sentiva pi il suo odore. Alz un po' di pi la testa e guard nell'altra direzione, ma anche l non c'era traccia dell'orsa. Questo ovviamente non significava che se ne fosse andata, e rischiavano ancora di incontrarla lungo il sentiero che portava allo chalet. Ma lui era ferito, anche Andy si era fatto male, e non potevano restare dov'erano.
"Adesso mi alzo" bisbigli. "Tu non muoverti."
Si sollev goffamente e si inginocchi accanto al bambino, poi smosse la piccola scarpa da tennis incastrata nella crepa del tronco, e quando gli tocc il piede Andy cerc di soffocare un grido di dolore. Con un altro rapido movimento Dylan sfil il piede di Andy dalla scarpa e la lasci dov'era, poi massaggi un po' la caviglia. "Ti fa male?" domand, Andy fece segno di s senza guardarlo.
Lui si chin al suo orecchio. "Adesso cercher di portarti via da qui. Ma tu non parlare. Non un suono."
Andy fece segno di s, sempre a testa bassa. Dylan lo volt con cautela sulla schiena, poi lo prese tra le braccia e si mise in piedi lentamente, facendo una smorfia di dolore. Doveva resistere quanto bastava per portare Andy fino a casa, pens, e per fortuna il sentiero era in discesa. Strinse la torcia con la mano del braccio che reggeva Andy sotto le ginocchia, ma non l'accese finch non fu disceso lungo il sentiero per alcuni minuti, camminando con molta attenzione per non inciampare. Infine accese la torcia per veder meglio dove metteva i piedi. "Andy" sussurr, "se dovesse succedere qualcosa o se ci troviamo nei guai, tu prendi la torcia e scappa gi per questo sentiero. Fa qualche curva, ma porta dritto allo chalet. Capito?"
"Okay" bisbigli il bambino.
Dylan continu a camminare, ma faceva sempre pi fatica, gli mancava il respiro e ogni tanto emetteva un gemito per lo sforzo.
"Posso camminare da solo" disse Andy.
"Non con una sola scarpa e la caviglia gonfia" rispose lui. "Potresti ferirti il piede e peggiorare la storta."
"Allora prendimi a cavalluccio, magari  pi facile..."
"Non posso, ragazzo mio. Ho dei grossi graffi sulla schiena."
"È stata l'orsa?" domand Andy.
"Forse pensava che volessi far del male ai suoi cuccioli" spieg lui. "Ma adesso dobbiamo fermarci un momento..." Depose il bambino a terra e si raddrizz. Gli girava la testa, e si augur che fosse solo effetto della fatica e non perch aveva perso troppo sangue. L'orologio segnava le otto di sera. Aveva lasciato lo zaino con l'acqua accanto al tronco dell'albero, perci doveva farne a meno. Sentiva qualcosa di umido sulla schiena, e il dolore aumentava. L'unica cosa da fare era portare Andy da sua madre il prima possibile, e poi farsi curare.
"Coraggio, Andy, andiamo" disse.
"Voglio camminare da solo" replic il bambino.
"Il sentiero  tutto pietre e radici. Ti farai male al piede!"
"Ma posso camminare finch non mi far male."
Dylan ci pens su. "Va bene. Per cammina davanti a me."
Procedettero cos per alcuni minuti, ma poi Andy cominci a zoppicare anche se cercava di nasconderlo. "Su, ragazzo, lascia che ti aiuti" disse Dylan. Andy si volt e lui lo sollev tra le braccia, ma questa volta tenendolo di fronte a s in modo che il bambino potesse cingergli il collo con le braccia e tenere le gambe attorno alla sua vita. Dylan gli intrecci le mani sotto le natiche. "Cos va molto meglio" approv. E si rimisero in cammino.
Adesso l'orologio segnava le otto e mezza. In quel momento Dylan not un raggio di luce. Erano arrivati in vista di una radura, e gli ultimi raggi del sole al tramonto illuminavano il loro cammino. Purch fosse la radura giusta, pens lui. Gli sembrava di riconoscere quello che c'era attorno a lui e aveva visto un paio dei suoi segnali. Si augur che non fossero di qualcun altro.
"Ci siamo quasi" disse al bambino.
Lo sent scostarsi da lui per asciugarsi una guancia e cap che stava piangendo in silenzio.
"Sai che sei stato molto coraggioso?" gli domand. "Sei stato zitto e fermo mentre quel grosso orso ti era quasi addosso. Sei il ragazzino pi in gamba che io abbia mai visto."
"Stavo andando indietro molto piano come mi avevi detto tu, e sono inciampato in quello stupido tronco!" borbott lui.
Dylan ridacchi. "Ma sei stato ugualmente bravissimo."
"Mi sa che sono nei guai" disse Andy dopo un po'.
"Forse te la caverai" lo rassicur lui. "La tua mamma sar troppo felice di vederti per arrabbiarsi con te. Per non farlo mai pi, chiaro? Mai pi."
"Okay" disse Andy. "Devo fare pip..."
"Cerca di trattenerla" rispose lui. "Vedo una luce. Se non siamo vicini allo chalet ci fermiamo un momento e tu puoi fare pip."
"Okay."
Il sentiero scendeva fino ai cespugli di mirtilli, e arrivando Dylan si rese conto che non aveva visto la luce del sole ma una serie di fari. La radura era affollata di pick-up e SUV, tutti con i fari accesi a illuminare il bosco in tutte le direzioni. Nella radura c'era un gruppetto di uomini, tra cui il dottor Michaels e Conner. C'era anche Mel, la moglie di Jack, forse per medicare le loro eventuali ferite. Sarebbe stata stupita di vedere quanto servisse il suo aiuto... Katie camminava avanti e indietro, Leslie faceva altrettanto sulla veranda. Dylan depose Andy a terra.
"Mamma!" grid il piccolo zoppicando verso di lei. "Mammina!"
"Oh mio Dio, Andy!" esclam Katie. Si precipit su di lui e lo prese tra le braccia. Mitch corse fuori e si butt sul fratello.
Dylan sorrise... e poi cadde in ginocchio.
"Andy, ma tu sanguini!" gemette Katie. "Dove sei ferito?"
"Non mi sono fatto niente" rispose il piccolo. "Non sono ferito, solo che l'orso mi ha spaventato..."
Mel Sheridan corse verso di loro e con Katie esamin le mani e la faccia di Andy, senza trovare niente.
Poi Conner si avvicin a grandi passi a Dylan. "Sei un po' disidratato, amico?" gli domand gentilmente.
Lui scroll il capo e guard l'altro con occhi vacui. Tutta l'adrenalina che lo aveva tenuto in piedi fino a quel momento, mentre attraversava faticosamente il bosco con Andy in braccio, era svanita e lui si sentiva debolissimo. Probabilmente Andy si era sporcato le mani con il sangue che gli usciva dalle ferite alla schiena, e poi si era macchiato la faccia asciugandosi le lacrime. Dylan pens per un momento che era felice di non potersi vedere la schiena. Non avrebbe mai guardato la sua ferita, decise. Cominci a tremare e abbass gli occhi, cercando di riprendersi. Doveva essere lo shock. Il tremito aumentava.
Conner lo guard e cap immediatamente. "Mel, Doc, venite qui!" chiam. Poi cerc di sollevare Dylan sostenendolo sotto il braccio. "Cristo santo, amico, ma ti hanno maciullato! Siediti, diamo un'occhiata!"
"Non guardare" sussurr lui con voce roca. "Dev'essere orribile."
Cameron Michaels lo sostenne sotto l'altro braccio. "Fai piano" disse. "Sta arrivando la lettiga."
"Ma no, posso camminare" disse lui debolmente. La sua voce suonava fievole alle sue stesse orecchie. "E non ditemi che aspetto ha la mia schiena..."
"Devo bagnare la camicia prima di tagliarla via" spieg Cameron. "E mi serve una luce migliore."
"Meglio di questa?" fece lui. "Con tutti i fari sembra pieno giorno!"
"Se ti aiutiamo ce la fai ad arrivare dentro?" domand Cameron. Dylan annu. "Non sforzarti, ti portiamo noi."
"Quel ragazzino pesa un quintale" borbott Dylan. "È grande per la sua et. E doveva anche far pip..." I due ridacchiarono. "Dio mio, sono proprio ridotto male" sospir ancora lui mentre i due uomini lo conducevano sulla veranda e poi in casa.
"Mel, vai a prendere la mia borsa e preparami una flebo" disse Cameron.
"Subito."
"Dite a Katie..." sussurr Dylan. Poi la sua voce si spense.
"Dirmi cosa, Dylan? Sono qui..."
Lui si guard intorno finch non la vide. I suoi occhi erano sempre pi stanchi per lo shock. "Katie... suona il corno, tesoro. Fai tornare la squadra di soccorso."
Dylan aveva quattro profondi solchi sulla schiena, che andavano dalla scapola sinistra fino al fianco destro. Le unghiate erano state feroci, avevano sanguinato parecchio e gli avrebbero lasciato delle brutte cicatrici, ma una volta che gli fu applicata la flebo lui cominci a sentirsi meno debole. Cameron e Mel gli praticarono anche un'iniezione antitetanica e una di antibiotici e gli somministrarono della morfina per il dolore. E tutti gli uomini che erano venuti in soccorso ammirarono le sue ferite.
"È fantastico" disse Jack. "Credo che nessuno da queste parti sia mai stato ferito cos negli ultimi vent'anni."
"Niente male, per un attore" osserv Preacher.
"Ha fatto il morto" disse Andy per la decima volta. "Abbiamo fatto il morto tutti e due. Ma forse l'orsa non ci ha creduto."
"Temo che quell'orsa abbia i giorni contati" disse Jack. "Mi dispiace per lei, ma non si pu ferire un uomo e passarla liscia – anche se le tue cicatrici saranno fantastiche. Io ne ho una di una ferita di guerra, ma non  niente in confronto a queste."
"Ce l'hai sulla natica" gli ricord Preacher. "E sar grande come una monetina da dieci centesimi."
"S, ma con la sua ferita Dylan pu sedersi, mentre io non l'ho potuto fare per un bel po'. Non  stata una passeggiata, cosa credi?"
"Adesso Dylan non smetter pi di vantarsi" brontol Conner.
"Hai un altro po' di morfina, Doc?" fece Dylan. "Al povero Conner ne serve una dose per calmarsi."
"Abbiamo finto di essere morti" ripet Andy ancora una volta. "Dylan era sopra di me,  per questo che l'orsa l'ha graffiato. Non  stata per niente gentile." Poi guard sua madre. "Sei molto arrabbiata?"
"S" rispose Katie. "Ti terr abbracciato tutta la notte, ma domani credo che ti sgrider per tutto il giorno."
"Non ce n' bisogno. Non lo far mai pi."
"Ti sgrider lo stesso."
"Temo di dover interrompere la festa" intervenne Cameron Michaels. "Dylan, voglio che tu stia per una notte in osservazione all'ospedale. Solo una notte, anche se la ferita continuer a darti fastidio per un paio di settimane. Voglio tenerti sotto controllo in caso ti venga la febbre o qualche segno di infezione. Forse sto esagerando, ma preferisco essere prudente."
"Non posso telefonarti se mi sento male?" propose Dylan.
"Sar solo per una notte" insistette l'altro. "Non sappiamo dove l'animale pu aver messo le zampe."
"Nel sudiciume di sicuro" disse Dylan. "Puzzava come se avesse mangiato un intero bidone di spazzatura. Ma io volevo portare Katie e i bambini nel Montana, venerd..."
"Dovrai aspettare una decina di giorni. Posso scriverti una prescrizione in modo che tu possa spostare la data di partenza senza spese aggiuntive. Ce la fai ad arrivare all'ambulanza e sdraiarti sulla lettiga a faccia in gi?"
"S, ma prima voglio parlare un momento con Katie."
"Datevi pure il bacio della buonanotte, ma poi dobbiamo andare" sorrise Cameron. "Magari dall'ospedale puoi dare un colpo di telefono a tua nonna, raccontarle la tua avventura e dirle che stai bene."
"D'accordo. Bambini, venite con me" sugger Dylan.
"Allora quando andiamo a cavallo?" domand Andy.
"Forse la settimana prossima. Appena la mia schiena andr meglio."
A poco a poco lo chalet si svuot, le macchine ripartirono, il rombo dei motori riecheggi nella notte e poi svan.
Dylan si sedette a cavalcioni su una sedia in cucina in modo da non toccare il bendaggio antisettico sulla schiena. Katie rimase in piedi davanti a lui.
"Questo non l'avevo previsto" cominci Dylan.
"Non l'aveva previsto nessuno, Dylan. Ma tu hai salvato la vita di Andy, e io non ti ringrazier mai abbastanza."
"Non intendevo dire questo, e non devi preoccuparti di ringraziarmi. Vedi, mi ero conservato una piccola sorpresa perch avevo un progetto speciale per il nostro viaggio nel Montana. Volevo mostrarti la cittadina, l'aeroporto, il mio ranch, e pensavo che vi sareste divertiti... Immaginavo che vi innamoraste del luogo com' successo a me, gi vedevo i bambini eccitati nello scoprire tante cose nuove. Poi, la sera, quando loro fossero stati addormentati, ti avrei portata sulla veranda e ti avrei mostrato quel cielo di velluto nero. Non immagini quante stelle ci sono nel cielo di notte... e poi ti avrei detto che non posso vivere senza di te, Katie. Semplicemente, non posso."
"Dylan..." sussurr lei.
"Ti amo, Katie. Non ho mai amato nessuno cos, prima d'ora. Non posso restare un giorno lontano da te senza pensare che devo assolutamente tornare a casa. E non mi importa dove sar questa casa, puoi anche scegliere di vivere sulla luna, a me andr benissimo. Ma per favore, Katie, ti prego, accettami. Sposami. Perch tu sei tutta la mia vita."
Lei si asciug le lacrime che scendevano silenziose sulle guance. "Credevo che tu fossi il tipo mordi-e-fuggi" disse con un sorriso tremulo.
"Gi, lo credevo anch'io, ma che ne sapevo? Tu mi stupisci ogni giorno, Katie. E io ti voglio con me per sempre, qualsiasi cosa accada. Giuro che ti render felice, dovessi morire mentre ci provo."
"Morire, no" disse lei scuotendo la testa. "Questo l'ho gi provato e mi basta."
"Sposami" ripet lui. "Lascia che mi prenda cura di te e dei bambini e di chiunque tu abbia l dentro. Scegli me. Ama me. Lascia che io sia l'uomo della tua vita."
"Lo sei, Dylan. Ma sei sicuro di volermi? Io mi porto dietro un certo bagaglio."
"Oh, sono sicurissimo" disse lui, attirandola verso di s per un bacio. "Ti ho voluta da quando ti ho vista sulla strada con quella maglietta bagnata dalla pioggia. Tu mi fai venire l'acquolina in bocca e mi annebbi il cervello. Il mio cuore rischia di scoppiare da quanto ti amo. Voglio te e i tuoi gemelli e tuo fratello e le medaglie di Charlie. Voglio tutto di te, il tuo passato, il tuo presente e il tuo futuro. E voglio che tu sia mia."
Lei sorrise nonostante le lacrime che ormai scorrevano copiose. "Ti amo anch'io, talmente tanto che non riesco a dirti fino a che punto. Ti amo molto pi di quanto immagini. E una volta che ti avr detto di s sarai legato mani e piedi... lo dir a tutti, compreso Conner, perci non avrai assolutamente modo di andar via."
Lui ricambi il sorriso. "Non voglio pi andar via, piccola. Voglio restare qui, per sempre."

Epilogo
Ci vollero tre settimane prima che la schiena di Dylan fosse in condizione di affrontare il viaggio in Montana, e a quel punto era gi la met di agosto. Vennero accolti in aeroporto da Sue Ann Lang, o Signora Lang come Dylan amava chiamarla. Lei lo chiamava D  - a volte Big D perch il suo bambino di due anni era il Little D. "Scusa se mi sono impadronita del nome" disse a Katie con una risata. "Ma vedi, non credevo che Big D si sarebbe mai deciso a metter su famiglia."
Katie la trov una delizia, allegra, simpatica ed elettrizzata per il fatto di conoscere finalmente lei e i gemelli. Raccont a Katie tutto quello che c'era da sapere di Payne durante il tragitto dall'aeroporto. "Il tempo  stato bellissimo, i bambini sono andati a nuotare nel lago ogni volta che riuscivano a convincermi ad accompagnarli. Ah, Lang sta gi lavorando a due contratti per voli charter a Los Angeles, e cerca di capire che tipo di equipaggiamento sar pi conveniente" disse a Dylan.
"Di gi?" domand lui.
"E non sono ancora quelli del tuo amico Jay" aggiunse lei. "Due dei nomi della tua lista hanno colto al volo l'occasione. Credo che questa faccenda funzioner alla grande."
Katie credeva di essere preparata alle bellezze che avrebbe trovato nel Montana, dato che Dylan gliele aveva descritte dettagliatamente paragonandole a quelle di Virgin River. Ma fu stupefatta dalla maest delle montagne e dalle vallate verdi e rigogliose. Il tragitto attraverso la valle in cui si trovava Payne era talmente bello da farla gridare di meraviglia a ogni svolta.
"Vedete questo tutti i giorni?" domand. "È una specie di miracolo..."
"E volare su questi paesaggi  straordinario" aggiunse Dylan. "Sue Ann, fermati alla prossima piazzola panoramica."
Pochi minuti dopo la macchina si ferm in un ampio spazio a lato della strada, affacciato su una grande vallata punteggiata di ranch. Un muretto di pietra impediva ai turisti distratti – o ai monelli di cinque anni – di rotolare gi lungo il fianco della montagna. Dylan scese e tenne la portiera aperta per Katie e i gemelli.
Katie si affacci al muretto e guard la valle. "Dio mio" esclam. "Sembra una cartolina!"
Lui le si avvicin da dietro e la cinse alla vita, e Sue Ann li raggiunse.
"Vedi quel piccolo ranch all'estremit della valle?" disse Dylan indicando un punto. "Ci sono una casa, una stalla, due altri piccoli edifici e un recinto... ecco, quella  casa mia. E pi in l, sull'altro lato del pascolo, puoi vedere la pista, gli hangar e qualche aereo."
"Ed  tutto tuo?"
"Per cos dire. È mio e di Adele. Anni fa le ho chiesto un prestito per costruire l'aeroporto e appena possibile gliel'ho restituito, ma lei possiede il terreno e il ranch anche se ha messo i nostri due nomi sull'atto di propriet. L'hai conosciuta e sai com' fatta, non vuole che io le paghi l'affitto. Ho cercato di ricomprare il ranch, ma lei mi ha detto che se avessi fatto altre storie avrebbe fatto togliere il suo nome dai documenti. Vuole che io stia qui perch qui  dove ho avviato la mia compagnia. E cos ho dovuto accettare."
Katie si volt a guardarlo. "Perch sei stato cos testardo?"
"Avevo parecchio da dimostrare" spieg lui. "Volevo che Adele capisse che ero cresciuto, che potevo essere una persona responsabile. Non volevo che lei facesse le cose al posto mio." E si chin a baciarla.
Uno dei bambini fece il verso di chi vomita e Sue Ann scoppi a ridere.
"Non smettono mai di baciarsi" comment Mitch.
Andy guard Sue Ann. "Dylan diventer il nostro pap" spieg. "Non quello vero, che  morto ed  andato in cielo, ma come il nostro pap."
"E voi siete contenti?" domand lei con un sorriso.
"S" dissero i gemelli all'unisono. "Lui ci piace. È divertente, quando non bacia la mamma tutto il tempo."
Dylan guard l'amica oltre la testa di Katie. "Come vedi ho un pubblico esigente."
Katie si era di nuovo voltata a guardare il panorama. "Dylan, quante macchine hai?"
"Solo un pick-up e la Harley che  da te" rispose lui. Poi guard gi a sua volta. "Ma si direbbe che ci sia un'invasione..."
Sue Ann tossicchi. "S, non c' stato modo di trattenere la gente quando ha saputo che saresti tornato. Ho cercato di trovare una scusa ma  stato inutile... cos ho pregato Lang e Ham di tirar fuori il barbecue."
"Ma chi sono?" si inform Katie.
"Oh, sai... un po' di amici."
Quando arrivarono a casa di Dylan era quasi l'ora di cena e c'era un nutrito gruppo di persone a dar loro il benvenuto: dipendenti dell'aeroporto, vicini, amici. Katie conobbe due insegnanti della scuola elementare, due piloti che lavoravano con Dylan e le loro famiglie, un rancher che affittava da Dylan un po' di terreno da pascolo con sua moglie e i bambini, e molti altri. Ham, un vecchio cowboy dai capelli brizzolati e dalle dita contorte dall'artrite, fece un brusco cenno accompagnato da un grugnito quando Dylan gli present Katie. "Ham parla, ma non sempre" spieg Dylan con una risata. Ma evidentemente l'uomo conosceva bene il linguaggio dei bambini, perch i due gemelli si allontanarono nel giro di pochi minuti e Katie li trov nel recinto, ognuno su un cavallo, mentre Ham reggeva le briglie. Molti altri bambini stavano appoggiati al recinto applaudendo e gridando consigli e istruzioni.
Gli invitati erano raccolti davanti alla casa perch il tempo era bellissimo e mite, circa ventiquattro gradi con una leggera brezza. Il barbecue era acceso, hamburger e hot dog si stavano arrostendo, contorni e insalate erano disposti su un lungo tavolo e c'erano grandi thermos di limonata e t freddo. In cucina alcune donne sistemavano i piatti e li lavavano a mano a mano che si svuotavano, e Katie le salut e pass oltre per dare un'occhiata al resto della casa.
Dylan le aveva detto la verit, non era niente di lussuoso, ma a lei piacque moltissimo. I mobili erano di tipo rustico, adatti a uno chalet di montagna, e c'era un comodo divano componibile di pelle lungo la parete del soggiorno. C'era anche un grande televisore: probabilmente Dylan amava guardare lo sport o i film. In camera da letto c'era un normale letto matrimoniale, ma niente del genere scapolo da una botta e via, niente letto rotondo o specchi sul soffitto. La casa aveva un'altra grande camera da letto con bagno dall'altro lato del corridoio, che probabilmente risaliva al periodo in cui Adele viveva con suo nipote. Sicuramente Adele aveva occupato quella camera. C'erano altri due bagni, uno con doccia attaccato alla prima camera da letto e uno in fondo al corridoio, munito di vasca. La cucina era grande e ben arredata, ma la sala da pranzo era priva di mobili. Evidentemente Dylan non riceveva spesso.
Katie trov la casa molto gradevole. Le piaceva l'ampio terreno su cui era costruita e le montagne che si ergevano a occidente, le piaceva la vista in generale.
Quando torn fuori, i bambini le corsero incontro strillando eccitati, con due cani che abbaiavano alle loro calcagna. "Siamo andati a cavallo!" gridarono.
Lei si accucci davanti a loro. "Vi ha insegnato Ham?" domand.
Loro annuirono. "Ci ha spiegato tutto quello che bisogna fare" disse Andy.
"E dopo abbiamo dovuto spazzolarli" aggiunse Mitch. "Stando ben lontani dai loro zoccoli."
Katie rise. Prima il piacere e poi il dovere, pens. E bravo Ham.
Le due cose che tutti gli invitati volevano vedere erano i segni delle unghiate sulla schiena di Dylan e l'anello di Katie. Dato che avevano dovuto rimandare la partenza e avevano tempo a disposizione, Dylan aveva portato Katie a Eureka per comprarle un anello di fidanzamento. Non vedeva l'ora di prenderla ufficialmente al laccio, le aveva spiegato. Non era un anello enorme, ma lei lo aveva scelto personalmente e le pareva molto bello. Quanto alle ferite, erano guarite lasciando quattro solchi rossastri in rilievo che suscitarono l'ammirazione degli amici di Payne proprio com'era successo a Virgin River.
"Straordinarie" disse uno.
"Molto fico" fece un altro.
"Potrai vantartene per tutta la vita" ridacchi un terzo.
Poi il sole cominci a calare dietro le montagne e il party termin rapidamente. Qualcuno raccolse i piatti, altri ripulirono i tavoli e spazzarono il patio, chiusero il barbecue e rimisero a posto le sedie da giardino. Salutarono rapidamente, salirono in macchina, e il corteo di veicoli si allontan.
Due ore pi tardi i bambini avevano fatto la doccia e Katie li aveva sistemati nella camera degli ospiti. Dylan aveva acceso un fuoco nel caminetto aperto del patio e la stava aspettando, con le lunghe gambe distese davanti a s e gli occhi rivolti al cielo stellato. Quando lei lo raggiunse tir una sedia vicino alla sua.
"Domani vi porto a vedere l'aeroporto e faccio fare un giro in aereo ai bambini, poi andiamo in citt. Non  una metropoli, ma a noi piace. Ci sono due buone scuole, una elementare e un liceo. Abbiamo dei parchi in cui giocare a calcio e a baseball, perch la comunit bada molto agli sport per i ragazzi. Poi voglio portarvi sulle montagne e in qualcuno dei parchi nazionali, per una rapida visita. Se avessimo pi tempo potremmo andare ai Grand Tetons, a Yellowstone o a Jackson Hole, ma voglio anche mostrarvi dove Ham mi port in campeggio la prima volta. Pensavo che fosse in capo al mondo, ma poi ho scoperto che distava circa dieci minuti da casa. Quando avremo fatto tutto questo sar ora di tornare a Virgin River..."
Katie guard il cielo. "E se non tornassimo?" domand.
Lui si raddrizz sulla sedia. "Vuoi fermarti un po' di pi?"
Katie si volt a guardarlo. "Se telefonassimo a Conner e Leslie e ad Adele, e chiedessimo loro di venire qui appena trovano il tempo, perch noi restiamo qui?"
"Qui?"
"S. Qui."
"Katie, tu hai una macchina e io ho la moto, e c' tutta quella roba nello chalet. I vestiti, la TV, i giocattoli... quanto basta per riempire come minimo un camion da trasloco!"
"E se io chiedessi a Conner di spedirmi tutto quanto e di portare qui la mia macchina e la tua moto? Possiamo permetterci di pagare il volo di ritorno a lui e a Leslie, non credi?"
"S, penso di arrivarci. Ma stai dicendo che...?"
"Che dovremmo sistemarci, e che io dovrei pensare a farmi il nido prima che cominci a nevicare, cosa che a quanto pare qui accade piuttosto presto. Chi mi ha parlato della fine di agosto scherzava, vero?"
Lui rise. "Spero proprio di s!"
"Sai, non credo che riuscirei mai a trascinare i bambini lontano dai cavalli e dai cani."
Dylan sorrise. "Sapevo che quegli animali mi sarebbero tornati utili, prima o poi. Ma dobbiamo pensare anche ai tuoi ricordi preziosi, le medaglie di Charlie, gli album con le foto di nozze..."
"Possiamo scattare altre foto. Un matrimonio semplice, intimo, da celebrare il pi presto possibile."
Dylan l'attir a s. "Ti amo, Katie Malone. E il tuo mi sembra un ottimo programma."
"D'ora in poi sar Katie Childress" corresse lei. "Se sei davvero sicuro."
"Sono sicuro" afferm lui. "Questa  la vita che ho sempre sognato – la vita che non credevo di poter avere."
"Oh, puoi averla eccome, Big D. Tu prova solo a scappare e vedrai!"
...
.
...
FINE.